venerdì, dicembre 31, 2004

LEONE

Il mese scorso un fanatico religioso di Taiwan ha deciso di rivolgersi ad un gruppo di pagani che fino a quel momento aveva trascurato. È saltato nella gabbia dei leoni dello zoo e ha cercato di convertire le belve alla fede cristiana. L’esortazione che ripeteva più spesso era: “Gesù vi salverà!”. I leoni si stavano innervosendo e solo gli sforzi eroici dei guardiani sono riusciti a salvare a salvare il crociato dal martirio.
Tu puoi usarlo come antimodello di riferimento per il 2005, Leone. Impegnati con zelo per diffondere le tue buone intenzioni; sii coraggioso nel promuovere i tuoi ideali; spingi il tuo potere di persuasione a un livello superiore; ma non perdere tempo cercando di convincere bestie stupide, ascoltatori distratti e dogmatici di vedute ristrette.
(L’INTERNAZIONALE: oroscopo dal 24 al 30 dicembre)

domenica, dicembre 26, 2004

ADVERSUS HAERESES III

Vigilia di Natale, Canale5 manda in onda la registrazione del “ XII concerto di Natale in Vaticano”.
‘Apre le danze’ la nota cantante israeliana Noa: nota per partecipare tutti gli anni al concerto di Natale in Vaticano.
Per trasportare l’uditorio nella più tradizionale atmosfera natalizia, alla splendida voce di Noa viene affidata l’esecuzione di 'Silent night' (Stille nacht); come ci tiene a precisare con entusiasmo la presentatrice Cristina Parodi, Noa ha modificato il testo per adattarlo alla sua cultura e alla sua sensibilità religiosa: Noa è ebrea.
Io mi domando se il lavoro di cantante non dovrebbe consistere nell’interpretare le canzoni anziché reinterpretarne, cioè modificarne il testo in base alle, seppur legittime, convinzioni personali? Mi domando se Noa avesse dovuto cantare”Siam tre piccoli porcellin”, si sarebbe sentita a disagio a prestare la voce ad un animale impuro e lo avrebbe sostituito con qualche animale incontestabilmente kosher del tipo: ‘ siam tre piccoli caprettìn’.

Noa come ogni ebreo non crede che in quella notte santa sia nato nessun ‘Pargol divin, mite agnello Redentor’ ma lei è una cantante, ed un certo rispetto filologico glielo avrebbero dovuto inculcare a scuola di canto! Ciò che si chiede ad un cantante non è di essere convinto intimamente delle parole che pronuncia, ma che con la sua arte riesca a rendere manifesti i sentimenti dell’autore. Nessuno ascoltando Katia Ricciarelli che canta l’ Ave Maria pretende che lei in privato continui a sciorinare rosari, e un cantante lirico può partecipare al verdiano “Don Carlos” pur sapendo perfettamente che la storia della monarchia spagnola è differente da quella descritta da un librettista romantico.

Forse Noa ha pensato a tutto questo, ma poi ha concluso che Astro del Ciel non è esattamente lo Stabat Mater di Pergolesi e che nessun melomane si sarebbe stracciato le vesti per il suo glissare ogni riferimento al tema ‘Incarnazione’ in una canto natalizio.

Avrebbe dovuto fare "obiezione di coscienza" e rifiutare di dar voce ad un canto marcatamente cristiano, proponendo qualcosa in cui la sua sensibilità culturale si poteva riconoscere pienamente; ad esempio i salmi come il salmo 129 (De profundis)o il salmo70 (Miserere) o il salmo 21: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”

venerdì, dicembre 24, 2004

Abbassò i Cieli e discese

"trattandosi di questi argomenti, non è possibile se non fare una di queste cose: o apprendere da altri quale sia la verità; oppure scoprirla da se medesimi; ovvero, se ciò è impossibile, accettare fra i ragionamenti umani quello migliore e meno facile da confutare, e su quello, come su una zattera, affrontare il rischio della traversata del mare della vita; a meno che si possa fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su più solida nave, ossia affidandosi ad una divina rivelazione"
(PLATONE)

domenica, dicembre 19, 2004

Ratione Peccati

“Si tace per tutta la vita dei fatti più essenziali. Di questo silenzio a volte si muore. A volte si ha la possibilità di parlare… e in questi casi non si può, non è ammissibile che si continui a tacere. Credo che anche il peccato originale di cui parla la Bibbia debba essere stato un silenzio del genere. Nella vita esiste una specie di menzogna primordiale; ci vuole tempo prima che ce ne rendiamo conto”.

Sandor Màrai “L’eredità di Ezter”
Biblioteca Adelphi373

sabato, dicembre 18, 2004

Turris eburnea

Sul Foglio (venerdì 17 dicembre 2004), una DURA INVETTIVA CONTRO LA TORRE SCINTOISTA CHE INSIDIA LA MADONNINA a firma dell’orrido Langone.


“Arata Isozaki e Milano. A Firenze no, la decadutissima Firenzina qualche anticorpo ce l’ha ancora e così la pensilina degli Uffizi progettata dall’architetto giapponese è stata respinta”

“Per fortuna che c’è Milano.Per fortuna dell’architettura senza luogo, in mezzo, in mezzo alla pianura lombarda esiste una città che dal 1926 (anno della copertura del naviglio) è abituata ad essere carne di porco, e ogni volta che viene macinata da architetti e urbanisti nemmeno si lamenta. Anzi applaude. Forse perfino gode.”
“..riusciranno a trovare qualcosa di buono anche in Isozachi e nella sua nuova torre di Babele, 210 metri di velleità. Tutto nasce dall’idea … di competizione fra grandi città basata sul raffinato parametro di chi c’è l’ha più lungo. Milano ce l’avrà sempre più corto, il grattacielo, qualunque sforzo faccia. I grattacieli, fatta salva una parentesi americana aperta a Chicago a fine Ottocento e chiusa a New York sappiamo quando, sono un prodotto tipicamente asiatico, dalla torre di Babele (nell’odierno Irak, si è visto come gli ha portato fortuna) fino al Taipei101 (101 piani, 508 metri)”

“Bisogna essere un po’ asiatici e un po’ dispotici per fare i grattaceli, ci vogliono grandi numeri, grandi ricchezze nelle mani di pochi, e miliardi di abitanti, meglio se poco opinanti. Bisogna essere un po’ scintoisti, come Isozaki, forse un po’ comunisti o un po’ confuciani, ma certo non cristiani. Il grattacielo nella sua superbia, nella sua dismisura disumana, è l’edificio più spiacente a Cristo che si possa immaginare.”

“ E poi la Madonnina. Se un cattolico non assegna alla Madonna una posizione preminente io non lo riconosco come tale.”
“ Formigoni questi pensieri non li ha mai pensati, visto che lui all’ultimo piano del Pirellone ci stà benissimo, e si crede ancora cattolico anche se umilia di molti metri la Madonnina situata sulla guglia del Duomo.
A Monaco di Baviera, che non è un paesello periferico e romantico ma una grande città sede di aziende come la BMW e la Siemens molto più importanti e più vitali di qualsiasi azienda milanese, in seguito ad un referendum locale hanno proibito la costruzione di edifici più alti dei campanili della Frauenkirche. A battersi contro i grattaceli è stato un esponente del Spd, uno di sinistra quindi, e non un esponente del partito cattolico, non un Formigoni bavarese. Non è un casto e puro, Georg Kronawitter, perche se aspettavamo i casti e i puri la Frauenkirche l’avrebbero venduta alla Warner per farci una multisala.”

