Visualizzazione post con etichetta Anglorum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anglorum. Mostra tutti i post

venerdì, febbraio 05, 2010

Historia Ecclesiastica Anglorum, XIV


Il quotidiano britannico "The Sun" titolava nell'edizione del primo febbraio 2010: "CATHOLIC CAPELLO IS FURIOUS".
Il cattolicesimo del commissario tecnico della nazionale di calcio inglese Fabio Capello è, infatti, argomento assai esotico per l'anglicana Inghilterra tanto che la decisione di punire il calciatore John Terry, togliendogli la fascia di capitano, a seguito del pubblico scandalo del tradimento della moglie con tal Vanessa Perroncella fidanzata di un compagno di squadra nonchè lo scandalo per quelle 20.000 sterline -sulle quali è l'icona della puritana Elisabetta II- date alla medesima amante per abortire, viene additata all'opinione pubblica britannica non tanto come una decisione dettata dal comune buon senso ma, bensì, viene interpretata come il frutto della morale cattolico-conservatrice del "papista" Capello.
Leggere per credere:
"Devout Italian Roman Catholic Capello, 63, who was already reeling from his captain's fling with model Vanessa Perroncel, is an outspoken anti-abortionist.
He is said to be horrified Terry arranged for Vanessa to have a termination.
In 2007 family man Capello told an Italian magazine he supported conservative Pope Benedict XVI - and opposed Italy's laws allowing terminations.
He said: "I'm very Catholic and I am not all in favour of the current law on abortion".
"I like the Pope, the Church needs a traditionalist turn".
"I am someone who prays twice a day, in the morning and evening, wherever I find myself."

martedì, febbraio 02, 2010

LA DIVINA PASTORA [15]


Sive: HISTORIA ECCLESIASTICA ANGLORUM

Sui media britannici è trapelata la novella dell'irritazione della Sua Maestà Britannica per la pubblicazione dela costituzione apostolica "Anglicani cetibus": nel novembre 2009, senza alcuna previa consultazione dell'Arcivescovo di Canterbury, "Queen Elisabeth" ha sovranamente deciso d'inviare il Gran Ciambellano a colloquio con il Primate cattolico d'Inghilterra, monsignor Vincent Nichols.
L'alto funzionario della Real Casa si sarebbe fatto latore presso l'Arcivescovo di Westminster delle ambasce della Regina, seriamente preoccupata per le possibili gravi emorragie dell'ala "ritualista" di quella Chiesa d'Inghilterra di cui Elisabetta II è la papessa.

lunedì, gennaio 25, 2010

Historia Ecclesiastica Anglorum, XIII


Ovvero: Tratta dal (sempre clerical-chic) "Foglio" di sabato 23 gennaio 2010, di seguito, devotamente trascritta, la seconda parte dell'articolo "Il Convertito eterodosso" nel quale Luca F. Tuninetti enarra della "brillante difesa" che della propria conversione dall'anglicanesimo al cattolicesimo ideò il glorioso John Henry Newman:

«Nel 1864 si offrì a Newman un'altra occasione per dare pubblicamente ragione della sua conversione.
In una recensione, Charles Kingsley, professore di Storia a Cambridge e autore di romanzi di successo oltre che membro del clero anglicano, affermando che per il clero romano la verità non e una virtù, attribuì a Newman l'opinione che ai cattolici e lecito mentire per difendersi dai loro nemici. Quando venne a conoscenza dell'articolo Newman fu estremamente contrariato. Ne segui uno scambio epistolare che Newman, insoddisfatto della replica del suo interlocutore, pubblicò con alcune riflessioni conclusive. Kingsley rispose con un pamphlet in cui sollevava dubbi sull'onesta di Newman.
Al di la degli aspetti personali, in questo scritto emerge la grande distanza tra la mentalità vittoriana e il cattolicesimo. Newman rimase colpito dal fatto che Kingsley insinuava o tacitamente supponeva che egli fosse in realtà più o meno segretamente "romano" quando, ufficialmente, faceva ancora parte della chiesa di Inghilterra. Newman senti che Kingsley dava voce a una accusa, che lo aveva accompagnato fin dal momento della sua conversione, di non aver sempre conformato i suoi comportamenti alle sue convinzioni. Per dimostrare l'infondatezza di tale accusa egli decise di ricostruire quale era stato il suo pensiero in materia religiosa nei diversi momenti della sua vita mostrando come questo spiegasse le decisioni da lui prese di volta in volta.

Per difendere la propria onesta non poteva fare a meno di esporre al pubblico la propria storia.
Questo Newman lo fece in uno scrit¬to che prese la forma di sette fascicoli pubblicati a scadenze settimanali a partire dal 21 aprile. A distanza di due settimane segui una appendice in cui rispose dettagliatamente alle accuse di Kingsley. Nello stesso anno i fascicoli vennero raccolti in un volume con il titolo "Apologia pro Vita Sua".
Newman dovette lavorare freneticamente per dare una risposta alle accuse di Kingsley mentre era ancora vivo nel pubblico inglese l'interesse suscitato dalla controversia e per rispettare le scadenze settimanali nella pubblicazione dei singoli fascicoli. Quello che ne risulta e un libro assai particolare. Non e propriamente ne un'opera di controversia dottrinale ne una autobiografia spirituale. Può dare una immagine unilaterale del processo che ha portato 1'autore alla conversione in quanto si concentra soltanto sugli aspetti intellettuali. Ma e un libro affascinante - e non solo per lo stile o forse in quanto lo stile esprime perfettamente le caratteristiche di un'opera che e insieme serena e appassionata, molto personale ed estremamente discreta. Di fatto la fatica di Newman fu premiata da un grande successo presso il pubblico inglese, sia quello cattolico sia quello non cattolico. Ancora oggi probabilmente 1"`Apologia" e lo scritto di Newman più letto. Newman fu considerato da allora di nuovo e più di prima come una figura di importanza nazionale.
Per rispondere all'accusa di Kingsley, Newman ripercorre i passi che lo hanno portato ad allontanarsi a poco a poco dalla chiesa d'Inghilterra fino ad arrivare alla decisione di entrare nella chiesa di Roma. Al tempo stesso, egli rivendica però la continuità e la coerenza del proprio itinerario. In particolare, rievocando la sua attività nella chiesa anglicana Newman osserva con soddisfazione che il principio fondamentale che la guidava gli e al¬trettanto caro nel momento in cui scrive di quanto to fosse allora. Si tratta di quello che egli chiama "il principio del dogma", 1’idea che la religione non può esaurirsi in un sentimento ma richiede 1'adesione a verità definite. "Sono cambiato in tante cose", dice, "ma non in questo".

L’idea che la conversione non richieda l’abbandono delle convinzioni precedenti viene sviluppata da Newman in un passo della sua "Grammatica dell'assenso" (1870).
Questo libro è il punto di arrivo di riflessioni sulla ragionevolezza della fede che hanno accompagnato 1'autore lungo tutto il corso della sua vita. Newman ha ben presente 1'obiezione del razionalismo moderno secondo cui possiamo credere soltanto a ciò che e dimostrabile. Egli vede che accettare questo significherebbe ridurre la fede alla misura della ragione umana, ma ritiene che occorre allora chiederci come possiamo essere ragionevolmente certi delle verità della fede se non e possibile dimostrarle.
In una pagina della "Grammatica" Newman si sofferma sul fenomeno della conversione da una religione a un'altra. Egli osserva che una religione e un sistema complesso di riti, credenze e norme di comportamento e che un concreto individuo non aderisce a tutte le credenze della religione da lui professata con eguale convinzione. Quando consideriamo il passaggio di un individuo da una religione a un'altra dobbiamo allora chiederci se tali religioni hanno qualcosa in comune e se le credenze di cui quell'individuo era davvero certo quando abbracciava la prima religione erano quelle che essa ha in comune con 1'altra. Chi si converte abbandona talune credenze della sua precedente religione, ma bisogna vedere se tali credenze fossero effettivamente certezze di questo particolare individuo.
In effetti Newman sostiene che normalmente chi passa da una religione a un'altra tiene ferme quelle che erano le sue autentiche certezze e sono anzi proprio queste che lo spingono a superare i confini della propria religione. Per esempio tre protestanti possono diventare 1'uno cattolico, l'altro unitariano e 1'altro ancora ateo, continuando ciascuno a credere ciò che credeva quando si professava protestante: ciascuno di loro "ha fatto delle aggiunte, parecchie e significative, al principio che lo guidava all'inizio, ma non ha perso nessuna delle convinzioni che aveva originariamente" (tad. it. di B. Gallo, Jaca Book, Milano 2005, pag. 194).

Se e vero in generale che tutte le religioni hanno punti in comune, e vero più particolarmente per Newman che la Chiesa cattolica abbraccia ogni verità che gli uomini possono aver cono¬sciuto al di fuori di essa: "Questo è il segreto dell'influenza che la Chiesa esercita, del fatto che essa attiri cosi tanti convertiti dalle religioni più diverse e più conflittuali. Costoro vengono, non tanto per perdere ciò che hanno, quanto per guadagnare ciò che non possiedono; e perche, per tramite di ciò che hanno, venga dato loro di più” (ibid., pagg195-196). Chi si rivolge al cattolicesimo porta con se il suo essere certo e si converte "non per perderlo ma per tenerlo stretto con sicurezza anche maggiore" (ibid.).
Newman arriva a immaginare il caso, certamente bizzarro, di un uomo che partire dal paganesimo arriva al cattolicesimo passando per 1'islam, il giudaismo, l'unitarianesimo, il protestantesimo e l'anglicanesimo, acquisendo sempre nuove certezze senza perdere quelle già possedute.
Per capire perché Newman insista in questo modo nella "Grammatica”, sulla persistenza delle certezze occorre considerare qual è 1'intenzione fondamentale di quest'opera. Sinteticamente, si può dire che Newman vuole mostrare che la certezza non è l’esito più o meno automatico di un procedimento dimostrativo, ma una conquista personale per cui ciascuno deve e può fare affidamento sulle capacità che gli sono date dal Creatore.
La persone ha le risorse che le occorrono per arriva¬re alla certezza e le deve usare.
Se abbandonare le proprie certezze fosse facile come sembra a uno sguardo superficiale, questo, secondo Newman, potrebbe farci dubitare del fatto che sia ragionevole fare affidamento sulla nostra capacità di arrivare alla certezza. In particolare, non sarebbe ragionevole farlo nel caso che si tratti di materie religiose, nelle quali la varietà e variabilità delle opinioni sembra prevalente. Ma secondo Newman in realtà non e cosi: anche in questo ambito le vere certezze sono poche ma resistono ai facili mutamenti.
La conversione può essere ragionevole perche e possibile per l'uomo arrivare a una nuova certezza. Non vedere come attraverso la conversione si mantengano le vere certezze significherebbe pero gettare il sospetto sulla capacità che la persona ha di arrivare a una certezza ragionevole e quindi anche sulla ragionevolezza della stessa conversione.
Ma le riflessioni di Newman nella "Grammatica" gettano anche una Luce interessante sulla condizione paradossale del convertito che lui stesso aveva sperimentato. Mentre gli uni lo accusavano di non essere stato sincero continuando a professarsi anglicano senza esserlo realmente, gli altri sospettavano che la sua adesione al cattolicesimo non fosse stabile e convinta.
Gli uni e gli altri non capivano che la conversione può essere un nuovo inizio senza essere una rottura totale con il passato, che la continuità non e un segno dell'insincerità della conversione ma al contrario fa vedere come essa coinvolga le convinzioni più profonde della persona, che talvolta bisogna cambiare per restare fedeli alla verità gin riconosciuta».

giovedì, maggio 21, 2009

Historia Ecclesiastica Anglorum, XI

"Dicevano che fosse troppo liberale "
Ovvero: Articolo di Inos Biffi sull'Osservatore Romano di mercoledì 20 Maggio 2009 in commemorazione del centotrentesimo anniversario dell'elevazione al cardinalato del santo prelato inglese John Henry Newman .



