lunedì, dicembre 05, 2005

HABEMUS MOSAICUM!


Per una venerabile consuetudine, principiata da San Leone Magno, la patriarcale basilica di San Paolo fuori le Mura è decorata da una mirabile teoria di immagini dei Romani pontefici.

Le antiche immagini ad affresco, in seguito al furioso incendio che nel luglio 1823 devastò la basilica paleocristiana, nella risorta basilica neoclassica sono state sostituite ex novo con tondi in mosaico.

All'avvento di ogni novello Romano pontefice la Venerabile Fabbrica di San Pietro, da cui dipende la Studio del mosaico del Vaticano, incarica un pittore di realizzare una tela del diametro di due metri raffigurante un busto del pontefice di cui i mosaicisti vaticani realizzeranno l'esatta copia in mosaico che verra posta nel clipeo vuoto accanto al mosaico raffigurante il predecessore, aggiornando così la bimillenaria sequenza.




Incaricato di approntare la raffigurazione a mezzo busto di Benedetto XVI è stato il noto ritrattista Ulisse Santini cui va l'universale plauso per la felice riproduzione delle fattezze del bavarese Pontefice "ccioiosamente regnante" abbigliato con i sacri paramenti con cui il 29 giugno ha per la prima volta presieduto nella Basilica Vaticana il solenne pontificale nella solennità liturgica dei santi apostoli Pietro e Paolo.

L'opera pittorica e la copia musiva sono state presentate al Sovrano Pontefice prima che Sua Santità si recasse nel Foro Petriano per presiedere all'udienza generale di mercoledì 23 novembre.
La presentazione al pubblico è avvenuta convenientemente nella Basilica Ostiense, la sera di sabato 25 novembre in concomitanza del concerto dei Wiener Philharmoniker diretti da Seiji Ozawa che hanno eseguito la sinfonia n. 9 e il "Te Deum" di Anton Bruckner a conclusione del IV Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra promosso dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra (che è stato lo sponsor del nuovo tondo musivo)e dalla Daimler Chrysler Italia.

il 2 dicembre il clipeo musivo è stato collocato accanto a quello di Giovanni Paolo II ed in tale occasione sotto il ritratto del defunto pontefice è stata posta la bronzea iscrizione della durata complessiva del pontificato wojtyliano:
SED(DIT)A(NNI)XXVI M(ENSESE) V DIES XVII

venerdì, dicembre 02, 2005

Santa anche subito /3

(Dal FOGLIO di giovedì 1 dicembre 2005)

Santanchè prima arrivata
L'on. Daniela Santanchè (An) è stata, in commissione Bicamerale a Montecitorio, la prima donna relatrice della Finanziaria nella storia della repubblica. e dichiara di essere, in ordine decrescente: "Primo, orgogliosa per An; secondo, emozionata; e rerzo, felice".
Il presidente della Camera, onorevole Pier Ferdinando Casini (Udc), così giudica l'accaduto: "E' questa la vera novità della legislatura!".

giovedì, dicembre 01, 2005

Fiocco fiacco

Ovvero la ragionata difesa dell'atteggiamento della Chiesa cattolica in materia di AIDS contro "l'inutile strage" mediatica cui è implacabilmente sottoposto il cattolicesimo

venerdì, novembre 25, 2005

about a boy /10


Faccio la carità a chi suona dentro le metropolitane o agli angoli delle strade solo quando li sento strimpellare due, e solo due, canzoni.
Quel pezzo dei Nomadi che fa:
“…sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte...

Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi...”