È una battaglia fra Cristo e Shinto, tra occidente e oriente (l’oriente non è solo islam, l’oriente non è solo est, l’oriente è tutto ciò che non ha scala umana)”

Si capisce che “l’orrido” Langone non voglia orridi grattaceli, ma mi chiedo quanto siano sincere queste battute di “spirito” cristiano (cristianista)

A proposito di architetture modernissime.Ho una mia personalissima ipotesi sul calvario della risistemazione dell’Ara Pacis a Roma.
I lavori non si concludono, oltre che per l’orrido progetto Meier,per il fatto che probabilmente, a piazza Augusto Imperatore l’ara pacis non ci sia più: durante questi anni di cantiere, zitto zitto qualcuno l’ha rubata smontandola pezzo per pezzo.
Sarebbe un ottimo soggetto per il prossimo romanzo di quel “sola” di Dan Brown.

mercoledì, dicembre 15, 2004

ADVERSUS HAERESES II

sive: TU SOLA UNIVERSAS HAERESES INTEMERISTI


Ogni buon parroco, ogni anno ad ogni festa comandata pronuncia immutabilmente la medesima omelia dell’anno prima, certo della eterna validità dei divini precetti ed anche perché su certi argomenti è assai difficoltoso trovare qualcosa di originale.

Anche Leonardo – in solemnitate Immaculatae Conceptionis – ritira fuori il suo post “della Madonna”; da buon prevosto del weblog, avrà avuto fede nella perenne efficacia di tutto ciò che si dice e si scrive per magnificare le “glorie di Maria” Santissima!

Si tratta di un intelligente ed ironico e a suo modo devoto, compendio della cultura mariana di ogni buon (quindi pessimo) cattolico italiano, che Leonardo postò l’8 dicembre ’02 e che, con costanza ascetica, ha riproposto nei due anni successivi.

“Benché il problema abbia affascinato teologi ed esegeti fin dall'antichità. La Bibbia, come al solito, mantiene un omertoso silenzio. I teologi ci hanno litigato sopra per 19 secoli, finché Pio IX non taglia la testa al toro e scrive la bolla Ineffabilis Deus: Dio è Ineffabile, cioè non ti spiega quasi mai perché fa quello che fa (Giobbe ne sa qualcosa). Per fortuna che c'è l'autorità papale a chiarire i punti controversi: Maria è nata senza peccato originale. Punto.”

Questo è il pezzo che preferisco per sagacità ed al contempo, aderenza alla realtà storica e che meriterebbe una citazione in ogni serio trattato di mariologia.Ma non sempre nello stesso post Leonardo riesce a compendiare ironia e correttezza storica.

Io adesso non voglio fare il censore ecclesiastico della situazione, anche perché, vorrei far notare che nel dicembre ’03, ci pensò un autorevole guru informatico a proporre alcune postille. Ciò prova che anche il più misero cristiano della domenica, dopo anni ed anni in cui sente dall’ambone, vuoi per la Concezione o vuoi per l’Assunzione, ripetere alcune basilari nozioni sulla Santa Vergine,magari riesce pure a capirle!

Posso solo enunciare il pio desiderio che il buon Leonardo, questo devoto obbligo di rettificare l’errore sulla concezione cattolica dell’Assunzione, lo “assuma” almeno il prossimo 15 agosto.

giovedì, dicembre 09, 2004

about a boy/3

Virginia de Leiva in visita al padre si sente domandare:
-Come ti trovi a lavorare in una chiesa?
-Bene, bene.
-E il tuo collega di lavoro com’è?
-Ah!Un santo!

simpatico umorista/2

Me ne stavo bel bello in fondo alla “mia”chiesa, con sul petto il mio cartellino -che mi abilita a sorridere ai turisti- leggiucchiando un sontuoso tomo da cui trarre una epitome immaculatista.

Una colta vecchia signora milanese, con guida Mondatori al seguito, mi chiede dove si trova “la” cappella decantata dai sacri turistici testi. Io mi alzo dal tavolino, chiudo il libro, e faccio strada alla turistica dama. La signora, guarda la copertina del libro:
- Ma questo è un libro del cardinal Newman?
- No, signora: il libro è il mio.

martedì, dicembre 07, 2004

Immaculate Collection

‘AD INCREMENTUM SCONCERTATIONIS’... di chi incautamente si imbatte nella lettura di codesto blog(che i più ingenui bollano cattolico), vorrei regalare un florilegio di uno dei testi più meravigliosamente sconcertanti della Fede Cattolica.
Vorrei inoltre che fosse causa di riflessione per coloro che stanno tentando –riusciranno senza meno- di ottenere un lapalissiano mio parere sull'evoluzionismo e sulla creazione di Adamo.


PIUS EPISCOPUS

"INEFFABILIS DEUS… Dio ineffabile, le vie del quale sono la misericordia e la verità; Dio, la cui volontà è onnipotente e la cui sapienza abbraccia con forza il primo e l'ultimo confine dell'universo e regge ogni cosa con dolcezza, previde fin da tutta l'eternità la tristissima rovina dell'intero genere umano, che sarebbe derivata dal peccato di Adamo. Avendo quindi deciso, in un disegno misterioso nascosto dai secoli, di portare a compimento l'opera primitiva della sua bontà, con un mistero ancora più profondo – l'incarnazione del Verbo – affinché l'uomo (indotto al peccato dalla perfida malizia del diavolo) non andasse perduto, in contrasto con il suo proposito d'amore, e affinché venisse recuperato felicemente ciò che sarebbe caduto con il primo Adamo, fin dall'inizio e prima dei secoli scelse e dispose che al Figlio suo Unigenito fosse assicurata una Madre dalla quale Egli, fatto carne, sarebbe nato nella felice pienezza dei tempi. E tale Madre circondò di tanto amore, preferendola a tutte le creature, da compiacersi in Lei sola con un atto di esclusiva benevolenza. Per questo, attingendo dal tesoro della divinità, la ricolmò – assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi – dell'abbondanza di tutti i doni celesti in modo tanto straordinario, perché Ella, sempre libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, mostrasse quella perfezione di innocenza e di santità da non poterne concepire una maggiore dopo Dio, e che nessuno, all'infuori di Dio, può abbracciare con la propria mente.
Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull'antico serpente.”

“Gli stessi Padri e gli scrittori ecclesiastici erano pienamente convinti che l'Angelo Gabriele, nel dare alla beatissima Vergine l'annuncio dell'altissima dignità di Madre di Dio, l'aveva chiamata, in nome e per comando di Dio stesso, ‘PIENA DI GRAZIA’, insegnarono che con questo singolare e solenne saluto, mai udito prima di allora, si proclamava che la Madre di Dio era la sede di tutte le grazie divine, era ornata di tutti i carismi dello Spirito Santo, anzi era un tesoro quasi infinito e un abisso inesauribile di quegli stessi doni divini.”

“I Romani Pontefici” “mentre impiegavano tutta la loro sollecitudine per accrescere il culto della Concezione, si preoccuparono anche di chiarirne e di inculcarne con ogni mezzo l'oggetto e la dottrina. Insegnarono infatti, in modo chiaro ed inequivocabile, che si celebrasse la festa della Concezione della Vergine e respinsero quindi, come falsa e assolutamente contraria al pensiero della Chiesa, l'opinione di coloro che ritenevano ed affermavano che da parte della Chiesa non si onorava la Concezione ma la santificazione di Maria. Né ritennero che si potesse procedere con minore decisione contro coloro che, al fine di sminuire la dottrina sull'Immacolata Concezione della Vergine, avendo escogitato una distinzione fra il primo istante e il secondo momento della Concezione, affermavano che si celebrava sì la Concezione, ma non quella del primo iniziale momento.”

