mercoledì, febbraio 20, 2008

ADVERSUS HAERESES, XIII

Ovvero: Con "quanta cura" Marco Politi scrive i suoi articoli?

Commemorandosi il centotrentesimo anniversario del beatissimo trapasso di Papa Mastai (7 febbraio 1878), mercoledì 6 febbraio 2008 il sedici volte Benedetto salutando i pellegrini radunatisi nell'Aula Paolo VI per la consueta udienza generale ha menzionato, tra gli altri, anche i rappresentanti del Comitato Pio IX di Senigallia:
"Vi ringrazio per il vostro generoso impegno teso a richiamare l'attenzione sulla figura e sull'esemplarità delle virtù di questo grande Pontefice, che espletò con eroica carità la missione di pastore universale della Chiesa, avendo sempre come obiettivo la salvezza delle anime. Nel suo lungo pontificato, segnato da avvenimenti burrascosi, egli cercò di riaffermare con forza le verità della fede cristiana di fronte a una società esposta ad una progressiva secolarizzazione. La sua testimonianza di indomito e coraggioso servitore di Cristo e della Chiesa costituisce anche oggi un luminoso insegnamento per tutti. Auspico di cuore che questa significativa ricorrenza contribuisca a far conoscere meglio lo spirito e il "volto" di questo mio beato predecessore e a farne apprezzare ancor più la sapienza evangelica e la fortezza interiore."


Chi tra i vaticanisti avrebbe potuto avere mai qualcosa da ridire per un saluto rivolto dal papa a dei pellegrini giunti a Roma per celebrere (per giunta un anniversario tondo) la festa di un santo ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa cattolica?

Marco Politi, ovviamente!
Egli, dopo aver celebrato nell'intimo dei novelli Novendiali per la buon'anima di Papa Mastai Ferretti, in data 16 febbraio -cioè ben dieci giorni dopo!- ha pubblicato sulla Repubblica un disgustoso articolo pieno di veleno e vomito verso il nove volte e beato Pio e verso il sedici volte Benedetto pontefice regnante!

"L´ombra di Pio IX torna ad affacciarsi in Santa Romana Chiesa. L´improvvisa esaltazione di papa Mastai, indicato da Benedetto XVI come grande pontefice di esemplari virtù, «indomito e coraggioso» combattente contro la secolarizzazione dell´Ottocento, non è l´auspicio migliore per un rasserenarsi delle tensioni tra la società laica e il papato...
L´immagine di Pio IX, nella descrizione fatta da Ratzinger, è quella di un pontefice che lotta per riaffermare le verità della fede cristiana di fronte a una società protesa verso la secolarizzazione. Un eroico baluardo. Ieri Pio IX, oggi Benedetto XVI è l´equazione presentata istintivamente agli occhi dei fedeli e del mondo. L´Osservatore Romano conferma. «Oggi si vive in buona parte dell´eredità di Pio IX - proclama fiero il postulatore della causa di canonizzazione - e si corrono rischi che il suo magistero intendeva risparmiare alla Chiesa d´allora e di sempre». Così si pone sullo stesso piano ciò che conciliabile non è.
L´opposizione frontale alla modernità di Pio IX e l´apertura ai segni dei tempi di Giovanni XXIII, l´infallibilità papale da un lato e la gestione collegiale della Chiesa con l´insieme dei vescovi dall´altro.
Torna continuamente, insomma, la volontà di negare il carattere di svolta e, per certi aspetti, di rottura del concilio Vaticano II..."

Il guaio di Politi e che l'idea reiterata con diabolica perseveranza, secondo cui il Concilio Vaticano II ha prodotto un rottura totale con cattolicesimo come s'era andato strutturando nei diciannove secoli precedenti, non viene combattuta subdolamente da Benedetto XVI tramite la citazione di questo o di quel papa reazionario ma è stata solennenente, fortemente e perentoriamente negata da Papa Ratzinger nel suo primo discorso alla Curia Romana del dicembre 2005, quarantesimo anniversario della chiusura del Vaticano II.

