mercoledì, maggio 27, 2009

Fra le lenzuola [2]


Sive: Unicuque Suum

Il giurista Francesco Margiotta Broglia, tra i massimi esperti dei rapporti giuridico-diplomatici tra Santa Sede e Stato italiano, perito che lavorò ottimamente alla revisione del Concordato siglato da "Benito" Craxi nel 1984, è il "Presidente della Commissione consultiva per la libertà religiosa presso il Governo Italiano". Dopo attento e scrupoloso studio- chi gli avrà mai commissionato di districare il sacro busillis: Dan Brown?- cotanto Giureconsulto è giunto alla conclusione che "L’atto di donazione di Umberto di Savoia al Papa è giuridicamente nullo. La Sacra Sindone appartiene ancora allo Stato Italiano". Poichè: "In base al terzo comma della tredicesima disposizione transitoria, i beni esistenti nel territorio nazionale degli ex Re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi sono avocati allo Stato."
Ergo, per Margiotta Broglia: "I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli. Ed è appunto il caso di quello che molti considerano il lenzuolo funerario di Cristo."
Epperò nei minuziosi elenchi dei beni savoiardi stilati proprio in obbedienza della tredicesima disposizione della Costituzione, la Sacra Sindone non compare tra i beni della Real Casa incamerati dalla Repubblica. Una colpevole dimenticanza cui il coscienzioso uomo di legge vuol rimediare con sessantatre anni di ritardo?
Margiotta Broglia, se proprio doveva, avrebbe dovuto sollevare la questione in occasione della revisione del Concordato di cui egli si è occuopato proprio all'epoca della morte di Umberto II e della rivelazione delle sue volontà testamentarie.

L'ultimo Re d'Italia morto nel 1983 con "sovrana" disposizione testamentaria lasciava la proprietà perpetua della Santa Sindone di Torino alla Santa Sede. Il Sacro lenzuolo era stato acquistato nel 1453 dal duca Ludovico di Savoia, marito di Anna di Lusignano, con tanto di regolare atto notarile, e d'allora in poi era stata considerata il "palladio" della dinastia sabauda tant'è vero che le ostensioni del Sacro Telo avvenivano sempre in occasione di solenni accadimenti dinastici.
Venticinque anni dopo che il capo di Casa Savoia ha ceduto il diritto di proprietà della sacra Sindone al Romano Pontefice e che l'Arcivescovo di Torino ne è divenuto il custode a nome della Santa Sede; il cardinale Severino Poletto, al presente custode pontificio del sacro lino, è stato raggiunto dalla bizzarra novella mentre si trovava in Vaticano per partecipare ai lavori della LIX assemblea generale della Conferenza Episcopale pellegrinante in Italia.
Il Porporato subalpino ha manifestato tutto il proprio stupore per le quanto meno tardive rivendicazioni, poiché: "Lo Stato italiano non ha mai contestato il lascito di Umberto II di Savoia a papa Wojtyla". L'Eminentissimo comunque assicura che, non appena rientrerà a Torino, incontrerà a quattrocchi il canonista Rinaldo Bertolino, ex rettore dell’università di Torino e tra i massimi esperti del diritto costituzionale della Chiesa, per studiare il piano di battaglia.

Il Severino arcivescovo, dopo averne subitamente richiesto lumi al cardinale Attilio Nicora Presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, s'è mostrato comunque pienamente fiducioso dei sacri diritti della Sede Apostolica: "Il possesso della Sindone da parte dei Savoia era personale, una testimonianza di culto, quindi è come se avessero regalato a Giovanni Paolo II un altare, qualcosa di sacro, non un bene materiale. Non credo sussistessero ragioni di diritto civile che impedissero ad Umberto di lasciare in eredità al Papa la Sindone.
Ho verificato con il cardinale Nicora e mi è stato garantito che non se ne è parlato nei negoziati per la revisione del Concordato. Ritengo che la Sindone appartenesse ai Savoia come patrimonio privato e che non potesse essere incamerato dallo Stato al momento del passaggio dalla monarchia alla repubblica. E, infatti, nessun governo ha mai messo in discussione il lascito a Giovanni Paolo II"*
.

E comunque sia, bisognerà pur ricordare a Margiotta Broglia che dopo venticinque anni di possesso della Sindone , davanti alla giurisprudenza civile della Repubblica italiana, la Santa Sede potrà sempre invocarne l'uso capione.

1 commento:

Duque de Gandia ha detto...

Purtroppo mi accorgo che non c'è nulla da riderre: quegli indemoniati dei Radicali si sono affrettati a chiedere una interpellanza parlamentare per sapere dal Ministro della Cultura quali passi intende compiere lo Stato Laico per riottenere la proprietà della reliquia.

Il vaticanista Galeazzi sulla Stampa: "I Radicali evidenziano che «in materia costituzionale non esiste l’istituto dell’usucapione; anche 26 anni dopo il passaggio del lenzuolo dai Savoia al Papa, lo Stato Italiano ha tutti i diritti per ribadire la proprietà della Sindone e per intraprendere studi scientifici obiettivi sulle sue origini». Tutto questo «senza privare la Curia torinese e i fedeli della custodia e della venerazione della reliquia»...."

Se poi dopo gli studi scientifici promossi dallo Stato italiano risultalse un falso (è risultatato un falso anche in base agli studi promossi dalla Chiesa cattolica) si potrebbe sempre usare il telo sindonico per inumarvi Giacinto Pannella detto Marco.