domenica, settembre 23, 2007

A SECRETIS, IV

Ovvero: Bertone mormorò: non passa "Lo Straniero"!


Ai vespri del venerdì 21 settembre 2007, a Roma nella splendida cornice extraterritoriale dell'Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana si è svolta la presentazione ufficiale de L'ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia” (Edizioni Rai-Eri e Rizzoli, Milano 2007, pp. 196, Euro 17,50): libello del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di sua Santità, scritto a quattro mani con il Vaticanista del Tg1 Giuseppe De Carli; tomo che si fregia dell'augusta presentazione del sedici volte Benedetto.
Moderatore della serata il "gesuitico" direttore della Sala Stampa Vaticana padre Federico Lombardi.

Gli interventi sono stati aperti dal "padrone di casa" monsignor Ambrogio Spreafico, rettore dell' Urbaniana, che ha laudato l'importanza ecclesiale e culturale del felice evento.
Il Vescovo emerito di Leiria-Fatima, monsignor Serafim de Sousa Ferreira e Silva, ha raccontato del come e quando ha personalmente acconpagnato nell'anno 2000 l'allor monsignor Bertone a Coimbra da Suor Lucia per i colloqui propedeutici alla rivelazione del "Terzo Segreto": "Lei le verificò attentamente, riconoscendo le pagine scritte di proprio pugno 56 anni prima, e riconoscendo persino la carta”.
Poi è stato il turno del giornalista Vittorio Messori "Arci-scrittore-cattolico" che, dal suo "emporio" di nozioni mariologiche, ha tracciato un alato excursus della costante presenza parallela della Madre celeste nelle vicende terrestri.
Il vaticanista televisivo De Carli ha presentato due documenti video: prima un reportage tutto girato nel monastero di clausura di Coimbra, dove Suor Lucia a partire dal 1950 visse stabilmente fino alla morte, poi una video-intervista con monsignor Capovilla.
L'antico segretario personale di Papa Roncalli nonchè unico sopravvissuto alla lettura del "terzo segreto" fatta da Giovanni XXIII nel 1959, e che è stato -forse- l'involontaria leva su cui si sollevata la diatriba sulla possibile esistenza di un ulteriore "messaggio" di Nostra Signora di Fatima, ha nuovamente e solennemente smentito categoricamente l'esistenza di un "Quarto Segreto": “Quando ho sentito parlare di 'Quarto Segreto' sono rimasto strabiliato. Non mi era mai passato per la testa che esistesse un quarto segreto. Nessuno me lo ha detto né io ho affermato una cosa del genere”.
Anche Messori ha escluso che che vi possa essere ancora un "Quarto segreto" occulto ed occultato.
Personalmente prendo piacevolmente atto della svolta "razionalistica" del cattolico Messori che fino a non pochi anni addietro pubblicava libelli infarciti di apocalittiche profezie di Madonne, di Santi, e quel che è più grave, di proprie congetture su catastrofiche palingenesi della Chiesa e del Mondo!

Dulcis in fundo -o se si preferisce: in cauda venenum!- l'Eminentissimo Bertone, introdotto dall'onorevole Francesco Rutelli, ha tenuto a giustificare la somma prudenza adottata dalla Chiesa nei casi di fenomeni soprannaturali per evitare delirii collettivi “di tipo 'apocalittico'”, così come il “protagonismo da parte dei 'veggenti'”. “Bisogna evitare il pericolo di una 'Chiesa delle apparizioni' diffidente della Gerarchia della Chiesa".

Volenti o nolenti, insomma, ha aleggiato sulle teste dell'eletto uditorio l'espressione "Quarto segreto" nonchè il fantasma dell'innominato suo coniatore: Antonio Socci. Giornalista, ardente cattolico, nonchè fumantino toscano assai facile all'infervoro, Antonio Socci per la verità non s'è paventato all'Urbaniana solamente sotto specie ed accidenti ma in carne e -soprattutto- sangue!

Già i suoi colleghi vaticanisti si erano affrettati ad interperlarlo telefonicamente intorno alla possibilità di una sua eventuale "marcia su Roma" ed infatti così si esprimeva il buon Socci: "Stasera andrò alla presentazione del libro di Bertone, anche come parte in causa perchè è contro il mio libro ma chiederò al cardinale un solo minuto per rispondere a una semplice domanda, con un sì o con un no".

