martedì, ottobre 07, 2008

Economia della Salvezza /2

"OLTRE I SOLDI. Così in 15 minuti Benedetto XVI ha riassunto alcuni dei passi centrali del suo pontificato"
Ovvero: Articolo sul Foglio di martedì 7 ottobre 2008, in cui si espone un'anonima riflessione intorno alla Meditazione spirituale che il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto in apertura dei lavori della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dopo la lectio brevis durante la preghiera dell’Ora Terza, lunedì 6 ottobre 2008 :


E' vero. il Papa ha parlato del "crollo delle grandi banche", ha detto: "Questi soldi scompaiono, sono niente", ha ricordato che "chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia".
Fin qui però non ci sarebbe nulla di eccezionale. Chi frequenta le chiese è abituato a sentire prediche sulla vacuità delle ricchezze. Di solito funziona così: "Viviamo nella società dell'apparenza, siamo schiavi del successo", quindi "etica, morale" e un larvato invito a vivere un po' in disparte, come dire che è bene per l'uomo sottrarsi alla realtà.
Davanti ai vescovi radunati in Vaticano per il Sinodo, il Papa non ha seguito questa logica.

Ha parlato di "successo, carriera e soldi" per dire cosa?
Che "la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà".

Commentando il Salmo 118 con il suo modo semplice e piano parlando a braccio, stupendo un po' tutti, Benedetto XVI ha disegnato un discorso di quindici minuti in cui sono riecheggiate Ratisbona, le sue encicliche, il discorso al Colleges des Bernardins, il libro su Gesù.
Chiudono le banche, si sgretolano le certezze più solide e lui ammonisce: "Dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio... chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza".
E' l'opposto di un invito a fuggire la realtà. E' l'invito a capovolgere l'assioma cardine dell'Illuminismo e tornare a vivere veluti si Deus daretur. Perché "tutta la creazione è pensata per creare il luogo dell'incontro tra Dio e la sua creatura". E' la storia di questo rapporto che muove il mondo -dice il Papa- e in questo lega in un istante la storia del popolo ebraico e il cristianesimo: "Nel periodo ellenistico, il giudaismo ha sviluppato l'idea che la Torah avrebbe preceduto la creazione del mondo materiale. Questo mondo materiale sarebbe stato creato solo per dare luogo alla Torah, a questa Parola di Dio che crea la risposta e diventa storia d'amore".
Ma nel suo discorso Benedetto XVI è andato oltre. Ha affermato che è la ricerca di Dio a dare sicurezza alla vita dell'uomo.

Accennando a un tema che ha anche causato aspri dibattiti nella Chiesa, ha ricordato ai vescovi che "noi siamo sempre alla ricerca della Parola di Dio" e che per questo la lettura della Scrittura non è il semplice studio di un testo letterario, ma "È il movimento della mia esistenza. È muoversi verso la Parola di Dio".
Sono ritornate così alla mente le parole del suo Gesù di Nazaret dove dove scriveva che "oggi la Bibbia viene assoggettata da molti al criterio alla cosiddetta visione moderna del mondo, il cui dogma fondamentale è che Dio non può affatto agire nella storia... Allora la Bibbia non parla più di Dio, del Dio Vivente, ma parliamo solo noi stessi e decidiamo che cosa Dio può fare e che cosa dobbiamo o vogliamo fare noi".
Il Papa ha ricordato che l'uomo non può affidare le sue speranze a sistemi perfetti, ma solo all'amicizia di Dio. In questo sta il valore della Chiesa, fissato ben oltre i dibattiti che l'hanno afflitta dopo il Concilio Vaticano II. "Entrando nella comunione con la Parola di Dio, entriamo nella comunione della Chiesa che vive la Parola di Dio. Non entriamo in un piccolo gruppo, nella regola di un piccolo gruppo, ma usciamo dai nostri limiti".

