domenica, marzo 12, 2006

scuola di preghiera


L'eminentissima ("ac reverendissima"!) Pescevivo in un post titolato: "Preghiera proibita" definisce "inquetante" che in un Istituto Professionale sia stato espresso "parere sfavorevole da parte del Collegio dei Docenti per un momento di preghiera, l’Angelus, tre volte la settimana, durante l’intervallo. Numero di persone intenzionate a partecipare a questo atto sovversivo: forse dieci. Tempo totale (2 minuti x 3 volte): circa 8 minuti" a settimana!

Sicuramente da parte dei docenti c'è la classica, epidermica - e personalissima - ripulsa laicista contro ogni manifestazione di fede, intesa quale ostentazione di ottuso e superficiale pietismo, cui si aggiunge la nuova "paura" che se si "concede" questa "libertà di culto" ai cattolici "non si vede" come poter poi negare uguale trattamento agli islamici.

Il problema dei docenti nasce dall'errato presupposto che tutte le religioni siano uguali. "Ovviamente" bisogna avere rispetto per ogni persona e quindi anche per le sue convinzioni religiose ma bisogna anche tener presente che i modi di espressione pratica della fede variano da religione a religione, non solo, ma anche l'impostazione teologica che sta dietro alla pratica pubblica della preghiera è differente tra religione e religione!

Per dirla senza troppi giri di parole: per la mentalità islamica se un mussulmano prega in un luogo ciò renderà quel suolo "terra dell'Islam" e ciò darà ipso facto a ogni mussulmano di rivendicare il diritto di pregarci per sempre, nonostante qualunque contraria disposizione futura! Per i cristiani non è così. E se qualcuno reputa il contrario mente sapendo di mentire!
I cristiani distinguono tra i luoghi di culto che sono le chiese e gli altri edifici (dove può anche "scapparci" una preghiera) soprattutto perchè le preghiere vocali, come pure la lettura del sacro testo e la sua esegesi cioè la "predica", non ingloba in se la totalità dell'atto del culto, come invece avviene per l'Islam, perchè la pienezza del culto cristiano è data da riti specifici chiamati Sacramenti di cui l'Eucaristia ne è il culmine.

Ognuno sano di mente capirà agevolmente che la veloce recita dell'Angelus Domini, da parte d'una decina di liceali nell'angolo d'un corridoio della propria scuola, non è paragonabile alla celebrazione di una Messa o alla benedizione col Santissimo Sacramento!
Nè con la preghiera dell'Angelus quei cattolici in erba hanno la presunzione di marcare il territorio "a futura memoria"; il loro desiderio nasce da una educazione alla fede per cui sorge l'esigenza di rinnovare a se stessi (e non agli altri!)quella consapevolezza gioiosa di stare alla presenza di Dio e di stare vivendo in una storia (personale e comunitaria) resa sacra dall'evento dell'Incarnazione del Figlio di Dio avvenuta proprio quel giorno in cui la Vergine Maria disse "Ok" all'angelo Gabriele.

Altra considerazione. Il rito cattolico, come detto prima, distingue chiaramente tra la preghiera "pubblica" della Chiesa e la preghiera privata dei fedeli; cioè: tra la liturgia per cui sono necessarie precise posture (sedersi, alzarsi, inginocchiarsi), la presenza di ministri del culto (che devono indossare abiti particolari per celebrare i riti) oltre all'uso di immagini ed oggetti come crocifissi, candelieri, etc...; ed invece la scarna ripetizione di brevi formule da parte di uno o più persone, senza alcuna necessità di alcuna suppellettile (e quindi senza alcun eventuale costo per le finanze dell'Istituto scolastico). I dirigenti scolastici hanno reagito come se gli avessero chiesto di costruire una cappella palatina.
Inoltre il sommesso tono di voce con cui si recitano piamente le avemarie non può produrre alcun "inquinamento acustico" se solo si pensi che (tralasciando i Muezin!) nel rito cristiano bizantino le antifone debbono essere obbligatoriamente cantate!

Mi permetto una ulteriore considerazione.
La problematica riveste solo superficialmente i rapporti tra confessionalità degli studenti e laicità della scuola, ma compete alla categoria dell'esercizio dell'autorità ( e cioè: del potere) all'interno della scuola: se degli studenti comunicano alle autorità dell'Istituto scolastico l'intenzione di voler recitare una Ave Maria, ciò che è una comunicazione da mettere agli atti, viene interpretata come una supplica alle Serene Maestà.

C'è, infatti, la perversa tendenza da parte di ogni corpo docente della penisola italica a regolamentare, frenare, imbrigliare, ogni attività in nome del "quieto vivere": non si vogliono proteste da parte di genitori che si è involontariamente contrariato, non si vogliono richiami da parte di Provveditorati o -Dio non voglia!- contraddirre in alcun modo una qualche a loro ignota circolare ministeriale. In breve: non si vogliono "casini".

Quale insulto sarebbe per le intime convinzione degli studenti se uno sparuto gruppo di loro compagni, durante la ricreazione, si riunisce furtivamente per dire un' avemaria?
Sarebbe uno dei gruppetti tra i tanti altri gruppetti (molto più rumorosi) che si formano e si disfano continuamente tra una campanella e l'altra.