L'idea, invece, secondo cui il cattolicesimo anche nel XXI secolo "vive in buona parte dell´eredità di PioIX", e che fa muovere a sdegno sin nelle viscere il Nostro sono parole non di un fanatico pretuncolo lefebvriano ma di un papa "conciliare" come Paolo VI!
Papa Montini, infatti, nel centenario della morte di papa Mastai presiedette un solenne pontificale in San Pietro per "l'amabile figura di Papa Pio IX":
... per commemorare la sua nascita al Cielo, avvenuta un secolo fa, allorché la sua anima apostolica, al suono dell'Ave Maria, lasciò il corpo ormai grave d'anni e d'affanni. Ciò vuol dire che limiteremo la nostra memore attenzione e la nostra devota meditazione sul profilo spirituale ed apostolico di un Pontefice che tanto fu amato, e su ciò che egli, con invitto coraggio, intraprese per l'incremento della fede cattolica e per il bene della Santa Chiesa.
...l'ansia di servire la causa di Cristo e del suo Vangelo. "Servire la Chiesa: questa fu l'unica ambizione di Pio IX", ha scritto uno storico autorevole. Ciò spiega l'instancabile sua dedizione ai doveri, anche i più gravosi e più ardui, dell'apostolico ministero: una qualità costante che è doveroso riconoscergli non senza ammirazione, al di là degli stessi impulsi dell'umano carattere e delle obiettive difficoltà che si frapposero alla sua azione di Pastore e di Sovrano..."

Dopo di chè il papa, che viene sempre citato a sproposito per aver detto nel centenario di Porta Pia che la fine del potere temporale fu provvidenziale, fa un elogio dello Stato Pontificio:

"...Il crollo del Potere temporale appariva indebito e grave, e comprometteva l'indipendenza, la libertà e la funzionalità del Papato; minaccia questa che pesò, fino ai giorni della Conciliazione, sulla Sede Apostolica, tenendo vivo con nostalgica amarezza il ricordo dei secoli, in cui il Potere temporale era stato lo scudo difensivo di quello spirituale e in pari tempo il tutore del territorio dell'Italia centrale, vi aveva conservato la memoria e il costume civile della tradizione classica romana, favorendo la promozione della compagine degli Stati del continente, alimentando una coscienza unitaria della civiltà scaturita dall'umanesimo greco-romano, e soprattutto sviluppando negli animi e nei costumi la fede cattolica... La ferita inferta allora al Papato arrivò anche a grande parte del Popolo e della Chiesa intera, e ne tormentò per lunghi anni la coscienza civile e il sentimento cattolico."

"Intorno alla compatibilità del regno temporale col regno spirituale disputano tra loro i figli della Chiesa cristiana e cattolica" (Sillabo) ma il sedicente cattolico più o meno adulto, più o meno baciapile, che continua a biasimare Pio IX, per essere sempre rimasto intransigentemente reazionario nel rivendicare i propri diritti di sovrano temporale, vuol dire che non è un figlio affettuoso che si vanta di professare la fede cattolica! La storia stessa infatti ha premiato l'intransigenza di Pio IX (e parimenti dei suoi successori come solitamente si fa finta di dimenticare)!
Pio IX in fine ha vinto: ciò che di principio rivendicava Papa Mastati fu concesso cinquantanni dopo la sua morte a Pio XI con i Patti Lateranensi del 1929 e la creazione dello Stato del Vaticano.

"Ma ecco- continua papa Montini-, proprio in quella paradossale situazione il prodigio della immortalità di Pietro ("Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo", aveva detto Gesù [Matth. 28, 20]), si rinnovò. Tutto il Pontificato di Pio IX fu, si può dire, una rivelazione delle inesauste energie che il Papato e la Chiesa, per una storia sempre nuova, possiedono in proprio.

Un'apertura di dilatata generosità fu la nota precipua del suo servizio, la quale, fondendosi con le innate caratteristiche di cordialità e di buon senso, ereditate dalla sua terra e dalla sua gente, valse a conciliargli la devozione delle classi umili e popolari e via via, in misura crescente, delle moltitudini dei figli della Chiesa.
...Pio IX appare nella storia della Chiesa come un solerte animatore ed un operoso costruttore, il cui carisma e la cui eredità si protendono fino all'età contemporanea, se è vero che non poco di quanto egli intuì e volle e attuò è rimasto vivo e perdura anche oggi."

Che profonda sintonia tra queste affermazioni del 1978 e quelle espresse dal postulatore della causa di canonizzazione di papa Mastai "Oggi si vive in buona parte dell´eredità di Pio IX"! Se questo sarebbe il segnale della cospirazione lefebvreiana ed anti vaticanosecondista promossa dall'attuale pontefice, forse che, ad insindacabile giudizio di Politi, papa Ratzinger si vedrà strappato dalla buon'anima di Papa Montini lo scettro di primo cospiratore?