Parlando di Newman, Leone XIII lo chiamava "il mio cardinale", e aggiungeva "non è stato facile, non è stato facile. Dicevano che fosse troppo liberale, ma io avevo deciso di onorare la Chiesa onorando Newman. Ho sempre avuto un culto per lui. Ho dato prova che ero capace di onorare un tale uomo". Il Papa lo diceva a Lord Selborne che, in una udienza del 26 gennaio 1888, gli consegnava un messaggio da parte di Newman. Infatti già da nunzio in Belgio (dagli inizi del 1843 agli inizi del 1846), Pecci era ben informato sul movimento di Oxford. Ed è interessante che l'affermazione: "Ho sempre avuto un culto per lui" venga dal Papa dell'Aeterni Patris e della rinascita del tomismo.
Quella nomina, auspicata particolarmente dal laicato cattolico inglese e di cui già si vociferava, era stata piuttosto laboriosa per il fraintendimento della sua difficoltà a lasciare l'oratorio di Birmingham: intenderlo e presentarlo al Papa come un rifiuto non era dispiaciuto troppo al cardinale Manning, nel quale la porpora di Newman non suscitava un eccessivo entusiasmo. Newman poi precisò che non si trattava di un rifiuto, e il Papa stesso era disposto a una deroga.
Il duca di Norfolk, che sosteneva fortemente quella nomina, già nel dicembre del 1878 l'aveva prospettata a Leone XIII, trovando che il Papa non aveva nessun pregiudizio contro Newman e nessuna avversione nei confronti dei suoi scritti.
La questione venne risolta con la lettera del Segretario di Stato, il cardinale Lorenzo Nina, che il 15 marzo 1879 comunicava ufficialmente a Newman la decisione di Leone XIII di conferirgli la porpora.

Newman giunse a Roma il 24 aprile e vi rimase fino al 4 giugno, presso l'Hotel Bristol, in via Sistina 48, in uno stato di salute estremamente precario. Scrivendo al suo vescovo Ullathorne, il 3 luglio, mentre ricordava la "simpatia" e "gli onori" smisurati di cui era stato fatto oggetto, e in particolare la "tenerezza", l'"affettuosa tenerezza" del Papa, lo informava di non aver potuto celebrare l'Eucaristia più di tre volte, e del resto alcune sue lettere le aveva dettate dal letto.
Durante quelle settimane venne ricevuto due volte da Leone XIII, che si informava continuamente della salute del "suo" cardinale.
La prima udienza avvenne il 27 aprile. Ricordandola in una lettera del 2 maggio all'oratoriano Henry Bittleston, Newman scrive: "Il Santo Padre mi ha ricevuto molto affettuosamente, stringendo la mia mano nella sua. Mi ha chiesto: "Intende continuare a guidare la Casa di Birmingham?". Risposi: "Dipende dal Santo Padre". Egli riprese: "Bene. Desidero che continuiate a dirigerla", e parlò a lungo di questo".
Il Papa gli rivolge ancora "diverse domande" sulla casa di Birmingham, se fosse bella, sulla chiesa, sul numero dei religiosi, sulla loro età, su dove avesse studiato teologia.
Prima di congedarsi, Newman fece omaggio a Leone XIII di una copia dell'edizione romana delle sue quattro Dissertazioni Latine, e aggiunge, nella stessa lettera a Bittleston, d'aver rilevato la larga bocca del Papa, il suo ampio e gradevole sorriso, la sua "carnagione molto chiara" e il suo "parlare lento e nitido all'italiana".
La seconda udienza, di congedo, avvenne il 2 giugno, nell'imminenza del ritorno in Inghilterra. Newman sottopose al Papa varie richieste, e il 4 lasciò Roma per Livorno, dove rimase, malato, fino al 20 giugno, per arrivare a Birmingham il primo luglio.

Aveva ricevuto il Biglietto, recatogli da monsignor Romagnoli, la mattina del lunedì 12 maggio, presso il Palazzo della Pigna. Il giorno dopo il Papa gli avrebbe imposto la berretta cardinalizia, e nel concistoro pubblico del 15 seguente il galero. Insieme, tra gli altri, con Giuseppe Pecci, fratello del Papa, Tommaso Maria Zigliara, domenicano - tutt'e due eminenti studiosi di filosofia e teologia tomista - e il celebre storico Joseph Hergenröther.
Come cardinale diacono gli era stato assegnato il titolo di San Giorgio al Velabro. Il motto dello stemma, attinto a san Francesco di Sales, era suggestivo ed eloquente, Cor ad cor loquitur, e rendeva perfettamente lo spirito di Newman, per il quale la parola non si comunica per pura ed esclusiva via astratta ma per i rapporti concretamente creati da una interiore affinità; d'altra parte, si conosce non solo con la mente, ma con tutta la persona, e quindi con l'affectus, secondo l'affermazione di Gregorio Magno: Amor ipse notitia, l'amore è in se stesso fonte e principio di conoscenza, ossia amare è conoscere.
I testimoni di quel concistoro pubblico hanno riportato l'impressione e il commento che la figura diafana di Newman, dai capelli bianchi e dal marcato profilo, avvolta nella porpora, suscitava nelle dame di Roma: "Che bel vecchio! Che figura! Pallido sì, ma bellissimo!" (cfr. Sheridan Gilley, Newman and his age, p. 402).
Un oratoriano della comunità, parlando di Newman, tornato a Birmingham e presente alle celebrazioni nella chiesa di Edgbaston, osservava: "Il suo aspetto era magnifico, mentre stava seduto di fronte ai fedeli che riempivano il tempio. Il suo volto sembrava quello di un angelo, con i suoi lineamenti, ormai familiari per noi, addolciti e spiritualizzati adesso dalla salute fragile, e con la sua delicata costituzione e i capelli argentei, che contrastavano con le sfumature rosse dei suoi splendidi e insoliti vestiti" (citato da José Morales Marín, John Henry Newman. La vita).

Il cardinalato e l'accoglienza di Leone XIII, oltre che una riparazione per la diffidenza che per anni aveva circondato la vita e l'opera di Newman, erano soprattutto il riconoscimento del valore del suo ampio e lungo magistero. Ed è molto significativo che "L'Osservatore Romano" del 14 maggio, la vigilia del concistoro pubblico, pubblicasse in prima pagina il discorso pronunziato da Newman dopo la consegna del Biglietto di nomina, il 12 maggio, dove faceva un rapido bilancio della sua vita e dove trattava di un tema che appare ancora di impressionante attualità: quello del liberalismo religioso.
Newman, dopo aver iniziato a parlare "nell'armoniosa lingua" italiana, continuando in inglese, manifestava la sua "meraviglia e gratitudine profonda" per la sua nomina, dichiarando di sentirsi sopraffatto dall'"indulgenza e dall'amore del Santo Padre" nell'eleggerlo a un "onore tanto smisurato":
"È stata una grande sorpresa. Siffatta esaltazione non mi era mai venuta in mente e pareva non avere attinenza alcuna con il mio passato. Avevo incontrato molte traversie, ma erano finite, e ormai era quasi giunto per me il termine di ogni cosa. Stavo in pace". "Il Santo Padre ebbe simpatia per me, e mi disse perché mi sollevava a sì alto posto. Egli giudicava questo atto un riconoscimento del mio zelo e del mio servizio per tanti anni nella Chiesa cattolica; riteneva inoltre che qualche attestato del suo favore avrebbe fatto piacere ai cattolici inglesi e anche all'Inghilterra protestante".

Aggiungeva il neoeletto cardinale: "In un lungo corso di anni ho fatto molti sbagli. Sono lontano da quell'alta perfezione che è propria degli scritti dei santi (...) ma ciò che confido di potermi attribuire in quanto ho scritto è questo: la retta intenzione, l'immunità da interessi privati, la disposizione all'obbedienza, la prontezza a essere corretto, il grande timore di sbagliare, la brama di servire la Santa Chiesa, e, per divina misericordia, sufficiente buon successo".
E proseguiva: "Godo nel dire che a un gran male mi sono opposto fin dal principio. Per trenta, quaranta, cinquant'anni anni ho resistito, con tutte le mie forze, allo spirito del liberalismo religioso, e mai la Chiesa ebbe come oggi più urgentemente bisogno di oppositori contro di esso, mentre, ahimé, questo errore si stende come una rete su tutta la terra".
"Il liberalismo religioso è la dottrina secondo la quale non esiste nessuna verità positiva in campo religioso, ma che qualsiasi credo è buono come qualunque altro; e questa è la dottrina che, di giorno in giorno, acquista consistenza e vigore. Questa posizione è incompatibile con ogni riconoscimento di una religione come vera. Esso insegna che tutte sono da tollerare, in quanto sono tutte materia di opinione. La religione rivelata non è verità, ma sentimento e gusto, non fatto obiettivo (...) Ogni individuo ha diritto a interpretarla a modo suo (...) Si può andare nelle chiese protestanti e in quelle cattoliche; si può ristorare lo spirito in ambedue e non appartenere a nessuna. Si può fraternizzare insieme in pensieri e affari spirituali, senza avere dottrina comune o vederne la necessità. Poiché la religione è un fatto personale e un bene esclusivamente privato, la dobbiamo ignorare nei rapporti reciproci".
Newman aggiungeva: "La bella struttura della società che è l'opera del cristianesimo, sta ripudiando il cristianesimo"; "Filosofi e politici vorrebbero surrogare anzitutto un'educazione universale, affatto secolare (... che) provvede le ampie verità etiche fondamentali di giustizia, benevolenza, veracità e simili"; sennonché - osserva Newman - un tale progetto è diretto "a rimuovere e ad escludere la religione".

