martedì, dicembre 13, 2005

Lo zelo per la tua casa (teramana) mi divora


Il sempre "orrido" Langone, non si smentisce mai! Dopo esser andato per l'Italia a recensire i ristoranti, sul Foglio del 9 dicembre 2005 si propone quale recensore di messe domenicali, facendo prudentemente precedere una esposizione della teologia cattolica della Santa Messa non disdegnando l'ammiccante riferimento al Cristo che intrecciate delle cordicelle nè fa una frusta per scagliarsi contro i mercanti nel tempio : "lo zelo per la tua casa mi divora" recita infatti il Salmo 68.

Solo Cristo ci può salvare.
Nel Vangelo ci promette la vita eterna (immortalità dell'anima ma anche dei corpi) e intanto ci fornisce la regola la regola aurea per la vita presente: "amerai il prossimo tuo come te stesso". Da duemila anni questo comandamento agisce sulle coscenze degli uomini al punto da aver reso quasi universalmente inaccettabili i sacrifici umani, la schiavitù, il lancio delle prime pietre e im generale quel homo homimi lupus che è tipico del mondo pagano.
Il sacrificio di Cristo e le sue parole così necessarie alla nostra vita sono tramandate nella Santa Messa, con venti secoli displendida, commovente fedeltà a quello che lui disse durante l'ultima cena: "Fate questo in memoria di me".

Cristo si può trovare certamente anche altrove, ad esempio nelle pagine del Vangelo letto in privato, o in un film sulla sua vita, o appeso alle pareti di un tribunale o di un ospedale o di una scuola o fra i seni di una donna "i grappoli d'uva" del Cantico dei Canrtici. Sono presenze lodevoli madi efficacia limitata, presenze minori, assediate da mille distrazioni e confusioni.
I crocifissi in particolare sono come le sentinelle nella notte di cui parla il profeta Isaia, un richiamo costante alla conversione e alla pietà, ma tutta la loro forza discende dalla presenza fondamentale del corpo di Cristo nello spazio esclusivo (la chiesa che è la casa di Dio) e nel tempo privilegiato della messa (quei sessant minuti circa durante i quali lasciamo il mondo fuori). Senza la messa vivificante le croci tornano ad essere dei legnetti. sono arciconvinto che la messa domenicalesia rimedio ad una vasta gamma di mali personali e civili: il sindaco che autorizza le aperture festive dei centri commerciali e di altri luoghi di culto idolatrico della Bestia dell'apocalisse, quella che impone agli uomini un marchio sulla mano e sulla fronte.

Siamo noi ad avere bisogno di Cristo, non è Cristo ad avere bisogno di noi. Siamo liberi di non andare a messa, possiamo accontentarci di vivere senza compagnia dentro una fossa senza luce. Non è che si partecipa alla funzione domenicale per compiacere le alte sfere, è tutta la comunità a ricavarne coesione e dolcezza: “Dove c’è Gesù gli uomini diventano migliori” (Papa Benedetto XVI).

Ma non tutte le messe sono uguali.
Sia chiaro: nell’ostia il corpo di Cristo c’è sempre, anche quando a officiare è un prete in jeans in mezzo a un capannone. (Idea cattolicissima dei sacramenti validi anche quando chi li somministra è indegno, idea perfino ovvia quando si pensa che lo Spirito non ce lo mette il prete ma Dio). Voglio dire che non tutte le messe stimolano la partecipazione e l’entusiasmo nello stesso modo, che una messa perfettamente valida spesso è una messa perfettamente noiosa che scoraggia e allontana i fedeli.
Forte di alcune letture sull’argomento, prima fra tutte “Introduzione allo spirito della liturgia” di un Joseph Ratzinger ancora cardinale, oltre che dello zelo descritto nel Salmo 18, con un certo sprezzo del pericolo mi sono autonominato critico liturgico.


Quì termina la citazione dell'orrido Langone che nel suo articolo passa poi a recensire le messe cui ha partecipato negli ultimi tre mesi: Milano, Padova, Cremona, Parma, Montalcino, Bologna, Roma e Teramo.
Durante questo peregninare ha scoperto che non c'è una messa uguale all’altra, "differendo per durata, ambiente, parole, musiche, gesti, fervore."
Questo piamente giocare al 'Gambero rosso liturgico' può anche suscitare giuste critiche ma certo non può essere di alcun nocumento alla retta spiritualità liturgica.

A causa di un antico e devoto affetto che mi lega alla città di Teramo ho gusto di segnatamente segnalare l'orrida recensione sulla messa nella città aprutina, lodando altresì l'occhio lungo di Langone verso la soda pietà (e non solo) delle fanciulle teramane.



TERAMO
Sant'Agostino
Domenica 23 ottobre 2005, ore 12
Clero secolare


E' una chiesa spenta la chiesa di Teramo. Niente candele nè cereee nè elettriche qui a Sant'Agostino, nè alla Santissima annunziata, nè al Cuore Immmacolato di Maria. La cattedrale è addirittura chiusa, chissà per quanto e da quando (il cartello che parla di restauri sembra coevo del portale).Tocca citare francesco Alberoni. "Una chiesa in cui non c'è una candela invita solo alla rinuncia, alla pigrizia e allasconfitta".
I preti di Teramo sono dei poltroni e i laici di Teramo pure. comunque la festa va santificata comunque e all'uopo va bene anche Sant'Agostino, bella chiesa in brutta piazza, bella chiesa per quanto riguarda l'immobile, meschinissima chiesa per ciò che concerne i mobili. Molte sedie e poche panche eanche queste ultime indecenti, di legno impiallacciato, con inginocchiatoio munito di feltrino a mimare l'imbottitura.
Niente candele, ho già detto.
Sulla destra c'è una nicchia, dentro la nicchia un santo e davanti al santo che cosa c'è? forse un altare? Ma no, c'è un orrendo confessionale che lo copre per metà (spero solo sia un santo vendicativo). piante ovunque, buttatea caso come il vivaio di un pazzo. Niente musica, iente incenzo, niente chierichetti, ed è la messa principale dellla chiesa che fa le veci della cattedrale! Per fortuna c'è gente e la predica non è niente male.
Belle ragazze nerovestite, molto partecipi. Nonostante che il contsto non aiuti, alla consacrazione la maggioranza dei presenti si inginocchia: c'è ancora speranza anche a Teramo.
(Camillo Langone)

2 commenti:

pescevivo ha detto...

No, dai, non è così orrido il Langone. Fisicamente è un brutto che sembra piacere molto alle donne. Anche se ha sbagliato, è sempre molto bravo a scrivere.

Duca De Gandia ha detto...

L'orripilare è attitudine precipua di chi si accosta ai testi di Langone :)
...e in questo caso specifico non riesco a capire di cosa esattamente Langone abbia da emendarsi.