venerdì, aprile 28, 2006

Martin Luther King & King

Ovvero: They have a dream

"Molto bene, devo dirle che non mi è mai importato molto delle principessine”, dice il solitario Bertie alla madre regina, che lo vorrebbe sposo e re "entro l'estate"...

Non la principessa Madeleine, come nel copione di qualunque fiaba che si rispetti, non la donna che tutto il regno vorrebbe che Bertie sposasse, ma il fratello di Madeleine, il principino Lee. “Il matrimonio fu speciale”, si legge in uno degli ultimi disegni.
“King & King”, una fiaba di trentadue pagine che si chiudono sull’abbraccio amoroso siglato da un cuoricino rosso sulla bocca, è stato pensato “per i bambini fra i quattro e gli otto anni” e ha fatto la fortuna di Linda de Haan e Stern Nijland, due scrittrici olandesi in cima alla classifica dei libri più venduti della cultura omosex.
Tre anni dopo ne hanno scritto un altro, “King & King & Family”, doveroso epilogo dell’amore moderno fra i protagonisti della saga: l’adozione di una figlia di nome Daisy.
I genitori della scuola di Lexington, nel Massachusetts, non erano stati avvertiti che ai bambini sarebbe stata letta la favola sulla vita nel principato omosessuale versione Amsterdam.
Il corpo insegnante della Estabrook Elementary School aveva liberamente adottato “King & King” all’interno di un corso “sui diversi tipi di matrimonio, diversità e tolleranza”. La quarta del libro era allettante: “Entra nel fantastico mondo di King & King, una storia per tutte le generazioni”.
Anche per un bambino di sei anni? No, secondo alcuni genitori. “Stanno cercando di indottrinare i nostri figli”, dice Robin Wirthlin. “Il mio ha solo sette anni. La stanno presentando come una norma e non è un valore che la nostra famiglia sostiene. Dio solo sa cosa sta succedendo nelle scuole”.

E’ subito partita l’azione legale, nei giorni in cui la California sta discutendo di abolire dai manuali scolastici la parola “madre” e “padre” e l’Oregon è sottosopra per le cause intentate da alcune famiglie contro la principale università dello stato, dove in una delle ultime copertine del giornale studentesco è stato pubblicato un Cristo in erezione.
Il sovrintendente di Lexington, Paul Ash, risponde alle accuse che non aveva obblighi verso i genitori, la scuola è sovrana, la legge parla da sola, “Lexington deve insegnare ai bambini in che mondo vivono e nel Massachusetts il matrimonio omosessuale è legale”.
... “Siamo orgogliosi di aver pubblicato King & King – dice la direttrice della Tricycle Laura Mancuso – Presuppone un amore incondizionato
che non conosce confini convenzionali”.
Nel 2004 il libretto era stato denunciato nel North Carolina e oggi è all’ottavo posto nell’Indice dei titoli più citati in giudizio, prima del “Giovane Holden” di Salinger e di “Slaughterhouse-Five” di Vonnegut.

Un giorno Molly riceve una telefonata. Uno dei suoi figli, Tommy, ha interrotto la lettura della fiaba esclamando: “Questa non è una famiglia”, con il dito sull’amplesso fra i due principi. La scuola difende la favola omo, dicono che fa parte di una “biblioterapia”. Il fondatore della casa editrice, Nicole Geiger, è convinto che “la realtà sta cambiando, ci sono molte famiglie alternative in questo paese e volevamo descrivere l’amore omosessuale”.
Robert Knight dirige il Culture and Family Institute, organizzazione cristiana del Massachusetts: “Questo è il messaggio che mandano alle ragazze: la mamma non è necessaria”...

L’organizzazione MassResistance – fondata da David Parker, un genitore arrestato un anno fa all’interno della scuola per aver minacciato il sovrintendente – è in prima linea nella guerra contro King & King. David ha trovato nella cartella di suo figlio un “kit della diversità” e il libro di Skutch sulla famiglie omosessuale. Dopo averlo sfogliato, non ci ha visto più: “La famiglia di Robin è composta da suo padre, Clifford, dal partner di suo padre, Henry, e dal gatto Sassy”.

( estratto da un articolo di Giulio Meotti sul Foglio di venerdì 28 aprile 2006)

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

A proposito delle diverse forme di matrimonio, propongo questa recenzione apparsa sul Foglio di sabato 29 aprile 2006 di un'opera di quella "gran testa" di Innocenzo III, per la prima volta tradotta in italiano:
I QUATTRO TIPI DI MATRIMONIO
(Ed. Verbo Incarnato, 204 pp., euro 15)

"Il 22 febbraio del 1199, primo anniversario della sua incoronazione pontificale, Papa Innocenzo III pronunciò un importante sermone nella basilica lateranense, durante il quale ebbe modo di fare riferimento alla breve operetta “De quadripartita specie nuptiarum”, che fa parte del gruppo di tre scritti da lui redatti quando era ancora il cardinale Lotario di Segni (era nato nel 1160 o 1161 nel castello di Gavignano, una località della Ciociaria a pochi chilometri dalla cittadina di Segni), il più noto dei quali, “De miseria humanae conditionis”, costituisce una sorta di manifesto teologico del grande pontefice, intriso di pessimismo e di pietà per la condizione dell’uomo che, vittima della propria superbia, si è allontanato dal Creatore e che pertanto abbisogna dell’intervento salvifico di Cristo.

"I quattro tipi di matrimonio", di cui quella che viene ora proposta è la prima edizione italiana, curata da Stanislao Fioramonti, costituisce sicuramente lo scritto più originale di Innocenzo.
L’opera si divide in due parti: la prima consta di un vero e proprio trattato sui quattro tipi di matrimonio
– uno carnale (tra uomo e donna) e tre mistici (fra natura umana e divina nella persona di Cristo, tra Cristo e la chiesa, tra Dio e l’anima)
– mentre nella seconda parte l’autore commenta in modo convenzionale il celebre Salmo 44, probabilmente composto in occasione di nozze regali, ma capace di rievocare nei credenti sia il motivo, caro ai profeti d’Israele, del fidanzamento di Dio con il suo popolo, sia quello, tipico della tradizione cristiana, delle nozze di Cristo con la chiesa.

Innocenzo III ebbe molto a cuore il matrimonio: ordinò che il sacramento venisse amministrato gratuitamente, considerando vero e proprio peccato di simonia la richiesta di una qualunque somma da parte dei parroci, e giunse a considerare meritoria la scelta di un uomo che avesse sposato una prostituta per ricondurla sulla retta via.
Inoltre, nei decreti del IV Concilio Lateranense, atto culminante del pontificato innocenziano, troviamo numerosi richiami alla questione del matrimonio:
si riconosce agli sposi la possibilità di piacere a Dio quanto le vergini e i continenti, si proibiscono le nozze clandestine, viene ordinata l’affissione delle pubblicazioni affinché si possano denunciare eventuali impedimenti.
In materia di matrimonio, Innocenzo si dimostrò intransigente anche con i sovrani più potenti, non concedendo loro l’annullamento delle nozze perché non sostenuto da validi motivi, come nel caso del re di Francia, Filippo Augusto, o di quello di Aragona, Pietro II.
Certo, a Innocenzo preme particolarmente l’aspetto spirituale e mistico della questione: non casualmente si dilunga sul mistero delle nozze celesti; ma egli si dimostra anche certo che il primo passo su questa strada è costituito da una retta considerazione del matrimonio umano alla luce della dottrina
cristiana."
(Maurizio Schoepflin)