“Lo stesso concilio di Trento, quando promulgò il decreto dogmatico sul peccato originale, nel quale, sulla scorta delle testimonianze della Sacra Scrittura, dei Santi Padri e dei più autorevoli Concili, stabilì e definì che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che non era sua intenzione comprendere in quel decreto, e nell'ambito di una definizione così generale, la Beata ed Immacolata Vergine Maria Madre di Dio.
Con tale dichiarazione infatti i Padri Tridentini indicarono con sufficiente chiarezza, tenendo conto della situazione del tempo, che la Beatissima Vergine fu esente dalla colpa originale. Indicarono perciò apertamente che dalle divine Scritture, dalla tradizione, dall'autorità dei Padri, niente poteva essere desunto che fosse in contrasto con questa prerogativa della Vergine.”

“La beatissima Vergine fu, per grazia, immune da ogni macchia di peccato ed esente da qualsivoglia contaminazione del corpo, dell'anima e della mente. Unita in un intimo rapporto e congiunta da un eterno patto di alleanza con Dio, non fu mai preda delle tenebre, ma fruì di una luce perenne e risultò degnissima dimora di Cristo, non per le qualità del corpo, ma per lo stato originale di grazia.”

“ Sfuggita ai dardi infuocati del maligno, entrò nel mondo, bella per natura e assolutamente estranea al peccato nella sua Concezione Immacolata, come l'aurora che spande tutt'intorno la sua luce.

Non era infatti conveniente che quel vaso di elezione fosse colpito dal comune disonore, perché assai diverso da tutti gli altri, di cui condivide la natura ma non la colpa. Al contrario era assolutamente conveniente che come l'Unigenito aveva in cielo un Padre, che i Cherubini esaltano tre volte santo, avesse sulla terra una Madre mai priva dello splendore della santità.”

“La beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli.

Se qualcuno dunque avrà la presunzione di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito (Dio non voglia!), sappia con certezza di aver pronunciato la propria condanna, di aver subito il naufragio nella fede, di essersi separato dall'unità della Chiesa”

Dato a Roma, presso San Pietro, nell'anno dell'Incarnazione del Signore 1854, il giorno 8 dicembre, nell'anno nono del Nostro Pontificato.

venerdì, dicembre 03, 2004

pacco contropacco e contropaccotto/2

In principio fu Paolo VI, anzi Atenagora.

Imposto sul trono patriarcale per espresso volere di Truman -convincendo il governo turco che fosse l’uomo giusto per contrastare la strategia del Soviet supremo di sfruttare a fini politici la volontà di egemonia del patriarcato di Mosca-, “Athenagoras il Grande” nel 1949 –dopo essere stato eletto nel ’48 (mi si perdoni l’espressione) in contumacia- sbarca, dal “number one” presidenziale, all’aeroporto di Istanbul, dopo un ventennio negli Stati Uniti.

Nato in un villaggetto sperduto sui monti a nord della Grecia, li dove si confondeva l’identità greca, albanese, macedone e bulgara, stando negli USA, non prese parte alla stagione dell’odio etnico che caratterizzo il crollo dell’impero turco, ma apprezzò moltissimo il pluralismo culturale americano che gli ricordava sorprendentemente, in versione democratica, l’impero ottomano della sua giovinezza.
La lezione americana – per cui si viveva a stretto contatto con cattolici e protestanti- faceva di Atenagora, uno dei pochissimi vescovi ortodossi che non avesse terrore di tutto ciò che fosse occidentale, soprattutto non aveva la paura degli eretici, tipica invece della -ancor oggi- perdurante mentalità“bizantina” di considerarsi perennemente sotto assedio.

Convinto, come poi Giovanni XXIII, che più che i dibattiti teologici, servissero gli incontri fraterni; pur in una situazione disastrosa per il patriarcato a causa della politica antigreca di Ankara; Atenagora intraprese negli anni ’50 una serie di incontri e dialoghi, sia con gli altri capi ortodossi; e quindi anche con quelle Chiese ortodosse non bizantine( armeni, copti, siriaci etc), che gli altri patriarchi greco-ortodossi consideravano Chiese ortodosse di serieB, se non addirittura mezze eretiche; sia con le altre confessioni cristiane, in primis con quella Anglicana.

Il patriarcato costantinopolitano entra quindi nel “Consiglio Mondiale delle Chiese”, seguito a ruota da tutte le altre Chiese ortodosse (che andavano alla ricerca di quella visibilità che il Comunismo negava a casa loro), dando cosi statura veramente ecumenica ad una istituzione che prima raccoglieva solo protestanti.
Atenagora cercò di organizzare un Concilio delle chiese ortodosse, progetto che, ripreso più volte dai due successori (Demetrio I e Bartolomeo I), non si riesce ancora a realizzare; cercò di convincere Pio XII ad organizzare un incontro di tutti i cristiani e per breve tempo si illuse che il concilio indetto da Giovanni XXIII fosse la risposta alla sua idea.

Era convinto che l’ecumenismo fosse, non un mezzo per ottenere visibilità al suo “Trono Ecumenico”, meschino pensarlo, ma, un grande progetto d’unione pancristiano che dovesse legittimamente stare a cuore a (leggi: essere “cavalcato da”) una antica autorità religiosa come il suo patriarcato costantinopolitano che a differenza delle altre Chiese ortodosse, non ha un carattere nazionale, etnico, ma ha una storia imperiale, in questa accezione va letto l’appellativo di “Patriarca Ecumenico”cioè sovranazionale, quindi di portata mondiale. Un titolo altisonante che stride con la realtà di vescovo di una striminzita diocesi turca, con non più di duemila fedeli, e senza alcun potere di coercizione sugli altri capi ortodossi.

Nell’Epifania del 1964 Paolo VI incontra Atenagora a Gerusalemme: dulcis in fundo anche il papa di Roma si era convertito alla politica degli abbracci. Quelle immagini che fecero il giro del mondo, resero Atenagora familiare a milioni di persone che ignoravano l’esistenza stessa di Costantinopoli e degli ortodossi. Fino al ’72 (anno della morte di Atenagora) il Trono Ecumenico godette di una esposizione mediatica, di una popolarità e di una autorità -mediatica- insperata. Grandi speranze e grande simpatie si nutriva verso quello che da noi occidentali veniva visto come una specie di papa degli ortodossi, mentre alla stregua del persecutorio governo turco, molti capi ortodossi con in testa l’arcivescovo di Atene e il patriarca di Mosca, non avrebbero versato molte lacrime per il definitivo tracollo della sede costantinopolitana.


Il 7 dicembre 1965, vigilia della definitiva chiusura del Concilio Vaticano II, Paolo VI nella basilica di san Pietro in Vaticano e Atenagora I nella cattedrale di san Giorgio al Fanàr, procedettero alla cancellazione delle scomuniche lanciate l’una contro l’altra chiesa a partire dal 1054.
Sembrava cadere un muro di incomprensioni vecchio di mille anni.
Quale pegno della sospirata unità Paolo VI aveva autonomamente deciso la “restituzione” del cranio dell’apostolo Andrea: evangelizzatore dell’Ellade e quindi presunto (e preteso) fondatore della comunità cristiana della città di Bisanzio (futura Costantinopoli) –sant’Andrea era fratello di san Pietro: importante ricordarlo ai fini della voluta simbologia- ; reliquia portata in occidente dalla famiglia imperiale bizantina in esilio, dopo la conquista ottomana del 1453, e donata a papa Pio II Piccolomini che diede asilo al santissimo cimelio in Vaticano, a pochi metri dalla tomba dell’altrettanto santo fratello.

Comunque è da notare che la reliquia non tornò da dove era venuta: cioè a Costantinopoli (che ritiene Sant’Andrea suo primo vescovo) ma (archeologicamente più correttamente) all’arcivescovo ortodosso di Patrasso:città del Peloponneso (quindi Grecia), luogo del martirio.
In Grecia la Chiesa ortodossa è “Autocefala” cioè indipendente da Costantinopoli e decisamente poco ecumenica: ciò evidenzia ancor di più la strategia diplomatica di papa Montini.

