martedì, febbraio 14, 2006

Visioni private /7


Ovvero: come, di fronte alla provocazione dell'infido filosofo Gianni Vattimo, risponda il mite filosofo Buttiglione.

"Rocco Buttiglione - Cosa direbbe Ratzinger del film “Brokeback Mountain”? Provo a rispondere, a partire proprio dall’enciclica e dal Simposio di Platone. Socrate è attratto da Alcibiade, vuole essere suo amico, e anche Alcibiade è attratto da lui, tanto da offrirgli un rapporto omosessuale. Tra di loro c’è eros. Ma Socrate risponde che l’oggetto del suo amore non è il corpo dell’amico ma la sua anima. L’enciclica parla dell’eros (omosessuale o eterosessuale, non ha importanza) come di un dato di partenza che ha bisogno di essere purificato e illuminato dalla preoccupazione per il vero bene della persona amata. Il tema della legge qui non è centrale ed è importante che non lo sia. Si parla dell’essenza dell’amore, che ha una forte componente egoistica (“voglio l’altro per me”) e che può diventare “voglio essere io per lui”: sono pronto a sacrificare, a offrire me stesso perché si compia il suo destino, il suo bene. Si realizza così il passaggio da eros ad agape. L’amore per se stessi diventa l’amore come offerta di se stessi. Le due cose non si lasciano tagliare con il coltello né dividere nettamente. In ogni eros vero c’è un momento di agape e in ogni agape c’è sempre un momento di eros.
Il bene dell’altro à riconosciuto anche come il mio bene. Questa struttura si applica anche a “Brokeback Mountain”. L’amore è sempre positivo, ma in che modo si purifica e diventa vero, in che modo eros diventa agape? Le questioni della morale sessuale arrivano dopo. La Chiesa non vuole la svalutazione dell’eros, vuole il compimento dell’eros, che diventa possibile perché in ogni eros vero c’è un movimento che lo porta a trasformarsi in agape. L’esperienza umana è però quella del fallimento, delumano.l’insufficienza, del fatto che quel passaggio di norma fallisce. La stessa saggezza popolare suggerisce che chi ama di più soffre di più, ci dice di non credere nell’amore.
Attenti, allora, a dire che se non ci fossero i preti tutti sarebbero cristiani. Il passaggio all’agape è un passaggio di dolore, è la croce, e senza croce quel passaggio non è possibile.
Oltre a Platone, sullo sfondo dell’enciclica c’è poi Pascal. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” è qualcosa che appare contraddittorio in se stesso: l’amore non si può realizzare con un atto di volontà, a comando. E’ reso però possibile da un amore vincitore che mi ama per primo: è l’amore di Dio che offre suo Figlio, fino alla morte sulla croce, perché l’uomo possa credere nell’amore. E’ questo il perno di tutta l’enciclica. Eros e agape così come sono concepiti nel mondo classico non bastano. Sono lo sfondo sul quale si proietta un avvenimento unico e irripetibile: c’è un uomo, Gesù Cristo, che ci ama fino in fondo e dà a noi, come risposta al suo amore, la capacità dell’amore vero."

( da "DEUS CARITAS SET.Chiacchiere umanistiche su eros, agape e Brokeback Mountain" sul Foglio di sabato 28 gennaio 2006)

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

Mi si consenta di condividere con voi un piccolo rammarico.
Avrei voluto decorare il soprastante post con "l'allegoria della Castità che fustiga Amore": tela del pittore barocco Francesco Mancini conservato nel Palazzo del Quirinale ma di cui, aimè, su internet non si trova alcuna riproduzione.