lunedì, luglio 23, 2007

vite parallele /12


Con l'Angelus di domenica 22 luglio 2007 il Papa sedici volte Benedetto si è ostenso al secondo ed ultimo "bagno di folla" delle sue vacanze (dal 9 al 27 luglio) a Lorenzago di Cadore, su quelle medesime Dolomiti che per sei volte videro le escursioni montanare dell'assai più sportivo predecessore polacco. Papa Ratzinger alle scarpinate per i ripidi sentieri di montagna preferisce le vespertine passaggiate alle devote chiesette di campagna.

Trovandosi in una zona di confine tra due diocesi, l'Angelus di domenica 14,svoltosi nel castello di Mirabello poco distante dall villetta che ospita il Papa, è stato particolarmente indirizzato ai fedeli della diocesi di Treviso il cui vescovo ha tenuto il discorso di benvenuto, mentre domenica 22 sul palco allestito nella piazza principale di Lorenzago è stato il turno del vescovo di Belluno-Feltre nell'omaggiare il Santo Padre.

Immancabile l'accenno ad un altro papa Giovanni Paolo, il "Primo", che in provincia e diocesi di Belluno -in un'altro paesello di montagna: Canale d'Agordo- ebbe i natali. Presente, come in una perfetta coreografia, anche Edoardo Luciani il nonagenario fratello di Papa Luciani cui Papa Benedetto ha indirizzato un grato pensiero affermando -en passaint e con nonscialance- che il mite ed umile pontefice bellunese fu: «mio grande amico».
Se l'affermazione ha prevedibilmente scaldato i cuori e bagnato il ciglio dei convenuti nella piazzetta di Lorenzago, e dei triveneti tutti, scatenando gli applausi e gli evviva, epperò non poteva non sorprendere chi ha in gran concetto l'amicizia! Non si può che rimanere piùche perplessi al pensiero di quale grande amicizia ci sia mai potuta essere tra i due futuri papi dato che prima del conclave dell'agosto 1978 il cardinale Albino Luciani e Joseph Ratzinger s'erano incontrati solamente un'altra ed unica volta! Dichiarò il Cardinal Ratzinger in una intervista a "30Giorni":
"RATZINGER: Sì, lo conoscevo personalmente. Durante le vacanze estive del ’77, ad agosto, mi trovavo nel seminario diocesano di Bressanone e Albino Luciani venne a farmi visita. L’Alto-Adige fa parte della regione ecclesiastica del Triveneto e lui, che era un uomo di una squisita gentilezza, come patriarca di Venezia si sentì quasi in obbligo di recarsi a trovare questo suo giovane confratello. Mi sentivo indegno di una tale visita. In quella occasione ho avuto modo di ammirare la sua grande semplicità, e anche la sua grande cultura. Mi raccontò che conosceva bene quei luoghi, dove da bambino era venuto con la mamma in pellegrinaggio al santuario di Pietralba, un monastero di Serviti di lingua italiana a mille metri di quota, molto visitato dai fedeli del Veneto. Luciani aveva tanti bei ricordi di quei luoghi e anche per questo era contento di tornare a Bressanone.
Prima non l’aveva mai conosciuto di persona?
RATZINGER: No. Io ero vissuto, come ho già detto, nel mondo accademico, molto lontano dalle gerarchie, e non conoscevo di persona i vertici ecclesiastici."


Immancabili all'appuntamento di preghiera col Santo Padre i dirigenti politici del Veneto "bianco": le autorità politiche regionali e provinciali e con tutti i sindaci del circondario -fascia tricolore muniti- e in primis il "devoto" sindaco di Lorenzago che solo pochi giorni prima aveva abbandonato polemicamente la sala in cui veniva presentato un libro di foto dei soggiorni di Giovanni Paolo II in Cadore perchè, essendo sindaco anche all'epoca, nel volume non vi è nemmeno una foto che lo immortali accanto al defunto pontefice "Santo Subito".

Intanto Papa Benedetto, dopo aver rivolto l'appello alla pace tra i popoli e rinnovato la definizione della "guerra" quale "inutile strage" ad imitazione del suo omonimo precedessore, così concludeva:
"Trovandomi nella Piazza di Lorenzago, desidero rivolgere il mio saluto più cordiale agli abitanti di questo bel paese, che mi hanno accolto con tanto affetto, e ringrazio nuovamente il Sindaco e l'Amministrazione comunale per la solerte ospitalità: oggi la prima Lettura e il Vangelo parlano dell'ospitalità e mi sono venute in mente le parole di san Benedetto "Accettare l'ospite come Cristo".
Mi sembra che tutti siete "benedettini" perché mi avete accettato così."
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Dovendo regnare su di un Impero su cui non tramontava mai il sole, Carlo V dovette, fino al giorno in cui abdicò, barcamenarsi su più fronti combattendo tutti i più disparati avversari del suo immenso impero.
Nel 1541 riuscito ad ottenere l'ennesima tregua nella infinita guerra con il Re di Francia, riuscito a placare la sommossa dei principi protestanti in Germania ed ottenuto dal Papa l'indizione di un Concilio che ponesse una soluzione allo scisma all'interno della cristianità (e soprattutto all'interno del "suo" Sacro Romano Impero) Carlo V si propose di spostare le sue armate nella mediterranea lotta contro i turchi.
La meta della spedizione punitiva fu individuata in Algeri cioè la base logistica di quei pirati barbareschi che al soldo del Sultano di Costantinopoli infestavano il Mediterraneo rendendo insicura la navigazione dei legni cristiani, e che mettevano sontinuamente a repentaglio l'incolumitò delle cattoliche popolazioni costiere del cantinente europeo.
Carlo V per l'ottobre 1541 radunò una flotta imponente formata da 40 galere da guerra affidata ai comandi di valorosi ed esperti condottieri quali Andrea Doria, Ferrante Gonzaga e Hernán Cortés.