La sottolineatura del fraterno rapporto tra cattolicesimo e ortodossia fu rimarcato da altri due incontri -mediaticamente sensazionali come quello di Gerusalemme- tra i vescovi delle due capitali dell’impero romano: a Istanbul nel luglio ’67 e a Roma nell’ottobre dello stesso anno. Quest’ultimo culminò con l’ingresso solenne in S.Pietro dei due sommi gerarchi mano nella mano.

“L’incontro di Istanbul è tuttavia in un certo senso più significativo, soprattutto per mettere in evidenza l’ardimento ecumenico di Paolo VI, anche se di fatto, nonostante il colore con cui venne truccato, fu senz’altro il meno ecumenico dei tre. L’obbiettivo perseguito da papa Montini col suo inatteso viaggio in Turchia non fu infatti l’incontro col patriarca ortodosso, allo scopo di accelerare le trattative di riunione tra le due Chiese, bensì quello con gli uomini politici del Paese per perorare presso le autorità turche la salvezza del patriarcato costantinopolitano minacciato da esse in modo ultimativo. Ciò avrebbe dovuto essere evidente a degli osservatori meno superficiali, tanto più che il papa non fu affatto ospite del patriarcato del ‘piccolo Vaticano’ del Fanar, bensì del governo e che all’aeroporto non fu accolto da Atenagora, ma dalle autorità governative. D’altra parte è un fatto che il suo viaggio non era stato ipotizzato nemmeno da Atenagora, il quale non aveva chiesto a Paolo VI un intervento personale sul posto – anche perché non riteneva che il papa accettasse, per ragioni di prestigio, di muovere il primo passo verso di lui- ma semplicemente di effettuare dei passi diplomatici più pressanti ed incisivi di quelli fatti in passato. Fu merito di papa Montini di aver intuito l’eccezionalità dell’occasione che gli si porgeva di presentarsi agli ortodossi (quando ciò avrebbe potuto esser noto) come il salvatore del più famoso patriarcato e come colui che aveva preso per primo l’iniziativa dell’incontro recandosi a Costantinopoli, anziché pretendere prima la visita di Atenagora a Roma, dimostrando così alle Chiese separate quanto fosse infondato il pregiudizio che addebita al papa una rivendicazione sterilmente orgogliosa del proprio prestigio primaziale.”( Carlo Falconi 1968)

Indubbiamente il dialogo ecumenico cattolico ha notevolmente sollevato il ruolo del “Trono Ecumenico” ,visto che lo scisma fu uno scontro teologico e forse ancor più personale tra i vescovi della antica e della nuova Roma; per cui ogni sforzo della sede petrina per cercare una possibile unione con le Chiese ortodosse (ognuna indipendente e sovrana) deve obbligatoriamente avere come interlocutore il massimo rappresentante dell’ortodossia,ciò per il compiacimento dell’arcivescovo di Costantinopoli ma che provoca la stizzita reazione degli altri patriarchi che ci tengono a far presente di essere altrettanto pii, fedeli e ortodossi, e di essere a capo di Chiese nazionali che contano milioni di fedeli, rivendicando un peso geo-politico, oltre che teologico.

Così il gesto “profetico” (come direbbero quelli che parlano bene) di consegnare la testa di sant’Andrea agli ortodossi, fu la scusa per una serie di continue rivendicazioni di restituzionie di 'corpi santi', e che quindi fallì nello scopo di suscitare negli ortodossi la fiducia nei confronti dei papisti, come dimostrò nel 1969, l’increscioso fatto della distruzione del prezioso reliquiario del capo di sant’Andrea, da parte di un giovane monaco greco, allo scopo di costatarne il contenuto,convintosi che Paolo VI -come si suol dire- avesse fatto “il pacco”.

Il fatto che Atenagora “andasse arabescando devote fantasie, colorando sogni, vaticinando rosei futuri di unità, imponendo abbracci e baci di pace persino ai più scettici dei suoi intervistatori, e che poi non muovesse un sol passo, se non turistico, verso la meta del suo cuore, non prova nulla contro la sua sincerità. Era doppiamente prigioniero: del governo turco – che però sarebbe stato entusiasta di poterlo rimettere in libertà oltre confine – (ed era la prigionia più sopportabile) e dell’immobilismo dei suoi confratelli vescovi, del suo clero e dei suoi fedeli, mai così fieri come di essere se stessi e solo se stessi: << l’ortodossia >> (certamente più opprimente)." (C. Falconi1973)

domenica, novembre 28, 2004

about a boy/2

Molti mi trovano simpatico.
Contro la mia volontà! Lo giuro.

giovedì, novembre 25, 2004

Cristiani e "cristianisti"

Eureka!
Ho scoperto perché Chirac è stato tanto ostile al concetto di “radici” cristiane:

“Le radici? Che immagine strana... Perché considerarsi come una pianta? In gergo francese, “piantarsi” vuol dire sbagliarsi, o fare un errore…”
Citiamo e lodiamo l’intervista a Remi Brague

“Quelli che difendono il valore del cristianesimo e il suo ruolo positivo nella storia mi sono di certo più simpatici di quelli che lo negano. Io non intendo certo scoraggiarli. Mi piacerebbe persino che in Francia fossero più numerosi. E questo non perché costoro siano degli “alleati oggettivi”. Ma soltanto perché quello che dicono è vero. Dunque, grazie ai “cristianisti”. Soltanto, io vorrei ricordare loro che il cristianesimo non si interessa a sé stesso. S’interessa a Cristo. E anche Cristo stesso non s’interessa del proprio io: Lui s’interessa a Dio, che chiama in un modo unico, «Padre».”

“Il cristianesimo non ha niente d’occidentale. È venuto da Oriente. I nostri avi sono diventati cristiani. Hanno aderito a una religione che all’inizio era per loro straniera.”
“La civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo.
Pensate a papa Gregorio Magno. Ciò che lui ha creato – ad esempio il canto gregoriano – ha sfidato i secoli. Ora, lui immaginava che la fine del mondo fosse imminente. E dunque, non ci sarebbe stata alcuna “civilizzazione cristiana”, per mancanza di tempo. Lui voleva soltanto mettere un po’ d’ordine nel mondo, prima di lasciarlo. Come si rassetta la casa prima di partire per le vacanze.
Cristo non è venuto per costruire una civiltà, ma per salvare gli uomini di tutte le civiltà. Quella che si chiama “civiltà cristiana” non è nient’altro che l’insieme degli effetti collaterali che la fede in Cristo ha prodotto sulle civiltà che si trovavano sul suo cammino. Quando si crede alla Sua resurrezione, e alla possibilità della resurrezione di ogni uomo in Lui, si vede tutto in maniera diversa e si agisce di conseguenza, in tutti i campi. Ma serve molto tempo per rendersene conto.”

mercoledì, novembre 24, 2004

sinpatico umorista

A conclusione di una cena con amici, io ordino un tiramisù.
Nel sano spirito della goliardia, la persona di fronte a me, assaggia la mia, già di per sé scarsa, porzione.
Io, non volendo essere meno goliardico, atteggio il viso a dolore cogente per l’irreparabile perdita, ma non scatta nell’altro nessuna reazione divertita, perciò rincaro la dose. Fisso adirato il fraterno interlocutore e sibilo: “io scherzo su tutto ma non sui dolci”, convinto che ciò avrebbe suscitato grande ilarità; invece quello si è sentito gelare.Ed io invece che mi aspetto sempre che i miei interlocutori reagiscano prorompendo in un:
“Ah!ah!Ah! Francesco. Che simpatico umorista!”

martedì, novembre 23, 2004

pacco contropacco e contropaccotto


Sabato 27 novembre 2004, alle ore 11, nella Basilica Vaticana il Santo Padre Giovanni Paolo II presiederà, insieme con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, una Celebrazione Ecumenica per la consegna delle Reliquie dei Santi Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo, Vescovi e Dottori della Chiesa.