Chi si straccierebbe le vesti se durante la richeazione una quindicina di adolescenti caciaroni si riunisse per vedere quanto è "fico" l'ultimo modello di telefonino che ad uno di loro ha regalato mammà?
Nessuno, ovviamente.
Ma sono moralmente certo che se quello stesso studente si presentasse dal Preside chiedendo l'autorizzazione di poter, durante la ricreazione, illustrare ad alcuni suoi compagni quanto è fico il suo nuovo telefono cellulare, farebbe scattare nel Preside "la sindrome della carta da bollo", e gli farebbe venire mille anzie, e susciterebbe nel docente mille elocubrazioni sulle possibili conseguenze, foriere di guai imprevisti, che il suo assenzo all'iniziativa privata degli studenti potrebbe causargli.



Toni Capuozzo sul Foglio di venerdì 10 marzo da ulteriori esempi di questo tipo di deontologia professionale dei docenti italiani.

Il primo fatto è accaduto in "un paesetto di neppure cinquemila abitanti, Fiumicello. Una storica roccaforte della sinistra, nelle terre che un tempo furono bracciantili, cantate da Pier Paolo Pasolini e ritratte da Giuseppe Zigaina (...). Tutto cambiato, e altri tempi anche per don Gigi, il parroco che era abituato a convivere, in un appeasement fondato sul buon senso, con i vecchi sindaci comunisti (...).Così quando si è trattato di stilare un piano per la visita pastorale del vescovo di Gorizia, monsignor Dino De Antoni, don Gigi ha proposto la più classica della tappe: la visita alle scuole elementari. Ma dalla scuola è arrivato un “no” secco, basato sulla considerazione che la visita del prelato avrebbe potuto offendere, turbare o ledere la sensibilità degli alunni di fede musulmana presenti nell’istituto.

Va precisato che nessun segnale di allarme o di disagio era emerso dai genitori degli alunni di fede diversa da quella cristiana, e che il “no” veniva per intero dal consiglio dei docenti, che evidentemente hanno un’idea della laicità dell’istituzione e del rapporto tra le fedi fondata sulla totale separatezza, piuttosto che sull’incontro e sul confronto. Le porte sbarrate del plesso scolastico, però, non sono riuscite a trattenere la notizia, e il fatto è diventato un caso, anche politico.
Interrogazioni parlamentari, intervento del sindaco – di centrosinistra sì, ma cattolico – che ha offerto l’aula del consiglio comunale per un incontro, fuori dalle aule scolastiche, tra vescovo e scuole (...)

Ma la querelle più interessante è quella scoppiata tra scuola e genitori. Questi ultimi lamentano di non essere stati informati della scelta e parlano, in una lettera aperta “di delusione e impotenza, dinanzi a una decisione impostaci dall’alto”, lamentano di essere stati tenuti ai margini, come se il loro compito fosse limitato alla gestione delle festicciole di fine anno, esprimono la convinzione che con la decisione presa unilateralmente dalla scuola si sia persa un’occasione di confronto, perché nessuno crede che la visita del prelato fosse mirata alla conversione o al proselitismo dei non cristiani. E ribadendo l’estraneità a ogni sfruttamento politico della vicenda, presentano le dimissioni in massa dall’organismo che li rappresenta all’interno della scuola.

La replica della scuola, a firma del dirigente Aldo Durì, è un piccolo capolavoro di linguaggio burocratico, tra il politicamente corretto e un donabbondismo laico: “La decisione di non accogliere il vescovo non è stata imposta dall’alto. Molto semplicemente la legge non prevede in materia alcuna competenza per i genitori, che certo hanno diritto a essere informati sulle attività didattiche, ma non di entrare in merito agli orientamenti pedagogici e ai rapporti tra istituzioni… inoltre, prima che altre soluzioni potessero maturare, qualcuno, non certo la Direzione, scatenava una campagna scandalistica che finiva per troncare ogni dialogo tra le parti.
Nessuno vuole infatti negare ai bambini l’opportunità di uno scambio di esperienze con l’arcivescovo: tanto che l’incontro avverrà comunque all’esterno della scuola, in un clima di libera scelta e partecipazione”.

Il secondo fatto è più divertente, o amaro, ma anche meno chiaro.
Succede alle scuole elementari di Feletto, qualche decina di chilometri più a nord (...). Gli insegnanti decidono di non festeggiare, o di festeggiare “diversamente”, giovedì grasso. E sul giornale locale appare la spiegazione di un’insegnante, Marinella Pighini: “La decisione è stata presa per rispettare gli alunni delle altre religioni, dai musulmani ai testimoni di Geova, ai buddisti, agli ortodossi”. Nelle scuole del paese, tra i mille e cento alunni di materne, elementari e media, gli “altri” sono un centinaio.
Ma riesce difficile capire chi, tra loro, potesse sentirsi offeso da un appuntamento così poco spirituale."

5 commenti:

fabefabefa ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Luciano ha detto...

"intervento del sindaco – di centrosinistra sì, ma cattolico"

Continuo a ritenere testardamente che se sei cattolico, a sinistra non ci dovresti stare. :)

Duca De Gandia ha detto...

La fede cristiana che tu professi si chiama non a caso "Cattolica" che vuol dire "presso tutti" ossia "univerale"!
Consiglio la lettura di questo sapiente post di Alberico:

http://chiesadomestica.splinder.com/post/7213367

Duca De Gandia ha detto...

"universale"! :)

Luciano ha detto...

Non ho tempo di leggere post lunghissimi, scusa. Quel che volevo dire è che nella situazione politica italiana, se sei cattolico non dovresti stare a sinistra perche' avalli le scelte anti-cattoliche della sinistra con la tua sola stessa presenza.