L’altra canzone è in lingua spagnola: “Historia De Un Amòr”
Ya no estás más a mi lado, corazón
En el alma sólo tengo soledad
Y si ya no puedo verte
Porque Dios me hizo quererte
Para hacerme sufrir más
...
Es la historia de un amor como no hay otro igual
Que me hizo comprender todo el bien, todo el mal
Que le dio luz a mi vida
Apagándola después
Ay qué vida tan oscura
Sin tu amor no viviré

giovedì, novembre 24, 2005

visioni private /5

"Ogni cosa è illuminata"

ovvero:"Il nonno dice: guarda fuori quando il paesaggio è superiore".

mercoledì, novembre 23, 2005

Sonetos Fùnebres IV

Ovvero: EL GRANDE ENTIERRO

A trent'anni dalla morte di Francisco Franco la Spagna ha eliminato i monumenti equestri del Caudillo, ha tolto dalle "calles" le targhe inneggianti a colui che ha governato per un quarantennio, e con scettro di ferro, la nazione iberica.
Si riteneva il salvatore della Spagna da tutto ciò che secondo lui stava distruggendo l'identità, la storia, l'anima stessa dell'Ispanidàd .
Franco ha stretto lo scettro fino alla morte come il cinquecentesco "Rey prudente" non risparmiando alla sua Spagna fino all'ultimo la durezza della dittatura. Ma da buon monarca, devoto delle glorie di Ferdinando e Isabella, sentì forte l'esigenza di costruire per tempo una chiara, forte ed autorevole successione.
La svolta democratica di Juan Carlos non era certo nei pensieri del Caudillo, ma la maturazione politica del futuro re la si deve all'essere stato volente o nolente, per anni il diletto allievo di Franco.


Per un trentennio la necessità di mantenere una pace sociale ha "distratto" gli spagnoli, solitamente amanti della litigiosità, dal chiedere giustizia dei misfatti di Franco soprattutto per non inficiare la validità dell'assetto statale esistente che -seppur sviluppatosi democraticamente- è figlio legittimo del franchismo.
Questo è il grande miracolo, o se vogliamo trucco, politico di Francisco Franco che emblematicamente si manifesta gelidamente pietrificato, nell'enorme croce della Valle de los Caidos sopra il faraonico ossario delle vittime comuniste e fasciste della Guerra Civile spagnola. Visionario Calvario ideato dal dittatore e in cui anch'egli volle far tumulare le proprie ossa: nel tentativo di dominare anche da morto quei fantasmi.


PS: mentre in Spagna, con furia iconoclasta, Zapatero vuol eliminare la toponomastica franchista facendosi vendicatore del nonno e di tutti i caduti per colpa del Franchismo, in Italia, ad un anno dalla morte, si scoprono lapidi alla memoria di Arafat.
La mia conclusione è che è molto più facile ben volere i dittatori altrui.

martedì, novembre 22, 2005

sedere sul trono

«Si è rotta l’asse del w.c. in legno di noce del Principe Carlo.
Ne è stata commissionata un’altra, in stile perfetto, all’antiquario Drummonds. È grande e solida.
“Suitable for a very large real” dice Mr. Drummonds»

( Il Foglio martedì 22 Novembre 2005)

Diari di un Curato

Ovvero: Cento colpi di spazzola prima di andare a dire messa

«...A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.

L’INCHIESTA - L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante. E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda.

Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati.
In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.

I NUMERI - Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati.

IL DIARIO - Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi».
Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia... saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai».

A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore...»

(Corriere della sera, 21 Novembre 2005)

lunedì, novembre 21, 2005

domenica, novembre 20, 2005

Vite Parallele 3

Luciana Litizzetto dixit:
“Il cardinal Ruini è come Stefano Bettarini.
Entrambi erano famosi perché facevano un altro mestiere mentre adesso sono noti perchè stanno sempre in televisione e sui giornali.”

sabato, novembre 19, 2005

La buona Ventura (dell'Isola dei famosi)



L’ISOLA DEI REDUCI
Maurizio Ferrini e Lory Del Santo ovvero Quelli della Notte e Drive In, però vent’anni dopo