L'annuncio della restituzione delle reliquie è stato fatto (ufficiosamente tra settembre e ottobre) dallo stesso Pontefice attraverso una lunga lettera indirizzata al Patriarca ecumenico Bartolomeo. Nella sua lettera il Papa rivolge il suo appello per cercare di giungere all’unione tra la chiesa latino-cattolica e quella bizantino-ortodossa. Il papa sottolinea il significato spirituale del fatto che le reliquie di questi due santi arcivescovi di Costantinopoli, a seguito di varie vicende storiche, si trovano nella basilica vaticana, accanto alla tomba di san Pietro - fondatore della chiesa di Roma - e fratello di sant'Andrea - fondatore della Chiesa di Costantinopoli.

"Secondo l'imperscrutabile disegno di Dio, colui che attrae il bene anche dal male, alcune reliquie dei Padri della Chiesa assieme agli altri santi accanto alla tomba del beato Pietro fratello di Andrea, ricordano a tutti noi l'obbligo della piena comunione per la quale il Divin Maestro pregò!", ha sottolineato Giovanni Paolo II.

La lettera del Papa è importante non solo per il suo tono familiare ma anche per l'uso della lingua greca.
Infatti è la prima volta che scrive in greco dopo la sua elezione papale avvenuta nel 1978 (le sue lettere precedenti erano scritte in francese oppure in inglese. Il Papa ringranzia il Patriarca ecumenico per l'invito;fatto durante la sa visita in vaticano il 29 giugno scorso;a visitare Costantinopoli nel mese di novembre durante la festa di sant'Andrea. "Tuttavia - come egli dice - nonostante il mio ardente desiderio, in questo momento non mi è possibile accettare l'invito; varie circostanze mi costringono di rinviare la gioia di un incontro con lei e la letizia del cuore di pregare insieme a lei nella chiesa cattedrale del Patriarcato ecumenico". Continuando il Papa sottolinea che è felice perché accoglie volentieri la richiesta che gli hanno rivolto: "Ho intenzione di offrirvi come espressione di devozione e di onore le reliquie dei santi patriarchi Giovanni Crisostomo e Gregorio Teologo predecessori della vostra santità in questa sede. Affidiamoci a loro; nel cielo questi santi intercedono dinanzi al trono dell'Altissimo in modo che si affretti quel giorno benedetto nel quale - dopo aver superato gli ultimi disaccordi - potremo di nuovo mangiare insieme dell'Unico Pane e bere dall'Unico Calice, prendendo parte insieme al Santo Banchetto sul quale si continua il misterioso sacrificio della Nuova Alleanza".
Il rito si svolge in tre momenti: la lettura del testo della lettera indirizzata dal Santo Padre al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli per la consegna delle reliquie, la consegna stessa delle reliquie da parte del Santo Padre e il ringraziamento del Patriarca.

domenica, novembre 21, 2004

about a boy

Dopo due mesi di frequentazione, Virginia de Leiva sentenzia:
- Tu sei simpatico a tratti.
- e... a tratti?
- e a tratti no!

memento

LEZIONE DOMESTICA SU ADAMO, LE SCIMMIE,L’EVOLUZIONE E L’INVOLUZIONE DI CERTI OMINIDI
di LUIGI AMICONE

(CON LE MIE SCUSE A LANFRANCO!)

Dio, ma perché permetti che si discuta a scuola dei fatti tuoi?
Hai voglia a dire che non c’è antinomia tra evoluzionismo e creazionismo, in quanto il secondo non compromette le ragioni del primo.
La creazione non è un fatto del passato. E’ adesso. Non sei tu che ti fai scorrere il sangue nelle vene. Non sei tu che, proprio in questo momento, ti crei, Gloria. Ebbene: non trovi che sia un grande mistero tutto questo? Come non detto.
“Ma scusa papà, se l’ominide aveva un cervello più piccolo del nostro, come si fa a dire che il peccato originale riguarda anche noi? Adamo ed Eva hanno peccato come uomini o come ominidi?”. No scusa, quella è la meravigliosa storia della creazione…
“Vuoi di re che Adamo non è mai esistito, e Isacco?”.
Ma lascia stare Isacco, quello è uno del popolo ebraico, altro che se non è mai esistito. Adamo, invece, è l’archetipo…
“Arche che?”.
Prendiamola da un’altra parte. Beethoven, figlia mia, nona sinfonia, hai presente?
“Sì, pà ma che c’entra Beethoven?”. C’entra, cavolo. Prova a dare una spiegazione evoluzionistica di come esce fuori una nona da una merdaccia come può essere un uomo, e per di più sordo.
“Merdaccia?”. Sì, cioè vale a dire “poca cosa”. Hai presente quando in quaresima il prete ti mette la cenere in testa e ti dice “polvere sei e polvere tornerai”?. “Sì,vabbé, ma papà cosa c’entra tutto questo con gli ominidi…”.
C’entra nel senso che l’uomo o l’ominide, chiamalo come vuoi, sembrano niente, sembra roba che alla fine finisce ai vermi, merdaccia appunto. “Sembra”, ma non è. E questo tu già un po’ lo capisci perché anche se sei piccola non sei più una scimmietta, cominci a capire che dentro di te ci sono desideri infiniti, e cominci a esprimerli in vario modo, ecco: cominci a domandare… non so se mi segui.
“Ti seguo, pà, ma stavamo parlando di Adamo ed Eva, preistoria e ominidi, che c’entrano Beethoven e le merdacce?”.
Volevo dire che il racconto della Genesi è una poesia.
“Ma allora non è vero?”.
Altro che. E’ verissimo, mica c’è solo la scienza. Prendi la mamma: tu la puoi descrivere misurando l’evoluzione del suo cranio e delle sue ossa, puoi descriverla con una radiografia e con l’analisi del sangue. Bene, questa si chiama analisi scientifica. Ma se tu la mamma la racconti con una poesia non è che dici cose meno vere di lei,anzi, dici una verità che, per quanto approssimativa essa sia, è esistenzialmente e sintiticamente mille volte più importante di quella scientifica.
“Cosa vuoi dire papà, che la preistoria non esiste e che l’evoluzionismo è una teoria?”. Esatto, voglio dire che se mille anni fa l’idea di una preistoria o la teoria di Darwin non esistevano e tra mille anni entrambe le teorie non esisteranno più, quello che c’è dentro la poesia di Leopardi o dentro l’esperienza che fai di cos’è la mamma, c’era ieri, c’è oggi, ci sarà doma- ni, sempre. Si chiama “Essere”, “Mistero”.
Tu devi studiare bene queste cose scientifiche perché Dio ti ha dato il cervello per usarlo e non per buttarlo all’ammasso. Tanto più che la scienza, se tiene presente il Mistero, cioé se è ragionevole e non delirante, ci aiuta a vivere con più agio in questo mondo. Ci aiuta a costruire i frigoriferi, Internet e i razzi che vanno su Marte. Però senza l’esperienza scientifica puoi vivere bene lo stesso, senza un po’ di coscienza dell’Essere o del Mistero diventi una rimbambita. Hai capito, Gloria?
“Vorresti dire che Adamo ed Eva erano sì degli ominidi, ma col cervello come il nostro?”.
Senti, Gloria, magari avevano un cervello più piccolo del nostro, non lo so, magari eravamo tutte scimmie, non lo so. Però 99 sono rimaste scimmie, una no, e quella è il primo uomo, detto poeticamente, Adamo, uno che ha coscienza del Mistero fino a pretendere di farne a meno. E questo è precisamente “peccato”, “un di meno”.
“Eva però era un po’ meno scimmia…”.
Ma che ne so come Dio ha fatto partire l’uomo su questa terra, sono fatti suoi e noi non c’eravamo. La cosa importante è sapere chi sei, dove vai e…
“Ok, ok, ok papà, sono dieci e mezza, domani ho il compito in classe, tranquillo, ho capito tutto, io sono Gloria e vorrei andare a dormire. Posso?”
Ev-vabbé. Buonanotte. E poi dice che vogliono importare in Italia le home schooling americane. Cose da pazzi.

