giovedì, maggio 22, 2008

Brindisi per Benedetto XVI


Ovvero: Il successor del maggior Piero (Marini).

Dopo aver fedelmente scortato Benedetto XVI duarante il viaggio apostolico nalla "sua" Genova, monsignor Guido Marini "Maestro delle cerimonie liturgiche del Sommo Pontefice" è partito alla volta della Puglia: nelle giornate di lunedì 19 e martedì 20 maggio a Brindisi ha soggiornato una delegazione vaticana al fine di supervisionare i preparativi della visita pastorale di Benedetto XVI alle città di Santa Maria di Leuca e di Brindisi prevista per il sabato 14 e la domenica 15 giugno 2008.

La delegazione pontificia -una e trina- era formata dai cerimonieri pontifici, monsignor Enrico Viganò e monsignor Pier Enrico Stefanetti, capeggiati dal "Maestro" Guido Marini.
Essi hanno così familiarizzato con i luoghi in cui il sedici volte Benedetto dovrà pontificare e nella cattedrale brindisina hanno debitamente istruito i seminaristi del Seminario teologico regionale e quelli del Seminario minore arcivescovile di Brindisi, i quali saranno deputati al servizio all’altare durante il solenne pontificale.

Non di meno i cerimonieri hanno avuto premura di constatare le fasi di confezionamento dei paramenti liturgici che dovranno essere indossati da Benedetto XVI durante la Messa: il Ponfefice Massimo indosserà paramenti, ideati appositamente per la felice occasione, decorati con simboli che rimandano a Brindisi ed ai temi precipui di codesta visita pastorale.

Si è così rivelata priva di fondamento l'indiscrezione secondo cui in tale occasione il sedici volte Benedetto avrebbe potuto rivestirsi baroccamente della mitria e paramenti sacri- conservati nel museo diocesano della vicina Gravina- appartenuti al settecentesco omonimo papa pugliese e "servo di Dio" Benedetto XIII Orsini.

La nuova aveva prontamente trovato l'entusiastico avallo di monsignor Rocco Talucci vescovo di Brindisi che dichiarava: "Ovviamente, dovremo chiedere il nulla osta al maestro delle cerimonie liturgiche del Santo Padre, Monsignor Guido Marini, ma conoscendolo come uomo attento alla tradizione - basti pensare che con saggezza ha già riscoperto e fatto indossare al Papa paramenti liturgici che giacevano senza alcun senso nei vecchi armadi vaticani, -nutro buone speranze in una fumata bianca. Veda, il fatto che il Papa indossi la Mitria di Benedetto XIII darebbe un grande segnale di continuità con la gloriosa storia della Chiesa che molti, in questa epoca, vorrebbero cancellare. Sa cosa le dico? Parlerò e scriverò ufficialmente al Vescovo di Gravina in Puglia già in queste ore: l’idea che avete lanciato mi entusiasma, bravi!"
E invece: fumata nera.
La considerazione di mera convenienza estetica per cui per una celebrazione all'aperto i barocchi vestimenti pensati per essere indossati nella solennità di una basilica sarebbero apparsi decisamente "fuori luogo"? Forse il timore che tanto sfarzo avrebbe distratto e deviato l'attenzione mediatica dal messaggio spirituale. Monsignor Guido Marini, infatti, ha raccomandato ai "pretini" salentini di concentrarsi sulla preparazione spirituale oltre che tecnica affinché «venga trasmessa l’intensità dell’esperienza liturgica vissuta con il Papa».

3 commenti:

L'agliuto ha detto...

Miniera di informazioni, come sempre.
Bello, il papa a tutta birra. Non sarà più tanto cciofane, ma sa ancora adottare l'espressione sorniona.
Senti un po'. Secondo te c'entra qualcosa la rinuncia alla tiara, ora anche nel suo stemma privato, col rifiuto di indossare i paramenti di Benedetto XIII?
La pagina dedicata alla tiara, nella Wikipedia, mi pare ben fatta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Tiara
Curiosamente, è lo stesso tema di cui si scriveva ieri, tu ed io. Autorità spirituale, ma non più potere temporale. Come a significare che solo al Cristo, ormai, può competere la duplice veste sacerdotale e regale ad un tempo. Che sia un segno dell'imminenza del Suo ritorno? Che ne dici?
Un Brindisi anche a te, se non ti fa perdere il Baricentro.

