domenica, dicembre 02, 2007

le quote porpora /9


"- Chi è sua eminenza? - domandò Agnese.

- Sua eminenza, - rispose don Abbondio, - è il nostro cardinale arcivescovo, che Dio conservi.

- Oh! in quanto a questo mi scusi, - replicò Agnese: - ché, sebbene io sia una povera ignorante, le posso accertare che non gli si dice così; perché, quando siamo state la seconda volta per parlargli, come parlo a lei, uno di que' signori preti mi tirò da parte, e m'insegnò come si doveva trattare con quel signore, e che gli si doveva dire vossignoria illustrissima, e monsignore.

- E ora, se vi dovesse tornare a insegnare, vi direbbe che gli va dato dell'eminenza: avete inteso? Perché il papa, che Dio lo conservi anche lui, ha prescritto, fin dal mese di giugno, che ai cardinali si dia questo titolo. E sapete perché sarà venuto a questa risoluzione? Perché l'illustrissimo, ch'era riservato a loro e a certi principi, ora, vedete anche voi altri, cos'è diventato, a quanti si dà: e come se lo succiano volentieri! E cosa doveva fare, il papa? Levarlo a tutti? Lamenti, ricorsi, dispiaceri, guai; e per di più, continuar come prima. Dunque ha trovato un bonissimo ripiego."
Nel capitolo XXXVIII dei Promessi Sposi così Manzoni mette in scena la decisione di Urbano VIII di appellare "Sua Emimenza" i membri del Sacro Collegio.
Fu proprio all'epoca che venne coniata in Francia la maliziosa locuzione di "eminenza grigia" per designare il potentissimo ma schivo frate cappuccino padre Giuseppe da Parigi: il braccio destro del primo ministro (l'eminenza rossa) Cardinale Richelieu.
Ma dare dell'eminenza grigia al padre Giuseppe non voleva tanto indicare una -poi divenuta proverbiale- potenza occulta quanto il pronosticare la porpora anche al fido collaboratore del Richelieu.
Più di una volta Luigi XIII aveva sollecitato la berretta rossa per il padre cappuccino poichè nella mente del sovrano e di Richelieu era stato designato "in pectore" quale futuro primo ministro di Francia.
Poichè le condizioni di salute di Richelieu si aggravavano ciclicamente, la Corona auspicava di avere già a disposizione un cardinale-ministro in caso di improvviso decesso di Richelieu ma la Corte di Roma aveva prudentemente declinato la richiesta poichè nel sacro collegio c'era già un cardinale dell'ordine cappuccino (nonchè fratello del papa regnante) e Urbano VIII non volevano proteste e lagnanze da parte degli altri ordini (innanzitutto gli altri ordini francescani).

Ma proprio quando giunse ufficiosamente a Parigi la notizia che il desiderio del Re Cristianissimo stava per essere accolto, la salute dell'eminenza grigia stava declinando così rapidamente che un sollecito burocrate indirizzò una urgente missiva a Roma pregando di non più procedere alla creazione cardinalizia dell'ormai agonizzante padre Giuseppe: il numero dei "Cardinali della Corona" cioè dei cardinali creati dal papa su esplicita richiesta delle potenze cattoliche era assai limitato per cui era politicamente assai dannoso sprecare un titolo tanto importante per un moribondo.
Il Re di Francia e il Cardinal Richelieu avrebbero quanto prima indicato il nome di un altro candidato alla porpora fisicamente prestante e dall'eccellente stato di salute nella persona dell'allora ancora "oscuro" Giulio Mazzarino.

Nell'epoca contemporanea è stata esclusa espressamente nonchè anatemizzata dai Romani Pontefici qualunque ingerenza laica sulla scelta e le scelte dei menbri del Sacro Collegio. Ma i problemi "politici" (anche se di mera politica ecclesiastica) non mancano neppure nelle nuove creazioni cardinalizie del XXI secolo.

