sabato, luglio 07, 2007

Gaudet Mater Ecclesia! [2]

[dal "Diario del Concilio" di monsignor Neophytos Edelby (1920-1995) vescovo cattolico arabo di rito bizantino]

Lunedì 12 novembre 1962. - Oggi, a San Pietro, 17a congregazione generale del Concilio.
Gradevole sospresa: la messa è celebrata in rito romano, ma in lingua paleoslava (glagolitica) secondo l'uso secolare ancora mantenuto in sette diocesi di Croazia (in Jugoslavia). I canti erano eseguiti dal collegio russo di Roma. Questo ha fatto un'impressione enorme nei padri del Concilio. Perché è un mese che i fanatici del latino-lingua liturigica si sforzano di dimostrare ai padri del Concilio che se si adottassero nel rito romano le lingue vive, l'unità della Chiesa cattolica pericliterebbe, i dogmi sarebbero in pericolo, ecc....

"Peraltro - mi confida il mio vicino mons. Ursi, arcivescovo italiano - la Chiesa romana stessa, attraverso uno dei suoi prelati jugoslavi, ha appena dimostrato il contrario. Ecco, mi dice, una messa di rito romano al cento per cento celebrata al cento per cento in una lingua altra dal latino, a conoscenza della Santa Sede che stampa a sue spese il messale paeloslavo. Ma l'unità della Chiesa non è stata spezzata; i dogmi non hanno corso alcun pericolo; l'ostia è stata consacrata, e i canti sono molto belli.
Quello che si è appena fatto davanti a noi in paleoslavo, perché non lo si potrebbe fare in italiano, affinchè il povero popolo vi capisca qualcosa?
La gente deve farsi beffe di noi, quando ci sente discutere molto seriamente per sapere se si autorizzerà la lettura dell'epistola o del Vangelo in un'altra lingua dal latino".

Il mio vicino è sovraccitato. E' uno dei rari vescovi tra gli italiani e gli americani a essere a favore dell'adozione delle lingue vive nella liturgia.

Io gli spiego: "Voi sapete inoltre, monsignore, che i fratelli Cirillo e Metodio, che hanno adottato per i moravi il rito romano ma in lingua viva, sono stati inviati in missione da Fozio. Colui che voi considerate come il padre dello scisma bizantino è così il grande apostolo degli slavi. Fu anche un grande teologo, un uomo di Dio, pio e disinteressato. D'altronde è morto in unione con Roma...".

Il mio vicino non si capacitava. Alza le braccia al cielo e mi dice: "Occorreva dunque che un uomo pio di questo genere fosse coinvolto in uno scisma che ancora divide la Chiesa. Oh! I disegni della Provvidenza!", conclude.

1 commento:

Paride de Grassi ha detto...

Interessante aneddoto. Peccato sia irriferibile alla situazione creatasi dopo il Concilio. Al di là di qualsiasi valutazione teologica infatti, il nuovo rito in lingua volgare è tutto tranne che una traduzione del vecchio rito romano, come poteva esserlo la Messa glagolitica (celebrata, si noti, in una lingua morta, anzi composta per l'occasione da Cirillo e Metodio a partire dai vari dialetti: lingua che gli slavi di oggi capiscono esattamente come gli italiani di oggi capiscono il latino)