È ufficiale: siamo invecchiati.
Tutti si sentano offesi nessuno si senta escluso.
Siamo vecchi, superati, relitti dei totalitarismi televisivi, nostalgici di un intrattenimento illusorio, reperti di un decennio mai veramente conclusasi – gli anni Ottanta.
Siamo invecchiati mercoledì, tra le undici e mezzanotte, quando l’inutile fatina è stata eliminata e la vittoria dell’Isola dei famosi edizione 2005 se la sono giocata Drive In e Quelli della Notte, ovvero i due programmi più rimpianti e più sopravvalutati della storia della televisione.
Siamo invecchiati quando la realtà ci ha messi di fronte all’evidenza delle nostre illusioni, a quanto fosse velleitario il nostro fare la morale a quel magma postmoderno che è il contemporaneo, ai reality show che producono personaggi televisivi che altra collocazione non hanno se non finire in altri reality show, alla televisione che cannibalizza la televisione.
Siamo invecchiati quando sono entrati Andy Luotto e Max Catalano e Silvia Annacchiaro, quando ci siamo dovuti arrendere e ammettere che sì: chiunque faccia la morale alla televisione nell’era dei reality ha evidentemente rimesso dalla propria coscienza le quantità di scorie tossiche prodotte dagli esperimenti di Arbore.
È accaduto quando sono rimasti in due, Lory Del Santo e Maurizio Ferrini, e Simona Ventura, in modalità “parole in libertà”, ha domandato retorica: “Chi sarà Zeus e chi sarà Ade?”. E a voler fare della sociologia spicciola si potrebbe dire che è molto umbertecchiana, nel parlare di cose che non conosce e nel farlo in un italiano comprensibile solo a lei e ad Alfonso Signorini, ma, lasciando da parte la sociologia, c’è solo da dire che la Ventura è perfetta, profondamente inserita nel suo tempo, sta alla televisione come Baricco alla letteratura e Muccino al cinema, e una macchina da guerra che non teme gap culturali né incertezze stilistiche, e funziona molto ma molto di più di quanto abbia funzionato Renzo Arbore, che gli aforismi a vanvera li lasciava dire alle macchiette di scena, e lui era sempre un gradino sopra, un po’ meglio; migliore almeno quanto lo era e lo è Ricci, che è talmente superiore che in scena ci manda gli altri, i fenomeni da baraccone, lui fa “l’autore”, una contraddizione in termini televisivi se mai ve n’è stata una (può televisivamente esistere ciò che non va in scena? Inadatti a fornire risposta, lasciamo il campo ad Antonella Boralevi, che dopo la fine del’Isola ha detto da Vespa “Ho fatto un discorso di semiologia” ed è quindi qualificata per il compito).

Ventura non è un po’ meglio di chi ospita, chi arringa, chi premia e chi punisce: è un po’ peggio, è lo è con tale fierezza che neppure infierisce sulle velleità di gloria della tv d’autore che fu, anzi col Ferrini di Quelli della Notte e con la Del Santo di Drive In è quasi affettuosa, così come lo si è con i bambini della portinaia a Natale.

Oggi non arriverebbero alla terza puntata

Il fatto che Drive In e Quelli della Notte, i programmi che hanno allietato le giovinezze dell’attuale classe dirigente italiana, quelli che li fecero sentire trasgressivi e innovatori e ganzi, oggi non arriverebbero alla terza puntata. E non perché la creatività televisiva è stata strozzata dal giogo dell’Auditel, come quelli che ritengono il pubblico un incomodo che impedisce al mezzo televisivo di trasmettere solo concerti da camera e documentari sulla riproduzione sulle libellule. Al contrario: perché la tv è migliorata. Moltissimo. In una maniera che ha fatto invecchiare i varietà comici degli anni Ottanta in un modo subitaneo e devastante.
Provate a riguardare le registrazione, e ve ne accorgerete: Studio Uno è molto ma molto più contemporaneo del programma in cui esordì Piersilvio o di quello che regalò all’Italia (che ancora ringrazia) Marisa Laurito.
Chi li rimpiange, Drive In e Quelli della Notte, rimpiange i vent’anni o poco più che aveva quando andavano in onda.