Orbene, sostenere che il lunghissimo pontificato di Pio IX ha prodotto dei frutti che hanno positivamente inciso su tutta la successiva storia della Chiesa non può essere considerata una discutibile e faziosa dichiarazione di principio ma è un dato di fatto incontrovertibile. Basterebbe solo pensare alle decine di nuovi ordini religiosi maschili e femminili (per tutti varrà ricordare i salesiani di Don Bosco) nati con la benedizione del beato Papa-Re!

Ora, se Paolo VI nel centenario della morte di un papa (il cui processo di beatificazione era "congelato") poteva permettersi di fare un simile peana, perchè mai nel centotrentesimo anniversario della morte di un papa ormai già beatificato Benedetto XVI avrebbe dovuto esimersi dal rivolgere un breve pensiero e saluto ai fedeli di Senigallia venuti a Roma per celebrarne la festa liturgica attorno alle sacre spoglie di papa Mastai?

Se durante l'udienza di mercoledì 20 febbraio il sedici volte Benedetto avesse salutato calorosamente una delegazione di fedeli giunti da Carpineto Romano in occasione del centotrentesimo anniversario dell'elezione di Leone XIII (20 febbraio 1878) c'è da chiedersi se Politi si sarebbe adontato.
Certamente no, perchè Leone XIII è universalmente noto per essere stato un papa "buono", "il papa dei lavoratori" il papa della "Rerum novarum" un papa progressista rispetto a Pio IX, un papa che accettò la modernità, di dice con formula equivoca.

Ma Leone XIII è anche il papa che ha rinnovato sin dalla sua prima enciclica la protesta per l'usurpazione sabauda del principato ecclesiastico. Leone XIII è il papa che ha rinnovato tutte le condanne teologiche e dottrinarie già condannate da Pio IX nell'enciclica "Quanta cura" (e sintetizate nel Syllabo), primariamente quello che all'epoca veniva detto "Indifferentismo" (ai nostri tempi si direbbe "Relativismo") religioso ma anche nei suoi risvolti filosofici e politici:
"...nel secolo XVI una funesta novità di opinioni infatuò moltissimi.
Da quel tempo, la moltitudine non solo volle dare a se stessa una libertà più ampia, che fosse di uguaglianza, ma sembrò anche voler foggiare a proprio talento l’origine e la costituzione della società civile. Anzi, moltissimi dei tempi nostri, camminando sulle orme di coloro che nel secolo passato si diedero il nome di filosofi, dicono che ogni potere viene dal popolo: per cui coloro che esercitano questo potere non lo esercitano come proprio, ma come dato a loro dal popolo, e altresì alla condizione che dalla volontà dello stesso popolo, da cui il potere fu dato, possa venire revocato. Da costoro però dissentono i cattolici, i quali fanno derivare da Dio il diritto di comandare come da naturale e necessario principio.
...dopo la cosiddetta Riforma, i cui promotori e capi combatterono radicalmente con nuove dottrine la potestà sacra e civile, repentini tumulti ed audacissime ribellioni seguirono specialmente in Germania, e ciò con tanta deflagrazione di guerra civile e con tanta strage, che pareva non ci fosse alcun luogo immune da tumulti insanguinati. Da quella eresia ebbero origine nel secolo passato la falsa filosofia, quel diritto che chiamano nuovo, la sovranità popolare e quella trasmodante licenza che moltissimi ritengono la sola libertà. Da ciò si è arrivati alle finitime pesti che sono il Comunismo, il Socialismo, il Nichilismo, orrendi mali e quasi sterminio della società civile..." (enciclica Diuturnum illud)

Rincarava poi la dose (enciclica Immortale Dei)
"... il potere pubblico per se stesso non può provenire che da Dio. Solo Dio, infatti, è l’assoluto e supremo Signore delle cose, al quale tutto ciò che esiste deve sottostare e rendere onore: sicché chiunque sia investito del diritto d’imperio non lo riceve da altri se non da Dio, massimo Principe di tutti. Non v’è potere se non da Dio (Rm 13,1)...
...Perciò, come a nessuno è lecito trascurare i propri doveri verso Dio – e il più importante di essi è professare la religione nei pensieri e nelle opere, e non quella che ciascuno preferisce, ma quella che Dio ha comandato e che per segni certi e indubitabili ha stabilito essere l’unica vera – allo stesso modo le società non possono, senza sacrilegio, condursi come se Dio non esistesse, o ignorare la religione come fosse una pratica estranea e di nessuna utilità, o accoglierne indifferentemente una a piacere tra le molte; ma al contrario devono, nell’onorare Dio, adottare quella forma e quei riti coi quali Dio stesso dimostrò di voler essere onorato. Santo deve dunque essere il nome di Dio per i Principi, i quali tra i loro più sacri doveri devono porre quello di favorire la religione, difenderla con la loro benevolenza, proteggerla con l’autorità e il consenso delle leggi, né adottare qualsiasi decisione o norma che sia contraria alla sua integrità...

