martedì, maggio 22, 2007

Amicus Plato sed magis amica Santippe, V


La BBC nel 2006 mandò in onda un reportage sugli abusi sessuali dei preti cattolici in Irlanda, Stati Uniti e Brasile o meglio sull'esistenza di precisi ordini dati dal Vaticano per occultare i fatti e così "salvare" i preti pedofili. La tesi venne immediatamente e apertamente sconfessata dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò la Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI."

Guarda caso, subito dopo il grande successo del "cattolico" Family Day ecco che alcuni giornali hanno annunciato che uno dei video più scaricati da Video Google era proprio quel servizio giornalistico della BBC, messo in rete e appositamente sottotitolato in italiano da Bispensiero (sito di amici siciliani di Beppe Grillo), chiedendosi retoricamente come mai quella inchiesta giornalistica non era mai stata trasmessa dalle TV italiane (come se ci fosse una convenzione internazionale che obbligasse Rai, Mediaset e La7 a ritrasmettere i programmi della BBC!).

Da un punto squisitamente giornalistico "le notizie" riportate dalla BBC sono assi datate: l'esplosione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto la Chiesa cattolica in Irlanda e negli Stati Uniti risale al 2001 ed anche del prete pedofilo brasiliano che aveva scritto un piccolo trattato su come attirare le sue ingenue vittime ebbe a suo tempo giustamente ampio risalto sui Media.

E' purttroppo assolutamente evidente a chiunque che dai processi per pedofilia contro membri del clero cattolico emerge tristemente che i vescovi o i superiori religiosi spessissimo avevano già ricevuto segnalazioni da parte delle vittime di abusi e dai loro familiari e per mettere la cosa a tacere avevano trasferito il presunto pedofilo ad altra parrocchia (e al massimo magari ordinando di sottoporsi a qualche colloquio psicologo).
Non c'è bisogno però di ipotizzare un codificata strategia vaticana che imponesse ai Vescovi di insabbiare il tutto. Il recente dibattuto, presunto e clamoroso caso di pedofilia a carico delle maestre di Rignano Flaminio ne è un esempio magistrale: sia le maestre accusate sia le colleghe non fanno altro che piangere la loro estraneità a i fatti, mentre sia il sindaco e i cittadini del piccolo Comune alle porte di Roma - pur non essendo degli ecclesiastici- non fanno altro che provare fastidio per tanto clamore senza dolersi troppo per i bambini abusati ma anzi screditando la validità delle testimonianza degli infanti!

Quando i casi di pedofilia travolsero la Chiesa statunitense e molti vescovi e pure un cardinale dovettero dimettersi, Giovanni Paolo II intervenne emanando "Motu proprio" la Lettera Apostolica "Sacramentorum sanctitatis tutela" cioè un nuovo documento in cui tra le più gravi colpe di un prete veniva ribadita anche la pedofilia che veniva ancor di più sanzionata e per questo -a norma del Codice di diritto canonico- entrava a far parte di quei "delitti" che per la loro gravità non erano più demandati al giudizio del vescovo locale ma riservati immediatamente alla Santa Sede (ovviamente per "riservati" non si intende che questi non debbano essere resi pubblici ma si parla del fatto quei preti che peccano gravemente contro il sacramento dell'Eucaristia e della Confessione non possono essere assolti da nessun prete e nemmeno dal vescovo ma che sono “avocati” al Papa: cioè che la loro estrema gravità solo il Papa può "giudicare"!).

A questo documento pontificio -che è indirizzato ai vescovi- venne allegata una lettera del Cardinal Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, in cui dopo aver elencato i delitti "riservati alla Santa Sede" si puntualizza che "Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere" e così si veniva a modificare la precedente normativa poiché "l'istruzione "Crimen sollecitationis" finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici".

Il 18 maggio 2001 ecco che, mercé l'Eminentissimo Ratzinger, l'universo mondo veniva a conoscenza di una Istruzione del Sant'Uffizio che spiegava come indagare, processare e nel caso punire quegli ecclesiastici che si erano macchiati del "Crimen sollecitationis" cioè "crimine di provocazione": ovvero avessero usato della loro autorità in Confessione per costringere il penitente ad avere rapporti sessuali e, più in generale, nei casi di denunce di chierici che avessero avuto rapporti sessuali con donne, uomini, bambini e animali.