È difficile non riconoscere la rovinosa attualità di questo liberalismo religioso, che preoccupava Newman nel 1879: oggi si sta esattamente e largamente avverando e diffondendo la persuasione che le religioni siano equivalenti, che sia indifferente e non pertinente la questione della loro verità, che una confessione o una Chiesa si equivalgono. E che, in ogni caso, la religione appartiene esclusivamente all'ambito privato e personale, senza riflessi sociali.
A non mancare di equivocità è talora lo stesso dialogo interreligioso: quando cioè dovesse attutire la coscienza che, alla fine, a importare è la religione vera. La confusione che al riguardo si sta creando, all'interno stesso di esperienze cristiane elitarie, e "profetiche", come le chiamano, è mirabile e singolare, ma è assolutamente contraria al Vangelo e alla tradizione ecclesiale. Parlano del Popolo di Dio e ne annebbiano le certezze.
Anche l'altro, e connesso, rilievo di Newman appare di sorprendente attualità: quello relativo allo smantellamento della "cultura" cristiana e delle sue risorse educative, con il pretesto della "laicità" e dei valori "laici", come diciamo oggi: il neocardinale parlava di "giustizia, benevolenza", noi solitamente di "solidarietà". Ma una pura educazione "laica" condotta nell'indifferenza religiosa è incapace di fondare un'etica ed è fatalmente destinata a educare al nulla.
Oggi chi afferma una cosa stramba o antiecclesiale si autofregia del titolo di profeta; lo fu invece davvero Newman, le cui opere con la loro finezza storica e psicologica, con la loro bellezza poetica, e con lo splendore della loro verità, hanno impreziosito per sempre la Chiesa.

(©L'Osservatore Romano 20 maggio 2009)

venerdì, aprile 24, 2009

SPES AEDIFICANDI, II

Da un articolo di Inos Biffi sull'Osservatore Romano del 26 Marzo 2009, ovvero: L'elogio e l'ammirazione dell'edilizia di culto e dell'arte sacra frutto della Controriforma borromaica testimoniata dalle lettere di John Henry Newman, considerato il "padre" ispiratore del Concilio Vaticano II


Newman soggiornò a Milano, insieme con Ambrose St. John, durante il suo viaggio verso Roma. Arrivò il 20 settembre del 1846 dal passo del Sempione, in tempo per la messa in duomo: più volte egli registra nel suo diario di aver sentito messa in duomo o presso la tomba di san Carlo.
Il 18 ottobre, festa della Dedicazione della Cattedrale, annoterà d'aver preso parte alla "Messa solenne in Duomo, dove si tiene una grande funzione con indulgenza plenaria" e di aver visitato "alla sera l'oratorio di san Carlo"; lo stesso giorno farà sapere: "Siamo appena tornati dal Duomo dove c'è stata una grande funzione, compresa la solenne Messa pontificale nella celebrazione della dedicazione della chiesa di san Carlo. La giornata è molto piovosa, ma l'area della chiesa era gremita da cima a fondo". Subito il 21 settembre Newman visita la basilica di sant'Ambrogio. Il 23 settembre, dopo una prima disagiata sistemazione presso un non confortevole hotel Garni, si trasferirà presso san Fedele [...].

La prima lettera scritta da Milano, il 24 settembre, contiene un grande elogio per la chiesa di San Fedele:
"È in stile greco o palladiano. Temo che lo stile architettonico mi piaccia più di quanto alcuni dei nostri amici di Oscott e di Birmingham approverebbero. La luminosità, la grazia e la semplicità dello stile classico sembra si addica meglio a rappresentare Santa Maria o San Gabriele che non qualsiasi realtà in stile gotico. È sempre un sollievo dello spirito, e una sua elevazione, entrare in una chiesa come San Fedele. Essa ha un aspetto così dolce, sorridente, aperto - e l'altare è così grazioso e attraente - che spicca così che tutti lo possono vedere e avvicinarvisi. Le alte colonne di marmo levigato, le balaustre marmoree, il pavimento di marmo, le immagini luminose, tutto parla la stessa lingua. E una volta leggera corona l'insieme. Ma forse io seguo la tendenza delle persone anziane, che hanno visto abbastanza cose tristi da ritenersi dispensate da una tristezza espressamente e intenzionalmente voluta - e come i giovani preferiscono l'autunno e i vecchi la primavera, i giovani la tragedia e i vecchi la commedia, così, nel cerimoniale religioso, io lascio che i giovani preferiscano il gotico, una volta che tollerino la mia debolezza che chiede l'italiano.
È così riposante e gradevole, dopo le torride vie, entrare in questi interni delicati, benché ricchi, che fanno pensare ai boschetti del paradiso o a camere angeliche".

E in un'altra lettera: "C'è nello stile italiano una tale semplicità, eleganza, bellezza, chiarità - implicate, credo, nella parola "classico" - che mi sembrano convenire al concetto di angelo e di santo. Potrei percorrere per tutto un giorno questa bella chiesa col suo altare sorridente e seducente, senza stancarmi. E poi essa è così calma che è sempre un riposo per lo spirito entrarvi. Nulla si muove se non la lontana lampada scintillante che segnala la presenza della nostra Vita immortale, nascosta ma sempre attiva, pur essendo entrata nel suo riposo".
Aggiunge Newman: "È davvero stupendo vedere questa divina Presenza che dalle varie chiese quasi guarda fuori nelle strade aperte, così che a S. Lorenzo abbiamo veduto che la gente si levava il cappello dall'altra parte della strada quando passava".
Con le chiese, infatti, è la pietà dei milanesi a suscitare in Newman la più viva ammirazione: "Nella città di sant'Ambrogio - osserva - uno comprende la Chiesa di Dio più che non nella maggior parte degli altri luoghi, ed è indotto a pensare a tutti quelli che sono sue membra. E inoltre non si tratta di una pura immaginazione, come potrebbe essere trovandosi in una città di ruderi o in un luogo desolato, dove una volta dimoravano i Santi - c'è invece qui una ventina di chiese aperte a chi vi passi davanti, e in ciascuna di esse si trovano le loro reliquie, e il SS.Sacramento preparato per l'adoratore, anche prima che vi entri. Non v'è nulla che mi abbia mostrato in maniera così forte l'unità della Chiesa come la Presenza del suo Divin Fondatore e della sua Vita dovunque io vada".

Aggiunge: "Le chiese sono molto sfarzose. Il Duomo è tutto di marmo. Qui il marmo è praticamente il materiale ordinario delle chiese - e ancora più comune è il granito. Il granito proveniente dal Lago Maggiore sembra essere stato in uso da tempo immemorabile".
Un giorno comunica: "Come sta diventando buio, benché ora siano le 6. Faccio fatica a vederci. Il Duomo è l'edificio più incantevole che mai abbia visto. Se si va per la città, i suoi pinnacoli assomigliano a neve luminosa contro il cielo blu. Siamo stati due volte sulla sua cima, dalla quale appaiono belle le Alpi, specialmente il Monte Rosa".

In particolare Newman è impressionato dal duomo come luogo di devozione e ne parla abitualmente nelle sue lettere. La partecipazione alle assemblee liturgiche del Duomo di Milano gli rivelano che cosa sia "la liturgia come fatto oggettivo":
"Una Cattedrale Cattolica - scrive - è una specie di mondo, ciascuno dei quali si muove intorno alla propria attività, solo che questa è di tipo religioso; gruppi di fedeli o fedeli solitari - in ginocchio o in piedi - alcuni presso le reliquie, altri presso gli altari - che ascoltano messa e fanno la comunione - flussi di fedeli che si intercettano e si oltrepassano a vicenda - altare dopo altare accesi per la celebrazione come stelle nel firmamento - o la campana che annuncia ciò che sta incominciando nei luoghi sottratti al tuo sguardo - mentre nel contempo i canonici in coro recitano le loro ore di mattutino e lodi o vespri, e alla fine l'incenso sale a volute dall'altare maggiore e tutto questo in uno degli edifici più belli del mondo, e ogni giorno - alla fine senza esibizione o sforzo alcuno, ma come ciò che ciascuno è solito fare - ciascuno occupato al proprio lavoro, così come lascia l'altro al suo".
[...]
Egli ripeterà, scrivendo ai suoi amici d'Inghilterra: "È una benedizione così grande quella di poter entrare, quando camminiamo per la città, nelle chiese - sempre aperte con larga e generosa gentilezza - piene di preziosi marmi da ammirare, di reliquiari, di immagini e di crocifissi, tutti disponibili al passante che voglia personalmente inginocchiarvisi accanto - dappertutto il SS. Sacramento, e abbondanti indulgenze".

"È meraviglioso andare nella chiesa di Sant'Ambrogio - dove si trova il suo corpo - e inginocchiarsi presso le sue reliquie, che sono state così portentose, e di cui io ho sentito e letto più che di ogni altro Santo fin da quando ero ragazzo. Sant'Agostino qui si è convertito! Qui venne anche santa Monica a cercarlo. Sempre qui, nel suo esilio, venne il grande Atanasio per incontrare l'Imperatore. Quanta tristezza quando dovrò partire!"; "Io non sono mai stato in una città che mi abbia così incantato - scriverà alla sorella l'ultimo giorno di permanenza a Milano: stare davanti alle tombe di grandi Santi come sant'Ambrogio e san Carlo e vedere i luoghi dove sant'Ambrogio ha respinto gli Ariani, dove santa Monica montò la guardia per una notte con la "pia plebs", come la chiama sant'Agostino, e dove lo stesso sant'Agostino venne battezzato.
Le nostre più vecchie chiese in Inghilterra non sono nulla quanto ad antichità rispetto a quelle di qui, e a quel tempo le ceneri dei Santi sono state gettate ai quattro venti. È cosa così grande essere dove i "primordia", la culla, per così dire, del cristianesimo continuano ad esserci".

