venerdì, ottobre 29, 2004

vos et ipsam costitutionem benedicimus


Una Roma blindata ospita il "solenne atto della firma del trattato costituzionale europeo, da parte dei venticinque Stati a cui ora si estende l'Unione Europea. Il luogo prescelto - quello stesso in cui nel 1957 nacque la Comunità Europea - riveste un chiaro valore simbolico: chi dice Roma, dice, infatti, irradiazione di valori giuridici e spirituali universali",ricorda il Romano Pontefice a Romano Prodi, presidente uscente dell'unione europea.

"La Santa Sede ha favorito la formazione dell'Unione Europea, ancor prima che si strutturasse giuridicamente, e ne ha poi seguito con attivo interesse le varie tappe. Essa si è anche sempre sentita in dovere di esprimere apertamente le giuste attese di un grande numero di cittadini cristiani d'Europa, che chiedevano il suo interessamento.

Per questo la Santa Sede ha ricordato a tutti come il Cristianesimo, nelle sue varie espressioni, abbia contribuito alla formazione di una coscienza comune dei Popoli europei ed abbia dato un grande apporto a plasmare la loro civiltà. Riconosciuto o meno nei documenti ufficiali, è questo un dato innegabile che nessuno storico potrà dimenticare."

"Invoco la benedizione del Signore(...)su tutti i Rappresentanti degli Stati convenuti a Roma per l'imminente firma del trattato costituzionale, e su tutti i Popoli d'Europa.

Possa l'Unione Europea esprimere sempre il meglio delle grandi tradizioni dei suoi Stati membri, operare attivamene in campo internazionale per la pace tra i Popoli, ed offrire un aiuto generoso per la crescita dei Popoli più bisognosi degli altri continenti"
E COSì (speriamo che) SIA!

giovedì, ottobre 28, 2004

Convitati di pietra


Ma gli euro laicisti -che hanno fatto un (laico) diavolo a quattro per evitare qualunque , seppur vago, riferimento alle incontestabili radici culturali cristiane dell'Europa- lo sanno che nella sala degli Orazi e Curiazi, troneggiano i due papi che pontificarono durante le guerre di religione che sconvolsero l'Europa del '600?
Chi si è risentito delle ingerenze papali nella formulazione della costituzione europea chissà cosa proverà a trovarsi accerchiato addirittura da due papi controriformistici che sollevano verso di loro la destra (la mano!):
"VOS ET IPSAM COSTITUTIONEM BENEDICIMUS!"

mercoledì, ottobre 20, 2004

pazza idea


Quando penso al povero Buttiglione, non posso fare a meno di sorridere,rammentandomi di uno strepitoso Corrado Guzzanti che, nei panni di Gianfranco Funari,interloquisce con la Dandini scambiandola per “l’onorevole Bottijone” . Forse, almeno in ossequio a ciò che questo politico cattolico ha dato alla satira di sinistra, le varie Gruber avrebbero dovuto invitare gli “onorevoli” a più pacatezza, mentre il nostro -a grande richiesta degli euro-sinisti!- citava loro il Catechismo: ai miei tempi se rispondevi esattamente “ vincevi”un libricino di preghiere o un’immaginetta del Sacro Cuore; a Buttiglione neanche una foto autografata di Santoro.
Perché tanto disprezzo per la Dottrina Cattolica?
Non è una lotta per la laicità. Non è una difesa della ragione contro l’oscurantismo. E’-al contrario!- l’insorgere furioso contro una istituzione che, nelle sue concettualizzazioni, non accetta di piegarsi alla dittatura –e in questo caso, all’euro-dittatura- dei “sentimenti”.
L’amore romantico è la più grande sciagura dei tempi moderni.
Il matrimonio non serve a coronare una romantica storia d’amore: serve a tutelare la donna affinché abbia le garanzie che le permettano di riprodurre la specie, nelle migliori condizioni ambientali possibili.
E’ poco romantico, ma è vero.
Fra tutto il dicibile sull’argomento, ho trovato interessante un (chilometrico!) commento di
Gianni De Martino a Paolo di Lautrèamont
così sintetizzato per mia (perpetua) memoria.