E' evidente che nel 1962, vista la delicatezza dell'argomento, ai vescovi era comandato che l'istruzione fosse:
"servanda diligenter in archivio secreto Curiae pro norma interna non pubblicanda nec ullis commentariis agenda".

In un'epoca in cui anche i decreti pontifici con cui si autorizzava l'uso delle lingue e delle danze indigene nelle messe dei Paesi di Missione dovevano essere dai vescovi tenuti segreti, sotto pena di scomunica, figurarsi se il Vaticano poteva rendere noto all'opinione pubblica che c'era la possibilità che dei preti avrebbero potuto avere rapporti sessuali con animali!

La tesi del progranna della BBC «Sex crimes and Vatican» è che il "crimen sollecitationis" fosse il documento che istruiva i vescovi su come insabbiare le accuse di pedofilia e che comandasse la rimozione "per promozione" del prete pedofilo come strategia abituale per mettere a tacere le dicerie ed inoltre si desse istruzione di fare pressione psicologica sulle vittime per evitare che parlassero.
Non solo! Il nuovo documento del 2001, avocando a Roma le inchieste per accuse di pedofilia non avrebbe fatto altro che aumentare l'omertà della Chiesa cattolica in materia e accrescere la mafiosa e criminale protezione dei preti pedofili: "deus ex machina" di questa diabolica strategia non sarebbe altri che il pontefice "ccioiosamente" regnante, per vent'anni prefetto dell'ex-Sant'Uffizio!

Nella più totale ignoranza dei metodi "inquisitoriali" di Santa Romana Chiesa si è fatto passare il richiamo alla discrezione e alla segretezza che indagini tanto delicate impongono con il comando di sottrarre alla giustizia civile e penale i chierici colpevoli di abusi sessuali tanto che negli Stati Uniti qualcuno ha chiesto di processare "il cittadino" Ratzinger con l'accusa di aver voluto intralciare la giustizia americana.
Ovviamente a prendere la palla al balzo ci pensarono quei laidi laici dei Radicali italiani che nel 2005 organizzarono una conferenza stampa in Texas cui parteciparono l'avvocato David Shea, il legale di Houston che denunciò in sede civile il cardinale Joseph Ratzinger davanti alla Corte distrettuale del sud del Texas per la presunta copertura data ai membri del clero responsabili di abusi sessuali; Maurizio Turco, Segretario di Anticlericale.net ed ex deputato, il deputato Daniele Capezzone; l'europarlamentare Marco Cappato e Rita Bernardini attualmente Segretario dei Radicali Italiani (olè!)!
Si vede che dopo il fallimento politico della contro-manifestazione dell'orgoglio laico di piazza Navona del 12 maggio non c'era di meglio da fare che rimestare nel torbido per far passare il messaggio che è meglio affidare i propri figli ad una coppia di gay, atei materialisti dialettici e fumatori di spinelli che invece mandarli all'Oratorio dei preti!


Però a me una cosa non è chiara della ricostruzione storica operata dai giornalisti della BBC: se la Chiesa cattolica ha per cinquant'anni coperto i preti pedofili, come proverebbe il documento approvato "ex audentia Santissimi die 16 Martii 1962", perchè il grande colpevole "storico" deve essere individuato nel cardinal Ratzinger?

Quando il beato e "papa buono" Giovanni XXIII emanò quel "documento pro-pedofili" Joseph Ratzinger era solo un prete professore "progressista" di teologia in Germania.
E' pur vero che dal 1981 divenuto prefetto il cardinal Ratzinger non modificò quella legislazione canonica ma bisogna ricordare che il superiore del prefetto della congregazione della Dottrina della fede è il papa in persona; Karol Woytjla "il buono" "il bravo" e "il bello", avrebbe potuto sin dal primo giorno del suo pontificato, abrogare quella normativa di cui sicuramente doveva essere a conoscenza sin dal 1962 poichè all'epoca era già vescovo in Polonia!