Ferrara/Cacciari

Estraggo, per mia meditazione, dagli interventi del pubblico incontro "Siamo tutti Olandesi" tenutosi il 16 Novembre a Milano.

Dixit Giuliano Ferrara

“Noi dobbiamo porci un problema semplice. Noi non possiamo ricostruire la cristianità per resistere alla sfida islamista, radicale, jihadista; sono tre aggettivi precisi, che uso per distinguerli da islamico. Islamista, radicale, jhadista. La grande lotta che dentro la civiltà islamica”

“La grande battaglia che si è aperta per dare sostanzialmente una nuova identità, che faccia fronte alla modernità che noi rappresentiamo nel mondo islamico, non possiamo fronteggiarla con la denunciata stessa logica identitaria, ricostruendo il programma di Lepanto.

Non possiamo, ma possiamo non fare niente? Possiamo non interrogarci? Possiamo accettare che il famoso politeismo dei valori che la nostra irrinunciabile devozione verso la democrazia, verso le regole della libertà e una relativa libertà dalle regole che ci siamo dati, arrivi fino al punto di scarnificare la nostra identità? Da renderla così evanescente, così leggera, così incapace anche di dialogo, anche di fronteggiare con un dialogo serrato, vero, significativo, in cui tu porti qualcosa della tua identità? Io penso di no.

Non voglio usare parole difficili, complicate ma certo non è roba per cardinali, per vescovi, non è roba solo ed esclusivamente per il magistero pastorale della Chiesa cattolica o delle molte altre Chiese dell’universo interreligioso.
Non è una questione confessionale.”
“Porsi questo problema del significato, del senso. Porsi questo problema eminentemente politico, ma carico di cultura, di un sistema di vita che noi presumiamo di dover difendere – poi i modi di difenderlo, con la guerra o senza la guerra, tutto sommato, dopo l’11 settembre, sono grandi questioni di tattica, questioni integralmente politiche. Ma sul fatto che si debba difenderlo c’è una sostanziale convergenza, in occidente.

Questo sistema di vita che cerchiamo di difendere dobbiamo reinterpretarlo, non nella nostalgia, che è sempre un sentimento regressivo, non nella chiusura del tradizionalismo, forse perfino con un grande sforzo di innovazione. Ma dobbiamo reinterpretarlo, perché se difendere il nostro sistema di vita significa difendere il vuoto, questo vuoto sarà riempito”

“Questo vuoto sarà riempito, e sarà riempito da un altro modo di vita, da un’altra concezione dell’esistenza, da un’altra concezione della trascendenza. Da una ortodossia e da un puritanesimo (il famoso puritanesimo Wahhabi) che sono una minaccia per tutti i valori in cui noi crediamo.”


Respondit filosofum Massimo Cacciari

“ Io ritengo che nella reinterpretazione della democrazia” “debba anche giocare un importante ruolo la reinterpretazione del nostro concetto di tolleranza.”

“Lo penso, l’ho scritto in saggi e in libri, perché il concetto di tolleranza, bisogna esserne consapevoli, si regge sul presupposto (non lo dicevo io, lo diceva Rosmini …) che quello di tolleranza è un concetto estremamente peloso. E’ chiaro che io tollero colui che reputo inferiore a me, perché se io reputo Ferrara uguale a me, come lo reputo, non lo “tollero”: lo ascolto, lo contraddico, mi interessa o non mi interessa quello che dice, ma non lo tollero. Il concetto di tolleranza implica un’inferiorità dell’interlocutore, e la mia pretesa di educarlo alla mia razionalità. Questo è sempre stato storicamente, così si è declinato il concetto,…. Io non credo che questo sia un modo utile o politicamente efficace di agire e di pensare la democrazia, e di agire nei confronti di coloro che al momento non sono affatto democratici.

“Il discorso (…), in apertura alle lezioni di filosofia sulla storia di Hegel, tale e quale.
“Ex occidente lux”: la civiltà nasce ad oriente ma inevitabilmente qui trova la sua casa. Gli altri sono spacciati, e Hegel usa esattamente questa espressione, si tratta di rovine del passato, proprio perché loro non hanno la storia, cioè non hanno elaborato il concetto di storia. Non vi è storia nell’islam: questa è la posizione di Hegel che torna, non a caso, anche in tanti teorici americani, in termini più o meno banali, ma non sempre, anche molto ferrati. Torna questa idea che la diversità essenziale che costituisce la nostra originalità e la nostra superiorità, alla fine, è che noi abbiamo elaborato un concetto di storia, che noi concepiamo tutto, diceva Nietzsche, storicamente.”

“La concezione del divino, di Dio, nel cristianesimo, “ab origine” è assolutamente distinta e assolutamente diversa da quella islamica. Qui è la diversità, cioè la storia di cui noi parliamo, è immanente nel modo in cui la cristianità concepisce, già in epoca evangelica, il divino.
Questa è davvero una differenza teo-logica, dove il termine “logico” va sottolineato. Perché il modo in cui si concepisce il divino, cioè il Deus trinitas, come diceva Agostino, ha in sé la dimensione storica.

Un cristianesimo che non si incarna storicamente e che quindi non assume tutte le contraddizioni e i conflitti, che non si distingua al suo interno, non è concepibile”
“Cioè la storia dell’islam non è una storia teologicamente concepibile. Non è una storia che possa essere in alcun modo riportata a un principio: è contingenza, pura contingenza. Così il musulmano si rapporta alla storia, come a una serie di eventi che, in quanto storici, sono assolutamente contingenti.

Noi invece in ogni evento storico cerchiamo la ragione, il senso, la fenomenologia dello spirito di Hegel appunto, il fenomeno. Ciò che ci appare non è mai contingente, non è mai apparenza, ha una ragione di essere. I fenomeni li dobbiamo sempre salvare da questo punto di vista, nella loro storicità, non in termini ideali, come Platone.

Questa, ripeto, è la differenza fondamentale. L’ho detto e ripetuto, prima e dopo l’11 settembre, dobbiamo saperlo, di fronte ad ogni “abbracciamoci tutti” general generico, che non ha alcun senso se si ragiona seriamente di queste cose, e cioè che la posizione da cui deriva tutta la nostra concezione della storia, cioè del Deus trinitas, è di vedere la storia in Dio. Bisogna comprendere fino in fondo la paradossalità e la scandalosità di questa assunzione: tanta teologia l’ha edulcorata, continua ad edulcorarla”

“La storia in Dio, la morte in Dio: questo per tutto l’islam è bestemmia. E’ bestemmia e qua non troverete nessun membro dell’islam, nessun musulmano che possa pensarla diversamente.”