Nel corso di una guerra atroce, mentre continuano le decapitazioni degli “impuri” occidentali da parte dei fanatici e paranoici maschiacci islamici “sodomizzati” da una loro dura e crudele versione dell'islam in piena decomposizione e marasma, la nostra fauna politica s'imbestialisce su questioni apparentemente di piccola sessualità europea, medio-europea. Bestiale, per esempio, è l'ostracismo della maggioranza della Commissione UE per i diritti civili contro il filosofo cattolico nonché politico Rocco Buttiglione , che incalzato sui gay si dice contrario alla discriminazione degli omosessuali senza rinunciare alla propria condanna morale, in conformità con la dottrina cattolica (…)
D'altra parte, in gioco non è solo la bocciatura di Buttiglione e il riconoscimento, auspicabile, del diritto alle unioni civili anche fra persone dello stesso sesso, ma quella vera e propria assurdità rappresentata dal cosiddetto matrimonio gay. (…)
Confondono eguaglianza e autonomia politica, confondono la domesticità con la tendenza sessuale, confondono l'amicizia, le passioni, i piaceri e l'amore con la gestione statale dei cosiddetti bisogni, vedono il progresso in termini di socialburocrazia e di economia rosa , e si illudono che l'anello matrimoniale e il caftano siano il massimo dell'emacipazione del civile e dell'umano. (…)
Nell'ora della corsa verso la normalità e la follia della normalità, il matrimonio – una istituzione destinata, per millenaria consuetudine e fin dall'etimologia stessa della parola “matrimonio” - alla tutela giuridica della maternità legale – diventa il ticket , quasi obbligatorio (…).
Quello che affascina gran parte della classe media ( sempre innamorata dell'uomo sbagliato) è il livello d'energia spesa da numerosi gruppi e lobby gay per convincere il pianeta e i politici che gli omosessuali coltivano aspirazioni tutto sommato abbastanza modeste: trovare marito e formare delle coppie normali, con bambini normali e fondersi in un sistema di parentela cementato in Europa , da perlomeno mille anni, su base sacrale e monogamica. Tutti i discorsi sulla differenza, così importanti negli anni '70 e ' 80, si ritrovano così elusi per far posto al discorso dell'identico. Come se tutto fosse lo Stesso, in un clima “omonormativo” generalizzato. Paradossalmente la corsa al matrimonio gay è giustificato dall'uso e abuso della parola “Amore” ( con la maiuscola) che finisce con il confondersi con la legge stessa e con il voler dettare legge agli altri. Più che la legge del desiderio si fa strada uno strano desiderio di legge. La legge, essendo in principio uguale per tutti, dovrebbe incaricarsi di rendere tutti uguali.
Così in nome di un Amore ridotto a gestione dei bisogni il matrimonio andrebbe riconosciuto a tutti (…)
D'altra parte, rinforzano una cultura pubblica e politica nella quale la maggioranza dei cittadini perbene, così come si rappresentano, credono ancora che la salvezza passi attraverso l'esibizione di una vita virtuosa, fuor da ogni ragionevole dubbio. Il progetto di società esibito come virtuoso progetto familiare, di coppia, ridiventa così l'unica maniera d'essere e di vivere, in conformità con le tradizionali configurazioni eterosessuali. Paradossalmente il matrimonio gay valorizza e rinforza le configurazioni eterosessuali tradizionali, riproducendo gli stessi meccanismi d'esclusione(…) . Tuttavia, l'investimento che il sogno o piuttosto l'illusione gay di normalizzazione opera nei confronti del matrimonio viene non a caso percepito come un'appropriazione indebita, se non come un'azione distruttiva, operata ai fondamenti stessi dell'idea di famiglia come nucleo germinale.
La civiltà che conosciamo ha avuto bisogno di questa idea di matrimonio come luogo germinale per perpetuarsi e darsi una parvenza di eternità, prendendosi cura delle nuove generazioni e proiettandosi nel futuro. Sarebbe assurdo criticare o irridere questa vecchia idea di famiglia che esprime l'ineliminabile necessità che la specie cosiddetta umana ha di perpetuarsi. Ecco perché il matrimonio gay può, com'è accaduto all'anziano ministro Tremaglia, fare imbestialire: perché risveglia questioni di vita e di morte, ansie profonde. L'esercizio della libera sessualità ì come di quella legalizzata, comporta, in maniera variamente consapevole, questioni decisive in merito al posto o al non posto che ciascuno ha nell'ingrato ciclo procreazione-distruzione. Proprio in quel punto – intenso, feroce e considerato sacro – in cui la vita va al di là del cosiddetto bisogno degli individui e dell'egoismo del piacere. (…)
Il matrimonio, così come l'abbiamo conosciuto, odiato e amato in Occidente si configura storicamente e simbolicamente come valore religioso, sacro, eterosessuale con voto che è insieme desiderio e augurio di procreazione, di fedeltà eterna, di eternità – ed è anche una concessione dello Stato laico alla Chiesa cristiana e cattolica specialmente nel suo modello monogamico che gli Europei hanno cercato d'imporre a tutto l'universo mondo.

martedì, ottobre 19, 2004

trarre le conseguenze



L’amicizia è – ma non in senso peggiorativo – il meno naturale degli affetti naturali, il meno istintivo, organico, biologico, gregario e indispensabile...
Quando due persone diventano amiche significa che esse si sono allontanate, insieme, dal gregge. Senza l’eros nessuno di noi sarebbe stato generato, e senza l’affetto nessuno di noi avrebbe ricevuto un’educazione; al contrario si può vivere e riprodursi anche senza l’amicizia... Questa qualità, per così dire “innaturale”, dell’amicizia costituisce un’ottima spiegazione al fatto che essa fu esaltata in epoca antica e medievale, ma è tenuta in poca considerazione ai giorni nostri. L’ideale che permeava di sé quelle età era d’impronta ascetica, volto a una rinuncia del mondo... Unica tra tutti gli affetti, essa sembra innalzare l’uomo a livello degli dei, o degli angeli... Niente è più lontano dall’amicizia di una passione amorosa. Gli innamorati si interrogano continuamente sul loro amore; gli amici non parlano quasi mai della loro amicizia. ( ...)
L’amicizia nasce dal semplice cameratismo quando due o più compagni scoprono di avere un’idea, un interesse o anche soltanto un gusto, che gli altri non condividono e che, fino a quel momento, ciascuno di loro considerava un suo esclusivo tesoro (fardello). La frase con cui di solito comincia un’amicizia è qualcosa del genere: “Come? Anche tu? Credevo di essere l’unico...”.
Il marchio della perfetta amicizia non è il fatto di essere pronti a prestare aiuto nel momento del bisogno (anche se questo si verificherà puntualmente), ma il fatto che, una volta dato questo aiuto, nulla cambia. Si è trattato di una deviazione, di un’anomalia, di una fastidiosa perdita di tempo, rispetto a quei pochi momenti – sempre troppo fugaci – in cui si può stare insieme... L’amicizia, come l’eros, non è mai inquisitrice. Si diventa amici di una persona senza sapere, né preoccuparsi, se egli sia sposato o meno, o di come si guadagni da vivere. Tali “questioni pratiche”, “affari di secondaria importanza” non hanno nulla a che vedere con la domanda fondamentale: “Vedi la stessa verità?”... Questa è la regalità dell’amicizia: in essa ci incontriamo come sovrani di stati indipendenti, fuori del nostro paese, sul terreno neutrale, svincolati dal nostro contesto... Da ciò deriva il carattere squisitamente arbitrario e l’irresponsabilità di questo affetto. Non ho il dovere di essere amico verso nessuno, e nessuno ha il dovere di esserlo nei miei confronti... L’amicizia è superflua, come la filosofia, l’arte, l’universo (Dio infatti non aveva bisogno di
creare).
(C.S. Lewis)

sabato, ottobre 16, 2004

Viaggio in Inghilterra

Quando lo vidi, sul pullman che (ci) portava in Valle d’Aosta, quella mattina del 7 luglio ’96 ne rimasi spiazzato; affascinato da un messaggio che non riuscivo a comprendere. Non riuscivo a circoscrivere nelle mie categorie di garzoncello scherzoso, tutto quell’appassionata e dolorosa domanda di senso. Il dover nella propria carne celebrare quel “Sacrum Commercium” dell’amore e del dolore - (…) “Nell’ombra esso vapora”/ “Ed è?…” “La Vita, o cavaliere errante!”- era ciò che turbava quel fanciullino, che non ha smesso di avere un cuore tremante: “ (…) Tale è l’arte dell’oscuro Atlante:/ non è, la vedi: è, non la vedi. (…) ”.

