tag:blogger.com,1999:blog-7590625.post1208655859852561289..comments2008-04-20T11:40:00.894+02:00Comments on Duque de Gandìa: Dictatus Papae, IIDuque de Gandiahttp://www.blogger.com/profile/07872991818749146703noreply@blogger.comBlogger2125tag:blogger.com,1999:blog-7590625.post-50660886140187036342008-04-20T11:40:00.000+02:002008-04-20T11:40:00.000+02:00C'è un islam che benedice Benedetto"Come musulmani...C'è un islam che benedice Benedetto<BR/><BR/>"Come musulmani americani abbiamo un interesse vitale nel parlare con lei"<BR/><BR/>Ha avuto un peso il fatto che per la prima volta il leader di un paese musulmano come il saudita Abdullah abbia definito “fratelli” i cristiani e gli ebrei. Mai il custode della Mecca aveva invitato i non musulmani nella terra santa del Profeta.<BR/><BR/>Benedetto XVI ha suscitato reazioni di sostegno e di entusiasmo fra gli otto milioni di musulmani d’America. C’è anche chi lo invita in Iraq. Quasi ogni quotidiano americano ha ospitato l’opinione di un commentatore islamico, ciascuno con i propri distinguo, ma la maggior parte a sostegno del Pontefice della libertà religiosa a lungo accusato di islamofobia. <BR/><BR/>Uno di questi era fra i firmatari della lettera dei 138 saggi musulmani, Nihad Awad, direttore del Council on american-islamic relations e spesso al fianco del presidente Bush. “Diamo il benvenuto a Benedetto XVI negli Stati Uniti” scrive Awad, in nome di un “desiderio di armonia” i leader islamici hanno il dovere di “mostrare il meglio della fede” al Papa, l’islam deve essere “fonte di riconciliazione e non di violenza”.<BR/>Awad scrive che “come americani adoriamo la diversità, non soltanto etnica e razziale, ma anche religiosa”.<BR/><BR/>E il Papa ieri ha parlato ai rappresentanti di altre religioni al Centro Giovanni Paolo II di Washington.<BR/><BR/>Ratzinger ha spiegato che “il compito di difendere la libertà religiosa non è mai completato”, il dialogo non deve essere vuoto, deve basarsi sulla “stima per i valori etici raggiungibili dalla ragione umana”.<BR/><BR/>E’ il cuore di Ratisbona che tanto scandalo ha suscitato. “Benedetto XVI ha posto il pontificato a sostegno della riforma islamica” spiega il teologo George Weigel. Awad di fronte alle parole di Ratzinger dice che “ci aspettiamo che aiuti a costruire un futuro migliore”. All’incontro ha partecipato Muhammad Shafiq, direttore dell’Islamic Center di Rochester. “C’è un risveglio fra i musulmani d’America, sappiamo che non possiamo vivere isolati”.<BR/><BR/>Shafiq ha definito Ratzinger “un partner globale”. Alla Casa Bianca si sono visti l’imam di Georgetown Yahya Hendi e un altro dei 138, Muzamil Siddiqi, capo del Fiqh Council of North America, che aveva preso parte alle preghiere alla Casa Bianca (una fotografia lo ritrae mentre dona una copia del Corano a Bush). Grande è la presenza dei musulmani americani nella fatidica lettera, da Akbar Ahmed, che detiene la cattedra Ibn Khaldun a Washington, all’iraniano Hossein Nasr. “Papa Benedetto ha dimostrato consistentemente di voler allungare una mano di rispetto alla comunità musulmana” dice Daisy Khan dell’American Society for Muslim Advancement. L’imam sciita di Detroit, Hassan Qazwini, invita Ratzinger in Iraq. “La sicurezza è migliorata, deve far visita all’ayatollah Ali al Sistani”. E’ il leader religioso iracheno che più si è fatto sentire contro il massacro della comunità cristiana da parte di al Qaida. Qazwini è uno dei tre firmatari della lettera che i leader islamici nordamericani hanno consegnato al Papa. “Come musulmani americani abbiamo un interesse vitale nel parlare con lei”. Vi si invoca un “dialogo che non trascuri le reali differenze”. “Salam Alaykum Papa Benedetto” esulta Eboo Patel, fondatore dell’Interfaith Youth Core e all’incontro con Ratzinger. “Dò il benvenuto ai suoi insegnamenti sull’amore e la speranza”. Ciò che ai musulmani d’America piace di questo papato è che non scivola in un relativismo generico tipico di molti incontri interreligiosi, difende la libertà religiosa che i musulmani prediligono contro la sharia. “Il Papa è nella posizione perfetta per colmare il vuoto esistente fra il mondo islamico e l’occidente” dice lo sciita Qazwini.<BR/>Bush ha nominato il primo rappresentante americano alla prestigiosa Conferenza islamica. E’ Sada Cumber, musulmano pachistano di confessione ismaelita, la setta sciita da sempre perseguitata dai fanatici letteralisti. Come scrive Stephen Schwartz sul Weekly Standard, l’America ha mandato un preciso segnale a Iran e Arabia Saudita, che dominano la Conferenza islamica: il rispetto inderogabile della libertà religiosa. Come quando inaugurando la più grande moschea di Washington, Bush usò le parole del poeta sufi Rumi, bandito dagli islamisti: “Le lampade sono differenti, la luce è la stessa”. Perfetto esergo all’idea di dialogo di Benedetto XVI.