“Le cose vanno viste alla radice, non sulla schiuma delle onde. Questa è la questione. E se poniamo la questione a questo livello, comprendiamo quanto sia arduo impostare insieme nel nostro rapporto tra cristianità come civiltà che ha nel suo insieme immanente a sé questa categoria, per dirla i termini russi, della umano-divinità, (intesa non nel senso di una facile conciliazione dialettica, ma nel senso proprio del rapporto drammatico tra figura divina e figura storica), e dall’altro la dogmatica islamica di una incomparabilità assoluta tra l’elemento storico condannato alla contingenza e la teologia, e il discorso su Dio comunque esso venga concepito.

Voi capite bene, tra l’altro, come questa concezione sia davvero la responsabile di tutto il discorso tecnico-scientifico. Su quale presupposto si basa il grande exploit della nostra scienza? Ma esattamente su questo.”

“Quindi questa è la grande diversità, ma se ci poniamo da questo punto di vista. Ma se ci poniamo da un punto di vista diverso, più episodico, più superficiale, forse è facile (si fa per dire) trovare anche tatticamente, politicamente, nel senso più banale del termine, vie di comprensione e di riconoscimento.

Se andiamo alla radice della distanza allora il discorso si fa infinitamente più complicato, e così anche l’appello a una evoluzione dell’islam per la quale tutti noi possiamo operare politicamente.
E’ abbastanza semplice comprendere come, attraverso quali vie di azione politica e diplomatica, si potrebbe tentare di vitalizzare e potenziare le componenti che esistevano e che sono state più o meno massacrate dai regimi dittatoriali, autoritari, quasi sempre sostenuti dai regimi occidentali.

Si può porre la questione di come promuovere, potenziare, sostenere tutte quelle voci del mondo islamico che sono contro il fondamentalismo della jihad. Questa impostazione, alla quale politicamente siamo costretti tutti, uomini di buona volontà o meno, a cercare di pensare, e che può dare certamente dei frutti, non tocca questa questione di fondo.

Questa questione di fondo è una questione davvero e radicalmente filosofica, perché qui si pone il problema di una vera relazione con l’altro. E’ possibile una relazione con l’altro non fatto a nostra immagine e somiglianza?

La relazione è possibile anche laddove io colgo nella figura dell’altro qualcosa che mi appare davvero irriducibile a me?

Questo è il grande, serio tema che ci è oggi imposto, e che possiamo non essere in grado di risolvere.
Perché nella storia può essere che una relazione con l’altro non sia risolvibile se non in termini polemici.”

mercoledì, novembre 17, 2004

il coccodrillo come fa?

Un annetto fa, ai tempi in cui andai a vedere Magdalen, già sui mezzi di comunicazione si vociferava maliziosamente che Pedro Almodovar (aia!) stava girando un duro film di denuncia (mamma!!) contro i preti pedofili(Aiuto!!!) .

Il senso era: voi clero-e clericali annessi- che vi stracciate le vesti adesso -ah!ah! Ah!risata- tremate!Che quando arriva Almodovar “so cazzi!” (e non solo metaforicamente).

Io –che se lo dice un giornalista ne avrà ben donde!- mi ero quindi già preparato al peggio, poi ad Agosto ho conosciuto Ignacio In uno stabilimento balneare ho visto un animatore spelacchiato che dovendo, con la sua pianola, rallegrare il pranzo delle allegre vecchiette, spesso si portava dietro, a dargli man forte, i due figlioletti (5 e 14 anni) già ampiamente inseriti nel mondo dello spettacolo!
Il figlio maggiore, ad inizio carriera, partecipò e vinse lo Zecchino d’Oro, con un pezzo che rimane uno tra le più gloriose canzoni della musica contemporanea. Adesso lui fa il doppiatore, e soprattutto di cartoni animati.

Io -infondo, anche a me stà a cuore il futuro della specie- gli ho espresso tutto il mio compiacimento per la ricchezza, la vivacità di quel bagaglio d’ esperienze che sta acquisendo, in questa età nella quale si schiudono le potenzialità; bagaglio che avrà comunque un indubbio valore formativo della sua strutturazione personale. Ovviamente non glielo ho detto con questo lessico: io non molesto i bambini!

Parlottando vengo a sapere che ha appena finito di doppiare La Mala Education; ed io mi ritrovo a pensare ad una fredda sera d’autunno dell’anno prima, mentre esco dal cinema.

-E tu quale personaggio hai doppiato?

-Ignacio.

Io ignoravo che ruolo avesse esattamente Ignacio nella trama ma lo potevo intuire…
Avrei tanto voluto delle anteprime da rivendermi con aria saccente, poi, agli amici, nell’imminenza dell’uscita del film nelle sale, ma trattandosi di minorenne, ho avuto lo scrupolo di aspettare che la natura facesse il suo corso, e il doppiatore cambiasse timbro di voce.

Ripensandoci, poi mi son detto che lo scrupolo di metterlo a disagio -chidendogli di narrare la trama del film- era forse eccessivo. Dopo essere costretto dal genitore, alla veneranda età di 14anni, a subire l’onta di continuare a cantare una canzoncina per bambini,davanti a delle vecchie plaudenti, per lui, doppiare un abuso sessuale, non poteva essere stato troppo imbarazzante.



E dopo quasi un mese di programmazione, sono andato a vedere questo pruriginoso melò. Ho scoperto che “melò” è un modo elegante per definire una commediola patinata che si ispira all’umorismo della serie dei film di Pierino: per la delusione di quelli che diplomaticamente hanno declinato la proposta di una serata al cinema.

Un polverone per nulla (per poco)! Quelli che si sono scandalizzati, non hanno mai visto i b-moves fine anni ’70 con Alvaro Vitali, Bombolo o Renzo Montagnani: “Dove vai se il vizietto non ce l’hai” . L’accostamento non sembri peregrino, visto che La Mala Educacion è ambientata alla fine degli anni settanta, ed accanto ad un travestito Garcia Gael, non avrebbero sfigurato un Lino Banfi e un Alvaro Vitali vestiti da donna, come nella migliore tradizione dell’umorismo boccaccesco italico d’annata.

Pretenzioso assai parlare di “manifesto della morte dell’Occidente”.Il film di Almodovar segna la crisi della cultura occidentale non più di Alvaro Vitali nella magistrale interpretazione di Paolo Roberto Cotechigno; anche se, me ne rendo conto, la sfumatura omosex, può aver messo a disagio gli spettatori che, come me, sono affetti da una, seppur vaga tendenza all’eterosessualità.



Azzeccato l’ingranaggio-su cui Almodovar lavorava da un decennio-, ma quando si scopre dove sta il trucco, la storia si trascina per (pochi) fastidiosi, prosaici minuti: non c’è più ritmo, forse perché non c’è più finzione.

La filosofia di fondo è che ogni uomo è mendacia, i rapporti tra gli uomini nascono da una volontà di sfruttare l’altro, ed in questo, aimè, “l’ingenuo” Ignacio non è da meno del “cattivo”padre Manolo:
"Penso che perdo la fede in questo momento e, non avendo fede, non credo né in Dio né nell'inferno. Se non credo nell'inferno, io non ho paura. E se non ho paura, sono capace di qualsiasi cosa".
Una lucida fenomenologia dell’abbrutimento umano; alla fine quello che ne esce meglio è proprio padre Manolo: non lo scialbo spretato ma quello del film dentro il film, credibile perché frutto di una sceneggiatura, per l'immaginario dello spettatore era perfetto nel ruolo proprio perché era falso.
Per Almodovar, nessuno ha sincere lacrime per il proprio abbrutimento.

Quizaz, quizaz, quizaz...

la marcia Perugia vs Assisi

A seguito delle polemiche sulle radici cristiane dell’Europa, Carlo Ripa di Meana ha riespresso il suo rammarico per la bocciatura di un suo emendamento al primo articolo dello Statuto regionale dell’Umbria.

