lunedì, gennaio 14, 2008

Pro Missa bene cantata [6]

Sive: De Mysterio Altariis
Tra le più suggestive innovazioni pastorali del pontificato wojtyliano è da iscriversi la somministrazione del battesimo ad alcuni pargoli nella Cappella Sistina per mano dello stesso pontefice nella Festa liturgica del Battesimo del Signore, ovvero la domenica successiva all'Epifania, con la quale si conclude il Tempo liturgico del Natale.

Il sedici volte Benedetto nella domenica 13 gennaio dell'anno del Signore 2008 ha personalmente amministrato il battesimo a tredici pargoletti, prole di dipendenti vaticani, durante la celebrazione eucaristica propria della la Festa del battesimo di Cristo.
La messa è stata celebrata all'altare della Cappella Sistina, l'unico altare presente nella cappella, ai piedi del Giudizio michelangiolesco.

Benedetto XVI non ha celebrato messa all'altare "pre-conciliare" come si è detto da molti proprio perchè "in Sacello Sixtino" non v'è anche un altare post-conciliare.
Ma gli avversari di ogni tradizionalismo invocherebbero quale "accusatio manifesta" la stessa nota dell'ufficio delle cerimonie liturgiche che aveva tenuto a sottolinerare il motivo per cui non si è utilizzato un altare mobile: “Si è ritenuto di celebrare all’altare antico per non alterare la bellezza e l’armonia di questo gioiello architettonico, preservando la sua struttura dal punto di vista celebrativo e usando una possibilità contemplata dalla normativa liturgica. Ciò significa che in alcuni momenti il Papa si troverà con le spalle rivolte ai fedeli e lo sguardo alla Croce, orientando così l’atteggiamento e la disposizione di tutta l’assemblea”.

Or dunque, parrebbe proprio una "explicatio non petita" questo insistere di Monsignor Guido Marini sul fatto che la scelta di quale altare utilizzare per celebrare la messa è stata solo una questione di gusto estetico e di sensibilità scenografica. Dichiarazione più degne sulle labbra di un direttore museale quale Paolucci o di un regista come Zeffirelli che su quelle di un pio sacerdote la cui preoccupazione dovrebbe essere l'obbedienza alle norme liturgiche rinnovate dopo il Concilio Vaticano II.
In realtà e proprio questa immagine "glamour" che tutti i commentatori di cose vaticane hanno volutamente (e maliziosamente!) sottolineato del ristyling di monsignor Guido allo stile delle "cappelle papali" in Sacello Sixtino!
Si è velatamente descritto il nuovo Maestro delle Cerimonie quasi come un profano scenografo sul set di una fiction su Michelangelo, che "volta le spalle" alle autentiche esigenze di spiritualità dei fedeli del XXI secolo poichè tutto preso nell'architettare la propria pantomima del fasto rinascimentale.

Secondo l'orrida schiatta dei vaticanisti, la chiarificazione preventiva di Monsignor Marini sul fatto che Benedetto XVI avrebbe indossato solo e soltanto abiti appartenuti ad un papa postconcilare quale Giovanni Paolo II, che avrebbe celebrato una messa tutta rigorosamente in lingua italiana e secondo il messale postconciliare approvato da Paolo VI, parrebbe quasi il necessario contappasso -e al contempo la indiretta confessione- del proprio peccato di liturgica sensualità estetizzante.

In realtà ci troviamo tutti vittime in balìa dell'immensa ignoranza liturgica degli operatori dei mass media che discettano beatamente di cosa sia "tradizione pre-concilare" e di cosa invece sia "secondo il copione post-conciliare", cercando sempre di infondere nell'uomo qualunque l'impressione che egli sia sempre un cattolico più "adulto" e più di buon senso del papa stesso.


