martedì, maggio 12, 2009

I "profeti di sventura" in Vacanza (della Sede Apostolica)

Ovvero: "Nell'ultima persecuzione della Santa Sede di Roma, il romano Pietro pascerà le pecore con molte tribolazioni. Quando morirà, la citta dei sette colli cadrà e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo. Fine."(Profezie dello Pseudo S.Malachia)


Sono davvero troppo esagitati quei "divoti" che, furentemente dall'alto del proprio (personalissimo) pulpito, si son scagliati, prima, contro il poco brillante romanziere Dan Brown e poi contro il bravo regista Ron Howard con l'accusa di voler, mediante la strampalata trama di "Angeli e Demoni", inculcare subdolamente nell'opinione pubblica mondiale la convinzione che oscuri e torbidi misteri ed intrighi si annidino nel Cattolicesimo, e nel Vaticano in paricolare; pregiudizio del resto mai sopito della mentalità puritana anglosassone.
Certo, è pur vero -e non sarà mai ripetuto abbastanza- che se a dare lo spunto di una così abborracciata favoletta alla "Angeli e Demoni" fosse stata, ad esempio, una religione volgarmente ritenuta assi pacifista come il Buddismo le reazioni indignate e violente dei buddisti non si sarebbero fatte attendere.
Epperò rispetto al "Codice da Vinci" in cui - al lettore prima e allo spettatore poi - solleticava invereconde insinuazioni sulla sessualità di Gesù Cristo, in "Angeli e Demoni" invece l'oggetto dello scontro tra preti "oscurantisti" e laici "illumanati" è davvero per niente sexy: l'antimateria.
E così, alla fine della fiera mediatica, il pubblico glorificherà in cuor suo la bellezza della Roma barocca e la magnificenza della Controriforma cattolica.

Di trame vaticane strampalate e sconclusionate nel 1914 ne dava saggio André Gide con i suoi "Sotterranei del Vaticano" dove, si immagina, trovasi prigioniero il papa a seguito di una congiura massonica che, col benestare del governo italiano, ha posto un usurpatore sul trono pontificio. Del resto malsane fantasie di tale tenore sono state propagandate anche "negli ultimi tempi" da tradizionalisti psicopatici e sedevacantisti che per spiegare la "rivoluzione" nella Chiesa avvenuta dopo il Concilio Vaticano II non hanno trovato di meglio che appellarsi al solito complotto massonico-giudaico-plutocratico con cui, a seguito di una congiura di palazzo (ordita da Villot, Benelli e Casaroli), Paolo VI , lasciato poi morire di fame nei sotterranei vaticani, sarebbe stato sostituito da un perfetto imitatore.

A ben vedere tanta varia (e bassa) letteratura fantascentistica e fantapolitica ha avuto per protagonisti poco credibili papi Leoni quattordicesimi, Pii tredicesimi e massimamente Giovanni ventiquattresimi (non sono mancati anche i fanta-Benedetti sedicesimi). Ma volendo essere sinceri sino in fondo, spesso l'arrovellarsi intorno all'ipotesi d'una Apocalisse prossima ventura pronta ad abbattersi sul cattolicesimo, e sul Papato specialmente, non è affatto aliena nelle menti e negli scritti di persone dal punto di vista dell'ortodossia cattolica assai assennate.
Per anni Vittorio Messori ha in lungo ed in largo propagandato le sue passioni per le profezie "vandeane" e lacrimazioni mariane alla ricerca di segni premonitori di una catastrofe/catarsi del cattolicesimo. Negli ultimi tempi parrebbe giunto a più miti consigli, sostituito in quest'opera di profeta apocalittico da quel veramente arguto ed acuto Maurizio Blondet, giornalista per niente politically correct (e per questo cacciato dall'Avvenire) che purtroppo ha reso il propio sito internet l'estrema Thule di bizzarri ed inquietanti figuri di sedicente cattolici.