La fatidica domanda avrebbe dovuto essere la seguente: «Eminenza, lei è pronto a giurare sul Vangelo che alla famosa frase “In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc” contenuta nel Terzo Segreto di Fatima reso noto dal Vaticano nel 2000 non segua nient’altro?».
Se l'Eminentissimo Bertone in coscienza avesse ritenuto di non poter dire un "no" assoluto Socci alla fine avrebbe trionfato (assieme al Cuore Immacolato)!
Se l'Eminentissimo Bertone avesse invece detto il suo "sì" convinto, Socci avrebbe chiesto seduta stante di far ascoltare al Cardinale e all'uditorio la registrazione autentica della dichiarzione che monsignor Loris Capovilla rilasciò ad un cultore di Fatima tal Solideo Paolini, nella quale, sempre secondo l'adamantino Socci, Monsignor Capovilla dichiarava papale-papale: «oltre alla quattro paginette, c’era anche qualcos’altro, un allegato, sì» .

Pertanto -nell'attesa di constatare se Tarcisio Bertone fosse capace di esercitare la virtù della pazienza nel grado eroico di una Giovanna Melandri- prima che principiasse la presentazione, Socci varcava il portone della gianicolense Università pontificia chiededendo gentilmente che l'Eminentissimo concedesse la grazia di farsi porre la mistica questione ma poichè gli è stato risposto che nessuno avrebbe avuto la libertà di interrogare l'Eminentissimo ospite d'onore, il perseverante Socci ha aspettato paziente nel cortile dell'Università Urbaniana l'arrivo del Cardinal Bertone per ottenere soddisfazione in faccia ai giornalisti e ai teleoperatori schierati, ma invano poichè l'Eminentissimo, avvertito "del pericolo" incombente, è sgattaiolato velocemente all'interno dell'Urbaniana!

Rimasto fuori dell'Aula Magna nel cortile dell'Urbaniana, come San Pietro nel Cortile del Palazzo del Sommo Sacerdote, a differenza dell'Apostolo, Antonio Socci non si è sottratto all'interrogatorio dei colleghi giornalisti! A quel punto è intervenuto il discreto personale della sicurezza vaticana che -con fermezza- ha pregato Socci di non dare spettacolo e di accomodarsi (assieme a chi lo stava ad ascoltare) fuori dal cancello dell'università Urbaniana che a norma dei Patti lateranensi sorge su proprietà extraterritoriale della Santa Sede. Ma poichè l'autore del "Quarto Segreto di Fatima" (Rizzoli) si mostrava palesemente insensibile verso le ragioni delle norme concordatarie e del diritto internazionale è stato, contro la proria volontà, ricondotto "in partibus infidelium".



Dalla meditazione di questo ennesimo "Fioretto" dal sapore francescano della biografia di Antonio Socci bisogna ricavare tre gravi condiderazioni:

1) La totale mancanza di solidarietà da parte del mondo giornalistico, financo da parte di quei giornalisti anticlericali che trattandosi del caso particolare dell'inviso Socci hanno plaudito (poichè hanno detto: "è la prova che anche l’assolutismo serve a qualcosa") mentre se un Gad Learner o un Michele Santoro, un Eugenio Scalfari od anche un'umile Barbara Palombelli fossero stati sbattuti fuori dal territorio vaticano poichè -legittimamente!- ritenuti ospiti non graditi, noi oggi staremmo assistendo ad una campagna stampa per l'abolizione del Concordato e per l'occupazione di San Pietro manu militari!

2) Non si può non rimanere sorpresi per il fatto che il Cardinal Bertone non batta ciglio ma anzi si compiaccia nel sentire il nonagenario Capovilla che, per dare ragione alla tesi Bertone, riaffermare esattamente -ed anzi direi: "canonizza"- ciò che è sostenuto nel libro di Socci: ovvero che ci furono due distinte date in cui Paolo VI aprì la busta del "terzo segreto" solo che una delle due date non compare nella documentazione del Sant'Uffizio!
Ma se questo fosse vero vorrebbe dire che è tranquillamente possibile ipotizzare che anche altre volte quella busta uscì dalla "Suprema Congregazione" senza che nei registri della medesima Congregazione del Sant'Uffizio rimanesse traccia!
Questo vorrebbe dire che Bertone non può più sostenere, solo sulla base delle carte d'archivio, ad esempio che Papa Luciani non lesse il Terzo Segreto o che Papa Wojtyla lo lesse solo dopo l'attentato del 13 maggio 1981!