L'aver esteso ai cinque continenti la provenienza dei "Principi della Chiesa" e l'aver allargato il numero degli eminentissimi elettori del Papa di ben cinquanta unità, nonchè l'aver decretato che ad ottant'anni i cardinali perdano il diritto a votare in conclave non ha facilitato il compito ai Pontefici post-conciliari.
Sicuramente l'ottantesimo genetliaco molto più di "sorella morte" è di aiuto nel produrre nuovi posti vacanti che il Pontefice regnante può riempire. Epperò pur essendo aumentato il numero dei cardinali è parimenti aumentata la rappresentatività delle Chiese locali, per cui una volta soddisfatti i monsignori della Curia vaticana e gli arcivescovi delle capitali delle nazioni del mondo intero non c'è lo spazio nè il margine in cui il Sommo Pontefice possa accondiscendere con liberalità a qualche impulso, che piace pensare, ispirato dallo Spirito Santo!

Si nominano i cardinali per tre motivi:
1) perchè sono a capo dei dicasteri della Curia Romana
2) perchè sono arcivescovi di sedi tradizionalmente cardinalizie
3)perchè sono ecclesiastici che con la loro opera e per i propri meriti hanno servito ed illustrato la Chiesa Cattolica.

Se in passato il cardinalato era il prezzo del penzionamento -in qualche caso anticipato!- dei Nunzi Apostolici presso le grandi Potenze e parimenti era l'omaggio dei Pontefici ai sommi teologi ed intellettuali cattolici, a partire dal Concilio Vaticano II una tale liberalità dei Sommi Pontefici si è molto ridimenzionata per non dire che è stata impedita dalla stessa volontà pontificio di aumentare il numero delle sedi cardinalizie in giro per il mondo nonchè di aumentare il numero dei dicasteri vaticani.

Lontani i tempi in cui un Leone XIII nel suo primo concistoro, dovendo nominare solo dieci nuovi cardinali, poteva dare la berretta rossa al grande intellettuale inglese John Henry Newman!
Non che un Benedetto XVI non sarebbe ben lieto di creare cardinale un redivivo John Henry Newman ma credo che prima di annunciarne la nomina avrebbe l'accortezza di pazientemente attendere che il candidato alla porpora avesse festeggiato l'ottantesimo genetliaco!


Paolo VI una volta decretato nel 1971 con la "Ingravescentem aetatem" che al compimento degli ott'antanni i cardinali perdono il diritto di partecipare al Conclave si guardò bene dal nominare cardinali ultra ottantenni.
Invece Giovanni Paolo II nel suo secondo concistoro del 1983 ritenne opportuno manifestare con la porpora la stima ed il plauso pontificio per due benemeriti ecclesiastici ultra ottantenni: Julijans Vaivods, vescovo lettone vissuto sotto la persecuzione sovietica, ed il gesuita Henri-Marie de Lubac, grande teologo del Vaticano II precedentemente perseguitato dal sant'Uffizio del cardinale Alfredo Ottaviani del quale divenne successore nel titolo di cardinale-diacono di S.Maria in Domnica.
Come direbbe Don Abbondio, il papa: "Dunque ha trovato un bonissimo ripiego".

Nei successivi concistori di Giovanni Paolo II non sono mai mancati ottuagenari cardinali per meriti diplomatici, per meriti accademici ed intellettuali, o per essere stati vittime di persecuzione religiosa. Ad essere esatti mancarono cardinali ultra ottantenni nel concistoro del 1988 poichè l'ottantatreenne teologo Hans Urs von Balthasar morì due giorni prima del concistoro mentre si trovava in viaggio verso Roma.

Benedetto XVI ha proseguito sulla scia del suo "venerato predecessore".
Annunciando la lista dei ventitrè cardinali del suo secondo concistoro (dei quali ben cinque superno l'ottantina) il sedici volte nonchè ottantenne Benedetto in data 17 ottobre 2007 ha lamentato la sua pena poichè "era stato mio desiderio elevare alla porpora anche l’anziano Vescovo Ignacy Jez" novantatreenne vescovo polacco che proprio il giorno prima era (improvvisamente?) morto.