Giovanni Palo II ritenne fermanente che proprio lui stesso, ferito mortalmente (e miracolosamente sopravvisso) nell'attentato del 13 maggio 1981, fosse l'oggetto della profezia della Madonna Fatima. Altri più papisti del Papa sostennero e sostengono che quella profezia non si sia ancora inverata, e attendono spasmodicamente, e devotamente, l'assassinio del Papa .
Che su di un papa "scomodo" come Benedetto XVI penda costantemente un'invisibile spada di Damocle è convinzione senza remora propagandata da un giornalista cattolico come Antonio Socci del quale è arcinotorio come (a causa del proprio adamantino zelo per la Casa del Signore) abbia scassato i "santissimi" all'Eminetissimo Tarcisio Bertone contestandone la tesi secondo cui la vicenda del terzo segreto di Fatima si sia "felicemente" conclusa con il fallito attentato da parte del "lupo grigio" Alì Agca.
Dopo il famigerato discorso di Ratisbona e a seguito delle polemiche e delle minacce alla vita di Papa Ratzinger, nell'imminenza del viaggio apostolico in Turchia il buon Socci, nel novembre 2006, scriveva articoli allarmistici in cui, ricordando che nell'omelia di insediamento Benedetto XVI aveva chiesto ai fedeli cattolici preghiere affinchè -ad imitazione di Gesù Buon Pastore- egli non fuggisse davanti ai lupi, dipingeva l'assai suggestiva icona di un Benedetto Papa conscio di andare incontro al sicuro martirio per mano di quegli islamici "lupi grigi" che non erano riusciti ad uccidere il suo "amato predecessore" polacco.
Poi, nonostante le tante profezie di sventura, il viaggio si rivelò un successo politico, diplomatico e religioso.

Un pellegrinaggio papale come quello programmato dall'8 al 15 maggio 2009 in "Terra Santa" presenta altrettante, anzi maggiori complicazioni e tensioni per l'intricata selva di ferite, fratture e lacerazioni religiose del Vicino Oriente e delle inevitabili ricadute politiche. E, nonostante le alate disquisizioni spiritali sull'unicità di Dio e sulla profonda sintonia che possono trovare tramite il dialogo gli uomini seppur appartenenti ai differenti monoteismi (poichè la ragione umana è immagine riflessa della sapienza dell'unico Dio), ciò che in realtà i musulmani, cioè i palestinesi e ancor più gli ebrei, cioè gli israeliani vogliono dal "pellegrinaggio religioso" di Benedetto XVI è poterlo sfruttare e strumentalizzare politicamente.

La lettera di benvenuto al Papa Benedetto del Rabbino Capo di Haifa sulla prima pagina del quotidiano "Jerusalem Post" è parso un subdolo paradigma dottrinario di ciò che secondo i rabbini dovrebbe essere il contenuto del magistero pontificio e a cui il Papa di Roma doveva supinamente attenersi, in caso contrario minacciando velatamente l'interruzione del dialogo fraterno.
Nonostante però la buona volontà di Benedetto XVI che "fa definitivamente sua la soluzione al conflitto israelo-palestinese prospettata dalla Road Map e, per l'accesso ai luoghi santi, ripete le stesse esatte parole usate dal governo israeliano"* la pubblica opinione israeliana non ha lesianto al mitissimo pontefice le polemiche più irrazionalmente infantili.