Non solo, se come sostengono i curatori di «Sex crimes and Vatican» le nuove norme emanate da Giovanni Paolo II nel 2001 hanno ancor di più aumentato la protezione ecclesiastica verso i preti pedofili ciò non solo aggraverebbe il giudizio sull'operato di Ratzinger ma ancor più nei confronti di un Karol Wojtyla falso e ipocrita che nei suoi discorsi ufficiali deprecava e condannava la pedofilia chiedendo ai vescovi di usare "tolleranza zero" verso i preti pedofili e contemporaneamente imponeva agli stessi vescovi una legislazione canonica che andava nel senso opposto!

Ragion per cui se la tesi dei giornalisti della BBc fosse vera non solo Benedetto XVI sarebbe un mostro ma anche i suoi predecessori "di santa memoria" non avrebbero avuto un contegno meno mostruoso! Si chieda pertanto di sospendere il processo di beatificazione del servo di Dio Karol Woytjla seduta stante.
Se Pio XII non viene considerato degno di essere elevato agli altare per la semplice ragione che, pur aiutandoli concretamente, non fece nessun proclama ufficiale contro l'olocausto degli ebrei, come si potrà senza scrupolo di coscienza beatificare chi fu il sommo connivente per (almeno) 27 anni dei crimini dei preti pedofili?

E, soprattutto, se Giovanni XXIII non solo "si è degnato di approvare e confermare questa Istruzione" ma ha anche comanda che quelle norme fossero "rispettate" (sic!) come lo si potrà continuare a considerare un santo distributore di miracoli per i suoi milioni di devoti? Si proceda pertanto all'eliminazione del suo nome dall'albo dei beati, il suo corpo incorrotto venga sottratto alla venerazione dei fedeli, bruciato, e le sue ceneri sparse nel Tevere!

Se a lor signori giornalisti della BBC tali richieste parranno esose e spropositate vorrà dire che anche Benedetto XVI potrebbe -il più tardi possibile!- essere un degnissimo candidato agli onori degli altari!

2 commenti:

Angelo ha detto...

Ottimo, duca.

Duca De Gandia ha detto...

trovo e pubblico la traduzione dei canoni dal 15 al 19 della famigerata "Crimen sollecitationis":
TITOLO PRIMO
LA PRIMA NOTIZIA DI REATO

15. Poiché il crimine di istigazione a cose turpi di solito viene discusso davanti a giudici periferici (diocesani), affinché non rimanga occultato (insabbiato) e impunito con danno quasi sempre inestimabile a carico delle anime, è stato necessario obbligare il penitente, veramente istigato una sola o più volte, a rivelare tale crimine attraverso una denuncia imposta da una legge positiva. Dunque:

16. A norma delle Costituzioni Apostoliche e precisamente della Costituzione “Il Sacramento della penitenza” di Benedetto XIV del 1° giugno 1741, il penitente deve denunciare il sacerdote colpevole del delitto di avere istigato a cose turpi durante la confessione entro un mese all’Ordinario del luogo oppure al Sant’Uffizio; e chi riceve la confessione, interrogata seriamente la sua coscienza, deve esortare il penitente ad adempiere a questo dovere (di denunciare il crimine).
(Can. 904).

17. Invero, a norma del canone 1935, qualsiasi fedele può sempre denunciare il delitto di istigazione, di cui abbia notizia certa, anzi l’obbligo di denuncia incombe ogniqualvolta qualcuno ad esso sia spinto dalla stessa legge naturale a causa di un rischio per la fede o la religione ovvero per un altro pericolo pubblico imminente.

18. In verità il fedele che consapevolmente omette di denunciare entro un mese colui, dal quale è stato istigato, contro la norma del canone 904 (sopraccitato), incorre nella scomunica latae sententiae (cioè automatica) non riservata ad alcuno (appunto perché automatica), non dovendo essere assolto se non dopo aver adempiuto al suo obbligo di denuncia o se non avrà promesso seriamente di adempierlo (Can. 2368, § 2).

19. L’obbligo di denuncia è personale e va adempiuto regolarmente dalla persona stessa che è stata istigata. Tuttavia se gravissime difficoltà impediscono che essa possa ottemperare al suo dovere di denuncia, allora, può adempiere il suo obbligo o per mezzo di una lettera o tramite un’altra persona di sua fiducia, esposti tutti i fatti all’Ordinario o del Sant’Uffizio o della Santa Penitenzieria (Istruzione del Sant’Uffizio, 20 febbraio 1867, n. 7).