<BR/><BR/>© Copyright Il Foglio, 19 aprile 2008Duque de Gandiahttp://www.blogger.com/profile/07872991818749146703noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7590625.post-75510045160215663642008-04-20T11:32:00.000+02:002008-04-20T11:32:00.000+02:00Con il sostegno delle religioni: La responsabilità...Con il sostegno delle religioni: La responsabilità di proteggere l'uomo <BR/><BR/>"Mai un Papa aveva parlato di fronte ai rappresentanti di tanti Paesi riuniti insieme - quasi duecento, in pratica l'intero pianeta.<BR/>Questo ha voluto Benedetto XVI, che alla vigilia dell'inizio del quarto anno di pontificato ha tenuto un discorso all'assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. In una circostanza che ha sottolineato come il vescovo di Roma sempre più si rivolga al mondo, portando al culmine una tendenza accentuatasi soprattutto dopo la fine del potere temporale pontificio ed espressa storicamente con lo sviluppo tanto della proiezione mondiale della Santa Sede quanto delle relazioni diplomatiche che essa intrattiene con un numero di Paesi in continua crescita. Svolgendo in questo modo un'azione politica nel senso più alto del termine e che ha tuttavia ben chiara la necessaria e rigorosa distinzione tra la sfera religiosa e l'ambito politico tipica della tradizione cristiana.<BR/><BR/>Già Paolo VI e Giovanni Paolo II, parlando alle Nazioni Unite, avevano avuto come interlocutori i popoli della terra, a nome di una Chiesa per bocca loro dichiaratasi con umile orgoglio esperta in umanità. Il loro successore ha ripetuto questo concetto nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.<BR/><BR/>Uscita dalle macerie spaventose del secondo conflitto mondiale, l'Organizzazione delle Nazioni Unite aveva infatti voluto darsi degli obiettivi ideali validi ovunque. Principi che Benedetto XVI ha riconosciuto come positivi, pur senza nascondere - in un discorso importante e meritevole di attenzione - una forte critica: questi ideali, già non coincidenti con la totalità del bene comune della famiglia umana, dipendono oggi da un consenso multilaterale in crisi perché subordinato alle decisioni di un numero ristretto di Paesi. <BR/><BR/>Vi è invece una legge naturale iscritta nel cuore di ogni essere umano, fondata sull'origine comune delle persone e che impone oggi alle Nazioni Unite di promuovere la solidarietà verso le zone più fragili del pianeta, di rispettare la vita umana, la famiglia e l'ambiente, intervenendo per proteggere le popolazioni dalla violazione dei diritti dell'uomo. Questa nuova "responsabilità di proteggere" deve riguardare tutti i diritti umani, e dunque anche quello alla libertà religiosa, soprattutto quando questa - che comprende anche la dimensione pubblica della religione e non solo il libero esercizio del culto - viene messa in pericolo da ideologie dominanti e da "posizioni religiose maggioritarie, di natura esclusiva".<BR/><BR/>Parole molto chiare e impegnative che Benedetto XVI ha voluto sintetizzare in un'altra frase della tradizione ebraica e cristiana, l'espressione latina tratta dal profeta Isaia (e ripresa già da Pio XII) che il Papa ha lasciato in ricordo della sua visita alla sede delle Nazioni Unite come lascito permanente: Erit opus iustitiae pax. <BR/><BR/>L'esperienza degli ultimi decenni dimostra infatti che gli Stati devono tornare costantemente all'ispirazione iniziale che sessant'anni fa portò alla Dichiarazione universale dei diritti umani, per evitare che essa sia piegata a interessi particolari, in definitiva non rispettosi dell'unità dell'uomo e dell'indivisibilità dei suoi diritti.<BR/>Perciò è importante una visione della vita ancorata alla dimensione religiosa; questa può infatti aiutare - insieme al dialogo tra le religioni, "che le Nazioni Unite sono chiamate a sostenere" e che Benedetto XVI ha ancora una volta incoraggiato con la visita alla sinagoga newyorkese di Park East e gli incontri di questi giorni con numerosi esponenti cristiani e di altre fedi - l'impegno comune contro la violenza, il terrorismo, la guerra, insieme alla promozione della giustizia e della pace. Un impegno difficile, certo, ma non impossibile, fondato com'è per moltissimi credenti sulla speranza di Cristo."<BR/><BR/>Giovanni Maria Vian <BR/><BR/>(©L'Osservatore Romano - 20 aprile 2008Duque de Gandiahttp://www.blogger.com/profile/07872991818749146703noreply@blogger.com