Duque de Gandia ha detto...

Sul fatto che Benedetto XVI non abbia inserito il triregno nel proprio stemma probabilmente (da alcuni significativi indizi possiamo dedurre che) probabilmente se ne è pentito:)
Anche perchè -dal momento che la stramba mitra ideata dal cardinale Montezemolo non rappresenta nessuna realistica mitra vescovile in uso ma che le tre fasce dorate orizzontali (in realtà Paolo VI si era fatto fare una mitra simile) simboleggiano l'autorità di Ordine sacro, di Giurisdizione e di Magistero- sarebbe bastato mantenere il triregno dicendo che le tre corone per bnedetto XVI significavano l'autorità di Ordine sacro, di Giurisdizione e di Magistero!

Si è trattato di una trovata demagogica. Sicuramente in buona fede da parte di papa Ratzinger, ma demagogica: la giustificazione che il triregno non poteva esserci nello stemma del papa perchè il papa non utilizza più il triregno non regge di fronte al fatto che il galero cardinalizio continui ad essere il simbolo araldico del cardinalato pur essendo stato ufficialmente abolito dal corredo cardinalizio!

Sul "mistero" dell'abolizione del triregno da parte di Paolo VI, in vero, da tanto tempo mi ripromisi di discettarne ...ma giorno verrà!
Paolo VI non abolì mai l'uso del triregno tant'è che nella sua Costituzione apostolica Romano Pontifici Eligendo del 1975, cioè tredici anni dopo che il papa non aveva più indossato il triregno, si parla di "cerimonia di incoronazione".
Paolo VI semplicemente non usandolo volle mostrare fattivamente che non ce ne era bisogno anche perchè MAI la tiara fu un copricapo liturgico.

Senza dilungarci sull'origine e sull'uso arcaico del copricapo, nel percorso dell'evoluzione della forma del triregno e del suo uso ritroviamo il nostro Lotario dei conti di Segni (già da me citato sul tuo blog a proposito della simbologia dei colori pontifici) che -non a caso in un sermone nella festa di San Silvestro!!!- identificò nella mitra il simbolo del sacerdozio e nella tiara il simbolo del potere temporale.

Era stato fino a quel momento davvero così chiara la differenza simbolica tra mitria e tiara?
Io personalmente dubito che nella Ecclesia Romana questa dicotomia di significato teologica tra tiara e mitra ci fosse sempre stata (vedi uso delle tiare dei vescovi bizantini cui sicuramente la tiara papale originalmente si ispirava) ma siccome nulla sappiamo...
Innocenzo III ha fatto testo ed ha pesato nelle decisioni dei papi post-conciliari come ha papale-papale ammesso Giovanni Paolo II durante la cerimonia di insediamento:
"Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, FORSE INGIUSTAMENTE, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi."
(CURIOSO CHE POI I PAPI RIFIUTINO IL SIMBOLO DEL POTERE TEMPORALE QUANDO IN REALTà AL POTERE TEMPORALE NON VI HANNO RINUNCIATO AFFATTO)


Per tornale al sedici volte Benedetto, nonchè al tredici volte Benedetto, non mi pare che "il problema" della tiara centri nulla con il diniego del "successor del maggior Piero" (inteso come successore di Piero Marini) di utilizzare i vestimenti di Papa Orsini.
Papa Ratzinger avrebbe dovuto indossarne la mitra (che seppur riccamente decorata è pur sempre simbolo di potere spirituale) e non la tiara!

Due ipotesi: o le vesti erano un pò consunte e neglette (strappi,tarme etc...) oppure sarebbe apparso troppo strano un papa così abbigliato su di un palco simile a quello del Festival Bar, fuori luogo come Zucchero che canta "Solo una sana inconsapevole libidine" dell'alto della bronzea berniniana Cattedra di San Pietro.