-Il dolore di oggi fa parte della felicità di ieri!

-E’ difficile ammetterlo! E’ difficile accettarlo.

Sono parole che aprono un abisso nel quale, precipitarvi sarebbe accettare che la mia vita non è mia.Si ha paura ad abbandonarsi a ciò che non puoi controllare: la Realtà.

-Leggiamo per sapere che non siamo soli; Forse possiamo anche dire che: amiamo per sapere che non siamo soli.

-Beh, professor Lewis, io credo che qualche volta non possiamo far a meno di amare un film!E sussultare stupiti di fronte ad un dvd in vetrina, perche la Verità ti si pone davanti e ti ripropone la sua imbarazzante domanda, non curandosi del fatto che più fanciullini non siamo.

“Quella, tu dici che inseguii, non era

lei?” “No:era una vana ombra in sembiante

di quella che ciascuno ama e che spera

e che perde. Virtù di negromante!”

“Ella è qui, nel castello arduo ch’entrai?”

“Forse la tocchi o cavaliere errante!”
(G.Pascoli)


-Non voglio più vivere altrove! Non aspetto più che succeda niente. Non voglio sapere che c’è oltre la valle, né oltre la collina. Sono qui e mi basta.

-E’ questa la felicità per te Jack?

-Si, si è questa.

-Non durerà, Jack.

-Non pensiamo a questo ora.Non roviniamo i momenti che passiamo insieme.

-Non li roviniamo.Li rendiamo reali.

Fammelo dire, prima che la pioggia finisca e noi torniamo a casa.

-Che cos’è che vuoi dire?

-Che io morirò.

E voglio essere con te anche allora. E sarà così solo se riesco a parlarti di questo, adesso.

-Io me la caverò. Non preoccuparti per me.

-No, io credo che non sia abbastanza. Credo che cavarsela sia troppo poco. Quello che sto cercando di dire è che…

…il dolore di domani fa parte della felicità di oggi.

Devi accettarlo.

domenica, settembre 19, 2004

Michael Moore societatis Jesu

Venerdì 17 in una grande chiesa barocca romana.

-…per Cristo nostro Signore

-Amen!

-Prima di darvi la benedizione finale, volevo fare una riflessione sul valore della democrazia, prendendo spunto dalla figura di san Roberto Bellarmino, che abbiamo celebrato…

Il sacerdote sorride e allarga le braccia ammantate di bianco.

-…E’ una storia che può intreressare quelli di voi che parlano inglese.

La prende alla lontana. Ah!Se la prende alla lontana!

-So che ci sono persone di madre lingua inglese!

Una volta, noi gesuiti, a 14 anni si completava la formazione

classica. Gli studenti della Compagnia di Gesù –la Compagnia d’una volta!- traducevano dal greco al latino e dal latino in greco: era questa la base per acquisire il sapere… Oggi abbiamo difficoltà a tradurre dal friulano all’italiano!

Sorridono i rari giovani seminaristi, dandomi la netta impressione che si tratti di una frecciatina ben mirata a qualcuno di loro.

-All’epoca di Bellarmino; il re d’Inghilterra, Giacomo I, era un uomo intelligente, e che credendosi più intelligente degli altri scrisse un libro, intitolato “Basilikon Doron”(Che in greco significa “dono regale”), per l’educazione del figlio Carlo: il futuro re CarloI.

In questo libro si sosteneva che il re riceve il suo potere direttamente da Dio; che il re sta al di sopra della legge e che le sue decisioni devono essere accettate come volontà di Dio.

San Roberto Bellarmino rispose con il “Hieratikon Doron”. Il “dono del vescovo”, con cui gli replicò che Dio concede il potere al popolo che poi trasferisce l’autorità a chi ritiene degno di essere re. Rammentando così al re, e… a chi crede di essere un re(!), che il potere è del popolo!

Il Signore sia con voi.

Il gesuita sembra soddisfatto del sermoncino ed impartisce l’agognata benedizione.

-La Messa è finita. Andate in pace.

Avvolto nei candidi paramenti sacri, scende dall’altare e passando accanto ai banchi degli americani dice sornione:

-E quindi ricordatevi di votare bene quando ci sono le elezioni!

venerdì, settembre 17, 2004

TOMUS AD LANFRANCUM


Innanzi tutto mi scuso per l’estremo ritardo con cui “non” rispondo alle tue due domandine !

Ti sono molto grato per la considerazione di cui mi hai fatto oggetto con il pormi i due quesiti, ma la fiducia è stata purtroppo mal riposta.

Se devo essere sincero, sono rimasto sorpreso, più che altro, dal‘tono’della domanda. Chi, come me, aderisce alla fede cattolica per ragioni esistenziali, trova molta distanza psicologica da quei credenti che (con le migliori intenzioni!) vogliono dimostrare l’esistenza di “Divini Decreti” attraverso procedimenti sillogistici.Questa è la sfumatura che mi è sembrato di cogliere.

«Le deduzioni non hanno potere di persuasione. Solitamente non si raggiunge il cuore attraverso la ragione, ma attraverso l’immaginazione, per mezzo di impressioni dirette, per la testimonianza di fatti ed eventi, mediante la storia, mediante la descrizione.