E' pur vero che compito dei cardinali non è solo quello di eleggere il papa ma anche di essere suoi stretti consiglieri perciò non si vede perchè mai se un un Papa ottantenne possa "ccioiosamente" regnare egli poi non possa legittimamente usufruire dei saggi consigli di eminentissimi prelati ultraottuagenati! Rimane però l'impressione che l'elevazione alla porpora concessa a vecchi Nunzi da anni in penzione o a insigni teologi da molti lustri fuori dal mondo accademico, più che una elevazione delle loro encomiabili persone, risulti una diminutio della dignità cardinalizia al livello di quelle medaglie commemorativa che i sindaci regalano alla vecchietta centenaria: un premio alla longevità.
O peggio: la creazione di un cardinale ulta-ottantenne proveniente da una particolare parte del globo potrebbe essere solo un escamotage per mettere in scena l'irenica universalità della Chiesa Cattolica proprio quando invece non si voglia -o non si possa- creare un cardinale-elettore proveniente da quella medesima zona del pianeta!


Verrebbe da chiedere a Benedetto XVI perchè non creò cardinale nel 2006 "l’anziano Vescovo Ignacy Jez": forse che alla tenera età di novantadue anni il presule polacco non aveva ancora acquistato quelle benemerenze che un anno e mezzo dopo lo facevano degno della porpora?
E similmente se Benedetto XVI teneva tanto ad omaggiare della porpora l'ottantacinquenne teologo francescano Umberto Betti ed il gesuita ottantasettenne Urbano Navarrete perchè non si affretto a crearli nel precedente concistoro?

Nel caso un cardinale sia stato creato solo dopo che abbia da poco superato la fatidica soglia dell'ottantina qualcuno malignamente potrebbe anche sostenere che il Papa in realtà, pur elevandolo alla porpora, non lo considerava "adatto" a partecipare al conclave ma nel caso di ultraottanenni "di lungo corso" -per così dire- perchè dilazionare ancora ed ulteriormente quella che ormai per loro può essere solo una onorificenza?

Per alcuni ecclesiastici sembra quasi che il cardinalato più che un premio appaia una velata punizione nel caso in cui questa dignità venga dilazionata di concistoro in concistoro fino a quando venga superata il fatidico compleanno. Forse a questo pensava il Patriarca latino di Gerusalemme, il palestinese Michel Sabbah, mentre il 24 ottobre 2007 assisteva alla "elevazione" dell'iracheno Emauele III Delly Patriarca di Babilonia dei Caldei che -molto opportunamente- da pochi giorni aveva compiuto ott'antanni.
E se Benedetto XVI nella sua allocuzione ha tenuto a menzionare il Patriarca iracheno ed ha sottolineato che nella porpora a lui concessa c'è l'omaggio della Chiesa Cattolica a tutti i cristiani mediorientali ci si può non domandare perchè nel precedente concistoro sua Beatitudine Emanuele III non fu creato cardinale?
Perchè Benedetto non volle significare la propria vicinanza ai sofferenti cristiani arabi nel febbraio 2006 col dare la porpora all'anziano -ma forse non abbastanza!- Patriarca di Babilonia?
Certo vi è il problema del limite di centoventi ma poichè la norma è stata creata dal Sommo Pontefice egli ha sempre la possibilità di derogare come e quando vuole.

Come ai tempi delle monarchie assolute la Santa Sede continua a valutare il peso politico di una nomina cardinalizia. Ma quel che lascia più da pensare è che le le grandi e piccole potenze post-moderne, laiche e persino per nulla cattoliche, continuino a considerare "dannatamente" importante se il tale più o meno oscuro monsignore divenga o meno un Cardinale di Santa Romana Chiesa, o per meglio dire trovano dannatamente importante evitare l'imbarazzo politico che potrebbe causare l'elevazione al soglio pontificio di Tizio e di Caio.