3) Terzo -vero!- "mistero" su cui interrogarsi relativamente alla serata del 21 Settebre all'Urbaniana è stata "l'apparizione" al fianco di Bertone, al tavolo dei relatori, del vice-premier Francesco Rutelli!

2 commenti:

Duca De Gandia ha detto...

Una lodevole (nonchè ironica)ricostruzione della serata di Socci all'Urbaniana a firma di "Santa" Angela Ambrogetti "Martire" di Telepace:
Bertone, Socci e i segreti di Fatima
(http://www.papanews.it/dettaglio_approfondimenti.asp?IdNews=3182#a)

"CITTA’ DEL VATICANO - La serata sembrava tranquilla, anche se qualche nuvoletta aveva già minacciato pioggia; tuttavia il tramonto dal Gianicolo si annunciava perfetto. Perfetto per il cocktail nel parco dell’Urbaniana, l’Università pontificia che istruisce i missionari.
Principi in disarmo, ex dive, politici di moda o un po’ appassiti, bel mondo romano e Curia incrociavano chiacchiere, complimenti e interviste nel cortile ornato da pini secolari.
La presentazione del libro dell’anno, il colloquio del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone con suor Lucia, la veggente di Fatima, raccontato in un’intervista a Giuseppe De Carli, egregio vaticanista Rai. C’era però un elemento in più che creava attesa: un’intervista esclusiva a Loris Capovilla, ora vescovo novantaduenne, già segretario di Papa Giovanni XXIII....
... Il cielo si faceva rosso, i giornalisti, con vivace impazienza, attendevano l’arrivo del Cardinale. Le domande da porre erano diverse e nessuna avrebbe riguardato il tema della serata: Fatima.
Tra loro uno in particolare sembrava più impaziente degli altri: Antonio Socci, autore di uno dei volumi più polemici a sostegno della tesi di un “quarto segreto” non ancora svelato. Una presenza annunciata e prevedibile, visto che il giornalista tentava da tempo di ottenere un incontro chiarificatore con il Cardinale.

L’auto nera targata SCV si ferma solennemente all’ingresso. I giornalisti tentano l’“assalto”. Anche Socci. Ma il Segretario di Stato si nega ai microfoni e, svicolando, entra nell’Aula Magna applauditissimo. I media si rassegnano.
Si attende l’uscita per riprovare. Ma Antonio Socci no. Si ferma a parlare con i colleghi, spiega e argomenta le ragioni e le tesi documenti alla mano. In particolare vorrebbe sapere perché la testimonianza di Loris Capovilla, secondo lui, è cambiata. In una registrazione che Socci dice di avere in possesso, l’ex segretario di Giovanni XXIII avrebbe confermato che ci sono altri testi di Suor Lucia. Ora, invece, in una intervista realizzata da De Carli, lo nega.

L’aria si rinfresca, il clima si riscalda, quando arriva la vigilanza vaticana con l’ordine perentorio di sgombrare. Vola qualche parola grossa. “Questa non è la Chiesa del dialogo, ma del monologo”, grida Socci. Ma la Gendarmeria è inflessibile. Non sono previsti contatti tra lo scrittore e il Cardinale. Il capannello di fatto si sposta di pochi metri. Si continua a parlare.
Intanto la presentazione in Aula continua come previsto. Socci vorrebbe entrare ma non ci riesce.

Ormai è scesa la sera, dietro il cupolone le ombre rosse del tramonto addolciscono gli animi. Siamo giunti alla premiazione del Cardinale con la Clericus Cup ad Honorem, il trofeo del campionato di calcio dei sacerdoti. Non è chiaro il legame con Fatima. Forse sarà scritto nel quarto segreto.

Le hostess invitano gli ospiti, ignari del piccolo incidente, al buffet in giardino. I giornalisti riescono a strappare al Cardinale una dichiarazione su fatti internazionali. Socci non c’è. E’ andato via da tempo.

Le signore chiedono autografi, gli uomini si scambiano battute, le suore e i seminaristi affrettano il passo, per loro è ora di cena.
Nel giardino al buffet rimane solo il bel mondo romano con sottobraccio la maglietta della “Clericus Cup”."

L'agliuto ha detto...

Caro Duca,
ho stampato post e commento, che voglio leggere con calma.
Ti scrivo perché, se hai un po' di tempo, nel post che ti trascrivo di seguito
(http://iperhomo.splinder.com/1190725971$BlogItemPermalink$) chiedo il tuo parere, che mi sta
particolarmente a cuore.