1 commento:

Duque de Gandìa ha detto...

articolo del vaticanista de "La Stampa" Marco Tosatti: "Soldi, crisi e Vaticano"

L’attuale tempesta finanziaria che scuote il mondo fa giungere le sue raffiche anche in Vaticano; che però sembra di poter guardare ai marosi con una relativa tranquillità, dalla sua “roccia d’oro”. Infatti già dall’anno scorso, secondo indiscrezioni di ottima fonte, e prevedendo che una crisi di grandi proporzioni avrebbe fatto tremare la finanza mondiale, i responsabili economici della Santa Sede, consigliati da abili consulenti, avevano trasformato i restanti investimenti azionari in lingotti d’oro, oltre che in obbligazioni.

E’ vero che l’abbandono delle azioni come mezzo di investimento per il capitale dato nel 1929 dallo Stato italiano alla Santa Sede come compenso per la perdita dello Stato pontificio, e per la marea di espropri succeduti a all’unificazione non è una novità. Già ai tempi di Paolo VI si era presa questa strada, per evitare che, magari senza saperlo, in virtù di incroci azionari complicati, il Vaticano si trovasse coinvolto in fabbriche di armi o di altri oggetti giudicati moralmente imbarazzanti, per esempio preservativi. Ma certamente negli ultimi anni il trend si è molto consolidato.

Uno specialista britannico, rimasto anonimo, consultato dalla rivista cattolica inglese “The Tablet”, ha confermato queste voci, esaminando il rapporto presentato nel luglio scorso dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Secondo l’esperto, dopo la conversione in metallo prezioso stile “re Mida” dei suoi investimenti, il vaticano possiederebbe intorno a una tonnellata di oro, dal valore di circa diciannove milioni di euro.

Il Tablet – siamo sempre in Gran Bretagna, anche se cattolici - ironizza: "la roccia di Pietro, su cui è stata fondata la Chiesa, si è trasformata in una roccia d''oro". L’esperto finanziario giudica che la Santa Sede "appare finanziariamente ben posizionata per raccogliere profitti, anche nell''attuale tempesta finanziaria". "Complessivamente - aggiunge - la Santa Sede è stata ben consigliata e non ha probabilmente perso molto nella crisi. Hanno abbandonato man mano le azioni e nel tempo si sono concentrati su investimenti obbligazionari e monetari".
Il rapporto della Prefettura relativo al 2007, parla di 340 milioni di euro in valuta; di 520 milioni in obbligazioni e in (poche) azioni, oltre ai 19 milioni in oro e altri preziosi. Bisogna ricordare che lo Stato vaticano non ha cespiti di entrata (non ci sono tasse), e che grazie ai proventi di questo capitale mantiene 2748 persone, oltre a 929 pensionati. Nel 2007 il costo per il personale è ammontato a oltre 120 milioni di euro. Altre uscite di rilievo riguardano le nunziature (oltre cento), la Radio Vaticana e l’Osservatore Romano. Senza contare le “spese vive” per il funzionamento della macchina amministrativa.

Ma la serenità di cui parla il consulente del Tablet è molto effimera, se si ascolta l’opinione di monsignor Vicenzo Di Mauro, segretario della Prefettura per gli Affari Economici. "I risultati del primo periodo del 2008 sono preoccupanti e non inducono all''ottimismo. Si rende sempre più il richiamo alle Amministrazioni della Santa Sede ad operare con prudenza e con la massima oculatezza nella gestione operativa delle spese e nell''assunzione di nuovo personale".
Già l’anno scorso il bilancio della Santa Sede fece registrare un “rosso” di nove milioni di euro; e probabilmente anche quello relativo al 2008 non andrà meglio, anzi. Il deficit 2007 era stato preceduto da tre annualità in profitto, dal 2004 al 2006: in totale un attivo di quindici milioni e duecentomila euro. Ancora una volta però sarà necessario il contributo delle chiese locali, per ripianare il deficit.
Germani, Stati Uniti e Italia sono i tre paesi le cui diocesi contribuiscono in misura maggiora ad aiutare il Papa a pagare le spese di funzionamento del governo centrale della Chiesa. Ma la crisi in corso, che fa tremare banche riguarda direttamente le diocesi, che hanno i loro conti negli istituti di credito dei vari paesi, e indirettamente anche la Santa Sede, che può risentire di un calo in questo aiuto, che nel 2007 raggiunse quasi trenta milioni di dollari.