Per Newman dire il duomo è dire "il grande san Carlo", e di san Carlo egli parla diffusamente con i suoi corrispondenti, raccontando della sua vita e della sua morte, della sua estrema austerità, delle sue opere e del significato della sua azione nella Chiesa, che ben conosceva. Si intrattiene sulla "grandezza impressionante di san Carlo", che "fino ad oggi - dice - è proprio la vita" di Milano: "Nonostante ogni sorta di male, di genere politico o altri; nonostante la mancanza di fede e altri cattivi spiriti del giorno, c'è un'intensa devozione per san Carlo. E la disciplina del clero è sostenuta dalle sue norme in modo più esatto di quello che noi abbiamo trovato in Francia o di quanto lo sia a Roma"; "Tu vedi i suoi ricordi da ogni parte - il crocifisso che fece cessare la peste quando egli lo portò lungo le vie - la sua mitra, il suo anello - le sue lettere. Soprattutto le sue sacre reliquie: Ogni giorno si celebra la Messa presso la sua tomba.
Egli fu suscitato per opporsi a quella terribile burrasca sotto la quale è caduta la povera Inghilterra, e come ai suoi giorni egli ha salvato il suo paese dal Protestantesimo e dai suoi mali collaterali, così noi stiamo tentando di fare qualche cosa per opporci a simili nemici della Chiesa in Inghilterra e quindi non posso che aver fiducia che egli farà qualche cosa per noi lassù, dove è potente, questo benché noi siamo da una parte delle Alpi e egli sia appartenuto all'altra. Così io confido, e la mia mente fu colma di lui, al punto che mi sono persino sognato di lui - e noi vi andiamo la maggior parte dei giorni e ci inginocchiamo presso le sue reliquie"
[...]. (©L'Osservatore Romano - 26 marzo 2009)

mercoledì, gennaio 28, 2009

In Festo Divi Thomae Aquinatis [2]


"San Francesco viene definito umano perchè ha tentato di convertire i saraceni senza riuscirci.
San Domenico viene definito fanatico e invasato perchè ha tentato di convertire gli albigesi e c'è riuscito."


Ovvero, il Tomismo secondo Gilbert Keith Chesterton:

“Questo movimento medievale non è mai sceso a compromessi con il mondo, ne si è mai arreso al paganesimo o all’eresia, e nemmeno si è semplicemente avvalso di aiuti esterni, nemmeno quando ha effettivamente preso a prestito qualcosa. Se vogliamo limitarci al fatto che tendeva alla conoscenza, possiamo paragonarle a un albero che con tutte le sue forze protende il fogliame verso il sole, piuttosto che di un sole che si limita a lasciar trapelare la luce del giorno in una prigione.
In breve, era quello che con un linguaggio paludato si chiama “sviluppo dottrinale”.
A quanto pare, però, c’è una singolare ignoranza del significato del termine “sviluppo”, non solo nella sua accezione aulica ma anche in quella corrente.

Secondo i critici della teologia cattolica non ci sarebbe stato un’evoluzione quanto una diversione cioè, a dir tanto, un adattamento. Nella loro interpretazione, il suo successo sarebbe stato il successo di una capitolazione. Ma questo non è il significato corretto del termine “sviluppo”.
Quando diciamo che un bambino è ben sviluppato, intendiamo dire che è cresciuto e si è si è fatto più robusto con le sue sole forze e non che gli hanno messo delle imbottiture e che lo fanno camminare con i trampoli per farlo sembrare più alto.
Quando diciamo che un cucciolo si sviluppa in un cane, non vogliamo dire che la sua crescita è un graduale compromesso con un gatto; vogliamo dire che diventa più “cane” non meno.

Per “sviluppo” si intende l’accrescimento di tutte le possibilità e le implicazioni di una dottrina, compreso il tempo per distinguerle ed estrapolarle; e qui sta il punto: l’ampliamento della teologia medievale consisteva semplicemente nella sua comprensione totale. […]
È sotto questo aspetto che la poesia popolare di san Francesco è la prosa quasi naturalistica di san Tommaso si rivelano più palesemente come parti del medesimo movimento. Sono entrambe prodotti dello sviluppo del cattolicesimo, che dipendono da fattori esterni come qualsiasi cosa che vive e cresce, nel senso che li assimila e li trasforma, conservando le proprie connotazioni senza assumere le loro. Un buddhista o un comunista possono fantasticare di due cose che si divorano simultaneamente a vicenda, pensando che quella sia una perfetta forma di unificazione. Ma non è il caso degli esseri viventi.

San Francesco amava definirsi il Giullare di Dio, ma non gli sarebbe piaciuto essere il dio dei giullari. San Tommaso non aveva riconciliato Cristo con Aristotele, aveva riconciliato Aristotele con Cristo.
[…]
Non apportavano innovazioni al cristianesimo, nel senso di introdurvi elementi pagani o eretici; al contrario, portavano il cristianesimo nel cristianesimo.
Il loro compito era di riportarlo indietro contro la pressione di certe tendenze storiche che si erano consolidate come abitudini in molte scuole e correnti autorevoli della Chiesa cristiana; e usavano strumenti ed armi che a molti sembrarono di derivazione eretica e pagana. San Francesco usava la Natura così come san Tommaso usava Aristotele e parve ad alcuni che avessero usato l’uno una dea pagana e l’altro un filosofo pagano.

Ciò che fecero in realtà, e soprattutto ciò che in realtà fece san Tommaso, sarà il principale argomento di queste pagine. Ma è opportuno riuscire sin dall’inizio a metterlo a confronto con un santo più famoso, perché in tal modo potremo ricapitolare l’essenza di tale confronto in un modo più comprensibile da chiunque.

Forse dire che questi due santi ci hanno salvato dalla spiritualità, che è una sorta di maledizione, può suonare paradossale. Forse verrò frainteso se dico che con il suo amore per gli animali san Francesco ci ha salvati dal buddismo, e che con la sua passione per la filosofia greca san Tommaso ci ha salvati dal platonismo. Ma è meglio dire la verità nuda e cruda: sono entrambi la riconferma dell’Incarnazione perché hanno riportato Dio in terra. […]

Non sarà possibile tener celato molto più a lungo che il fatto che Tommaso d’Aquino è stato uno dei maggiori artefici dell’emancipazione dell’intelletto umano.
I settari del XVII e XVIII secolo erano essenzialmente degli oscurantisti che sostenevano a spada tratta la diceria secondo cui il grande scolastico fosse un oscurantista. Questa teoria cominciava già a mostrare le corde fin dal XIX secolo e sarebbe stata insostenibile nel XX. Il che non ha nulla a che vedere con l’attendibilità delle loro o della sua dottrina teologica, ma solo con l’attendibilità storica che comincia a riaffiorare solo ora che le dispute cominciano a scemare.

Si può affermare senza tema di essere smentiti, in quanto si tratta di un fatto storico, che Tommaso è stato un grand’uomo che ha riconciliato la religione con la ragione, estendendola al campo della scienza sperimentale, che ha affermato che i sensi sono le finestre dell’anima e che l’intelletto aveva il diritto divino di alimentarsi di fatti concreti, e che era compito della fede assimilare quanto c’era di assimilabile delle più indigeste e materialistiche filosofie pagane.
È un fatto come la strategia militare di Napoleone, che l’Aquinate si sia battuto per tutto quanto c’era di liberale e di illuminato, a differenza dei suoi rivali o, per quel che vale, di quelli che gli sono succeduti o lo hanno soppiantato.

Coloro i quali, per altri motivi, accettano il risultato finale della Riforma, dovranno comunque ammettere che la si deve al grande scolastico e che, al suo confronto i riformatori venuti in seguito erano dei reazionari. Uso questo termine non come un rimprovero dovuto al mio punto di vista, ma come un dato di fatto secondo il punto di vista progressista attuale. Ad esempio, rimanevano inchiodati alla verità testuali delle sacra scritture, quando san Tommaso aveva già parlato della fonte di ispirazione rappresentata dalle filosofie greche. Mentre lui sosteneva la funzione sociale delle opere, loro soltanto la funzione spirituale della fede.
L’essenza della dottrina tomistica è che la ragione è degna di fede; l’essenza della dottrina luterana è che la ragione non è degna di fede.
Quindi, nel momento stesso in cui questo fatto viene riconosciuto per vero, c’è il rischio che tutti gli indecisi di parere contrastante passino improvvisamente all’estremo opposto. Coloro che fino a quel momento avevano accusato lo scolastico di essere un dogmatico, cominceranno ad ammirarlo come il modernista che ha stemperato il dogma. Si diranno subito da fare per adornare la sua effige con tutte le ghirlande appassite del progressismo, per presentarlo come un pensatore in anticipo rispetto ai suoi tempi, il che significa che è sempre d’accordo con il nostro tempo, e gli attribuiamo il merito di essere il padre del pensiero moderno. Scopriranno il suo carisma e arriveranno all’affettata conclusione che era come loro perché era carismatico.
Fino a un certo punto questo è abbastanza perdonabile; fino a un certo punto era già successo nel caso di san Francesco. Ma nel caso di san Francesco non supererebbe un certo limite.

Nessuno, neppure un libero pensatore come Renan o Matthew Arnold, si azzarderebbe a dire che san Francesco fosse qualcosa di più di un buon cristiano o che avesse qualunque altro singolare movente al di la dell’imitazione di Cristo. Eppure anche san Francesco ha prodotto sulla religione un effetto liberatorio rendendola più umana, per quanto più a livello della fantasia che dell’intelletto. Ma nessuno può dire che san Francesco abbia allentato la regola cristiana, dal momento che era anzi evidente che la stringesse, così come stringeva il cordone del suo saio. Nessuno può dire che abbia aperto le porte allo scetticismo, o che abbia dato il via all’Umanesimo paganeggiante, o che abbia guardato avanti al Rinascimento, o che si sia incontrato a metà strada con i razionalisti.
Nessun biografo oserebbe dire che san Francesco, di cui si dice che abbia aperto il Vangelo a caso e abbia letto il grandioso brano sulla Povertà, avesse in realtà aperto l’Eneide e applicato la Sors Virgiliana in segno di rispetto verso la letteratura e la cultura pagane. Nessuno storico oserebbe dire che san Francesco scrisse il Cantico delle Creature a imitazione di un inno omerico dedicato ad Apollo o che amava gli uccelli perché aveva imparato tutti i trucchi degli àuguri romani.
In breve, quasi tutti noi sia cristiani sia pagani, oggi ci troveremmo d’accordo sul fatto che l’idea francescana era innanzitutto un sentimento cristiano, che scaturiva da una fede innocente (o, se preferite, ignorante) nella religione cristiana.

