martedì, ottobre 23, 2007

Nel nome di Allah, Clemente [Mastella] e Misericordioso /3


Il bianco elicottero con a bordo il Papa sedici volte Benedetto atterra alla Stazione Marittima di Napoli alle 9.15 in punto di una freddissima domenica 21 ottobre 2007.
Sotto le folate di un gelido vento e con sullo sfondo un Vesuvio innevato, Lo accolgono, oltre all'arcivescovo Cardinale Crescenzio Sepe, il premier Romano Prodi, il prefetto Alessandro Pansa, il sindaco Rosa Russo Iervolino il presidente della Provincia Dino Di Palma ed il governatore della Campania Antonio Bassolino, oltre alla massima incarnazione vivente della napolenitanità: il ministro Clemente Mastella, naturalmente.

E mentre Prodi ha optato per una "nordica" rapida stretta di mano, Mastella ha devotamente preso a far dondolare la pontificia destra serrata nella sua mentre gli manifestava i sensi della propria campana -e campanilistica- gioia per la visita pastorale alla plebe partenopea.
Clemente Mastella ha fatto poi sapere ai giornalisti che il Sommo Pontefice si sarebbe a lui rivolto dicendogli: «coraggio!».

In concomitanza con il partenopeo meeting in cui i leaders religiosi del mondo intero si erano raccolti per rinnovare l'appello a non sfruttare Dio e la religione a scopi grettamente politici, Mastella non poteva che trovare più che opportuno rimarcare di aver ottenuta una specie di benedizione papale proprio nel momento in cui si levavano dure critiche sulla moralità di decisioni da lui prese in qualità di Ministro della Giustizia!

Non sorprenda se per Papa Ratzinger Clemente Mastella non sia un emerito sconosciuto, dato che Mastella mai è stato relatore in simposii di Teologia. Ma da quel benedetto 19 aprile 2005 Mastella è stato non solo il primo politico italiano ad ottenere un'udienza privata per se e la propria famiglia, ma è stato attento a non perdere nessuna occasione per inguattarsi nelle sacre stanze al seguito di questa o di quella delegazione più o meno ufficiale, tanto che, forse unico caso al mondo, Clemente Mastella si è trovato a non saper più dove mettere tutti i rosari ricevuti in dono dal Santo Padre!
Dato che probabilmente a causa della sua frenetica attività politica Mastella non ha il tempo di recita molti rosari, il Clemente "pio", quasi vivente icona della Madonna di Pompei, ha cominciato a regalare le pontificie corone del rosario a parenti e amici, e perfino ad alcuni giornalisti che lo hanno intervistavano.


Salito sulla papamobile assieme al rubicondo Cardinale Arcivescovo, Papa Ratzinger ha raggiunto Piazza del Plebiscito dove oltre ventimila eroici napoletani "al freddo e al gelo" s'erano riuniti per assistere alla Santa Messa della XXIX Domenica "per annum". A loro Benedetto XVI ha dedicato un'omelia magistarale traboccante di soda pietà e dottrina.
Per la prima volta i giornalisti hanno -obtorto collo - difficoltà ad imputare al papa tedesco la mancanza di "calore" (nonstante il maltempo che flagellava la città non è mancato chi con sommo sprezzo del ridicolo ha invece parlato di freddezza dei fedeli nei confronti del papa)!


Presenti nelle prime file oltre alle autorità civili e militari anche anche i leaders delle religioni mondiali convenute a Napoli per il XXII Meeting per la pace tra le religioni.

Ai lati dell'alto podio al coperto davanti alla facciata della borbonica Chiesa di San Francesco di Paola erano i rappresentanti delle confessioni cristiane capeggiate dal Patriarca Ecumenico che per la prima volta partrecipava personalmente ad un meeting organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio.
Appena il sedici volte Benedetto ha avanzato verso i venerabili delegati (tra cui il Patriarca di Cipro, il Catolicos di Cilicia degli Armeni e l'anglicano Arcivescovo di Canterbury) Bartolomeo I è andato vistosamente incontro al pontefice in modo che il loro abbraccio avesse anche coreograficamente un impatto ben diverso rispetto alla pontificia stretta di mano agli altri leaders cristiani. Poi durante la messa al momento del "segno di pace" Sua Santità Bartolomeo -unico non cattolico!- è andato ad abbracciare Benedetto XVI. Al seminario di Capodimonte, durante la breve allocuzione di saluto di Benedetto XVI a tutti i delegati -cristiani e non cristiani- del ventiduesimo Incontro "Uomini e religioni", mentre tutti (compresi i patriarchi ortodossi di Cipro e di Cilicia) stavano seduti davanti al papa, il Patriarca Ecumenico invece sedeva alla destra del papa e su di una sontuosa poltrona barocca ornata di ori e di damaschi purpurei che era esattamente eguale alla contigua poltrona su cui si è accomodato il Papa di Roma.