Se potessi parlarle faccia a faccia chiederei alla vaticanista del "Messaggero" cosa vuol dire che: "il Papa ha voluto adoperare infatti l'antico altare della Cappella, addossato al muro, e non più quello mobile caro a Giovanni Paolo II"?
Per quale motivo, secondo l'eminentissima Franca Giansoldati, Giovanni Paolo avrebbe manifestato speciali effusioni del proprio affetto a quell'altare mobile? Forse che il defunto pontefice lo nomini nel proprio testamento tra gli incontri fondamentali della propria missione evangelizzatrice o lo citi nelle proprie memorie tra i più validi aiuti degli anni del proprio servizio petrino?
Forse la signora Giansoldati dovrebbe al fine convenire che: Giovanni Paolo II nè per l'altare mobile nè per quello stabile nutrisse un particolare trasporto emotivo. Papa Wojtyla celebrò nella cappella Sistina in entambi i modi, ovvero nel modo che piacque e parve più opportuno ai suoi tre maestri delle cerimonie, poichè entrambi i modi di celebrare sono validi, opportuni ed ammessi.

Non vi è alcun obbligo di celebrare "verso il popolo"!
La costituzione "Sacrosantum Concilium" (con cui i duemila e cinquecento vescovi partecipanti al Concilio Vaticano II decretarono il rinnovamento liturgico) della posizione dell'altare non si occupa minimamente.
Il successivo documento "Inter Oecumenici" del 1964, emanato dalla commissione addetta all'attuazione della riforma liturgica, al numero 91 recita: "Nella chiesa vi sia di norma l’altare fisso e dedicato, costruito ad una certa distanza dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo". La norma riguardava l'arredo delle chiese nuove invece, per un generale spirito di aggiornamento, molti antichi altari furono abbattuti per erigerne dei nuovi oppure, dove le circostanze (e le Belle Arti) non lo permisero, gli ecclesiastici semplicemente volsero le spalle agli altari di marmo per poter celebrare in perpetuo su tavolini di legno poichè si ritenne che il modo migliore acchè "tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche" (come aveva comandato il Concilio) fosse quello di celebrare la messa guardando in faccia i fedeli.

Il cardinale Giacomo Lercaro presidente del Consilium per la riforma liturgica, che poi dovette dimettersi perchè accusato da eminentissimi colleghi di essere fautore di una liturgia troppo progressista (e "modernista"), in una lettera indirizzata ai capi delle Conferenze episcopali, datata 25 gennaio 1966, riguardo al rinnovamento degli altari scrisse che: «per una liturgia vera e partecipe, non è indispensabile che l’altare sia rivolto versus populum: nella messa, l’intera liturgia della parola viene celebrata dal seggio, dall’ambone o dal leggio, quindi rivolti verso l’assemblea; per quanto riguarda la liturgia eucaristica, i sistemi di altoparlanti rendono la partecipazione abbastanza possibile. In secondo luogo si dovrebbe pensare seriamente ai problemi artistici e architettonici essendo questi elementi protetti in molti Paesi da rigorose leggi civili».

Se un generalizzato riposizionamento degli altari ci fu nel post-concilio non fu pertanto dovuto ad una necessità insita nella struttura del nuovo rito della messa approvato da Paolo VI nel 1969 ma, piuttosto, fu motivato dalla volontà dalle gerarchie ecclesiastiche di uniformare all'occhio del volgo (profano o meno) l'apparato più esteriore del rito liturgico.

Come negli anni sessanta anche oggi l'intelligentzia si pone il problema di dover spiegare all'uomo qualunque, al non credente che fatalmente di ogni liturgia si burla, al cattolico distratto che non si ricorda nemmeno con quale mano si fa il segno della croce, ecco che a tutti costoro ci si cruccia di spiegare -e rassicurare!- che se il Papa "ha voltato le spalle ai fedeli" questo però non significa, giammai, che il Papa voglia "arrivare alla negazione del modello di Chiesa e di popolo di Dio che il Concilio ha voluto"!

Perchè tanto inutile sfoggio di birignao ecclesialese invece di dire papale-papale che ciò che ha fatto Benedetto XVI (ed il suo "mestro") in materia liturgica non è un'eccezione (o peggio un sopruso!) ma che egli ha obbedito alle norme proprie del Rito Romano in vigore?