Dunque Dio volle ripartito tra due poteri il governo del genere umano, cioè il potere ecclesiastico e quello civile, l’uno preposto alle cose divine, l’altro alle umane. Entrambi sono sovrani nella propria sfera; entrambi hanno limiti definiti alla propria azione, fissati dalla natura e dal fine immediato di ciascuno; sicché si può delimitare una sorta di orbita, all’interno della quale ciascuno agisce sulla base del proprio diritto. Ma poiché l’uno e l’altro potere si esercitano sugli stessi soggetti, e può accadere che una medesima cosa, per quanto in modi diversi, venga a cadere sotto la giurisdizione dell’uno e dell’altro ... Pertanto tutto ciò che nelle cose umane abbia in qualche modo a che fare col sacro, tutto ciò che riguardi la salvezza delle anime o il culto di Dio, che sia tale per sua natura o che tale appaia per il fine a cui si riferisce, tutto ciò cade sotto l’autorità e il giudizio della Chiesa"

Ora, tutto questo magistero di Leone XIII non solo è la piana ed ampia esposizione delle condanne contenute nel famigerato "Sillabo" di Pio IX ma, più che dalla penna di un papa innovativo, paiono addirittura uscite dalla bocca di teocrati medievali come Innocenzo III, Innocenzo IV o Bonifacio VIII!

Non mi dilungo con citazioni dell'enciclica "Libertas", tanto cara ai fondatori della futura Democrazia cristiana, dove Papa Pecci si scaglia contro la laicità dello Stato e contro la libertà religiosa (o per meglio dire contro l'uguagliaza di tutti i culti di fronte allo Stato).

Eppure, pur avendo insegnato ai fedeli cattolici le medesime dottrine di Pio IX, Leone XIII non è vittima del medesimo dileggio laicista!
Se Benedetto XVI elogiasse "la figura mite e forte" di papa Leone XIII nessuno vomiterebbe tanto astio sulla figura altrettanto mite ed umile di papa Ratzinger, perchè?

Perchè di Pio IX si fatto un simbolo, la personificazione di quel "immortale odium" per il papato, per la sua missione spirituale, segno e sintomo di qul disprezzo per la pretesa della Chiesa cattolica di professare dottrine di carattere soprannaturale!
Soltanto che ormai, i "democratici" e i "liberali" contemporanei non sono più truci nel loro anticlericalismo come lo erano nell'Ottocento, poichè non solo la Chiesa Cattolica ha dovuto fare "aggiornamento".

Il moderno antipapista per colpire e trafiggere al cuore la santità dei più venerandi dogmi del cattolicesimo ha imparato a strumentalizzare la medesima volontà della Chiesa cattolica -massimamente espressa col Concilio vaticano II- di promuovere una nuova evangelizzazione indirizzata all'uomo della società ormai secolarizzata:
"Ma l´operazione -come mutatis mutandis spiega lo stesso Politi- può riuscire soltanto affidandosi all´apologetica o rifugiandosi nella rimozione. Pio IX aborriva la democrazia, il Vaticano II l´ha fatta propria. Pio IX considerava folle la libertà di religione, il Vaticano II l´ha riconosciuta. Pio IX riteneva inconcepibile la libertà di coscienza, Karol Wojtyla ne ha fatto un cardine del suo pontificato".

