martedì, aprile 11, 2006

Lunedì Santo [2]


"Il nostro Redentore, avvicinandosi già il tempo della sua passione, si parte da Betania per andare in Gerusalemme. Quando egli fu vicino a quella ingrata città, la mirò da lontano e pianse: "Videns civitatem, flevit super illam" (Luc. 19. 41). Pianse in prevedere la di lei ruina, per causa del grande eccesso che da quel popolo aveasi tra poco a commettere, di toglier la vita al Figlio di Dio.

Ah Gesù mio, voi piangendo allora sopra quella città, piangevate ancora sopra l'anima mia, vedendo la ruina ch'io stesso mi ho cagionata co' miei peccati, costringendovi a condannarmi all'inferno, dopo che voi siete morto per salvarmi.
Deh lasciate piangere a me il gran male che ho fatto in disprezzare voi sommo bene, e voi abbiate compassione di me!


Entra Gesu-Cristo nella città; il popolo gli va all'incontro, lo riceve con applauso e a festa; e per fargli onore altri spargono per la via rami di palme, altri stendono le loro vesti per dove passa. Oh chi mai avrebbe detto allora che quel Signore, riconosciuto già per Messia e accolto con tanti segni di rispetto, avea poi a comparire per le stesse vie condannato a morte con una croce sulle spalle!

Ah caro mio Gesù, ora questa gente vi acclama dicendo: "Hosanna filio David, benedictus qui venit in nomine Domini" (Matth. 21. 9): Gloria al figlio di Davide, sia benedetto chi viene in nome di Dio per la nostra salute. E poi alzeranno le voci, insultando Pilato, acciocché vi tolga dal mondo con farvi morire crocifisso: "Tolle, tolle, crucifige eum!"
Vanne anima mia, e digli tu ancora con affetto, "Benedictus qui venit in nomine Domini". Siate sempre benedetto, che siete venuto, o Salvatore del mondo, altrimenti eravamo tutti perduti. O mio Salvatore, salvatemi!

Giunta però la sera, dopo tante acclamazioni non si trovò alcuno che l'invitasse ad alloggiare in casa sua; onde gli bisognò ritirarsi in Betania.




Amato mio Redentore, se altri non vi vogliono accogliere, voglio accogliervi io nel mio povero cuore.
Un tempo io infelice vi discacciai dall'anima mia, ma ora stimo più l'avervi meco che il possedere tutti i tesori della terra.
V'amo, mio Salvatore: chi potrà mai separarmi dal vostro amore? solo il peccato, ma da questo peccato mi avete da liberare voi col vostro aiuto, o Gesù mio e voi colla vostra intercessione, o madre mia Maria."

(S.Alfonso de Liguori; Via della Salute)

2 commenti:

mimosadeldrago ha detto...

Esimio,
ben più degne parole delle nostre possono commentare il post, e se consente le trascrivo.
....Sunt autem quaedam quae levissima putarentur, nisi in Scripturis demonstrarentur opinione graviora. Quae sint autem levia, qua? grava peccata, non humano, sed divino sunt pensanda iudicio.
e altrove.... Non afferamus stateras dolosas, ubi oppendamus quod volumus, et quomodo volumus, pro arbitrio nostro dicentes, hoc grave, hoc leve est: sed afferamus divinam stateram de Scripturis Sanctis, tamquam de thesauris dominicis, et in illa quod sit gravius appendamus, immo non appendamus, sed a Domino appensa recognoscamus.
L'immagine Duca, l'immagine, mi sovviene di una assai simile sul retro della cattedrale di Vienna.
Ma i viennesi, in fondo burloni, l'hanno assai sdrammatizzata.
E' infatti assai famigliarmente chiamata, con molto affetto, moltissimo, nella patria delle loro Maestà cristianissime, il Cristo con mal di denti
Con la consueta stima
Mimosa del Drago

Luciano ha detto...

Gentile Mimosa, sono stato alla cattedrale di S.Stefano a Vienna di persona. Lei ama questa cattedrale quanto me? Non so. In realtà si chiama il Cristo DEL mal di denti e fa parte di due statue.
La statua di Cristo crocifisso sembra abbia una barba vera che cresce ancora oggi, mentre il Cristo del mal di denti sarebbe solito punire i peccatori colpendoli appunto col mal di denti. La statua della Madonna dei Servi venne invece in soccorso a una cameriera accusata di aver rubato al proprio padrone. L'icona della Madonna di Pécs è pregata dai fedeli che hanno delle persone care malate poiché si dice che l'immagine abbia versato lacrime.