L'umillimo Francisco de Boria,
Principe assistente al Soglio "pro tempore"

Duque de Gandia ha detto...

Rispondo nuovamente al cruccio dell'ipo-commentatore sui pontificali paramenti brindisini col dire che i tardo-barocchi paramenti di Benedetto XIII erano bianchi e quindi non rispondenti al colore liturgico delle domeniche "per annum" che prevede paramenti verdi.
Inoltre credo proprio che a monsignor Marini sia di molto garbato la stoffa bizantineggiante ideata per i paramenti di Bennedetto XVI:
"...La presentazione del « parato papale » , composto da casula, dalmatica e mitria ha costituito l’ulteriore novità della conferenza stampa di ieri assieme a quella dell’Evangeliario.
« Si è inteso preparare per il Pontefice in visita alla città una casula caratterizzata da significativi richiami alla tradizione religiosa e devozionale della Chiesa e della comunità di Brindisi – è stato spiegato – ed è stato preparato un tessuto operato che nel disegno si ispira ai motivi del pregiato sciamito in seta rossa e orpello del XIII secolo che avvolgeva le reliquie di san Teodoro, protettore della Città, giunte quasi certamente a Brindisi nel 1225 con la giovane Isabella di Brienne che, nella nostra Cattedrale, andava sposa all’imperatore Federico II » .
C’è il motivo del grifo e, per questo, le stole che indosserà il presbiterio diocesano sono state battezzate col nome di « stola risurrezione » , « per la simbologia dei grifi – ha spiegato l’Ufficio liturgico diocesano – che rimandano alla potenza della vita » ...
© Copyright Avvenire, 10 giugno 2008

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TESSUTO REALIZZATO PER LA CASULA DI PAPA BENEDETTO XVI
IN VISITA ALLA CITTA’ DI BRINDISI 14-15 GIUGNO 2008
RELAZIONE TECNICA
Dott.ssa Maria Pia Pettinau Vescina
Storica del tessile antico.

"Il tessuto, eseguito magistralmente su progetto grafico-tecnico dell’ingegnere Angelo De Negri nell’opificio “Giuseppe De Negri” di Caserta, risponde con assoluta e sorprendente fedeltà, nell’impianto disegnativo, all’originale telo-reliquiario che avvolgeva le reliquie di San Teodoro d’Amasea, patrono della città di Brindisi.

Il manufatto è stato realizzato con ordito di fondo in seta verde, trama di fondo in lino verde e trama lanciata in seta giallo senape. La preziosità deriva dal suo rapporto con la storia e la tradizione devozionale della Città.

E’ sembrato opportuno utilizzare per il fondo una trama di seta di colore giallo senape: l’idea di usare un filato in lurex in sostituzione del filato in oro membranaceo, presente nel telo originario, è stata infatti immediatamente scartata perchè la lucentezza di quel materiale sintetico avrebbe reso finto e teatrale un paramento sacro destinato ad un rito liturgico che la presenza del Santo Padre riveste di assoluta solennità.

La trama giallo senape, lanciata sul fondo verde, crea l’effetto di un verde cangiante, esaltando il verde più marcato delle rosette polilobate su cui si adagiano i grifi.

Il verde, colore liturgico richiesto dall’occasione, prevale nella composizione disegnativa: nelle rosette che, disposte per serie parallele accolgono i grifi, nelle corolle stellate che incorniciano ariosamente le stesse rosette, nei giochi geometrici dei cerchi che formano quadrilobi negli interspazi.
Bordure dello stesso tessuto saranno applicate a guarnizione delle casule dei concelebranti e delle dalmatiche diaconali, da realizzare, tutte, in raso di seta verde appena mosso dal minuscolo disegno di piccole corolle che richiamano le margheritine stellate presenti nella casula destinata al Pontefice.

Si è prestata molta attenzione all’unità stilistica di tutti i paramenti per un risultato che, senza risultare sfarzoso, sia adeguato alla solennità dell’evento.

E’ auspicabile che il Santo Padre voglia benevolmente accogliere il dono della casula approntata per la Sua persona a duraturo e significativo ricordo del Suo incontro con la Città."