La spedizione fece sosta nel porto di Alghero, la città sarda in cui più viva era rimasta la comunanza di usi e costumi con la frontaliera Catalogna. L'imperatore venne alloggiato nell'elegante palazzo gotico della nobile famiglia de Ferrera (poi degli Albis).
Acclamato dalla folla, l'Imperatore si affacciò ad una finestra e lodò la bellezza di Alghero: "Bonita, por mi fé, y bien assentada" ("Bella, in fede mia, e ben solida") e, forse divertito o forse scocciato dal fracasso della blebe ossannante, avrebbe rivolto agli algheresi la celeberrima frase "Estade todos caballeros!" cioè: "Siete -nominati- tutti cavalieri".

La Municipalità ricorderà l'evento murando la storica finestra ed apponendovi un'acconcia targa a perpetua memoria.
E'certo invece che in Alghero Carlo V concesse il cavalierato solo a tre illustri cittadini algheresi che si erano uniti alla spedizione militare.

3 commenti:

Pandreait ha detto...

Un cordialissimo saluto a Vostra Ducale Grazia .

Sfidando code e lavori in corso, anche la mia umile persona ha avuto la ventura di salire sino a Lorenzago finendo a trovarmi, debitamente "trascinato" dalla mia gentile consorte, a non più di 30 metri dal palco papale.

Non avendo avuto il minimo tremore a sentirmi definire BENEDETTINO, avendo parecchie volte frequentato l'abbazia del Monte in quel di Cesena, nonchè soggiornato 5 giorni ospite a Sant'Anselmo a Roma,
ho invece pacatamente sorriso ad un gentilissimo avverbio ratzingeriano in una frase che suonava come
"in queste montagne che Voi BELLISSIMAMENTE mantenete"

avverbio di cui, purtroppo, non trovo traccia nei resoconti;
ci voleva un papa TETESKO per introdurre un neologismo nella lingua italiana.

Rimane un dubbio: Vostra Grazia era in qualche modo presente ? magari nell'ambito della delegazione cinese ?

Duca De Gandia ha detto...

Anche il Duca vi omaggia cordialmente e data la calura estiva si prosterna devotamente a sventolatore del flabello di Vostra Reverenza!

Non parmi di aver sentenziato in nessun punto di cotanto post che l'esser apostrofato "benedettino" fosse una "diminutio". Ci diletta, pertanto, sapere che la Vostra benedetta persona sia degna di codesto spirituale appellativo sia per la di Voi gran devozione a quel Benedetto santo sia a questo Benedetto papa!

Potrei anche dirvi che ero presente anch'io all'Angelus travestito da una delle cime di Lavaredo ma poi la di voi acuta consorte potrebbe illuminarvi sul fatto che alle ore 12 di domenica 22 luglio eravate ripresi in mondovisione!:)

Duca De Gandia ha detto...

Su IlGiornale di giovedì 26 luglio 2007 Andrea Tornielli inviato a Lorenzago (Belluno) intervista Don Georg:
Per distendersi, scrive il nuovo libro su Gesù, ascolta musica classica, suona il pianoforte. Poi la sera esce per fare brevi passeggiate. È la vacanza secondo lo stile di Papa Ratzinger, che monsignor Georg Gänswein, il suo segretario particolare, descrive in questa intervista al Giornale, raccontando le abitudini di Benedetto XVI.

Il Papa è contento della vacanza in Cadore?

«Il Papa è molto contento del suo soggiorno qui. Sono vacanze con poche apparizioni pubbliche, vacanze un po' monastico-benedettine. In diverse occasioni, soprattutto lo scorso venerdì, dopo il concerto dei Cori del Cadore davanti al Castello Mirabello, il Santo Padre si è espresso sulle bellezze particolari che ha trovato qui. La casa, le montagne, i boschi, i paesi, i laghi, i valli e la tranquillità formano una sinfonia straordinaria che fanno bene all'anima e al corpo. Tante persone, che lavorano visibilmente e anche meno visibilmente, gli garantiscono giorni di riposo. Nell'Angelus, domenica scorsa, ha espresso la sua impressione in un modo un po' scherzoso: “Oggi la prima lettura e il Vangelo parlano dell'ospitalità e mi sono venute in mente le parole di san Benedetto: ’Accettare l’ospite come Cristo’. Mi sembra che tutti siete ’benedettini’ perché mi avete accettato così”».