Come ho detto, nessuno direbbe mai che san Francesco trasse ispirazione da Ovidio. E sarebbe altrettanto falso dire che san Tommaso traesse ispirazione da Aristotele.
Tutta la sua vita, specialmente l’inizio, la storia della sua infanzia, la strada che ha scelto, ci dicono senz’ombra di dubbio che era profondamente devoto e che amava incondizionatamente la religione cattolica, molto prima di trovarsi a dover combattere per difenderla.
A riguardo c’è un esempio che collega ancora una volta molto strettamente san Tommaso a san Francesco. È strano, ma pare sia stato dimenticato che nel santificare i sensi o i semplici fatti naturali, entrambi questi santi imitavano un maestro che non era Aristotele e tanto meno Ovidio, quando san Francesco si muoveva con umiltà tra gli animali o san Tommaso disputava cortesemente con i gentili.

Chi non capisce questo, non capisce il punto essenziale della religione, quand’anche si trattasse di una superstizione; peggio ancora, a sfuggirgli è la parte che considererebbero più superstiziosa. Mi riferisco alla sconcertante storia del Dio-uomo del Vangelo.
Alcuni non la capiscono neppure quando conoscono san Francesco e il suo modo genuino e privo di fondamento culturale di essere attratto dal Vangelo. Parlano della disponibilità di san Francesco a imparare dai fiori e dagli uccelli come del segno premonitore di un rinascimento pagano, mentre i fatti dicono chiaramente due cose. La prima è che si tratta di una reminiscenza del Nuovo Testamento; la seconda è che se proprio la si vuol vedere come segno premonitore, lo sarebbe casomai del realismo aristotelico contenuto nella Summa di san Tommaso d’Aquino.
Hanno la vaga sensazione che rendere più umana la divinità significhi renderla pagana, senza accorgersi che l’umanizzazione della divinità è proprio il dogma più forte, più rigoroso e più incredibile del Credo.

San Francesco diventava più simile a Cristo, e non soltanto a Buddha, quando contemplava i gigli del campo o gli uccelli del cielo; e san Tommaso diventava più cristiano, e non soltanto più aristotelico, quando asseriva che Dio e l’immagine di Dio erano venuti in contato con il mondo sensibile attraverso la materia.
Questi santi erano degli umanisti nella più corretta accezione del termine, in quanto affermavano l’enorme importanza dell’essere umano nello schema teologico delle cose. Ma non erano umanisti avviati sulla via del progresso che conduce al modernismo e al totale scetticismo in quanto proprio nel loro umanesimo erano assertori di un dogma che oggi viene spesso considerato come la più vana credenza del superumanesimo. Rafforzavano il vacillante dogma dell’Incarnazione, che gli scettici considerano il più difficile cui prestare fede.
La divinità di Cristo è l’osso più duro di tutta la teologia cristiana.”

(Gilbert K. Chesterton; San Tommaso d'Aquino, 1933)

lunedì, dicembre 15, 2008

Historia Ecclesiastica Anglorum, X

Ovvero: "Forse verrò frainteso se dico che con il suo amore per gli animali san Francesco ci ha salvati dal buddhismo, e che con la sua passione per la filosofia greca san Tommaso ci ha salvati dal platonismo." (G. K. Chesterton)


"San Tommaso d’Aquino è ricomparso recentemente nella cultura contemporanea delle università e nei salotti in un modo che anche solo una decina d’anni fa sarebbe stato sorprendente. È la reazione che ha prodotto è fuori di dubbio molto diversa da quello che aveva reso famoso san Francesco quasi vent’anni fa.

Il santo è un farmaco perché è un antidoto.
E per vero questo è un motivo per cui spesso il santo è un martire: viene scambiato per un veleno perché è un antidoto. In genere è uno che cerca di ricondurre il mondo alla ragione, mettendo in evidenza le cose che il mondo trascura che non sono certamente sempre le stesse nelle varie epoche.

Eppure ogni generazione cerca istintivamente il proprio santo e non si tratta di ciò che la mente vuole ma di quello di cui ha bisogno.
È questo il significato frainteso delle parole rivolte ai primi santi: “voi siete il sale della terra” che ha indotto l’ex Kaiser con affermare con grande solennità che i suoi robusti tedeschi erano il sale della terra, intendendo con ciò soltanto che erano i più grandi e grossi della terra e di conseguenza i migliori. Ma il sale condisce e conserva la carne, non perché è simile ad essa, ma perché è molto diverso.
Cristo non ha detto ai suoi apostoli che erano persone eccellenti o le sole persone eccellenti, ma che erano persone eccezionali, costantemente fuori dalla norma e incompatibili con la norma; e il messaggio circa il sale della terra è veramente acuto, pungente e gustoso come il sapore del sale. E questo perché quelle erano persone eccezionali che non dovevano perdere la loro eccezionalità.

“Se il sale perdesse il suo sapore, con cosa si potrebbe insaporirlo?” è un problema molto più significativo di qualsiasi lagnanza sul prezzo della cane migliore. Se il mondo diventa troppo mondano la chiesa può rimproverarlo, ma se è la chiesa a diventare troppo mondana il mondo non è certo in grado di rimproverarla per la sua mondanità.
Ne consegue che il paradosso della storia è che ciascuna generazione viene convertita dal santo che le si contrappone più nettamente.

San Francesco esercitava una misteriosa e quasi inquietante attrattiva sui vittoriani, cioè su quegli inglesi del XIX secolo che in apparenza erano oltremodo soddisfatti dei loro traffici e si affidavano al loro buon senso. Non soltanto un inglese abbastanza soddisfatto di se come Matthew Arnold* ma anche i liberali inglesi che lui criticava per il loro autocompiacimento cominciarono a scoprire a poco a poco il mistero medievale attraverso la straordinaria storia narrata dalle piume e dalle fiamme dei dipinti agiografici di Giotto.
C’era qualcosa nella storia di san Francesco che riusciva ad aprirsi un varco tra tutte le più famose e più futili caratteristiche degli inglesi, tra tutte quelle caratteristiche di umanità che gli inglesi tengono celate: un cuore sensibile, una mente vagamente poetica, l’amore per la natura e per gli animali. San Francesco d’Assisi è stato l’unico cattolico medievale a conquistarsi fama in Inghilterra per motivi propri. E questo perché i suoi meriti erano gli stessi che il mondo moderno aveva la sensazione di aver trascurato. Il ceto medio inglese aveva trovato il proprio unico missionario nella figura per cui nutriva maggior disprezzo: un mendicante italiano.

Quindi, come il XIX secolo si era aggrappato alla poetica francescana proprio perché aveva trascurato la poesia, così i XX secolo si sta già aggrappando alla teologia razionale tomista perché ha trascurato la logica.
In un mondo troppo statico il cristianesimo era ricomparso nei panni di un vagabondo, e in un mondo diventato troppo tumultuoso il cristianesimo era ricomparso nei panni si un maestro di logica.

Nel mondo di Herbert Spencer la gente cercava un rimedio contro l’indigestione; nel mindo di Einstein cerca un rimedio contro le vertigini. Nel primo caso aveva vagamente percepito il fatto ch era stato dopo un lungo periodo di digiuno che san Francesco aveva composto il cantico delle creature come inno alla terra prodiga di frutti. Nel secondo caso ha già vagamente percepito che anche solo per cominciare a capire Einstein prima era necessario capire come usare l’intelletto.
Si comincia a capire che, come il XVIII secolo si era identificato come l’età della ragione e il XIX secolo come l’età d buon senso, il XX secolo non più neanche lontanamente identificarsi come altro che l’età di una non comune mancanza di buon senso. In queste condizioni il mondo ha bisogno di un santo, ma soprattutto ha bisogno di un filosofo.

E, tanto per rendere giustizia al mondo, va detto che i due casi di cui sopra dimostrano che sa per istinto di che cosa ha bisogno.
La terra era veramente piatta per quei vittoriani che ripetevano a oltranza che era rotonda, e La Verna delle stigmate era l’unico monte che si ergeva su quella pianura.
Ma la terra è un terremoto, un terremoto senza sosta e apparentemente destinato a non finire mai, per i nostri contemporanei per i quali Newton è stato spazzato via insieme a Tolomeo. E per loro c’è qualcosa di più scosceso e di più inimmaginabile di una montagna: un pezzo di terreno veramente solido, o la posizione di una persona veramente equilibrata.
Ecco che ai nostri giorni i due santi anno affascinato due generazioni, quella dei romantici e quella degli scettici”.

(Gilbert Keith CHESTERTON; Saint Thomas Aquinas, 1933)

mercoledì, ottobre 08, 2008

dei Sepolcri,XX

Ovvero: ""Di una cosa possiamo essere certi, che il ricordo di questa pura e nobile vita, non toccata dalle cose di questo mondo, durerà e, che Roma lo canonizzi o no, egli sarà canonizzato nelle menti della gente pia delle varie confessioni d'Inghilterra...
Il santo in lui sopravviverà
"
(The Times; in Morte del cardinale Newman; Agosto 1890)


Scriveva Papa Giovanni XXIII nella sua prima enciclica "Ad Petri Cathedram" del 1959:
"Vi sono tuttavia non pochi punti sui quali la Chiesa cattolica lascia libertà di disputa ai teologi, in quanto si tratta di cose non del tutto certe e in quanto anche, come notava il celebre scrittore inglese cardinale John Henry Newman, tali dispute non rompono l’unità della Chiesa. Esse servono anzi a una più profonda e migliore intelligenza dei dogmi, poiché preparano e rendono più sicura la via a questa conoscenza. Infatti dal contrasto delle varie sentenze scaturisce sempre nuova luce.(J.H. Newman, Difficulties of Anglicans, vol. I, lect. X, p. 261s.)"
Se all'epoca poté destare l'attenzione del lettore la -non molto velata- manifestazione di disapprovazione per la campagna inquisitoriale contro la "Nouvelle theologie" condotta dal Sant'Uffizio durante gli anni '50, destò ancor più sorpresa che per la prima volta in assoluto nella storia delle encicliche il regnante pontefice citasse un autore che non era né un "venerato predecessore" né uno di quei pochi 29 Santi cui, fino ad allora, era stato conferito il titolo di "Dottore della Chiesa".