Chi li rimpiange non li ha rivisti in anni recenti. Altrimenti si accorgerebbe della voragine che c’è tra il Ferrini dell’Isola, quello che discetta senza rete di Maya e Babilonesi e “quando tu vuoi corrompere l’uomo gli dici che il tempo è denaro, ma il tempo è arte”, e il tristanzuolo venditore di pedalò che improvvisava per la gioia degli arboriani. A voler essere intellettualmente onesti, non si può non riconoscere che “Io non ho avuto fidanzati, ho avuto quasi solo mariti”, battuta estemporanea di Lory Del Santo, è nettamente superiore a tutte quelle che le scriveva Antonio Ricci, avendo individuato il di lei core business –l’oca giuliva- ma non sapendolo far risaltare come sa farlo solo un programma che non sarà reale, ma che è vivo, contemporaneamente: non modernariato già mentre va in onda.

(Il Foglio venerdì 18 novembre 2005)

venerdì, novembre 18, 2005

Lory Del Santo Subito

Lory Del Santo avrebbe meritato di vincere la terza edizione dell’Isola dei Famosi solo per aver detto: «Io non ho avuto tanti fidanzati, ho avuto quasi solo mariti»; la frase più celebre del 2005 dopo l’espressione “dittatura del relativismo” pronunciata dal Cardinal Ratzinger nell’omelia d’apertura del Conclave da cui ne è uscito Papa.

Dunque
, l’Isola le ha fatto un regalo: finalmente ha svelato Lory Del Santo…

«Sì… pensavo di morire senza essere capita. E, invece, ora sono così felice che posso veramente morire. Neppure mia madre ha mai compreso nulla di me, ancora si chiede da dove sia uscita…».


Dove trova tutta questa energia e questa saggezza?

«Sono così, ho sempre lottato come un leone, non mi arrendo mai. Le frasi che dico sempre? Non le ho lette da nessuna parte, ho aperto quattro libri in tutta la vita. Mi vengono in mente in continuazione, le annoto su un taccuino».
Che farà con i 100mila euro di vincita?
«Finisco di pagare il mutuo della casa e magari mi rifaccio il seno... Sono così dimagrita a Samanà».

Quanto e come ha usato la sua avvenenza per raggiungere i suoi scopi?

«Essere bella mi ha aiutata molto, è una carta di credito. Sono una donna spregiudicata che non lascia perdere nulla. Ho usato la seduzione per conquistare gli uomini, ma mai per andare avanti nella carriera, anche se non trovo nulla di male ad usare il proprio corpo, tutta la vita è un dare e un avere. Ho agito come una Cenerentola che rubava il vestito elegante per andare a conoscere il principe, non per vendermi a lui, ma per esserne arricchita.»

mercoledì, novembre 16, 2005

about a boy /8

Sono stato meno di ventiquattrore lontano da Roma, per festeggiare la laurea del mio più caro amico, ed al mio ritorno ho ritrovato una città che ha sfruttato la mia assenza per rivestirsi di addobbi natalizi!

venerdì, novembre 11, 2005

Amicus Plato sed Magis Amica Santippe, III

Ci sono spettacoli teatrali che si va a vedere per pura "devozione".
Mi son detto che non dovevo farmi scappare l'occasione, ed il privilegio, d'applaudire Franca Valeri...prima che muoia.

Ovvero:
«LA VEDOVA SOCRATE»

«Ci teneva molto a essere accolto bene di là, con tutte le raccomandazioni degli dei, ne parlava sempre qui e fuori con tutti questi ragazzi, non so lo scopo quale era, ma discutevano proprio di questa cosa. Sembrava che il corpo desse una gran noia a tutti perché la nostra parte buona è l’anima, perché più che altro non si vede. E per lui era un vantaggio: bello non era.
Ad Alcibiade non gli andava giù… lui sul corpo ci contava molto.
In quel libraccio di Platone che è andato a ruba su quella famosa serata di quel simposio… fra parentesi, si è mai sentito che delle donne fanno un pranzo solo per parlare dell’amore? Ecco… i filosofi sì… Ho qui quello schifo di libretto… Me l’ha dato un cliente… una vergogna quando l’ho letto… non l’ho neanche finito… poi l’ho nascosto…