Nessuno pertanto ha dato la grande notizia: in data 13 gennaio 2008 il Novus Ordo di Paolo VI è uscito dallo stato di minorità!
I Sommi Pontefici hanno benedetto e "canonizzato" la riforma liturgica, l'hanno difesa ed incoraggiata, guidata, hanno tollerato bizzarrie ed esagerazioni con l'animo guardingo con cui si indulge sulle giovanili intemperanze della propria creatura amatissima ma d'ora in poi in Vaticano ogni lettura ideologica del Nuovo Messale Romano, quale segno e strumento della discontinuità tra la "nuova" Chiesa del Concilio nei confronti della Chiesa della Controriforma, non verrà più tollerata.
Il sedici volte Benedetto celebrando in pubblico "rivolto verso il Signore" ha voluto sottolineare che "la costante cura dei Sommi Pontefici per il culto divino" non darà più giustificazioni ad ogni novità rituale che venga introdotta per il presunto bene della "attiva partecipazione" dei fedeli alla liturgia.

3 commenti:

Angelo ha detto...

C'e' un piccolo errore, 13 gennaio 2008! (non 2007) :)

Ti leggo sempre con grandissimo piacere. Grazie.

Duca De Gandia ha detto...

L'umillimo duca battendosi il petto per ogni refuso, si protesta sempre umilissimo caudario dell'eminentissima Vostra britannica Signorìa illustrissima!

PS: Cor ad cor loquitur!:)

Duca De Gandia ha detto...

Non posso esimermi ad permpetuam rei memoriam di citare amplissimi stralci del capolavoro di ironico sfegio del vaticanista Marco Politi:
"...Tre anni dopo la sua elezione papa Ratzinger realizza un suo storico sogno: celebrare messa rivolto all´altare, mostrando le spalle ai fedeli come il pastore che guida il gregge verso il Cristo. Il luogo è simbolico. La cappella Sistina. Qui Benedetto XVI è stato eletto e da qui il pontefice tedesco manda il segnale della sua controriforma.

E´ solo un gesto, non c´è nulla di obbligatorio e chi vuole continuerà in tutto il mondo a celebrare messa come si fa da quarant´anni. Ma la storia secolare della Chiesa è fatta di gesti, di segni, di simboli e quando Joseph Ratzinger - visibile soltanto dai capelli bianchi sulla nuca - ha elevato solennemente l´ostia e il calice verso il crocifisso posto sull´antico altare di marmo, non guardando più i fedeli ma fissando sulla parete il Cristo del Giudizio Universale, tutti hanno capito. Il pontefice non devia dalla rotta scelta: riorientare l´applicazione del Vaticano II.

Perché lui allo «spirito del Concilio», come lo hanno interpretato i riformatori più conseguenti, non ci crede. Lo ha detto da subito: il Concilio non è stato «rottura», ma riforma nella «tradizione» e comunque già da cardinale sosteneva che aver impostato il rito postconciliare con il celebrante rivolto ai fedeli, è un tradimento. Poiché tutti - fedeli e sacerdoti - devono guardare a Oriente, alla Resurrezione.
E dunque le tredici coppie, che in questa domenica di gennaio portano i loro nati a farsi battezzare dal Papa, assistono ad un magniloquente ritorno al passato.

Eliminato l´altare postconciliare, Benedetto XVI non ha più fatto il giro della mensa eucaristica ma, entrando lentamente nella Sistina, è andato a inginocchiarsi dinanzi all´altare di marmo, lasciando ai fedeli soltanto la visione dei suoi paramenti di spalle.
Il Papa non ha celebrato il rito in latino né tantomeno nella versione tridentina. Il messale usato è stato quello riformato dal Concilio. Ma per la prima volta Benedetto XVI ha messo pubblicamente in atto quanto suggerito due anni fa da un libro di un suo discepolo, il sacerdote inglese Uwe Michael Lang, testo caldamente raccomandato dallo stesso pontefice nella prefazione: sacerdoti e fedeli stiano di fronte durante una parte dei riti, ma guardino a oriente durante la liturgia eucaristica.
E´ accaduto proprio così. Dal suo tronetto Ratzinger ha parlato con i fedeli e ha detto l´omelia, ma i riti di consacrazione sono avvenuti volgendo le spalle ai banchi...

Alle fine della messa, però, si è verificato un altro «segno». A Ratzinger è scivolato dal dito, cadendo a terra, l´anello del Pescatore, simbolo del supremo potere papale. Imbarazzato, il nuovo cerimoniere mons. Guido Marini lo ha subito raccolto. Ma nel Medioevo la folla avrebbe provato un brivido."
© Copyright Repubblica, 14 gennaio 2008