Fino a quando i papi erano solo dei "preti italiani" il problema geopolitico era assai limitato: tutto dipendeva dal fatto se l'ennesimo papa italiano fosse più progressista o più conservatore, ci di fermava alle vecchie e stereotipate categotie del "papa religioso" o "papa politico".
Dopo l'elezione del "papa polacco" ormai tutte le cancellerie sanno che all'interno del conclave tutto e possibile. Se nel 1978 il governo comunista avesse avuto il sentore che l'arcivescovo di Cracovia fosse un papabile non gli avrebbe certo concesso di attraversare la cortina di ferro!
Sugli esiti di un conclave ormai nessuna opzione può essere più esclusa completamente e ogni nazione o sistema politico dell'era della globalizzazione, al pari degli imperi dell'ancien regime, può sentirsi danneggiato dall'elezione di un papa che venga da questa o quella parte del globo.

Durante la Sede Vacante del 2005 ciò che faceva divertire i vecchi prelati europei era l'insistenza e l'incredulo sgomento con cui i giornalisti statunitensi si informavano sul fatto che il settantacinquenne cardinale Bernard Law avesse il diritto di partecipare al conclave e virtualmente quello di essere eletto papa; erano sconvolti all'idea che un cardinale che aveva dovuto dare le dimissioni dalla carica di Arcivescovo di Boston (a seguito dello scandalo dei preti pedofili) continuasse ad avere ancora gli stessi diritti degli altri cardinale, cioè non capivano come il manager che ha fatto fallire la filiale di una società possa continuare a sedere nel consiglio d'amministazione e correre il rischio di essere persino eletto presidente di una multinazionale!
Finchè gli Sati Uniti saranno una SuperPotenza nessun cardinale americano correrà il reale "pericolo" di essere eletto papa ma gli interessi geopolitici delle super potenze sono tanti e sfaccettati.

Il percepire che i parametri con cui ragionano ed agiscono i leaders della Chiesa cattolica non possono mai essere completamente ridotti ai propri canoni provoca nelle diplomazie molto, seppur velato, nervosismo.
Probabilmente il solo - inconsisternte- pensiero che un arabo possa avere la pur minima possibilità di diventare Papa prova altrettanto raccapriccio nei politici e diplomatici statunitensi (ed israeliani!) che potrebbe dar luogo ad inutili, immotivate, conseguenze spiacevoli.
La ragione è pertanto dalla parte di don Abbondio: "E cosa doveva fare, il papa?... Dunque ha trovato un bonissimo ripiego".

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

Copyright 30Giorni, novembre 2007

Come cambia il Sacro Collegio con le nuove nomine
Tutte le sfumature della porpora

Analisi statistica del secondo Concistoro del pontificato di Benedetto XVI. La proporzione tra il numero dei cardinali e quello dei fedeli e dei sacerdoti nei Paesi più rappresentati nel Senato del Papa. Non mancano le sorprese

di Gianni Cardinale

Il 17 ottobre, al termine della consueta udienza generale del mercoledì, Benedetto XVI ha annunciato per il 24 novembre, vigilia della solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, il secondo Concistoro del suo pontificato per la nomina di 23 nuovi cardinali, 18 dei quali elettori in un eventuale conclave e 5 con più di ottant’anni.

Nel dare questo annuncio il Papa aveva avvisato che avrebbe derogato di una unità al tetto massimo di 120 cardinali “votanti” stabilito da Paolo VI, visto che alla data del 24 novembre erano previsti 17 posti liberi tra gli elettori del Sacro Collegio. Ma la scomparsa inattesa del cardinale giapponese Stephen Fumio Hamao, 77 anni, avvenuta a Tokyo l’8 novembre, ha di fatto annullato lo sforamento previsto.