C'è da chiedersi per quale motivo Bartolomeo sia voluto venire a Napoli a fare la "prima donna" al fianco di Benedetto XVI? Per rinverdire i borbonici fasti di Ferdinando e Carolina, forse?

Avrebbero dovuto incontrarsi al simposio teologico di Ravenna ma il Patriarcato di Mosca ha lamentato che una tale visita congiunta dei vescovi della prima e della seconda Roma era una vera e propria ingerenza -se non altro psicologica- sui membri delle delegazioni ortodosse (poichè ogni Chiesa ortodossa è autonoma e indipendente). Mosca ha poco garbatamente tenuto a sottolineare che l'Arcivescovo di Costantinopoli è solo un "Primus inter pares", pertanto, non deve essere il Trono Ecumenico a dettare la linea ecumenica da seguire dagli altri Patriarchi ma al contrario dev'essere questi a fare propria la linea politico-teologica espressa dalla maggioranza delle Chiese Ortodosse.
Per non servire su un piatto d'argento alla Chiesa Russa la scusa per disertare il simposio teologico Bartolomeo ha diplomaticamente desistito dal recarsi a Ravenna prospettando essere più opportuno incontrare Benedetto XVI la settimana dopo a Napoli durante il meeting per la pace tra le religioni.
L'espediente diplomatico non è riuscito ad impedire che il Patriarcato della "terza Roma" trovasse un altro punto di attrito con il Patriarca della "seconda Roma": la delegazione russa ha abbandonare teatralmente il tavolo dei lavori a causa della presenza della delegazione della Chiesa Ortodossa Estone che Mosca considera a lei soggetta mentre Costantinopoli le ha riconosciuto l'autocefalìa ovvero l'indipendenza.

A Napoli non ci sono stati incontri teologici tra i massimi rappresentanti delle due Chiese cristiani, ma solo abbracci e baci e passerelle davanti a fotografi e telecamere. Neanche la possibilità di un franco scambio di vedute "sullo stato dell'unione" ma solo una -seppur prolungata- fraterna conversazione a tavola assieme ad altre otto persone tra cui due protestanti un ebreo e un mussulmano; il galateo vuole che a tavola si cerchino orgomenti di conversazione che coinvolga tutti: la teologia del Primato del papa non è uno di questi.

Sua Santità Bartolomeo ha comunque potuto nuovamente ribadito in faccia al mondo la propria somma autorità religiosa ed il proprio prestigio internazionale nonostante quel che contro il Trono Ecumenico possano dire o fare il Governo turco e la Chiesa di Mosca.
Mosca da parte sua ha preferito inviare a Napoli un rappresentanza di basso profilo e non -com'era da attendersi vista la presenza del pontefice- l'onnipotente Kiril: il capo delle "Relazioni estere" del patriarcato moscovita.
Non è da sottovalutare il fatto che Bartolomeo durante la messa cattolica sia andato a scambiare il segno di pace col papa. Certo non è la prima volta: è sempre accaduto durante le visite dei Patriarchi ("Ecumenici" e non) a Roma di scambiare il segno di pace durante la messa papale. Va notato però che nonostante vi fossero altri due patriarchi presenti solo Bartolomeo si è recato ad abbracciare il papa, non certo perche Chrisostomos di Cipro sia meno "ecumenico" di Bartolomeo! Solo ed unico tra tutti i leaders non cattolici il Patriarca Costantinopolitano si è speditamente diretto verso l'altare papale ad abbracciare il sedici volte Benedetto -si evince dal contesto- in rappresentanza di tutta l'ortodossia bizantina (con buona pace di Mosca).

Nonostante tutti i buoni propositi e le migliori intenzioni il cattolicesimo diventa, pertanto, il terreno utile ai non cattolici per combattere le loro piccole o grandi battaglie: ulteriore esempio è stata "la lite" mediorientale (in vero un breve diverbio di soli tre minuti in una conversazione di un'ora e mezza) alla tavola del Papa.
C'erano, oltre a Bartolomeo I: l'arcivescovo ortodosso di Cipro Chrysostomos II, il "Catholicos" Aram I di Cilicia degli Armeni, il rabbino capo di Israele Yona Mezger ed il mussulmano Ezzeddin Ibrahim Fondatore dell’Università degli Emirati Arabi Uniti. Non mancava il "padrone di casa" cardinal Crescenzio Sepee Andrea Riccardi il fondatore della Comunità di Sant'Egidio ed inotre l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ed il il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra Samuel Kobia.