Ci influenzano le persone, ci commuovono le voci, siamo sottomessi dagli sguardi, prendiamo coraggio da certe azioni. Più di un uomo è disposto a morire per un dogma; nessuno affronterà il martirio per una conclusione.Una conclusione non è altro che un’opinione; non è una cosa che è (…)

Nessuno, dico, morirà per le proprie speculazioni; si muore per una realtà.(…)

Per la massa la logica non è che una misera retorica; bisognerebbe riuscire a sparare un colpo ad angolo retto prima di sperare di convertire qualcuno con un sillogismo.

Dite agli uomini di ottenere l’idea di un Creatore dalle sue opere e se cercheranno di farlo (cosa che nessuno fa) saranno disorientati e sfiancati dal labirinto che essi stessi stanno tracciando. Le loro menti saranno ingorgate e rimpinzate dalle operazioni logiche. I logici sono molto più impegnati a concludere correttamente che a trovare conclusioni giuste. » ( Cardinale J.H.Newman)

Ho cercato tra i miei tomi delle argomentazioni, ma la mia preparazione non giunge così in alto: soprattutto il primo quesito è oltremodo teologico.

L’uomo sarebbe lo stesso peccatore se non esistesse Satana?

La risposta richiederebbe un tecnico della materia, essendo smaccatamente una disquisizione scolastica.

A dispetto di ciò che generalmente si creda, la Chiesa in 2000 anni ha proclamato pochi dogmi, ed il Peccato Originale è uno di queste poche Verità di Fede.

Il peccato originale Non può essere dedotto da un procedimento logico-aristotelico, ma la sua verità è esistenzialmente evidente nel concreto di ogni individuo.

Potrei amorevolmente disquisire della Colpa Originaria e dilettarti con i decreti tridentini sull’argomento. Invece, il discutere di ciò che “sarebbe se non fosse…” non è francamente nelle mie corde: la mia impostazione è storica.

La mia stessa adesione alla fede cattolica si è sempre accompagnata a riflessioni sulle ripercussioni fattive dei divini Misteri.Poiché oltre le riflessioni intellettuali, «La verità della dottrina cristiana è dimostrata pure dalla Santità eminente di tanti che la professarono e la professano» (Catechismo Maggiore di S.PioX)

Un punto su cui i cristiani sono stati sempre d’accordo, è che “Dio ha creato l’uomo per l’immortalità… Ma la morte (punizione per la colpa!) è entrata nel mondo per invidia del diavolo” Sap2,23-24.

I Padri del deserto hanno tratto dal raccontino del Genesi, un assunto basilare della morale cristiana: la tua personale spinta al male, non è veramente tua (quindi non è peccato).Si è insinuata dall’esterno per venire ad ottenere l’adesione della tua volontà.

Quindi senza lo zampino di satanasso l’uomo sarebbe vissuto eternamente beato?

Or dunque: essendo il Peccato Originale un peccato di Superbia; probabilisticamente è possibile che prima o –molto- poi un uomo perfettissimo e santissimo – quale era in realtà Adamo- si ribellasse ai limiti imposti della propria condizione di creatura. (=il non mangiare dell’albero!).

Questa è la mia personalissima fallace opinione, che non si appoggia su auctoritates teologiche di sorta.

La seconda domandina esula dal recinto della fede cristiana, per rientrare nel campo del Teismo e della riflessione filosofica.

In tale campo credo che l’unica strada per “dimostrare” un rapporto tra Dio e il mondo, sia attraverso un procedimento analogico.

Su tale argomento spero di avere il tempo di sfornare quanto prima uno sfizioso Sillabo.

sabato, settembre 11, 2004

Mary Lourdes 3: "Like a prayer"


Osservo la fila che sinuosa passa davanti alla grotta.

Le persone ad una ad una sfilano sotto la bianca statua di Notre Dame de Lourdes, per compiere il proprio atto di devozione. Toccano la roccia, guardano verso la nicchia, mandano un bacio verso l’alto, baciano la roccia e, dopo un rapido segno di croce, ne escono. Credo che prima o poi toccherà farlo anche a me. Perché non subito, allora?

Siamo in tanti ad aver avuto la stessa ispirazione: procediamo lentamente.

Meglio riprovare più tardi –mi dico, sconfortato-

Più tardi?! Perché che impegni hai? -Medito rassegnato-

E poi, proprio tu ti scoraggi? Che hai fatto chilometriche code per entrare a San Pietro!

La coda pian piano si assottiglia; avanziamo lentamente uno dietro l’altro, e tutti, vuoi per devozione, vuoi per emulazione, con la mano sinistra tocchiamo la roccia. Ci appoggiamo alla pietra come se dipendesse da quella presa il cadere o lo stare in piedi.

Al tatto senti che la roccia è liscia; levigata dalle milioni di mani che si sono strusciate su quella grigia grotta.

In un momento ti accorgi che, non stai più toccando la pietra ma stai carezzando la grotta.

Come l’appoggiarsi sulla spalla di una persona cara, della quale hai fiducia che comprenda; come a uno davanti al quale non hai pudore ad interrogarti -e ad imprecare- sul cosa me ne faccio delle mie pene e delle mie ansie.

Lei sta di fronte a me, in alto, nella parte opposta della grotta.

Glielo chiedo.

Lei sorride.

Bianca.

Con le mani giunte.

Marmorea ombra di una presenza che permane.

Rifletto che anche “Quella Cosa” che apparve a Bernadet non è che dicesse o gesticolasse molto.

E’ bastato che “Quella lì” sorridesse ad una bifolca ragazzetta, per spingere milioni di persone a venire qui sotto: puissance de la Vierge!

Non la vedo più: sono dentro la grotta ormai.

Non puoi entrare più di tanto poichè l’interno è molto basso, allora alzi la mano, ostinato, cercando inutilmente di sfiorare l’arcone di roccia che ti sovrasta.

C’è un pungente profumo, emanato dai fiori sistemati intorno alla sorgente.

Hai percorso tutta la lunghezza della grotta. Adesso puoi toccare nuovamente la roccia, e con tutte e due mani.

Le tue mani si bagnano: la pietra trasuda tante piccole gocce d’acqua.

Guardi in alto e La vedi, proprio sopra di te: maestosa e serena.

Terribile come un esercito schierato per la battaglia.

Que soy era Immaculada Councepciou.