Dei 18 nuovi cardinali elettori del nuovo Concistoro, 7 sono i curiali, e cioè:
l’argentino Leonardo Sandri, 64 anni, dal giugno scorso prefetto della Congregazione per le Chiese orientali;
lo statunitense John Patrick Foley, 72 anni, dal giugno scorso pro-gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;
il piemontese Giovanni Lajolo, 72 anni, dal settembre 2006 presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
il tedesco Paul Joseph Cordes, 73 anni, dal 1995 presidente del Pontificio Consiglio «Cor Unum»;
il toscano Angelo Comastri, 64 anni, dal febbraio 2005 coadiutore e dall’ottobre 2006 arciprete della Basilica Vaticana;
il polacco Stanislaw Rylko, 62 anni, dal 2003 presidente del Pontificio Consiglio per i Laici;
il campano Raffaele Farina, 74 anni, salesiano, dal giugno scorso archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Sono invece 11 i neocardinali residenziali, e cioè:
Agustín García-Gasco Vicente, 76 anni, dal 1992 arcivescovo di Valencia (Spagna);
Seán Baptist Brady, 68 anni, dal 1995 coadiutore e dal 1996 arcivescovo di Armagh (Irlanda);
Lluís Martínez Sistach, 70 anni, dal 2004 arcivescovo di Barcellona (Spagna);
André Vingt-Trois, 65 anni, dal febbraio 2005 arcivescovo di Parigi (Francia);
Angelo Bagnasco, 64 anni, dal 2006 arcivescovo di Genova (Italia);
Théodore-Adrien Sarr, 71 anni, dal 2000 arcivescovo di Dakar (Senegal);
Oswald Gracias, 63 anni, dal 2006 arcivescovo di Bombay (India);
Francisco Robles Ortega, 58 anni, dal 2003 arcivescovo di Monterrey (Messico);
Daniel N. DiNardo, 58 anni, dal 2004 coadiutore e dal 2006 arcivescovo di Galveston-Houston (Usa);
Odilo Pedro Scherer, 58 anni, dal marzo scorso arcivescovo di São Paulo (Brasile);
John Njue, 63 anni, dal 6 ottobre scorso arcivescovo di Nairobi (Kenya).

Benedetto XVI ha poi deciso di elevare alla dignità cardinalizia altri tre presuli e due benemeriti ecclesiastici, particolarmente meritevoli per il loro impegno al servizio della Chiesa, con più di ottant’anni, e cioè:
Emmanuel III Delly, 80 anni, dal 2003 patriarca di Babilonia dei Caldei;
Giovanni Coppa, 82 anni, dal 1990 al 2001 nunzio apostolico a Praga;
Estanislao Esteban Karlic, 81 anni, dal 1986 al 2003 arcivescovo di Paraná (Argentina);
il gesuita aragonese Urbano Navarrete, 87 anni, già rettore della Pontificia Università Gregoriana;
e il francescano toscano Umberto Betti, 85 anni, già rettore della Pontificia Università Lateranense.

Il Papa ha poi rivelato che avrebbe desiderato creare cardinale anche l’anziano Ignacy Jez, 93 anni, dal 1972 al 1992 vescovo di Koszalin-Kolobrzeg in Polonia, che però è venuto meno il 16 ottobre, il giorno prima dell’annuncio del Concistoro.

Con la scomparsa di Hamao e la morte del cardinale salesiano venezuelano Rosalio José Castillo Lara, 85 anni, avvenuta il 16 ottobre, il Sacro Collegio successivo al Concistoro del 24 novembre risulta quindi composto da 201 cardinali di cui 120 elettori.
Tra questi ultimi la metà esatta (60) sono europei, 21 latinoamericani, 16 nordamericani, 12 asiatici, 9 africani, 2 provenienti dall’Oceania.
Per quanto riguarda i singoli gruppi nazionali il più cospicuo rimane quello proveniente dall’Italia con 21 cardinali elettori (di cui 5 lombardi, 4 piemontesi e 3 campani); seguono quindi quelli provenienti dagli Usa (13); quelli di Francia, Germania e Spagna (6 ciascuno); quelli di Brasile, Messico e Polonia (4 ciascuno) e quelli di Canada, Colombia e India (3 ciascuno).