…mi ha preso una botta di furore quando ho aperto e leggo… ecco qui… che un certo Aristodemo… mi pare, se non mi sbaglio… ma è difficile… che so chi è… raccontava di aver incontrato Socrate… testuale… «ben lavato e con i sandali ai piedi, il che gli avveniva di rado». Guarda che figura mi ha fatto fare, che so solo io la fatica per fargli fare un bagno… mi si sarà lavato di nascosto mentre ero fuori… chissà nel bagno di chi… mentre io devo sopportarlo anche a tavola e peggio a letto con quei piedi sporchi che mi lascia sempre impronte dappertutto… e poi dice: «Gli chiesi dove andasse fattosi così bello…», figuriamoci, si fa prendere in giro… «Quello…» (hai capito che insolente «Quello»! Socrate…) … «Quello rispose: “A cena da Agatone”» Figurati che cena…bevono e mangeranno un po’ di frutta… Adesso vi leggo qui, più avanti, salto tutti i discorsi che avrebbero fatto… cose che le sento anche in casa…
ecco, qui sono arrossita da sola mentre leggevo, non credevo ai miei occhi… ecco qua: «Non molto tempo dopo udirono la voce di Alcibiade (il generale) dal cortile, era completamente ubriaco e gridava forte, domandando dove fosse Agatone e pretendendo che lo si conducesse da lui…».
Lui pare che fosse geloso da morire di questo Agatone perché mio marito se ne occupava un po’, credo più che altro per rischiarargli un po’ le idee perché è uno di quei belli stupidi come le oche… cose che sento dire, non mi interessano più di tanto…
«Sorreggendolo dunque la flautista…»
sarà qualche troietta… femmina? Strano, non ne girano di donne in quei pranzi…
«E alcuni altri del suo seguito, lo condussero dai presenti» -attenti bene- «e lui si fermò sulla porta, cinto da una fitta corona di edera e di violette con una gran quantità di nastri sul capo…»
Queste sono cattiverie di quella serpe di Platone… si può dire di tutto, anzi, ma c’è un limite… quello è un militare, un generale… per quanto gay le sue battaglie se l’è fatte… le ha anche prese… forse si era presentato sul capo con qualche addobbo floreale… e non è finita…
«Lui venne avanti soggetti da quegli uomini (appunto, uomini) togliendosi i nastri per inghirlandare Agatone eccetera. eccetera… si pose in mezzo fra socrate e lui… abbracciò Agatone e gli pose le ghirlande…»
Ditemi voi se è possibile mettere in piazza di queste porcherie… metti che ci sia del vero… è il caso di farlo sapere a tutti?… un generale, che figura ci fanno le nostre gorze armate…
resti fra noi…
un giorno mi è piombato in casa tutto agitato… sembrava che mi volesse picchiare «Perché Socrate non mi vuole più? Mi preferisce quello stupido ragazzo… mi aiuti lei… dica una buona parola…»
Mi dicevo fra me… non lo sfiora l’idea che sono la moglie… la dignità sotto la pianta dei piedi proprio… l’ho buttata un po’ sul ridere per vincere l’imbarazzo… «Sa perché con me ha resistito tanto tempo? Perché sono bionda…» nota che lui è nero. Ha pianto. L’ho tenuto a cena perché era in uno stato da non farsi vedere in giro. «Non ho fame, non ho fame» e poi si è mangiato tutto… avevo fatto delle polpettine di pecorina vergine con l’uva nera che sono una squisitezza…»