Non puoi far altro che abbassare lo sguardo.

Baciare la pietra.

Sei commosso.

Ti sembra di baciare una guancia su cui scorrono lacrime che qualcuno ha versato per te.

E tu invece non ci riesci.

Ti ritrovi davanti ad una fila di grossi ceri che ardono; passi davanti alle piscine; attraversi il ponte, e ti siedi a guardare da lontano la grotta ormai tutta illuminata.Fa buio presto qui.

E si fa avanti nella mente un’unica addolorata domanda:

Perché qui è così semplice?

<<Non domandiamo niente, Rifugio del peccatore,

se non l’ultimo posto nel Vostro purgatorio,

per piangere a lungo sulla nostra povera storia,

e contemplare da lontano il Vostro giovane splendore>>

( Charles Peguy )

venerdì, settembre 10, 2004

Mary Lourdes 2

Dopo pranzo torniamo al santuario.
NOTA BENE: a Lourdes quando si dice santuario non s’intende una chiesa ma tutta una valle.
In una apposita saletta la nostra guida ci racconta lo svolgersi delle apparizioni. Pur essendo, per me, storia trita e ritrita; nonostante l’assoluta mancanza di affabulazione del narratore; il pensiero che l’evento è accaduto lì, a pochi metri, non mi abbandona più.
Si torna alla grotta.
Il fatto che sia esattamente così come l’hai vista centinaia di volte in foto o in tv, crea una forte sensazione di familiarità. Cominci ad avere la sensazione che “è bello per noi stare qui”.
Il tuo sguardo va di là dal fiume, dove –anche da lì- in tanti contemplano la grotta. Guardo le cime degli alberi. Quanto verde, penso.
Respiro.
L’occhio torna continuamente alla grotta; anela di “vedere” la Signora.

Guardo scorrere il fiume. Nessuno pensando a Lourdes si ricorda del fiume, ma dopo che ci sei stato, il pensiero del Gave è tra le cose che più infondono serenità. Dalle limpide acque del Gave, lo sguardo sale sul ponte da cui vengono, verso la grotta, quelli che stanno su una sedia a rotelle.
Ogni tanto arriva qualcuno in barella. Il servizio d’ordine vedendo arrivare la dama o il barelliere che spinge la carrozzella del disabile, bloccata la fila degli abili, li fa immediatamente entrare alla grotta per stare pochi attimi ai piedi de la Saint Vierge. “I malati hanno la precedenza qui a Lourdes” ci dice seria la guida.

Que soy era Immaculada Councepciou

Una signora, molto casalinga, indica alla figlia l’iscrizione ai piedi della Santa Vergine: "Le parole che la Madonna ha detto a Santa Bernardetta! Vedi? E’ scritto in francese.
- Ma no! E’ scritto in latino! Interviene una signora, molto signora.
- E’ dialetto!Interviene la guida:la Madonna a Bernadet parlava nel dialetto locale.

giovedì, settembre 09, 2004

Mary Lourdes 1



Arrivati in albergo, il capo gruppo ci dà pochi minuti per prendere possesso delle rispettive camere.Sono passate le due del pomeriggio ma, prima del pranzo, è bene omaggiare la padrona di casa!

Così usciamo per le stradine tutte negozi d’articoli religiosi; dalle vetrine ci osservano madonne di tutte le fogge e dimensioni.

Gli sguardi sono ampiamente ricambiati.

Si entra da un cancello, sorvegliato dall’alto da una bianca statua di San Giuseppe, e si scende in una grande, silenziosa piana verde.

Guardi le cime degli alberi, le aiuole, le statue, il complesso accavallarsi architettonico delle basiliche; ti guardi attorno, sorpreso dal sentimento di serenità che si respira in quel luogo, per il resto sempre così uggioso.

Passiamo sotto gli arconi della grande rampa che conduce alla chiesa superiore; si sente nitidamente lo scorrere del Gave alla nostra destra.

A sinistra, davanti ad una fila di rubinetti da cui scorre l’acqua della sorgente della grotta, in tanti, con in mano le celeberrime madonnine di plastica, attendono alla bella usanza di riempirle. Souvenir sempre gradito da chi è rimasto a casa.

Scoprire finalmente come e dove sono state riempite le decine di bottigliette, che fin da piccolo hai visto girare per casa -dono di parenti, amici e vicini- vale, da solo, la pena di un viaggio a Lourdes!

Si arriva, al fine, davanti alla grigia grotta su cui incombe la grigiastra mole della basilica dell’Immacolata Concezione.

Fisso ammirato quel muraglione e quelle guglie che ci sovrastano, e mi sento piccolo; come se mi trovassi alle falde di Minas Tirith.

La voce di don Tonino, che invita alla preghiera, mi rammenta la causa della mia distrazione.

Di nuovo e di nuovo fisso la grotta.

Sarà sicuramente colpa del punto d’osservazione, ma:

“Dio mio! E’ come guardare una cartolina”.

Una immagine già vista tante volte.

Nessuna sorpresa; nessun sentimento di stupore.

Guardo la fredda –ed artisticamente irrilevante- statua della Madonna.

Mi inginocchio, cercando di concentrarmi in devoti affetti, ma

“Su!Su! Andiamo! Il pranzo! Il pranzo!”

mercoledì, agosto 25, 2004

ADVERSUS HAERESES

Me ne stavo bel bello sintonizzato su rai1 per l’Angelus del Papa che, come ognun sa, è incastonato nella piccola e fragile trasmissione A SUA IMMAGINE. Il giovane e fervente presentatore, dopo averci dato notizia dei postumi del pellegrinaggio papale a Lourdes e dei prodromi del Meating di Rimini, annunzia il ritrovamento della presunta grotta dove San Giovanni Battista battezzava.

Mi sono molto stupito che a questa sensazionale notizia non abbia aggiunto quella della prossima uscita del film su Stursky ed Hutch, dato che la pregnanza religiosa dei due eventi è praticamente identica!

Il fatto mi era noto per averne letto sui giornali dopo Ferragosto, e che quindi alcuni giorni fossero stati sufficienti per far capire che si tratta di una mezza bufala.