Quel verde di un marito di Marina, convinto che, almeno, sulle radici cristiane dell’Umbria nessuno avesse nulla da eccepire, aveva presentato un emendamento che cercasse di evidenziare che la storia preunitaria aveva già fatto nascere in Umbria, valori ed ideali che oltre ad avere ancora un indubbio riverbero sui cittadini umbri di oggi, hanno plasmato la storia culturale dell’universo mondo.

Quel “ patrimonio spirituale e culturale, civile e cristiano, caratterizzato dai movimenti benedettino e francescano, che fa dell’Umbria una terra di pace, e di Assisi la capitale del dialogo tra le religioni.”
Si è optato per un anonimo e vago terzo comma che recita:

La Regione ispira la propria azione agli ideali di pace e di integrazione fra i popoli e, nell'ambito delle proprie competenze, favorisce ogni iniziativa volta a promuovere la reciproca conoscenza ed il rapporto fra le diverse culture.

Specificare donde scaturisce questa vocazione agli “ideali di pace e di integrazione”, no, eh?
Peccato!
Anzi –come direbbe Buttiglione- “anche se io pensassi che sia un peccato”…si deve convenire che se voglio l’autonomia regionale, se credo che la mia terra abbia una sua peculiarità, una sua storia, una vocazione! Sarebbe cosa buona e giusta –oltre che intelligente- proclamarle apertamente: Umbria pride! E che cavolo; c’è chi si inventa le radici celtiche! Si chiedeva di citare nello statuto regionale, Assisi -dico ASSISI!-, mica Gallarate.

Probabilmente i consiglieri regionali, di fronte all’emendamento di Ripa di Meana, avranno avuto la sensazione di un testo che si discosta dal linguaggio politichese e burocratese, che informa sciattamente ogni documento che vanti rilevanza istituzionale, ma ciò nulla toglie alla sintetica e al contempo ottima analisi esposta nel suddetto emendamento.

Certo che l’Umbria non è solo San Francesco e San Benedetto; ci sarebbe pure Santa Chiara, Santa Rita da Cascia, Santa Chiara da Montefalco, Santa Veronica Giuliani, (il beato) Iacopone da Todi e un altro centinaio di santi e beati; ma l’intento non era cattolicizzare lo statuto inserendovi una devota litania dei santi patroni, ma esaltare quei MOVIMENTI ideali e culturali di rilevanza mondiale sorti in seno alla storia cristiana dell’Umbria.

Molte regioni hanno preferito tagliare corto partendo dal Risorgimento, o (ancora più giustamente e sobriamente) direttamente dalla Resistenza su cui si fonda la carta costituzionale, ma nel caso dell’Umbria, credo che il citare Francesco d’Assisi non poteva da nessuno venire etichettato come deriva clericale.

La tesi secondo cui il cristianesimo non è l’unica religione che ha plasmato l’identità europea, nel caso dell’Umbria è palesemente insostenibile. Allora perché non scriverlo? E scriverlo dove si parla degli ideali e non dove, in un altro articolo, si parla della ‘preservazione’del “patrimonio spirituale” “civile e religioso”, facendo così del patrimonio spirituale roba da ProLoco, utile agli introiti del settore turistico alla stregua del settore “norcinerie”.E mi si conceda di notare che anche quando il fatto religioso viene “musealizzato”, mon si ha nemmeno allora la libertà intellettuale di specificare che quel patrimonio religioso, che tanto hanno a cuore, è cristiano (e cattolicissimo).

Sono certo che gli estensori dello statuto hanno considerato lapalissiana, e quindi superflua, tale menzione.
Bontà loro, democraticamente e laicamente, lasciano al cittadino la libertà di costruirsi un bagaglio di conoscenze storico-critiche che consentano una adeguata lettura dell’incipit dello statuto, che produca, nel procedimento ermeneutica, il recupero dei sottaciuti riferimenti. Complimenti: grazie per la fiducia!


Nello statuto dell’Emilia Romagna si dice che essa “si fonda sui valori della Resistenza al nazismo e al fascismo…”, mi colpisce che la giunta regionale in questo caso abbia voluto specificare “al nazismo e al fascismo”non ritenendo che fosse ormai più lapalissiano nominare‘La’ Resistenza tout court; manifestando in tal modo –a differenza degli ottimisti umbri- scarsa fiducia nelle capacità ermeneutiche del proprio elettorato.Forse che, avranno avuto paura che, di primo acchito, il pensiero corresse “ai valori della resistenza irachena”? Ipotesi da non scartare.


Leggo che è ancora in via di approvazione lo statuto della regione Marche, la quale “si ispira al patrimonio storico del Risorgimento, ai valori ideali e politici della Repubblica nata dalla Resistenza”(in questo caso tout court) “alla tradizione civile, culturale e comunitaria delle popolazioni marchigiane”.
Mentre leggevo mi son chiesto: quale apporto civile e culturale e -perché no?- religioso hanno dato le Marche alla storia del Risorgimento?
Ci dev’essere stato, visto che lo citano espressamente, in quel periodo storico un marchigiano doc che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’ottocento, no?

Ah! Ho capito! Volevano riferirsi a PIO IX.

giovedì, novembre 11, 2004

FENOMENOLOGIA della strega catodica

Gli opinionisti hanno cercato di far ammettere a Buttiglione che se è stato cacciato a pedate dalla Commissione Europea, non è perché cattolico “intransigente” (ma che vuol dire! O si è o non si è cattolici) , ma perché inadeguato nel ruolo di commissario alle giustizia.
Buttiglione non si è difeso minimamente ma ha sostenuto che il parlamento europeo, secondo la costituzione fresca di firma, non ha l’autorità di sfiduciare chicchessia.
Chiunque altro, politico o no, si sarebbe adontato -e di brutto!- a sentirsi apostrofato come incapace, lui rimane il “bambacione” di sempre: dando così l’impressione di avallare lui per primo la propria inettitudine.

A Strasburgo, di fronte a chi gli diceva: ‘Lei è un cretino! S’informi!’; lui controbatteva che il Parlamento Europeo, a priori non possiede le categorie trascendentali atte a fondare valutazioni valoriali autentiche.
Meraviglioso! Un uomo inabile all’arruolamento politico!

Un filosofo che si preoccupa di battersi per il rispetto delle kantiane categorie del ragionamento! Per questo, contro i falsi sillogismi circolati nell’ultimo mese, io son convinto che il mite Rocco, in virtù della sua sincera adesione alla democrazia (intesa come regolamentazione democraticamente tessuta), si sarebbe impegnato coscienziosamente per il rispetto di quei principi normativi approvati dall’UE.

Quando fu nominato, non mi parve di vederlo fare salti di gioia, così come dopo essere stato “segato” a tutti ci è parso che la cosa non gli sia molto dispiaciuta: Buttiglione è un serissimo caso di mancanza di empatia.

La sua inadeguatezza non è intellettuale ma fisica!

Con le sue spalle strette e cascanti, secco con la “panza”, con la sua andatura dinoccolata, con la voce di Paperino con il singhiozzo, Buttiglione era (e rimane) fisicamente inadeguato.
La sua assoluta carenza di sex appeal, congiunta alla sua professione di fede cattolica fa di lui l’icona del perdente.

Buttiglione nell’immaginario collettivo (non solo in Italia ma a questo punto a livello europeo!) è il compagno delle medie, quello strano; quello da prendere in giro per quello che dice, per il fatto stesso che lo dice uno con l’aria del pirla.

Adesso tutto sembrerebbe covare sotto la cenere delle infervorate e devote(?) polemiche. Quando quell’ingenuo -idealista- bambinone metterà su un movimento per la difesa della libertà d’essere cattolici, vorrei tanto che si avesse l’onestà intellettuale di non accusarlo d’essere un barbablù (!) quando invece lo si considera un barbapapà.