Il mussulmano Ezzeddin Ibrahim (consigliere culturale del presidente degli Emirati Arabi Uniti) probabilmente assai gratificato e compiaciuto di rappresentare l'islam al tavolo dei sommi rappresentanti delle religioni mondiali ha osservato di trovarsi seduto al "tavolo del sorriso" poichè tutti i leaders religiosi gareggiavano virtuosamente nello scambiarsi "parole di pace", benedicendo "lo spirito di Assisi" e la buon'anima di Giovanni Paolo II. Si accodava il libanese patriarca armeno Aram I che però la mentava la crisi della pax religiosa nel suo Libano e di ciò imputava la colpa alla politica dello Stato d'Israele.
Il Rabbino capo d'Israele a quel punto non poteva che rimproverare al patriarca libanese di non considerare che i pericoli alla pace in mediooriente venivano non da Israele ma dall'Iran e dalla "violenza di tanti musulmani" che sono ben lontani dal sedere al "tavolo del sorriso" principiando proprio dagli sciiti libanesi.
E prima ancora che l'armeno e il mussulmano avessero il tempo di replicare Benedetto XVI è intervenuto: "Questo è tutto lavoro per Sant'Egidio".
A quel punto tutti si son messi a laudare Andrea Riccardi e la sua organizzazione qual autentico "angelo di pace". E così sia.

Sostenere come molti hanno fatto che Ratzinger si sia "convertito" allo "Spirito di Assisi" significa davvero non solo avere poco cuore ma soprattutto poco cervello.
Ciò che Joseph Ratzinger ha sempre sostenuto da cardinale e poi da papa è ben chiaro e lampante: bisogna dialogare per trovare punti concreti su cui i credenti di differenti religioni possano fattivamente impegnarssi per il bene comune e primariamente per il bene della pace nel mondo ma rifuggendo da supergiciali irenismi e sapendo "dove la discussione deve essere interrotta affinché non si trasformi in menzogna e dove deve iniziare la resistenza, allo scopo di salvaguardare la libertà".

Il riferimento del Papa al "lavoro" ultraventennale di Sant'Egidio non può che condurre la riflessione alla medesima conclusione ben espressa dal "Divinus" Magister : "ciò che questi incontri hanno prodotto in vent’anni è niente rispetto a ciò che ha fatto in brevissimo tempo la lezione di Benedetto XVI a Ratisbona"!

Nel pomeriggio (dopo aver compiuto il miracolo di non far sciogliere il sangue di San Gennaro) un papa Ratzinger sorridente e assai "ccioioso" alle 17.30 è nuovamente decollato alla volta del Vaticano. A salutarlo nuovamente anche Clemente Mastella.

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

Nel corso della conferenza stampa di conclusione del convegno “Per un mondo senza violenza – Religioni e culture in dialogo”, il fondatore di Sant’Egidio ha affermato che il meeting è stato “straordinario per presenze”, ricordando “quelle ebraiche, con il Rabbino Capo di Israele, il Ministro dell'Interno israeliano; quelle musulmane qualificate e attente; quelle ecumeniche, con i patriarchi ortodossi, il Segretario Generale del Consiglio Mondiale delle Chiese Samuel Kobia, e ancora, il Presidente dell'Ecuador e tanti altri”.

Il meeting, ha osservato, è iniziato “con la nota giusta dell'incontro con Benedetto XVI”, che ha esposto “un discorso di grande chiarezza, limpido e costruito con grande lucidità”, “il discorso di un uomo imbevuto della fede in Gesù e preoccupato per la pace nel mondo”.

Il Papa si è infatti rivolto ai partecipanti all’Incontro Internazionale per la Pace nell’Aula Magna del Seminario arcivescovile a Capodimonte nella sua giornata inaugurale.

Riccardi ha sottolineato come questo lunedì sia avvenuto l’incontro del Ministro israeliano con l’inviato palestinese, che “rappresenta una svolta” e nel quale “si è invocato un accordo subito”.

Da parte ortodossa, il Patriarca Bartolomeo “ha detto con coraggio che le religioni che non mettono al loro centro la pace sono perdute”.

“Siamo uomini di pace, molto concreti e molti realisti. Ne è scaturito un percorso. Nei primi incontri non riuscivamo e mettere insieme ebrei e musulmani, ma oggi mangiano alla stessa tavola, anche quando non c’è il Papa”, ha constatato Riccardi.

http://www.zenit.org/article-12302?l=italian