Shimon Gibson, archeologo britannico-israeliano, è invitato a dare un’occhiata ad una grotta sepolta in un kibbutz vicino Gerusalemme.Trovando traccia di pitture murali, fiuta che si tratta di sito archeologicamente rilevante, riuscendo ad ottenere finanziamenti dall’università del North Carolina per una campagna di scavi come Dio comanda.

L’edificio sotterraneo dalle dimensioni notevoli, 24 metri per 3,5, ha una scala in pietra che consente di scendere sul fondo.La costruzione risale a molti secoli prima di Cristo (non vorrei dire eresie, ma sembrerebbe una cisterna per l’acqua piovana); intorno all’era volgare è stata adibita al rito battesimale: tipico rito del giudaismo (sembrerà strano, ma è così).Poi nel V secolo si muta in luogo di culto cristiano, come testimoniano gli affreschi con storie del Battista.

Il fondo della grotta è pieno <<di utensili e pietre lavorate per il culto battista>> riportano i giornalisti, con pressappochismo.Ma << per il culto battista>>, significa “per il rito del battesimo”? O vuol dire “per il culto a san Giovanni Battista”?

Gibson su questo è salomonico. Le stratificazioni storiche vengono sommate; inscindibilmente unite da un rapporto biunivoco, in base al principio scientifico noto come: “e cheste va pe chelle”.

Niente di strano che il “battistero ebraico” venne trasformato in battistero cristiano. L’interdipendenza non può essere però altrettanto allegramente retroattiva. Le pitture bizantine non sono istantanee lì scattate a Giovanni il Battezzatore!

L’archeologo dichiara giulivo di augurarsi che la grotta torni ad essere meta di pellegrinaggi.

Poveri ebrei del kibbutz! Invasi da orde di crociati!

<<Fino ad oggi i pellegrini hanno potuto visitare soltanto 2 chiese dedicate al Santo nelle vicinanze>>

Dove sta l’inghippo? “Nelle vicinanze” si trova Ein Karim, cittadina che per antichissima tradizione viene identificato come patria del Battista. E se le pitture della grotta fossero solo la testimonianza della devozione verso il santo patrono di quel territorio?

<<Questa potrebbe essere la grotta dei primi anni della vita di Giovanni, il luogo dove si rinchiuse inizialmente per vivere da eremita e il posto dove praticò i primi battesimi>>

Affascinante teoria.

Dunque.

Il nostro Giovannino, già da piccolo, si era messo in testa di intraprendere la carriera di battezzatore. Forse a fargli venire questa idea bislacca fu quel suo famoso cuginetto, durante quelle centinaia di “sacre conversazioni” immortalate da tutti i pittori rinascimentali.

Zaccaria ed Elisabetta concessero all’estroso teenager questo scantinato dove potersi allenare nelle varie tecniche battesimali allora conosciute, e dove si esibiva per amici e parenti, nell’attesa di poter calcare, un giorno, le scene del fiume Giordano: il Teatro alla Scala dei battezzatori.

Affascinante teoria.

Fatto salvo il diritto dei bizantini di affrescare ciò che più gradivano;Shimon Gibson deve aver saltato qualche lezione di storia dell’Ebraismo.

Dovrebbe sapere che il battesimo era una diffusa pratica penitenziale ebraica, che doveva svolgersi secondo norme e in luoghi a ciò specificatamente predisposti, come la grotta appena scoperta testimonia.

Il motivo per cui il nostro Giovanni è divenuto per antonomasia IL battezzatore è proprio in opposizione al battesimo amministrato in quelle vasche appositamente scavate.In nome di una conversione profonda e non formalistica va a battezzare là dove Dio stesso ha posto il luogo delle acque.

Il Giordano che solca tutta la nazione è l’immensa vasca che indica la necessita di una rigenerazione collettiva.

Per questo motivo dubito che il Battista ricevesse anche privatamente.

sabato, luglio 24, 2004

Santissimo Salvatores

Un gruppo di giovani osserva una parete della sala parrocchiale su cui viene proiettato "Io non ho paura" di Gabriele Salvatores. Si riaccendono le luci e c'è chi finalmente nasconde il cellulare dopo che ha continuato a mnandare sms per tutta la durata del film. Coloro che presiedono l'assemblea ci invitano ad un'attiva partecipazione al rito dell'ostensione solenne delle riflessioni che la "visione" ci ha elargito.

I moderatori - di quello che dovrebbe essere il dibattito - dando il buon esempio, principiano a pontificare su quesiti esistenziuali che il film ci ha posto, e sulla necessità di una catartica riusposta alle provocazioni intellettuali del film (o che avrebbe dovuto provocare). Orsù, dunque! Che considerazione provoca tale pellidcola in persone che vivono un cammino di fede? Inizia il minuetto di riflessioni fatte di burro e marzapane, che vengono donate e ricevute con il compiacimento di chi sa di presiedere ad un rito il cui cerimoniale si compie austero e solenne.

Si snoda così la sacra rappresentazione dei più venerabili luoghi comuni.

La scoperta dell'alterità, altra faccia della conoscenza del proprio sè.

Necessità di un'azione, al fine di creare strutture di fraternità sociale.

Il bisogno di luoghi in cui vivere autentiche esperienze di comunione.

Le problematiche familiari e necessità di sanare interfacciamenti famigliari inautentici.

Si passa alle riflessioni più strettamente spirituali. Ad esempio accorgersi della presenza di un Destino Buono che si manifesta nella ricerca che l'uomo fa del vero bene dell'altro suo simile; ecc.

A questo punto urge fare un brevissimo sunto di "io non ho paura" per chi ha avuto la possibilità di perderselo. Michele bambino calabrese scopre che il padre ha rapito un coetaneo bimbo lumbard. Il calabresello riesce faticosamente a creare un legame con l'ostaggio. Quando il padre di Michele, nottetempo, deve eliminare fisicamente il sequestrato, Michele lo libera sostituendosi a lui. Quindi suo padre gli spara ma - purtroppo lieto fine - lo colpisce solo ad una gamba.