...«So che mio marito aveva una gran devozione per Eros che io ho sempre considerato un dio minore e in casa mia non vedrete mai oggetti di devozione per lui o per la sua signora madre. È strano che anche mio marito giustificasse tutte queste storie di sesso come amore del bello.
Come vedete non è il mio punto di vista, che ho sposato lui che era brutto come un satiro e le cose belle le ho preferite in oggetti da vendere che non in ragazzi da mantenere.
Mi chiedi Elocula cosa ho avuto da lui per considerare la mia vita soddisfacente? Una preziosa vedovanza.
La giovinezza come sapete è breve e, poiché non ho motivo né probabilità di degustare della cicuta, ritengo di potermi godere a lungo questo privilegio.
La morte del marito è un così grande dolore che nessuna donna ci rinuncerebbe »

giovedì, novembre 10, 2005

Rock teologic

Simpatico siparietto tra Celentano e Battiato durante la puntata di Rock Politic.

Adriano Celentano s'avvicina a Franco Battiato, dopo che questi ha finito di declamare una nichilista "canzungella" sul tema: "polvere sei e polvere ritornerai", e gli dice: "So che tu credi nell'Incarnazione".
"No. Nella Reincarnazione" - puntualizza Battiato.
"E' uguale" - chiude Celentano la querelle teologica.

PS: Molte altre corbellerie "spirituali" ha detto Celentano nel breve dialogo con Battiato ma non sono state scritte in questo post.
Questo post è stato scritto affinche crediate che Celentano è il re degli ignoranti.

mercoledì, novembre 09, 2005

Vite Parallele 2

Ovvero: Monumenta Historica Populi Nostris

Il 9 novembre 2005, come ogn’un sa, ricorre il quarantaduesimo genetliaco di Biagio Antonacci.
Ma forse non tutti sanno che ricorrono anche i 1681 anni dalla consacrazione della Patriarcale Arcibasilica Lateranense del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, Cattedrale di Roma (Omnium Urbis et Orbis Mater et Caput).

domenica, novembre 06, 2005

La niña santa /2

Ovvero: L’Infanta sul cui dominio non tramonta mai il sole.


Se un giorno diverrà la quarta Regina di Spagna più che Maestà Cattolica la si potrebbe chiamare Maestà “cesarea” (sperando che gli Asburgo non s’adontino) dato che la volontà di celebrare i fasti della Real Casa borbonica ha prevaricato l’arte medica tanto da decretare di sottoporre la Principessa delle Asturie a taglio cesareo, circa due settimane prima della presunta fine della gestazione.
Il 31 ottobre 2005, per evitare che il lieto èvento potesse sovrapporsi con le commemorazioni del trentesimo anniversario della salita al trono di Don Juan Carlos I, è così venuta alla luce l’infanta Leonòr, primogenita del principe ereditario Felipe.
Molti si sono sorpresi per la scelta di un nome poco diffuso in Spagna: nel 2004 solo 77 bambine in tutta la Spagna sono state registrate con tale nome. Non è nemmeno un nome usuale nella Storia di Spagna; l’ultima Eleonora di rilevanza storica fu la principessa Leonòr del Portogallo madre di Isabella la Cattolica.
Trent’anni dopo la morte del dittatore Francisco Franco, nonno Juan Carlos può così festeggiare anche l’avvento della terza generazione di quella risorta monarchia borbonica che ha avuto il grave compito di sostenere ed incarnare il ‘desarroyo’ democratico di una Spagna che in breve ha raggiunto i livelli delle più progredite potenze occidentali.

Tra l’abdicazione di nonno Alfonso XIII ed i regno del nipote Juan Carlos c’è stata una frattura di quasi mezzo secolo, inframmezzata da un dittatore, più realista del re, che esaltò i trionfi del siglo de oro, massimamente di Filippo II,ed ancora più se possibile, venerò la santa memoria di Isabella e che in più teneva in casa sua un braccio di Santa Teresa d’Avila.
Juan Carlos non sarebbe potuto durare molto come re, essendo stato scelto da Franco a succedergli, se non si fosse posto come obbiettivo quello di prendere le distanze dal reazionario nonno Alfonso, e dal Caudillo, e da quella Spagna tronfia di glorie di cartapesta.