Per alcuni severi osservatori cattolici, dunque, tutto secondo copione: un canovaccio prevedibile, addirittura un piano ben programmato; una "Via Crucis" orchetrata a monte di cui è possibile elencarne le dolorose stazioni (nonchè ipotizzarne già la drammatica conclusione!) sin dalla metà del precedente mese di aprile 2009 quando "durante l'udienza generale, due giovani palestinesi donano a Benedetto XVI una kefiah. Nello stesso giorno il Ministro israeliano del turismo (responsabile dei preparativi per la visita del Papa in Terra Santa) ingiunge al Pontefice di non ricevere il Sindaco di Sakhnin, una cittadina araba della Galilea, perché "sostenitore del terrorismo"...
Venerdì viene reso noto che la parrocchia di Gaza è stata affidata a un sacerdote argentino... Domenica, il quotidiano Haaretz annuncia che secondo i servizi di sicurezza israeliani non sarà prudente usare la papamobile a Nazareth, perché nel giorno della Naqba gli estremisti islamici potrebbero fare manifestazioni o addirittura fare un attentato al Pontefice"
.
E Poi ancora: "una intervista dell'Ambasciatore israeliano presso la Santa Sede(*), una intervista tutta da leggere, secondo il più classico stile mafioso. C'è di tutto: si parla della sicurezza del viaggio papale; delle "provocazioni" arabo-cristiane (il desiderio di una visita a Gaza, la kefiah donata a Benedetto XVI e il sindaco di Sakhnin che voleva essere ricevuto dal Papa); della preghiera del venerdì santo; della Conferenza di Ginevra sul razzismo; di Pio XII; della "guerra" di Gaza e del Card. Martino; dei colloqui fra Israele e Santa Sede per l'attuazione dell'accordo fondamentale del 1993. Dall'intervista abbiamo conferma che i cristiani di Gaza non potranno partecipare alle celebrazioni di Gerusalemme (sede del Patriarcato), ma solo a Betlemme (sotto la giurisdizione dell'Autorità Palestinese). Ci vengono anche annunciate restrizioni di movimento per i pellegrini durante la visita papale.
Dopo aver letto (o riletto) queste notizie, provate a ragionarci su. A quale conclusione giungete? Si tratta di notizie senza alcun rapporto tra loro? Si tratta di coincidenze casuali? Non vi accorgete che stiamo assistendo alla realizzazione di un copione prestabilito? Tutto è stato ben studiato a tavolino; e ora lo si sta mettendo in opera molto diligentemente.
Direte: solo un complottista può arrivare a una simile conclusione. Quale potrebbe essere lo scopo? Lo scopo è ben chiaro: il Papa deve fare solo ciò che vogliono loro. L'unica cosa che importa è che il Papa incontri le autorità israeliane per dare un ulteriore riconoscimento dello Stato ebraico, visiti lo Yad Vashem per rendere omaggio alle vittime dell'Olocausto, e vada al Muro del Pianto a chiedere scusa per le colpe della Chiesa contro gli Ebrei.
... il Papa va in Israele a ratificare la politica di quello Stato e a compiere gli atti di culto della religione dell'Olocausto. Al massimo, tanto per salvare la faccia, gli si potrà concedere di fare un privato pellegrinaggio ai Luoghi Santi.
E, se si permette di dissentire, c'è sempre qualche fanatico terrorista islamico pronto a intervenire... "



Or dunque, fin qui le speculazioni altrui.
Adesso cercherò anch'io di dare un saggio di "complottismo divoto", sperando nella benedizione di Dan Brown, indosserò i panni di un Robert Langdon tardo-barocco e proverò ad ipotizzare come il Mossad possa aver pianificato l'assassinio del "papa tedesco" facendone ricadere la colpa su qualche integralista islamico, ovviamente palestinese.

Nella così tanto evocativa data del 13 Maggio il programma del pellegrinaggio papale prevede per l'intera giornata la presenza di Benedetto XVI nei territori controllati dall'Autorità Palestinese: questa potrebbe essere l'occasione più opportuna e più propizia per armare la mano dell'inconsapevole realizzatore della profezia del terzo segreto di Fatima.

Per l'Autorità Palestinese essere il teatro dell'assassinio di un papa provocherebbe una crisi di credibilità a tutto vantaggio e giustificazione della politica unitalateralmente aggressiva dello Stato di Israele, e come diceva Caifa: "meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera".
Un Benedetto XVI morto il 13 maggio per mano islamica su mandato dell'implacabile profezia divina troverebbe infatti sorprendentemente convergenti gli interessi israeliani e iraniani. E pure gli stessi cattolici alla fin fine troverebbero opportuno per il successore di Pietro e vicario di Cristo un morte (nonchè una data del martirio) così emblematicamente pregna di richiami al patrimonio della fede cattolica.
L'apocrifa ma citatissima lista dei papi di San Malachia indica nel Benedetto Ratzinger il "De Gloria Olivae". Nel passato era stata interpreta come profezia dell'avvento di un papa di origine ebraica (Lustigè) o palestinese (Sabbah) dato che l'ulivo è simbolicamente legato ai luoghi santi: pertanto, un seppur violento transito di un pontefice dalla Terra Santa alla gloria del cielo si accorderebbe meravigliosamente con la profezia attribuita al santo monaco irlandese.

In base alla vigente legislazione ecclesiastica, l'articolo 41 della costituzione apostolica "Universi Dominici Gregis" dichiara che "Il Conclave per l'elezione del Sommo Pontefice si svolgerà entro il territorio della Città del Vaticano" . Il conclave deve iniziare quindici giorni, al massimo venti giorni, dopo l'inizio della Sede Vacante e si prescrive espressamente chi cardinali debbono svolgere l'elezione papale unicamente all'interno della Cappella Sistina.
Supervisionare lo svolgersi dei preparativi del conclave, ed accertarsi che tutto si svolga nel più assoluto rispetto della normativa canonica, è compito che spetta al Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa. E dato che tra i menbri del seguito papale c'è anche il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, che è anche Camerlengo, di fronte ad una tragica dipartita del pontefice, trovandosi in loco il Camerlengo Bertone avrebbe tutta la piena autorità per disbrigare nel più breve tempo tutte le pratiche ufficiali per obbedire alla prima incombenza della Vacanza della Sede Apostolica: "disporre tutto il necessario per una degna e decorosa traslazione della salma nella Basilica di San Pietro in Vaticano"N.29.