Già nel 1945, nel centenario della conversione, era stato Pio XII ad incoraggiare -e caldeggiare presso un ancora titubante episcopato inglese- l'apertura del processo di beatificazione del più illustre convertito anglicano: John Henry Newman.
Se poi veniamo a sapere dal filosofo francese Jean Guitton, che ne aveva lungamente raccolto le confidenze, che per Papa Paolo VI lo spirito di Newman ha aleggiato potentemente sulla formulazione dei documenti del Concilio Vaticano II, non dovrà sorprendere il costante interesse, il rimarcarne la "modernità", la "attualità" e la "profeticità" con cui il magistero ecclesiastico nel post concilio ha guardato al patrimonio intellettuale ereditato dal grande convertito e apologista ottocentesco.

Nel 1990, in occasione del centenario della morte, Giovanni Paolo II inviava una Lettera pontificia al vescovo di Birmingham (città in cui il Newman si stabilì dopo la conversione e dove morì) a dimostrazione dell'altissima benevolenza della Chiesa Romana per la memoria del devoto cardinale vittoriano. E proprio in concomitanza del centenario della "nascita al cielo" del cardinale "servo di Dio" , la Congregazione per le Cause dei Santi ne accertava l'esercizio delle "virtù eroiche" e pertanto lo proclamava "Venerabile". A quel punto bisognava solo attendere fervorosamente che la medesima Congregazione delle cause dei Santi accertasse un caso di guarigione miracolosa attribuita all'intercessione del "Venerabile" per poter procedere alla solenne cerimonia di Beatificazione.
Il 21 febbraio 2001 nell'omelia durante il suo ottavo Concistoro per la creazione di nuovi cardinali, Giovanni Paolo II tenne a ricordare che in quei giorni si commemorava il duecentesimo anniversario della nascita del cardinale Newman, quasi ad invocarne -assieme al santo cardinale Pier Damiani del quale in quel giorno si ricordava la memoria liturgica- la protezione sui novelli porporati. E inviava una nuova lettera commemorativa all'Arcivescovo di Birmingham:
"Preghiamo affinché questa guida certa ed eloquente nella nostra perplessità diventi anche nelle nostre necessità un intercessore potente al cospetto del trono della grazia. Preghiamo affinché la Chiesa proclami presto ufficialmente e pubblicamente la santità esemplare di uno dei campioni più versatili e illustri della spiritualità inglese".

Nell'ottobre 2005, ormai regnante Ratzinger, il padre Paul Chavasse, superiore dell'Oratorio di Birmingham, annunciò che era allo studio dell'Arcidiocesi di Boston il caso della guarigione istantanea di un diacono permanente del Massachusetts affetto da una malattia degenerativa spinale che si era affidato all'intercessione del venerabile Newman. Richiesto dalla stampa britannica un suo commento, il cardinale Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster e Primate d'Inghilterra, rispondeva che se miracoli simili non si verificano nella patria di Newman è perché gli inglesi tendono a considerare Dio come un gentiluomo da non disturbare.

Conclusasi felicemente l'inchiesta diocesana, nell'agosto 2006 il cardinale di Boston Sean O’Malley annunziava che l'incartamento era stato trasmesso al competente dicastero vaticano.
Il 24 aprile 2008 la Congregazione dell'Oratorio di Birmingham annunciava ufficialmente che la consulta medica della Congregazione delle cause dei Santi aveva dato parere favorevole intorno alla guarigione fisica del presunto miracolato.
La beatificazione era ragionevolmente assai vicina, mancando soltanto il "voto" della commissione dei teologi e quello della consulta dei cardinali (sia gli uni sia gli altri a priori assai simpatizzanti per il Nostro "Venerabile").
Il primo di Ottobre 2008 Peter Jennings, portavoce ufficiale dei padri oratoriani di Birminghan con un comunicato stampa (previo "permesso del Postulatore Romano della Causa di Newman, Dott. Andrea Ambrosi"!) annunciava "che la commissione teologica della Congregazione per le Cause dei Santi, si è riunita a Roma nel tardo pomeriggio di ieri, Martedì 30 Settembre 2008, per considerare la natura miracolosa dell'inspiegabile guarigione del Diacono Jack Sullivan".
Aggiungeva il capo ufficio stampa degli Oratoriani, ostentando prudenza, che "I teologi, che hanno ricevuto la voluminosa documentazione otto settimane fa, hanno chiesto più tempo per studiare questa Causa di così alto profilo" ma, pur tentando di dissimulare l'orgasmatica attesa della beatificazione del loro eminentissimo confratello, i buoni figli di san Filippo Neri sanno fin troppo bene che solitamente è prima di Natale (oltre che a luglio) che il Sommo Pontefice promulga i decreti di beatificazione e canonizzazione! Pertanto, la comunità religiosa -fondata dallo Newman stesso a Birmingam nel lontano 1848- non è rimasta con le mani in mano (e nemmeno con le mani giunte) in attesa dei "decreti romani" ma ha parallelamente, e conseguentemente (e febbrilmente!) decretato di tributare pubblici atti di onori e venerazione per le spoglie del loro candidato agli altari, in ossequio alle consuetudini "romane".

Nel medesimo comunicato stampa del primo ottobre 2008 erano descritte le cerimonie di cui la salma del santo Cardinale sarebbe stata fatta segno: "Oggi ho l'onore di annunciare che in preparazione della Beatificazione del Cardinal Newman i suoi resti verranno esposti alla venerazione nella "Upper Cloister Hall" del "Birmingham Oratory", Edgbaston, il 31 ottobre e il 1 novembre.
Domenica 2 novembre alle ore 11 a.m. verrà celebrata una speciale Messa per la tumulazione... al principio della Messa il feretro contenente le spoglie del cardinal Newman verrà posto su di un catafalco davanti al presbiterio.
Alla fine della Messa il feretro contenente le spoglie del cardinal Newman sarà portato processionalmente al sarcofago di marmo italiano verde posto tra due colonne di fronte all'altare delle Anime Sante..."


Se, infatti, ogni cattolico che si commuove davanti al "corpo incorrotto" del "Papa Buono" e che si mette in fila per guardare la "bella cera" del volto di Padre Pio ( poichè vivendo in quei Paesi in cui trionfò la Controriforma s'è abituato a vedere ossa di martiri e mummie di beati quasi sotto ognuno degli altare delle proprie chiese barocche) trova "naturale" l'ostensione delle reliquie dei santi, non altrettanto normale sarà giudicata in un paese di tradizione protestante.
In Inghilterra (seppur nazione seppur profondamente secolarizzata) religiosamente, politicamente e -soprattutto!- psicologicamente l'Atto di Supremazia di Enrico VIII conserva un immenso potere (così come magistralmente denunciato dallo stesso John Henry Newman), ed ecco: l'opinione pubblica messa di fronte al culto dei santi e delle reliquie non può far a meno di rispolverare gli atavici pregiudizi antipapisti ed inorridire per tanta mancanza di "buon gusto" dei cattolici romani, nonché scandalizzata per perpetuarsi ancora nel XXI secolo di tali "abusi medievali".
Prova ne sia che, persino ormai nel XXI secolo, la stessa giurisprudenza inglese è di ostacolo alla pratica cattolica che impone la venerazione dei corpi dei santi: il primo atto dello scismatico Enrico non fu forse quella di vietare il culto di Thomas Becket e di ordinare di disperderne le ceneri poiché -giustamente- nel santo arcivescovo di Canterbury vedeva il simbolo della pretesa di indipendenza della Chiesa dal potere del monarca?
Nella cattedrale di Canterbury gli anglicani possono venerarne lo spazio vuoto lasciato dal suo mausoleo. Ed i cattolici, di San Thomas More, la più illustre vittima della riforma di Re Enrico, possono venerare la tomba nella cornice museale dell'angusta cripta della cappella anglicana della Torre di Londra.
A causa delle plurisecolare forma mentis puritana, non soltanto è difficile per gli inglesi comprendere le ragioni del desiderio che i resti mortali di un santo vengano seppelliti dentro le chiese, ma persino la stessa legislazione britannica trova difficoltà a giustificare il trasferimento un feretro dal cimitero all'interno di una chiesa!
La desiderata richiesta dei Padri dell'Oratorio di Birmingham -fattisi spalleggiare dal Vaticano stesso!- è stata presentata ufficialmente al britannico Ministero della Giustizia nel mese di Aprile 2008 prospettando la problematica della imminente elevazione agli altari di un suddito Sua Sua Maestà britannica; ovvio che da Londra al principio non poteva che arrivare l'imbarazzata risposta temporeggiatrice sulla necessità del Ministero di ricercare un approfondito parere legale. Nel frattempo gli Oratoriani -i quali nell'ambito del cattolicesimo inglese sono noti per la loro spiccata sensibilità alle forme "tradizionali" del culto e del cerimoniale cattolico- innalzavano un sarcofago di granito italiano di fronte all'altare laterale dedicato alle Anime sante del Purgatorio, e stilavano il cerimoniale per il trionfale trasporto del feretro per la solenne esposizione delle reliquie.

L'11 Agosto 2008, cento diciottesimo anniversario della morte del Venerabile Cardinale, il Ministero della Giustizia di Londra, giustificandosi di fronte all'opinione pubblica col dire che la decisione riguarda un caso particolarissimo e singolarissimo, ha autorizzato la riesumazione e la traslazione del corpo di Newman dal cimitero di Rednal, nei dintorni di Birmingham, nella grande chiesa neobarocca del Birmingham Oratory. Così avvenne che gli Oratoriani di Birmingham annunziando urbi et orbi il loro magno gaudio, gettavano nello sconcerto l'Inghilterra tutta!


La nobile figura del Cardinale Newman è popolarissima in tutto il mondo anglofono, anche fuori dall'ovile dei fedeli di Santa Romana Chiesa, per i quali egli è particolare vanto. Lo stesso variegato mondo protestante, infatti, ha da sempre apprezzato la purissima spiritualità "evangelica" dei suoi Sermoni: capolavori di sacra oratoria ma soprattutto uno dei supremi esempli di "bello scrivere" della storia della letteratura inglese.
Se, pertanto, a qualsivoglia latitudine del mondo anglosassone non è affatto ignota la fama di santità del cardinal Newman, al contempo non era un mistero per nessuno che "Roma" voleva farlo santo. E poiché sta scritto che: "i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce", da molto tempo era stata preparata una campagna scandalistica che, coinvolgendo la memoria del piissimo e castissimo cardinale, mettesse non solo in grave imbarazzo la Chiesa cattolica ma la ponesse di fronte all'opinione pubblica anglosassone sotto una luce sinistra, degna del peggior romanzo gotico ottocentesco (tanto deprecato dal Newman stesso).