Dopo la salita al trono, los Reyes hanno continuato a vivere come prima, non avendo nessuna intenzione di rimettere piede nei saloni dorati del palazzo reale, lasciato sotto il dominio di legioni di turisti, per concentrarsi sull’essenziale: essere l’immagine della Spagna moderna, vincente ma solida e tradizionale, quanto basta.
Il giovane Juan Carlos principe senza trono, figlio di principe senza trono, fece un matrimonio riuscitissimo, per i parametri dell’epoca, sposando una principessa di casa reale regnante.
E davanti alle nozze con Sofia di Grecia tutta l’umanità civilizzata deve inchinarsi al pensiero che per quel ricevimento di nozze fu ideata una delle invenzioni fondamentali del XX secolo: "gamberetti in salsa rosa"!

Una volta diventato re, Juan Carlos ha concesso anche ai suoi “infanti”di fare -mutatis mutandis- dei matrimoni politicamente correttissimi.
L’Infanta Elena ha sposato un aristocratico castigliano, con la faccia bislunga da hidalgo castigliano, che lavora nell’alta finanza.
L’Infanta Cristina ha sposato un bel pallavolista basco con cui vive in Catalogna, altra regione autonomista insieme ai Paesi Baschi.
Il Principe delle Asturie -dulcis in fundo-ha coronato il sogno di tutte le “sciampiste” del Regno (Canarie comprese) designando a futura regina una borghesissima “mujer trabajadora” con tanto di matrimonio fallito (ed annullamento della Sacra Rota “tambièn”) in curriculum.
Ci ha messo un po’ la Principessa delle Asturie, mugugnavano gli spagnoli, ma alla fine ha sfornato l’erede. I più tradizionalisti avrebbero preferito un “varòn” perché la nascita di una bambina potrebbe spingere il Governo Zapatero (nemico giurato di ogni discriminazione sessuale e paladino di ogni “total ecuiparacion”) ad abolire la legge salica che concede il titolo di erede al trono al primo dei figli maschi. La piccola Eleonora di Borbone a tutt’oggi potrebbe diventare Regina solo in mancanza di fratelli maschi come è stato nella Storia per Isabella la Cattolica, Giovanna la Pazza e Isabella II. Coerentemente con la “politica” sostenuta da "los Reyes" per presentare l’immagine di una monarchia al passo coi tempi, lo stesso Juan Carlos non avrà nulla da eccepire. Nella Spagna di Zapatero è inpossibile che scoppi una guerra carlista come alla salita al trono di Isabella II. Ma anzi! La piccola Eleonora di Borbone non è ancora erede al trono e già possiede dei “domini” su internet! Quando si dice monarchia del terzo millennio!

Da parte della Casa reale «è stato chiesto al Red.es, l'ente che si occupa delle registrazioni dei domini ''.es'', di bloccare qualsiasi richiesta per indirizzi che contengano o richiamino il nome ''Leonor''. Da segnalare che tra i domini già registrati dalla ''Casa Real'' figurano ''reinaleonor.com'' e ''princesaleonor.com''. Che sia un primo passo verso quella piccola rivoluzione che potrebbe abbattersi sulla costituzione spagnola? »
Ma essendo internet l’attuale impero universale su cui non tramonta mai il sole, non è stato possibile impedire alla grande rete di approfittarsi del lieto evento per creare pagine web non autorizzate.
Risulta infatti che la neonata Altezza Reale a poche ore dalla nascita abbia aperto addirittura due weblog in cui l’Infanta elargisce ai sudditi saggi consigli su come sopravvivere alla Sua regale nascita.

sabato, novembre 05, 2005

venerdì, novembre 04, 2005

mercoledì, novembre 02, 2005

Sonetos Fùnebres

«Lo Caduco esta urna peregrina,
oh peregrino, con majestad sella»
(L.De Gòngora)