Morto mercoledì 13 maggio 2008 -seppur considete la tragicità delle circostanze- ipotizzarne le solenni esequie per la seguente domenica 17 maggio verrebbe da molti considerato inopportuno, seppur ciò sia possibile in base alle norme canoniche che prescrivono la tumulazione della salma del defunto pontefice "fra il quarto e il sesto giorno dopo la morte". Il 17 Maggio sarebbe il quarto giorno, il primo giorno utile, ma proprio per questo darebbe all'opinione pubblica l'impressione che i cardinali vogliano velocizzare i tempi, col rischio di alimentare il sorgere subdole leggende nere. E poi perchè non voler dar alle masse popolari -del mondo intero!- la possibilità di manifestare la propria devozione all'autorità pontificia mediante le interminabili e massacranti code alla Basilica Vaticana per porgere l'estremo saluto alla salma del papa solennemente esposta? E del resto la "Univesi Dominici Graecis" prevede espressamente l'esposizione della salma del papa nella basilica di San Pietro, senza far deroghe in base al tipo di morte, più o meno violenta, di cui il pontefice sia stato vittima.

La data delle solenni esequie pontificali, dopo tre interi giorni di esposizione della salma, verrebbe fissata al martedì 19 maggio. Col senno di poi e con grande sorpresa e commozione, i fedeli cattolici si accorgeranno che il 19 maggio è la festa di San Celestino V (quel santo e mite pontefice tolto di mezzo perchè scomodo per la Chiesa e la società del suo evo) cui Benedetto XVI solo pochi giorni prima all'Aquila, nella devastazione della terremotata basilica di Collemaggio, ne aveva venerato le spoglie, donando al santo predecessore il pallio ricevuto il giorno della messa dell'insediamento. Quale divina premonizione!
Quale mirabile segno! Lo stesso devastante terremoto aquilano, assurgerebbe così, da circoscritto e feriale dramma italico, ad ammonimento spirituale per la cattolicità tutta. San Celestino V, avrebbe legato così la sua veramente tragica figura di pastore incompreso dalla stessa Chiesa Romana a quella di Benedetto XVI che si inginocchia a pregare tra le macerie di una chiesa, simbolica e profetica immagine di quell'altra Chiesa, che và in rovina.
Per inscrutabile disegno della Provvidenza, proprio a L'Aquila Benedetto XVI era stato quel vescovo vestito di bianco che prega camminando tra le macerie di una città (proprio come nel terzo segreto di Fatima).



PS: Se poi domani lo ammazzano veramente come farò a spiegare che la mia era solo una "Ucronia" di pessimo gusto?

2 commenti:

Duque de Gandia ha detto...

Dalla recensione di Francesco Colafemmina sul blog "Fides et Forma":
"... Se si segue la parte "clerical" del film, ci si rende conto di innumerevoli errori ed anacronismi, in parte dovuti al contenuto del romanzo, in parte all'approssimazione della dimensione filmica. Il camerlengo ad esempio è il segretario del Papa - un semplice monsignore - mentre nella realtà deve essere un cardinale. Anche l'abbigliamento del segretario del Papa è inusuale: talare con mozzetta nera. Ciò detto, il compiacimento nella descrizione del conclave e la rievocazione dei funerali di Papa Giovanni Paolo II è evidente. D'altra parte soprattutto gli statunitesi sono affascinati dall'antico rituale delle elezioni papali e il film si sofferma ampiamente e minuziosamente sui dettagli (spesso erronei) del rituale.
Una profonda incongruenza ed un anacronismo storico è quello su cui si basa l'intera vicenda: il rapimento dei cardinali "preferiti". Sappiamo perfettamente che queste figure di candidati al Soglio di Pietro non esistono nella Chiesa Cattolica e basterebbe solo questo a squalificare la qualità della trama. Senza la presenza di queste quattro figure di porporati, infatti, il percorso alla ricerca della "chiesa dell'Illuminazione" non avrebbe alcun senso.
La pellicola però punta tutto sulla fantasia scenografica, sulla solennità dei luoghi e la descrizione di un Vaticano misterioso, sospeso fra l'ipertecnologica ed improbabile biblioteca vaticana e la figura medievale (e realmente esistente) del clavario. Proprio questo aspetto è una delle ragioni del suo fascino. Sappiamo perfettamente che la Chiesa Cattolica è l'unica istituzione occidentale a durare da quasi duemila anni, con i suoi rituali, le sue pratiche stratificate nei secoli, l'aura di mistero che circonda inevitabilmente la sede del suo Capo spirituale. Tutto ciò indica un concreto stupore anche dinanzi al Mistero della fede sulla quale vive la Chiesa stessa. Uno stupore che il regista e prima di lui lo stesso Dan Brown mostrano unito ad una forma di deteriore invidia per il "potere", alla cui logica sembrano ridotte le azioni principali della gerarchia ecclesiastica. Forse non sanno la ragione stessa di quel rosso cardinalizio, indice dell'apertura al sacrificio dell'intera gerarchia. E non sanno che quanto più la Chiesa è perseguitata, tanto più essa storicamente riesce a trionfare.