«I nuovi porporati» ha detto il Papa annunciando il Concistoro «provengono da varie parti del mondo. Nella loro schiera ben si rispecchia l’universalità della Chiesa…». A dire il vero però non è mancato chi ha fatto notare una certa sproporzione, in alcuni casi, tra il numero di fedeli cattolici presenti nelle singole nazioni e la rispettiva rappresentanza nel Sacro Collegio. Particolarmente segnalati, da una parte, i casi dell’Italia (“ben” 21 cardinali per 56 milioni di cattolici), degli Stati Uniti (“ben” 13 cardinali per circa 67 milioni di fedeli) o della Germania (“ben” 6 cardinali per meno di 26 milioni di cattolici) e, dall’altra, i casi del Brasile (“solo” 4 cardinali per oltre 155 milioni di fedeli), del Messico (“solo” 4 cardinali per oltre 95 milioni di fedeli) o delle Filippine (“solo” 2 cardinali per oltre 69 milioni di fedeli). Al di là del retaggio storico, che pure ha la sua influenza nella nomina dei cardinali, leggendo i dati statistici riportati in questa pagina però, si potrà notare che il peso specifico dei Paesi sopra citati all’interno del Sacro Collegio forse è meno squilibrato di quanto può sembrare a prima vista. Se infatti il numero dei cardinali viene raffrontato non con il numero dei fedeli ma con quello dei vescovi e, ancor più, con quello dei sacerdoti, si può notare, ad esempio, che a essere “svantaggiati” più che il Brasile (1 cardinale ogni 4.521 sacerdoti) sono l’India (1 su 7.602) o la Polonia (1 su 7.206). Così come non risulta essere molta la differenza tra la Spagna (1 cardinale ogni 4.350 sacerdoti), lo stesso Brasile e le Filippine (1 su 4.093). Oppure tra gli Usa (1 porporato per 3.484 preti), la Francia (1 su 3.591) e il Messico (1 su 3.767). C’è da dire comunque che in questa speciale classifica rimangono “privilegiate” l’Italia (1 cardinale ogni 2.441 sacerdoti) e la Germania (1 su 3.039).

Concludendo l’annuncio del nuovo Concistoro Benedetto XVI ha detto: «Altre persone vi sarebbero, a me molto care, che per la loro dedizione al servizio della Chiesa ben meriterebbero di essere elevate alla dignità cardinalizia. Spero di avere in futuro l’opportunità di testimoniare, anche in questo modo, a esse e ai Paesi a cui appartengono la mia stima e il mio affetto». In effetti sui mass media è stata notata la mancata concessione della porpora a titolari di sedi tradizionalmente cardinalizie come Baltimora, Palermo, Toronto e Varsavia (tutte diocesi però dove è ancora presente un emerito con meno di ottant’anni). Per un nuovo Concistoro, però, probabilmente bisognerà aspettare un po’: due anni, se non tre. Nel 2008 infatti sono solo 3 i cardinali che compiranno ottant’anni (Friedrich Wetter, emerito di Monaco, il 20 febbraio; Giacomo Biffi, emerito di Bologna, il 13 giugno; Peter Seiichi Shirayanagi, emerito di Tokyo, il 17 giugno). Nel 2009 saranno 4 e 11 nel 2010.

Paesi con più di un cardinale elettore

Italia 21
Usa 13
Francia, Germania e Spagna 6
Brasile, Messico e Polonia 4
Canada, Colombia e India 3
Argentina, Filippine, Gran Bretagna, Nigeria e Portogallo 2

Paesi con maggiore popolazione cattolica

Brasile 155.628mila
Messico 95.525mila
Filippine 69.308mila
Usa 66.893mila
Italia 56.383mila
Francia 46.520mila
Spagna 40.950mila
Colombia 40.379mila
Polonia 36.696mila
Argentina 35.408mila
R. D. del Congo 31.199mila
Germania 25.997mila

Paesi con più vescovi

Italia 507
Usa 438
Brasile 430
India 198
Francia 184
Messico 152
Spagna 132
Canada 132
Polonia 131
Filippine 120
Colombia 114
Germania 105

Paesi con più sacerdoti (diocesani e religiosi)

Italia 51.262
Usa 45.292
Polonia 28.826
Spagna 26.103
India 22.807
Francia 21.551
Germania 18.239
Brasile 18.087
Messico 15.069
Canada 8.686
Colombia 8.288
Filippine 8.187

* I dati di queste tabelle sono tratti dall’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2005, Lev, 2007