Cioè bisogna infischiarsene del fatto che Leone XIII esprimeva verso il mondo moderno, cioè verso le ideologie moderne, i medesimi anatemi di Pio IX, perchè ammettere questo è ammettere che vi sia una continuità dottrinaria tra i pontefici, significa manifestare scopertamente che in realtà la propria critiaca distruttrice si rivolge non a singole pecche dei cattolici (chierici innanzitutto) ma al Cattolicesimo tout court, lo scopo di chi procede di tal sorta è quello di mostrare la contraddizzine tra un pontefice e l'altro, rappresentare ogni papa come un attore che entra in scena per dire l'esatto contrario del proprio predecessore e, con tutto ciò, far apparire il pontefice regnante sempre e comunque peggiore dei predecessori. Perciò, Pio IX non fu un buon papa perchè si oppose all'unità d'Italia (ma l'unità d'Italia non è un dogma come non lo è quello dell'unità della Jugoslavia), mente Leone XIII era un papa che amava gli operai. Pio X era un papa bonaccione che non si occupava di politica ma solo di far imparare il catechismo ai bambini; Benedetto XV era un pacifista, Pio XI era un fascista e comunque era sempre meglio di Pio XII che era un criminale nazista.
E poi "venne un uomo mandato da Dio" il suo nome era Giovanni: il papa "buono", buono cioè da usare in ogni attacco alla Chiesa. Poi Paolo VI che fece le riforme (d'accordo, avrebbe potuto fare di più ma meglio di Ratzinger!).
Papa Luciani che era un parroco di campagna che abolì la sedia gestatotia e che sicuramente avrebbe rivoluzionato la Chiesa cattolica, avrebbe venduto il Vaticano e dato il ricavato ai poveri del sudamerica per finanziare la rivoluzione anti-imperialista, se non fosse morto dopo soli 33 giorni (probabilmente a causa di un caffe avvelenato offertogli dall'allora cardinale Ratzinger).
Che dire, poi, del grande e rimpianto papa Giovanni Paolo II che per ventisei anni è volato ai quattro angoli del pianeta allo scopo di evangelizzare ai cattolici dei cinque continenti la buona novella che le religioni sono tutte uguali?

Ovviamente , Politi è persona colta, o almeno facendo il vaticanista da almeno tre papi ed essendosi sorbito migliaia di omelie sulla divinità di Gesù Cristo, sulla immacolata concezione della Vergine etc, lo sa benissimo che la dottrina cattolica dopo il Concilio Vaticano II non è mutata e che le prese di posizione di Benedetto XVI non sono in controtendenza con quelle del suo immediato antecessore. Ma egli è pagato per scrivere malevoli pettegolezzi sul pontefice sotto mano.

Proprio nel discorso di apertura del Concilio Giovanni XXIII ebbe a ribadire che i padri conciliari non erano stati chiamati a Roma per procedere a nuove definizini dogmatiche ma che il concilio: "vuole trasmettere integra, non sminuita, non distorta, la dottrina cattolica, che, seppure tra difficoltà e controversie, è divenuta patrimonio comune degli uomini. Questo non è gradito a tutti, ma viene proposto come offerta di un fecondissimo tesoro a tutti quelli che sono dotati di buona volontà.
Però noi non dobbiamo soltanto custodire questo prezioso tesoro, come se ci preoccupassimo della sola antichità... Al presente bisogna invece che in questi nostri tempi l’intero insegnamento cristiano sia sottoposto da tutti a nuovo esame, con animo sereno e pacato, senza nulla togliervi, in quella maniera accurata di pensare e di formulare le parole che risalta soprattutto negli atti dei Concili di Trento e Vaticano I".

Un pò come i devoto di sant'Antonio, che da lui cercano solo i miracoli ignorando che egli sia un Dottore della Chiesa, senza, pertanto, considerare utilile o necessario alla propria devozione la lettura dei tomoni scritti dal santo di Padova, similmente, Papa GiovanniXXIII viene issato a bandiera del rinnovamento, dell'aggiornamento, a difesa di ogni possibile rigurgito controriformista senza sapere che in realtà papa Giovanni nutriva una specialissima devozione per Pio IX sulla cui tomba in San Lorenzo al Verano il cardinal Roncalli si recò a pregare poche ore prima di entrare in conclave.