Ma è proprio qui che lo spettatore non deve ingannarsi. La storia è in fondo totalmente ecclesiocentrica. Il nemico - lo si scoprirà soltanto alla fine - è interno al Vaticano ed è asservito alla logica del potere imposto attraverso il terrore e l'omicidio e gestito per mezzo del denaro. Quella degli Illuminati è quindi una storia posticcia, la riesumazione di una antica (e peraltro cronologicamente mal collocata) setta illuminista (della quale non hanno mai fatto parte nella realtà nè Bernini, nè Galileo).
L'allusione evidente - e sempre cara a certa massoneria - è invece alle leggende collegate alla morte di Giovanni Paolo I. Parlo di leggende non perchè effettivamente si tratti solo di mitologia, quanto piuttosto perchè la mitologia vuol fare di quel venerando Papa un martire dell'oscurantismo e delle mafie interne al Vaticano e dipingerlo come un progressista "illuminato" stroncato proprio mentre si accingeva a riforme radicali. Nel film e nel romanzo il Papa Pio XVI è infatti ucciso con una dose letale di eparina, lo stesso ingrediente citato nell'approfondito saggio di David Yallop "nel nome di Dio".
[...]
Dunque un film sull'oscurantismo montante di una Chiesa che ambisce a mantenere viva la lotta allo scientismo?
Non proprio. Più che altro il film descrive l'ambizione di un solo uomo che, pur di ottenere il suo scopo (il papato), è disposto ad usare i mezzi più vili. La Chiesa invece sembra anche nel film riuscire a sopravvivere a tutto ed essere sempre pronta a conciliare e pacificare i conflitti di una umanità deteriore. Le ultime parole del cardinale Strauss sono emblematiche allorchè affermano che il male può esserci anche nella Chiesa visto che quest'ultima seppur divina è fatta di semplici uomini.
[...]
Quindi, in conclusione, possiamo solo dire che l'organizzato team dotato di grembiulino, non è riuscito a produrre una grande opera di pubblicistica anticlerical massonica. Piuttosto ha prodotto un film divertente, sgangherato, iperbolico, ma tutto sommato gustoso, che invece di incriminare la Chiesa, finisce per esaltare l'opera misteriosa dello Spirito Santo che sconfigge i malvagi e fa sempre trionfare il Corpo Mistico di Cristo...."

http://fidesetforma.blogspot.com/2009/05/angeli-e-demoni-una-recensione.html

Duque de Gandia ha detto...

COME VOLEVASI DIMOSTRARE:

"Finalmente, il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa si è concluso. È tempo di tirare le somme. [...]
1. Innanzi tutto, dobbiamo tirare un sospiro di sollievo per l'incolumità del Santo Padre. Forse voi penserete che, in fondo, non c'era motivo di preoccuparsi, che le mie erano solo le fisime di un inguaribile complottista. Sarà anche vero. Qualcuno però sostiene che non è inutile mettere in giro certe voci: servirebbe a bloccare eventuali male intenzionati (che si sentirebbero cosí scoperti). Non lo so. So di certo che non sono state inutili le innumerevoli preghiere che da tutta la Chiesa sono salite al Cielo per il suo Pastore. In ogni caso, ora sono molto contento che le mie preoccupazioni non si siano realizzate..."

http://querculanus.blogspot.com/2009/05/finalmente-il-viaggio-di-benedetto-xvi.html