Può dire come trascorre le sue giornate e i cambiamenti rispetto agli orari del Vaticano?

«La giornata è ben strutturata, alcuni elementi coincidono con le abitudini vaticane, altri si distinguono chiaramente. Ogni giorno comincia con la santa Messa, seguono il ringraziamento, il breviario e la meditazione. Poi c’è la prima colazione e dopo il Santo Padre si dedica alla lettura, allo studio, allo scrivere, alla meditazione. All’una c’è il pranzo e subito dopo il Papa fa una breve passeggiata nel parco attorno alla casa. È stato preparato un bellissimo sentiero nel bosco che circonda la residenza, con una semplice cappella-capanna, una statua della Madonna scolpita da un forestale, delle panchine di legno, dei bei vasi di fiori di gerani in diversi posti. Dopo il riposo il Santo Padre torna ai libri, ai manoscritti, allo studio, alla preghiera, al pianoforte. Ogni tanto ascolta anche un Cd con musica classica. Verso le ore 18.00 Benedetto XVI esce per fare delle passeggiate nei boschi o laghi vicini. Alle ore 19.30 si cena, poi si guarda il telegiornale e dopo un’ulteriore passeggiata nell’ambito della casa il Santo Padre si ritira».

Benedetto XVI ha confermato di voler scrivere il secondo libro su Gesù. Lo sta facendo? Può dirci quali libri il Papa ha portato con sé da leggere?

«A questa domanda ha già risposto lo stesso Santo Padre, e ciò che ha detto lui non richiede ulteriore conferma. Il Papa ha portato con sé una piccola valigia di libri soprattutto teologici, ma ci si trova anche qualche altro libro».

Sta anche scrivendo la nuova enciclica?

«Se non sbaglio, anche a questa domanda il Papa ha già risposto in modo affermativo».

Nella vostra residenza è stato portato un pianoforte a mezza coda. Può dirci se il Papa lo suona?

«Sì, c’è un prezioso pianoforte nello studio del Santo Padre, e viene anche usato. Il Papa ha portato con sé spartiti di diversi compositori... Mozart, Chopin, Schubert e altri. Non è un segreto pontificio il fatto che il Papa abbia una predilezione per Mozart».

Queste montagne sono i luoghi d’origine di Giovanni Paolo I, eletto nel conclave dell’agosto 1978, al quale partecipò il cardinale Ratzinger. Domenica scorsa, all’Angelus, il Papa lo ha definito «il mio grande amico»: può dirci come è legato alla sua figura?

«L’allora cardinale Joseph Ratzinger, in un’intervista di qualche anno fa, aveva parlato ampiamente di Papa Luciani. Lo ha conosciuto personalmente nel 1977, nel seminario di Bressanone, durante le sue vacanze estive, quando da patriarca di Venezia venne a fare una visita al neo-eletto arcivescovo di Monaco e Frisinga. In quella occasione il cardinale Ratzinger ha potuto verificare una squisita gentilezza, una grande semplicità, ma nello stesso tempo anche una grande cultura dell’anima e dello spirito. Quando Luciani è stato eletto Papa nel 1978, il cardinale Ratzinger era molto felice che la Chiesa avesse ricevuto un pastore universale di grande bontà e di una fede luminosa».

Ogni sera il Papa esce per fare delle passeggiate. Benedetto XVI è contento degli incontri casuali con gli abitanti e i villeggianti?

«L’ho già accennato prima, la sera il Papa esce dalla casa per fare delle passeggiate, di solito in macchina, attraversando il paese di Lorenzago, per arrivare a qualche bel posto dove si può camminare. Preferisce sentieri pianeggianti e ombreggiati. La passeggiata comincia sempre con il rosario, poi camminando si ammirano le bellezze naturali. Spesso si visita anche una piccola cappella o un piccolo santuario che si trovano sulla strada o sul sentiero. Quasi sempre ci sono degli incontri casuali: con genitori e i loro bambini piccoli, con ragazzi, con persone di diversi tipi. I più coraggiosi sono i piccoli. I più grandi, sorpresi dell’incontro inaspettato, sono piuttosto timidi, non sanno cosa dire, mancano le parole. Ma non c’è mai disagio. Il Santo Padre sempre rivolge loro una parola e li saluta per rompere il ghiaccio. C’è subito un contatto umano. Non di rado a parlare sono le lacrime di emozione da parte delle persone incontrate piuttosto che le parole rimaste nella gola. Alcune persone non sono quasi riuscite a credere di aver incontrato il Papa in persona. Molti ragazzi e bambini offrono dei fiori che hanno raccolto rapidamente nel prato, talvolta anche funghi e mirtilli o lamponi, per dimostrare il loro affetto e la loro gratitudine».