"Da notare la dimensione cristica dell'atto sacrificale compiuto dal piccolo Michele!"

Beh! Di fronte all'allegoria cristica ho sentito una fitta al petto: come un colpo di lancia al costato, ed ho compreso che le sofferenze dell'uditorio stavano per terminare. Io ero stato eletto a compiere quell'atto redentivo, che non esiterei a definire cristico.
La mia religione, infatti, mi insegna che una dimensione cristica non la si nega a nessuno!

"Su! Avanti! Qualcuno di voi ha qualche riflessione che vuole condividere?"

Con tutta la gravità che il mio ruolo comportava ho alzato la mano. Mi dice un viso sorridente: "Prego Francesco dicci!"

"IO HO NOTATO CHE IL PADRE DI MICHELE AVEVA UNA PESSIMA MIRA"

Il Gelo

Il sorriso di fronte a me si era trasformato in paresi.

Molti nell'uditorio intuiscono che c'è qualcosa di insolito nell'imbarazzata celerità con cui l'assemblea viene sciolta.

Tutto è compiuto

domenica, luglio 11, 2004

Gravi offese

L'Università del Verbo Incarnato di San Antonio, Texas, ha cambiato il nome della sua squadra di football, i Crociati, perché secondo il pio istituto poteva essere considerato offensivo, a causa del suo riferimento al sanguinoso passato cristiano. La commissione creata dall'Istituto per ribattezzare la squadra non ha avuto vita facile: sono stati scartati i Santi ("potrebbe essere offensivo e alcuni membri della commissione temevano le possibili rreazioni", ha detto un portavoce), gli Angeli, le Formiche Rosse, i Lupi, e 41 altri nomi.
Alla fine la scelta è caduta sui Cardinali, anche perché secondo l'università "è un nome che non offende nessuno".

sabato, luglio 10, 2004

Et in Arcadia Ego



Francesco Barbieri detto il Guercino


Et in Arcadia Ego (1618-22)

olio su tela

cm. 82x91

Citato per la prima volta come opera di Guercino nell'ínventario di Antonio Barberini del 1644 (Lavin 1975, p. 168), il dipinto passò nel 1812 al ramo Colonna di Sciarra, con un'attribuzione a Schedoni che conservò fino al 1911 quando Voss la restituì a Guercino.

In diretta connessione con l'Apollo e Marsia della galleria Palatina, eseguito da Guercino per il Granduca di Toscana nel 1618, nel quale compare lo stesso gruppo dei due pastori. Secondo Mahon (1968) la tela Barberini non può essere esistita come composizione indipendente prima del dipinto fiorentino, ma è stata eseguita successivamente e trasformata nel tema morale autonomo del memento mori con l'aggiunta del teschio con il verme e il moscone, e della scritta "Et in Arcadia ego" (anche io - cioé la morte - sono in Arcadia).

Opera giovanile di Guercino eseguita dopo il suo viaggio a Venezia, dove erano particolarmente diffuse le allegorie moraleggianti, ma prima del suo soggiorno romano (1621-23), la tela è stata datata tra il 1618 (Mahon) e il 1622 (Wild).

L'iconografia del Memento mori in ambito pastorale, derivata dalle Egloghe di Virgilio, ebbe ampia diffusione in ambito veneziano e romano a partire dal periodo rinascimentale, viene qui esplicitato con l'aggiunta dell'inscrizione per la prima volta nella storia dell'arte e della letteratura (Cola, 1996).

sabato, luglio 03, 2004

giovedì, giugno 10, 2004

La nostra storia cristiana

"Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti". Ipocrita in greco significa attore, i quali si facevano precedere sulla scena da un banditore.

"Quando pregate non siate simili agli ipocriti...pregando poi, non sprecate parole come i pagani". L'ebreo Gesù di Nazareth non aveva radici classiche ma viveva ai margini della cultura greco-romana, il cui centro, Alessandria d'Egitto, geograficamente gli era vicina. Più che di cultura classica sarebbe più esatto parlare di cultura ellenistica: il mito dell'impero di Alessandro Magno era ciò che cantavano gli intellettuali, e a cui i cesari guardavano con ammirazione: il Medio Oriente era il fulcro economico e politico di questo impero, in altre parole.

Gli ebrei galilei sono a contatto con un ambiente ellenistico, come dimostrano le parole stesse di Gesù. A poca distanza da Nazareth ci sono città con templi e teatri. Due discepoli hanno nomi greci e trovandosi a Gerusalemme gli dicono che alcuni "greci" vogliono vederlo: greci non di denominazione geografica ma culturale. Quindi, con buona pace di Mel Gibson Gesù qualche parola di greco la sapeva per forza.
"Galilea delle Genti" dicevano con disprezzo gli ebrei giudei per accusare di ellenizzazione gli ebrei galilei.
La maggioranza degli ebrei viveva fuori dalla madrepatria, e parlava greco. Ciò non vuol dire che vivessero un sincretismo religioso (ovvero non accettavano implicitamente la cultura greca). Saulo di Tarso (S.Paolo) è un ottimo esempio della preparazione teologica che aveva un rabbino della diaspora..per dire.

Già alcuni secoli prima di Cristo i maestri della legge di Alessandria avevano tradotto i testi ebraici in greco, la cosiddetta Bibbia dei Settanta (quella che si trova citata come "LXX"). La traduzione risentiva dell'influsso della filosofia: nelle scuole si leggeva Omero e, oltre al bello scrivere, dall'esegesi dei suoi miti si traeva spunto per tutti gli altri insegnamenti, cosmologici, politici, etici, e così via.

Gli ebrei della diaspora (per non essere da meno) fecero emergere dalla scrittura mosaica tutte le verità compatibili col pensiero greco. Così facendo rivestirono di significati teologici termini che per i greci erano solo gnoseologici (ovvero con un significato conoscitivo). Lo stesso faranno i cristiani. In altri termini, fu la filosofia a venire a patti con il dogma cristiano (e non il contrario).