Si erano già studiate le possibili mosse con cui il nemico "romano" avrebbe argomentato sia la difesa del cardinal Newman sia la difesa della condotta della gerarchia stessa nei confronti della tomba del cardinale; tutto era stato calcolato al fine di preventivamente rendere più subdole ed insinuanti le accuse alla gerarchia cattolica.
Si attendeva, con biblica pazienza, solo che arrivasse il giorno "beato" in cui (con la esplicita connivenza del Vaticano) i preti cattolici di Birmingham, manifestando il più totale disprezzo per la libera decisione del cardinal Newman, avrebbero preteso di strappare violentemente la salma del celebre convertito dalla zolla di terra che -per esplicita e reiterata volontà testamentaria- condivideva nel Camposanto di Rednal con il confratello Ambrose StJohn.
Già in un articolo dell'agosto 2001 per la rivista cattolica "The Tablet" lo studioso Alan Bray scriveva: "gli eredi della fede di Newman non dovrebbero separarli ora. Il gesto di Newman è un ultimo imperativo comando: non si tratta solo delle sue ultime volontà di uomo, ma anche di qualcosa di più. Si tratta del suo ultimo insegnamento".

Le pruriginose insinuazioni diffuse ad arte non potevano trovare miglior involontario avvocato difensore che il Codice di Diritto Canonico poichè, anche se egli non avesse espresso alcuna opinione a riguardo della propria sepoltura, l'estumazione del Cardinal Newman, fatta a norma dei "sacri canoni", nella mente degli inglesi sarebbe comunque stata giudicata istintivamente nè più nè meno che alla stregua della "volgare" profanazione della più comune delle tombe.
Così insidiosamente striscia subdolamente il teorema calunnioso: come osa il Diritto Canonico arrogarsi il diritto di piegare al proprio arbitrio la legislazione inglese? Se infatti il Diritto Canonico può arrogarsi una qualche giurisdizione sui cattolici inglesi, questa autorità non può che essere meramente spirituale poichè per quanto riguarda la sfera temporale essi sono assoggettati alle leggi dello Stato britannico.
Ne consegue, pertanto, che i preti di Birmingham, chiedendo il rispetto delle norme "canoniche" previste dalla Santa Sede nei processi di beatificazioni, è come se avessero chiesto al Ministero della Giustizia di ratificare il diritto del Papa di Roma di esercitare un potere "temporale" sul suolo del Regno Unito! Poichè nulla può essere considerato meno spirituale e più "materiale" che armarsi di badile e scoperchiare i poveri resti di una cassa da morto, impossessarsi di umide ossa pretendendo poi di esserne considerato quale legittimo "proprietario"!

Non si è posto tempo in mezzo, da parte degli autoploclamatisi difensori dell'eterno riposo del Cardinal Newman, nel ventilare l'opportunità di citare in giudizio lo stesso Ministero di Giustizia per aver concesso illecitamente l'estumazione della salma di Newman: "illecitamente" poichè non in ossequio alla tradizione della legislazione inglese ma bensì in ossequio alla legislazione del Vaticano. Tanto più che il Ministero della Giustizia ha agito in manifesta violazione delle stesse e reiterate volontà testamentarie del defunto!
Dove è mai finito il sacro rispetto che la legge inglese tributa alla libertà sovrana dell'individuo? Che cosa è mai questo che accade nella patria di Stuart Mill?
Se il Vaticano ha la forza di imporre la propria arroganza quando in Inghilterra regna la "papessa" Elisabetta II devotissima alla Chiesa Anglicana e mentre governa un Primo Ministro calvinista, come sarà possibile arginare la tirannide vaticana il giorno in cui il Primo Ministro di Sua Maestà britannica fosse un cattolico o quando - se fosse abolito l'Act of Settlement del 1701- lo stesso monarca inglese fosse di confessione cattolica?

La patetica pantomima mediatica in difesa della libertà del cardinale di poter giacere nella tomba con chi più gli aggradasse, è risultata perciò per i cattolici inglesi assai più imbarazzante di quello che si può superficialmente immaginare proprio a causa del possibile riemergere nell'opinione pubblica d'una seppur sopita, ma pur sempre latente, atavica pregiudiziale antipapista. Di quì l'affrettarsi della giornalista Elena Curti nel firmare un editoriale sulla rivista cattolica "The Tablet" in cui dichiarava britannicamente tutto il sincero dispiacere al pensiero "che l’ultimo desiderio del cardinale possa non essere osservato...
E’ chiaramente documentato che egli volle essere sepolto con il suo caro amico ed è pietoso che le sue ultime volontà non siano rispettate...
"Piuttosto avrei pensato di riesumare anche Ambrose StJohn e a metterlo con Newman”
(SIC!).
L'editorialista del giornale cattolico "Tablet" ha perciò creduto opportuno avanzare una soluzione pilatesca in ossequio al tipico "buon senso" degli inglesi ma rinunciando all'esercizio buon senso tout court poichè se l'unica e sola ragione dell'esumazione della salma di Newman è la felice conclusione del processo di beatificazione (e l'imminente elevazione agli altari), come potrebbe al contempo la Chiesa procedere all'esumazione di Ambrose StJohn per il quale non è stato aperto alcun processo di beatificazione?
Come non rendersi conto che se le autorità ecclesiastiche trasferissero entrambe le salme dalla tomba di Rednal al verde sarcofago di Birminghan non farebbero altro che "canonizzare" la trista maldicenza?
La strategia difensiva non ha, pertanto, puntato sull’adesione compatta del “fronte cattolico” in difesa delle tradizioni romane, al contrario ha puntando tutto sull’autodifesa dell’autoctono cattolicesimo anglosassone dall’accusa di connivenza con siffatte macabre tradizioni dei cattolici continentali.

L’immancabile sondaggio tra i fedeli anglicani (poiché la Chiesa Anglicana considera Newman nonostante tutto anche come una propria gloria) non poteva che essere una plebiscitaria richiesta affinché si lasciasse riposare in pace l’antico cardinale.
Non era stato lo stesso Newman a sostenere brillantemente la tesi che il fedele cattolico, anche di fronte all’infallibilità papale, mantiene tutta intera la propria libertà di decisione secondo coscienza? Non era dottrina professata dal futuro beato che nei casi in cui la parola del Papa è in contrasto con la coscienza bisogna seguire la voce della propria coscienza e non quella del Papa? Che, cioè la sovranità della coscienza e superiore alla sovranità papale?
Ed allora, come è possibile non solo giustificare, ma persino approvare un simile atto da parte del Vaticano?
Faticoso puntualizzare che lo stesso Newman ,se gli fosse stato richiesto dalla Santa Sede, avrebbe rinunciato ad essere seppellito accanto ad Ambrose StJohn senza troppe lacerazioni della propria coscienza poiché per il santo cardinale “la coscienza” era lo strumento con cui la voce di Dio detta la propria volontà alla creatura umana , non la comunemente intesa facoltà dell’individuo di fare quello che più gli pare e piace!

Seguitiamo a scandagliare l’occulto teorema: quindi, se il Papa da ordine di spostare la sepoltura di Newman in violento contrasto con l’esplicita autodeterminazione di Newman stesso, venendo meno platealmente al più sacro dei doveri che è il rispetto della libertà altrui, ciò non può essere affatto giustificato come atto di ordinaria amministrazione, come volevano invece far credere i preti di Birmingham, altrimenti ciò sarebbe la conferma che il Cattolicesimo altro non è che il regno dell’arbitrio dispotico e della tirannide assolutistica.
No, il popolo inglese è un popolo di gentiluomini che non può certo accusare di tale nefandezza uomini che mostrano così tanta signorilità nell’indossare le vesti prelatizie!
Vorrà dire perciò che il Vaticano, decretando un’operazione in contrasto col comune britannico senso del buon gusto, doveva avere davvero delle secrete e quanto mai inconfessabili motivazioni occulte: inquadrata in una simile pregiudiziale e ben rifinita cornice l’esumazione non poteva che apparire inquietante, menre la difesa dell’onore del santo John Henry si è tramutata in un’impresa disperata; indifendibile la Santa Romana Chiesa.

Lo stesso Arcivescovo di Birmingham ha dovuto ammettere che “sono tanti quelli che si oppongono all’esumazione” (tanti quindi anche i fedeli cattolici!) ma al contempo assicurava che “l’esumazione ci sarà” dato che gli Oratoriani di Birmingham non avrebbero risparmiato al loro santo nessuno di quegli onori che è tradizione tributare ai santi da parte della Chiesa cattolica; le pretestuose polemiche si sarebbero sopite quando, di fronte alla possibilità più unica che rara di poter venerare le ossa di un così peculiare astro della storia e della cultura inglese, la popolazione inglese deponendo i puritani pregiudizi si sarebbe sentimentalmente lasciata avvincere dal fascino di un così venerabile rituale della Chiesa Romana.


L’esumazione è stata effettuata nella massima discrezione il giovedì 2 ottobre 2008, giorno che fu sempre tanto caro al santo cardinale per essere la festa liturgica degli Angeli Custodi.
Nota, infatti, la predilezione di John Henry Newman per gli Angeli, anche da anglicano. Sin da dai suoi quindici anni, in quella che Newman definì la sua prima conversione, quando si impresse profondamente nella sua mente la certezza dell’esistenza di Dio, conseguentemente ne dedusse che il senso e significato della realtà visibile è dato dalla realtà invisibile; che dovesse esserci una mistica analogia tra la gerarchia dei poteri naturali e le potenze sovrannaturali. Né conseguì la fede nella dottrina dell’esistenza degli spiriti angeli: intelligenze puramente spirituali che si prendono cura del mondo visibile. Scriveva in un suo sermone anglicano del 1831: “Ogni alito d’aria, ogni raggio di luce e di colore, ogni bel panorama è, se così posso dire, l’orlo della loro veste e l’ondeggiare del manto di coloro i cui volti contemplano Dio”.
La creatura umana, composta di spirito e di materia è un fratello minore dell’angelo che però ha ricevuto la missione di essere "il Vicerè" di Dio “nel mondo della materia e dei sensi, alla frontiera contro il nemico” (come poeticamente detto da Newman nel "Sogno di Geronzio").