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La questione verteva sulla liceità d'una seconda via, parallela a quella cristiana, e, in caso di
risposta affermativa, sulla conseguente liceità della terza.
Al riguardo, l'amico L. Walt ci ha consigliato un attento esame dei seguenti passi della Lettera ai
galati (IV, 22-31 e V, 1-4).

È scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ora, quello
dalla schiava è nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virtù della promessa. Tali
cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella
del monte Sinai, che genera nella schiavitù, rappresentata da Agar, corrisponde alla
Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù
è libera ed è la nostra madre. È scritto infatti:
"Rallègrati, sterile, che non partorisci,
grida nell'allegria, tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell'abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito".
Ora voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. E come allora colui che era
nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però,
che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non
avrà eredità col figlio della donna libera. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di
una donna libera.
Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di
nuovo il giogo della schiavitù. Ecco, io Paolo vi dico che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi
gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta, a chiunque si fa circoncidere, che egli è obbligato
ad osservare tutta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo, voi che cercate la
giustificazione nella legge; siete decaduti dalla Grazia.

Abbiamo esaminato attentamente quanto precede, ma dobbiamo confessare di averci capito ben
poco, sicché la questione ci pare tuttora irrisolta. In particolare, il punctum dolens ci sembra
rappresentato dalla "schiavitù" derivante dall'Alleanza del monte Sinai: si tratta di una schiavitù
metaforica, consistente nell'obbligo dell'osservanza totale della Legge (invece di un'osservanza
parziale, grazie a Cristo ed alla Grazia operante tramite Lui)? E, in tal caso, il rispetto di questa
osservanza totale, pur intollerabilmente gravoso (a causa della decadenza della Grazia),
garantisce comunque la salvezza?
Ciò detto, ferma restando l'ovvia certezza della bontà della sola via cristiana (o, meglio, cristica,
cioè tramite Cristo), si può forse tentar di abbozzare le ipotesi sottostanti.

Da Agar, madre di Ismaele e simboleggiante l'Alleanza del Sinai, discendono giudei e musulmani
(entrambi obbligati al rispetto di tutti i precetti della Legge, in quanto circoncisi). Da Sara, madre
di Isacco, i soli cristiani (che, grazie a Cristo, godono di uno «sconto» sull'osservanza della
Legge).

Da Agar discendono, per loro stessa ammissione, i soli musulmani (più numerosi dei cristiani,
pertanto, visto che "molti sono i figli dell'abbandonata, più di quelli della donna che ha marito").
Da Sara, giudei e cristiani, laddove però i primi, rinnegando la Grazia operante mediante Cristo,
sono tenuti a rispettare la Legge per intero.

Non contemplando l'ipotesi che ignora del tutto i musulmani (ipotesi che assegna i giudei ad
Agar ed i cristiani a Sara), resta in ogni caso aperta l'interpretazione della suddetta «schiavitù»,
che, qualora sia intesa letteralmente, esclude dalla salvezza sia i fratelli più grandi che quelli più
piccoli. A noi, nella nostra insipienza, in definitiva sembra che il riferimento a due soli fratelli,
Ismaele ed Isacco, rappresenti un lenzuolo troppo corto, per tre religioni. Perché non rifarsi al
solo Abramo, legittimandole tutte? O, viceversa, perché non rifarsi al solo Cristo, legittimando
unicamente chi (giudeo, cristiano o musulmano che sia) Ne riconosce l'operato salvifico?
Soverchiando di gran lunga le ultime due domande precedenti ogni nostra capacità,* chiediamo
aiuto ai dotti nostri amici: il pubblicano, il duca, il crociato e l'artigiana.


* Ciò, beninteso, a voler ignorare gli espliciti passaggi evangelici relativi a tali domande,
soprattutto di san Giovanni.
Gli dissero: "Il nostro padre è Abramo". Rispose Gesù: "Se siete figli di Abramo, fate le opere di
Abramo". (VIII, 39). Gli dissero: "Noi non siamo nati da prostituzione, ma abbiamo un solo
Padre, Dio". Rispose loro Gesù: "Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio
sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma Lui mi ha mandato". (VIII, 41-42) "Voi
avete per padre Satana". (VIII, 44)
Infine, circa la seconda domanda, la lapidaria risposta del Messia è che "nessuno viene al Padre
se non per mezzo di me". (XIV, 6)
_______________________________________________

Grazie. Ciao. Ipo