Filone di Alessandria, di fede ebraica, lingua greca, cittadinanza romana e coetaneo di Cristo, è l'autore più citato dai padri della Chiesa, non a caso. Dopo la distruzione di Gerusalemme l'ebraismo per marcare la distanza dal cristianesimo fissa il canone dei libri sacri ai soli che hanno un originale ebraico e promuovono una nuova traduzione della Bibbia in greco, abbandonando in mano ai cristiani una produzione intellettuale genuinamente ebraica ma che ormai puzza troppo di cristianesimo. "I nostri fratelli maggiori" sono quindi "figli" della interpretazione cristiana della sapienza mosaica per i gentili (i non ebrei). Non a caso sono stati i cristiani a voler ribadire le radici giudaico-cristiane dell'Europa, mica gli ebrei!

Il cristianesimo non nasce in Europa ma all'interno dell'impero romano che non è un impero europeo. Oltre il Danubio - in quella che per noi è l'Europa centrale - non ci sono città quindi per i romani non c'è civiltà. I cristiani condividono esattamente questo pensiero..e il cristianesimo si diffonde come una religione urbana: in ogni città c'è una gerarchia ecclesiastica i cui membri si autodefiniscono "ministri", cioè servi della comunità; terminologia ed ideologia dell'autorità che dalle curie vescovili passerà ai nostri politici.
Quale lo scopo dei nostri governanti se non quello di servire il popolo?
A differenza di ogni altro "circolo culturale" dell'antichità nella Chiesa cristiana potevano entrare uomini e donne, e di ogni condizione sociale. Le distinzioni sociali fra i cristiani rimanevano chiare! Colpiva però che tutti indistintamente fossero chiamati ad una stessa dignità spirituale. Ma ciò che maggiormente stupiva era che, spostandosi di città in città, la gerarchia ecclesiastica era sempre la stessa: diaconi, presbiteri, vescovo. Nei culti pagani, i riti erano legati alla memoria mitica di un luogo. Noi tutti conosciamo le Vestali: le vergini votate a mantenere acceso il sacro fuoco del tempio di Vesta. Ma le vestali non erano mica un ordine religioso, con conventi in tutto l'impero. Stavano a Roma, solo nel foro, in quella casa e officiavano quell'unico tempio, e così per tutti gli altri collegi sacerdotali. La Chiesa cristiana invece era catholica, cioè presso tutti, anche economicamente: l'elemosima era un elemento fondamentale che nei secoli ha assunto connotazioni sempre più importanti.

Insomma, la forza e il fascino del cristianesimo stava nell'unire strettamente filosofia, etica e ritualità religiosa, cose che nella mentalità dell'uomo classico erano nettamente separate.

Questa compattezza ideale servirà a Costantino per ricompattare quell'impero per cui fonda ad Oriente la "Nuova Roma". La nuova capitale è senza templi pagani, ma non senza Dei. Costantino fa portare da tutta la Grecia statue di divinità pagane per ornare le vie di Costantinopoli. E qui emerge il fattore fondamentale dell'umanesimo cristiano: l?ammirazione per la cultura classica. I monumenti del pensiero greco, della giurisprudenza latina, e della poesia, furono rispettati ed usati (fintantoché non contrastassero la fede e la morale cristiana). Le statue classiche potevano essere ammirate nelle piazze di Costantinopoli, l'importante era che nessuno credesse che rappresentassero divinità reali. La mitologia senza soluzione di continuità fino alle Grazie del Foscolo è rimasta per l'uomo occidentale il regno delle rappresentazioni di allegorie concettuali.

Anche le invasioni barbariche ci danno un'idea ben chiara della evoluzione in atto: nel IV secolo l?impero si stava cristianizzando e gli stessi barbari invasori erano cristiani. Il fatto che fossero cristiani denota che erano più romanizzati di quello che i romani mediterranei volevano ammettere. Gli eserciti imperiali erano reclutati sulla frontiera, dove "romani" e "barbari" erano indistinguibili. Questi barbari della frontiera quando si presentavano i 'veri' barbari ? come gli Unni nel IV secolo o gli Avari del VI ? sapevano da quale parte stare.
Per loro - ecco la rivoluzione - romano è sinonimo di cristiano e cristianesimo è sinonimo di classicità. In occidente i vescovi rimangono gli unici a rappresentare la continuità col passato romano, gli unici depositari della cultura latina: i paramenti indossati oggi dal clero durante le cerimonie religiose altro non sono che vestiti romani. Il britannico (e quindi romanizzato) San Patrizio sbarca in Irlanda e di là invia in patria memoriali in latino: per la prima volta si parla latino in terre che non avevano fatto parte dell'Impero.
Ma nel frattempo - dalla Spagna alla Siria - il Mediterraneo è diventato un lago musulmano. L'imperatore si continua a chiamare (in greco!) "re dei Romani":Basileos Romaion. Anche i musulmani sono convinti che Bisanzio sia Roma, ed infatti i cristiani loro li chiamano "Rumi", i romani.
Diversamente la pensano nella Roma papale, dove l'imperatore costantinopolitano è solo il "re dei Greci". Per i bizantini la Santa Romana Chiesa è solo la Chiesa dei Franchi. Le due Rome a malincuore sono costrette a distogliere lo sguardo dal Mediterraneo ed a interessarsi a quello che accade molto più a Nord. Intorno al Mille il russo Vladimir di Kiev si converte e quindi si allea a Costantinopoli. Il Papa manda una corona d?oro, e il titolo di re di Ungheria, al capo dei magiari - gli ultimi arrivati - legandoli politicamente e culturalmente al mondo tedesco.

Gli europei non sono davvero i discendenti di Aristotele e Aristofane ma di Goti, Franchi, Sassoni, Longobardi, e Slavi che abbracciando la fede dei cristiani mediterranei si sono convinti di essere anch?essi discendenti dei greci, come i Franchi del VI secolo che dicevano di essere anch'essi, come i romani, discendenti di Enea, ma di essere arrivati solo da poco da Troia.

E' stupido domandarsi se l'Europa abbia delle radici cristiane. E' molto più saggio - anche per i glorificatori di tali radici - rendersi conto che l'Europa non è un monolite, perché sono tanti i cristianesimi che hanno plasmato l'Europa.