Per Newman la vita reale è la vita dell’anima peregrinante nel regno del visibile le cui immagini ed simboli disseminati lungo il sentiero indicano la via da percorrere: “ex umbris et imaginibus in veritatem” chiederà per testamento che venga scritto sulla propria lapide commemorativa della sua chiesa di Birmingham.
Ogni essere umano in quanto essere spirituale, dunque, deve sforzarsi (andando oltre le apparenze o le repulsioni sensibili) di vivere in compagnia degli angeli e dei santi e, come questi e quelli, trovarsi sempre alla presenza della Maestà Divina:
“Chi può affermare che tutti noi, o almeno quelli di noi che vivono nella fede in Cristo, non abbiamo per tutto il tempo che viviamo sulla terra una misteriosa anche se inconsapevole, vita alla presenza di Dio, vedendo ciò che non sappiamo di vedere, trasformati nella sua impronta, ma incapaci di applicarvi la nostra riflessione? E tutto questo senza avere di conseguenza uno sdoppiamento del nostro io; senza anche la realtà del nostro soggiorno terrestre e della nostra prova ne siano sminuite, ma anzi ne siano accresciute?
Non ci sono stati forse uomini prima d’ora, come Eliseo, quando il suo spirito seguì il suo servo Giezi, oppure come san Pietro quando annunciò l’arrivo degli uomini che avevano seppellito Saffira, ovvero come san Paolo quando la sua presenza in spirito lo precedette a Corinto…”?
E in un altro sermone:
“E perché dovrebbe essere incredibile che lo Spirito possa visitare l’anima e produrre in essa una manifestazione divina che tuttavia essa non percepisce dato che le sue percezioni attuali si hanno soltanto per mezzo del corpo? Chi può limitare il potere dello Spirito di Dio… Come la Terra gira attorno al sole eppure diciamo che il sole si muove, le nostre anime, di fatto, vengono portate a Cristo anche se noi diciamo che è lui che viene da noi…. San Paolo fu rapito in paradiso eppure il suo corpo rimase dov’era e se l’anima ne venne separata era una questione che egli non seppe risolvere ”.

Ne consegue che il “Santo”,secondo la riflessione di Newman : “la maggioranza delle persone non lo conoscono, e perfino in san Paolo o in san Giovanni vedrebbero un uomo comune.
E tuttavia uno di costoro parlerà in maniera efficace anche alle masse. In momenti di difficoltà o di pericolo eccezionali, quando lo spirito umano viene meno di paura, egli eserciterà un potere naturale sul mondo e ci parrà che parli non come singolo individuo, ma se come in lui fosse concentrata tutta la virtù e la grazia di quei santi che sono stati i suoi compagni per tutta la sua vita. E’ vissuto con coloro che sono morti, e al mondo apparirà come uno che venga di tra i morti, che parli a nome dei morti, che usi il linguaggio delle anime dei morti per parlare delle cose visibili, che riveli i misteri del mondo celeste
”.

Sembra quasi di vederli gli Angeli volteggiare sopra il Cimitero di Rendal il 2 d'Ottobre 2008, nel giorno della loro festa, e scendere a passeggiare tra quei “ figli degli uomini” intenti a scavare nella sepoltura del santo cardinale, sussurrando al loro cuore: perché cercate tra i morti colui che vive?


Sabato 4 ottobre 2008, Peter Jennings, capo ufficio stampa della Congregazione dell’Oratorio di Birmingham dava il resoconto ufficiale dell’esumazione di due giorni prima: assolutamente niente è stato ritrovato dei resti mortali del Cardinale John Henry Newman. Sono stati rinvenuti solo alcuni frammenti ormai fradici del legno della cassa, e parte delle sagoma metallica rappresentante lo stemma cardinalizio che si trovava affisso sul coperchio della cassa mortuaria assieme ad una targhetta su cui è la ormai logora incisione del nome dell’illustre defunto: "Eminent[issimus] et Reverend[issimus] Joannes Henricus Newman Cardinalis Diaconus S Georgii in Velabro Obiit Die XI August. MDCCCXC RIP".

Se per il personale medico e tecnico presente all’estumazione il totale dissolvimento del corpo di un defunto posto in un terreno molto umido e in una semplice bara di legno di quercia non è stata affatto una sorpresa (anzi era l’ipotesi prevedibile), invece davvero grande dev'esser stata la costernazione dei confratelli nel Cardinale per non aver ritrovato nessuna reliquia del loro santo!

E mentre gli attivisti contrari alla separazione delle ossa di Newman da quelle del confratello StJohn, elevavano i loro osanna, farneticando sul fatto che ora Newman era da considerarsi ancora più santo per aver fatto un simile scherzo “da prete” al Vaticano, invece i savi di mente andavano considerando che la Divina Provvidenza avava -nei suoi insondabili giudizi- così disposto per far emergere nella sua più pura luce il peculiare carisma di santità del Cardinal Newman.
Ad un bambino che, vedendolo nelle solenni vesti purpuree, gli esternò il dubbio se fossero più importanti i santi o i cardinali, John Henry Newmana aveva risposto: "I cardinali sono della terra, solo i santi sono del cielo".


Un nuovo comunicato stampa di venerdì 10 Ottobre rettificava lo svolgimento dei riti di venerazione del “Venerabile”: Alcune ciocche di capelli del santo vegliardo (custodite religiosamente dai Figli di San Filippo Neri sin dalla morte del cardinale) sarebbero state poste in una teca di vetro assieme alle reliquie “secondarie” ritrovate nella tomba (dopo essere state sottoposte a restauro consevativo a cura dello “York Archeological Trust”) ed esposte per due giorni alla venerazione dei fedeli –dalle ore nove alle ore venti- com’era già stato precedentemente previsto. Invece durante la messa solenne di domenica 2 Novembre 2008 la teca di vetro verrà posta nella cappella, a destra del presbiterio, dedicata ad un altro santo cardinale: Carlo Borromeo grande amico di San Filippo Neri. La teca rimarrà così esposta alla venerazione per tutto il tempo che ancora bisognerà attendere per la Beatificazione (cioè: finchè non si trovi una opportuna collocazione per le "insperate" reliquie).

“Dalla meticolosa esumazione della tomba del Cardinal Newman a Rendal il giovedì 2 Ottobre 2008 non è stato rintracciato nessun resto umano. I Padri del “Birmingham Oratory” hanno quindi deciso che il sarcofago di marmo verde fatto per ricevere il corpo del Cardinale Newman non verrà posto nella chiesa come originariamente programmato.”
Così accontentati tutti coloro che, a vario titolo, in Inghilterra non avevano apprezzato la decisione di esumare Newman (poiché dato che i resti umani non sono stati ritrovati e quindi non sono stati esumati, pertanto l’esumazione non c’è stata) la mente degli inglesi potrà senza turbamento accostarsi alle più autentiche reliquie del santo: le sue illuminanti trattazioni, i suoi spirituali concetti, la sua mistiche meditazioni che -non è da escluderlo!-, un giorno potrebbero ottenergli da parte della Cattedra di San Pietro un titolo di devozione ancora ulteriore a quello derivante dalla canonizzazione.

Si può immaginare che, pur con tutto l'umano dispiacere e adorarando i decreti della Divina Maestà, il padre Chavasse, Prevosto della comunità oratoriana di Birmingham, ha dovuto ammettere che la dissoluzione del corpo del "venerabile" è stato un evento “provvidenziale” mettendo fine al pretesto di un’insulso clamore mediatico intorno a quella -divenuta polemicamente celeberrima- croce di pietra del vecchi cimitero di Birmingam, anche gli stesi confratelli del santo cardinale, privati per sempre del suo corpo, dovranno sempre più, e sempre meglio, venerare lo “spirito” di John Henry Newman:
“Il Signore anche quando fu innalzato sulla croce offrì l’esempio di un’anima protesa verso il cielo e nascosta in Dio, mentre ai suoi piedi stava il mondo tumultuante. La folla incredula si accalcava intorno ala croce, quelli che passavano lo insultavano e gli scribi lo schernivano. Tuttavia egli anche nella sua agonia, era immerso nella divina contemplazione. […] E mentre egli era nascosto in Dio, così pure, in quel momento terribile, al suo fianco c’era qualcuno che fissando lui era anch’egli nascosto in Dio. Il buon Ladrone disse: “Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. E Gesù gli rispose : “In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso”.
[…]
Il Figlio dell’uomo, però, mentre era in terra con il suo agire esteriore, in spirito era in cielo.
Seguitelo nel deserto… quando dopo la tentazione del diavolo vennero gli angeli e lo servivano; o salite con lui sul monte a pregare, dove… fu trasfigurato e parlò con Mosè e con Elia; e voi vedrete veramente dove era realmente e con chi mentre dimorava su questa terra: con i santi e con gli angeli, con il Padre che lo proclamò suo Figlio prediletto, e con lo Spirito Santo che discende su di lui. Egli fu il Figlio dell’uomo che sta in cielo e che mangiò un cibo che gli altri non conoscevano.
Così diverremo noi, nell’apparenza e nelle realtà, se saremo suoi.
Veramente la nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo; ma quanto al mondo, non saremo tenuti in grande considerazione: il mondo non ci conosce perché non ha conosciuto lui. Ancora di più, saremo messi in ridicolo a causa della nostra religione, saremo disprezzati o anche puniti; se hanno chiamato Belzebul il padrone di casa quanto più i suoi familiari!
Tale è la condizione di coloro che risorgono con Cristo.
Egli risuscitò nella notte, quando nessuno lo vide e così pure noi risusciteremo. Ma non sappiamo né come né quando.

Nessuno conosce alcunché della nostra storia religiosa, del nostro andare a Dio, del nostro crescere in grazia, dei nostri successi, ma solo Dio che le produce segretamente…
Aspirate perciò a essere concittadini dei santi e familiari di Dio (…), e risorgerete con Cristo.
Guardate: egli vi offre la mano; egli risorge, risorgete con lui!
Uscite dalla tomba del vecchio Adamo, dalle preoccupazioni che appesantiscono, dalle gelosie, dall’irritabilità e dagli ideali mondani, dalla schiavitù delle abitudini, dal tumulto delle passioni, dal fascino della carne, dallo spirito freddo, mondano, calcolatore; dalla frivolezza, dall’egoismo, dall’effeminatezza, dall’ambizione e dall’orgoglio. Impegnatevi d’ora innanzi a fare quello che è così difficile compiere, ma che non deve essere tralasciato; vegliate, pregate e meditate secondo le possibilità concesse a voi da Dio…
...mostrate che il vostro cuore i vostri desideri, la vostra vita sono con Dio… affinché realizziate in buona misura l’esortazione di san Paolo: ‘Cercate le cose di lassù ’ e manifestiate che voi siete suoi, perché il vostro cuore e risorto con Cristo e la vostra vita è nascosta in lui.”