Alla "classica" obiezione su come poter conciliare Pio IX e Giovanni XXIII rispondeva già il cardinale Saraiva Martins nel lontano anno 2000 ai tempi della polemica sulla beatificazione congiunta di papa Mastai e Papa Roncalli:
"...cos' ha in comune il Papa della Pacem in terris con il Papa del Sillabo? "
«Giudicare il Sillabo come espressione di uno spirito illiberale e contro il progresso o come un incontrollato rigurgito reazionario, significa non conoscere a sufficienza né Pio IX né la sua epoca.
Il Sillabo non può essere considerato un atto isolato dal Magistero precedente a Pio IX né a quello a lui susseguente. Il documento venne, del resto, invocato, e con insistenza, da molti vescovi ed è conseguenza logica in un' ottica di fedeltà alla rivelazione divina e al patrimonio della verità rivelata.
È noto, inoltre, cosa il beato Giovanni XXIII pensasse nell' indire il concilio Vaticano II. Si ispirava al suo lontano predecessore Pio IX e, da buon conoscitore della storia della Chiesa, l' 8 dicembre 1960 affermava: «Dalla contemplazione della figura mite e forte di Pio IX, prendiamo ispirazione per inoltrarci di buon passo nella grande impresa del concilio Vaticano II, che ci sta innanzi»

Che direbbe Politi nello scoprire che anche il "Papa buono" ricevette in udienza i conterranei di Papa Mastai?

All’udienza generale del 6 settembre 1961, rivolgendosi ai millecinquecento pellegrini di Senigallia, il Papa ricordò subito la figura del suo antecessore marchigiano:
«I pellegrini di Senigallia vantano una gloria specialissima: Pio IX. E il vecchio Pio IX deve tornare a farsi vedere. Il pensiero va spesso a questo insigne servo di Dio e non è disgiunto dal desiderio per una sua glorificazione, riconosciuta anche sulla terra. Ci sarà il Concilio Vaticano II, il quale non può, in qualche modo, non riallacciarsi al Concilio Vaticano I, voluto e aperto da Pio IX. Chissà che in tale circostanza non ci sia pure l’auspicabile gaudio di vedere Pio IX oggetto di particolare venerazione. Sarà, comunque, quel che Iddio disporrà per la sua maggior gloria. Il Signore è mirabilis in sanctis tuis, tanto in quelli decorati con l’aureola della venerazione ufficiale decretata dal capo visibile della Chiesa, quanto in tutti gli altri che popolano il paradiso.
Noi dobbiamo attendere, quaggiù, alla nostra santificazione, il che equivale a imitare i moltissimi che hanno bene compiuto, con la fede e le opere, il pellegrinaggio terreno».

E nel suo "Diario dell'anima" durante gli esercizi spirituali dell'avvento del 1959 aveva scritto:
"Nella mitez­za e nella umiltà del cuore c'è la buona grazia del ricevere, del par­lare, del trattare; la pazienza del sopportare, del compatire, del tacere e dell'incoraggiare. Ci deve essere soprattutto la prontezza abituale alle sorprese del Signore, che tratta bene i suoi prediletti, ma di solito ama provarli con le tribolazioni, le quali possono es­sere infermità del corpo, amarezze dello spirito, contraddizioni tre­mende, da trasformare e da consumare la vita del servo del Signore e del servo dei servi del Signore, in un vero martirio. Io penso sem­pre a Pio IX di santa e gloriosa memoria; ed imitandolo nei suoi sacrifici, vorrei essere degno di celebrarne la canonizzazione."

Insomma, appare chiaramente che, soprattutto in vista della convocazione del concilio, per papa Roncalli Pio IX era il più adatto modello di pontefice a cui ispirarsi nello svoglimento dei suoi doveri pontificali! Con buona pace di tutti coloro per i quali sono inconciliabili "L´opposizione frontale alla modernità di Pio IX e l´apertura ai segni dei tempi di Giovanni XXIII, l´infallibilità papale da un lato e la gestione collegiale della Chiesa con l´insieme dei vescovi dall´altro."

Lascio ad altra occasione la disquisizione sul "body-languige" di papa Ratzinger che tanto manda in fregola Marco Politi.

"Noi oggi - conchiudeva Paolo VI la sua omelia- abbiamo voluto commemorarlo per tributargli un doveroso omaggio se pur assai impari al merito, e per manifestare, altresì, quei sensi di viva riconoscenza che il Pastore della Chiesa di oggi deve al Pastore della Chiesa di ieri, che la Chiesa del Concilio Vaticano II deve alla Chiesa del Concilio Vaticano I, che tutto il Popolo di Dio, nella mirabile realtà unitaria della comunione dei santi, deve a coloro - fedeli e pastori - che l'hanno preceduto "nel segno della fede" e, con in mano questa fiaccola di luce (cfr Matth. 25, 1; 5, 15), sono già andati incontro a Cristo Signore. Così sia."

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