domenica, aprile 15, 2007

CASTRUM DOLORIS, VII



Nel pomeriggio di venerdì 13 aprile 2007, ciò che molti avevano allarmatamente paventato è accaduto: il lampione di Ponte Milvio è crollato!
Non uno dei lampioni che adormano il vetusto ponte romano di costantiniane memorie ma "il lampione" -famoso visto il gran rumore mass-mediatico che l'accaduto ha provocato!- celeberrimo per la recente costumanza adolescenziale di suggellare il proprio brufoloso e mingherlino primo batticuore con un lucchetto, da apporre al "fatale" lampione, dopo una breve paraliturgia in cui i due teenager si scambiano la sacra promessa che il loro diuturno pomiciare sui motorini parcheggiati fuori dai licei sarà un amore "per sempre".

In vero già lo scorso 7 marzo il totem dell'amore poetico "ai tempi di Scamarcio" era salito all'onore delle cronache poichè ignoti assai prosaici avevano divelto i lucchetti molto probabilmente per rubare il ferro di cui sono fatti e rivenderlo.
Immancabilmente, come accade in Italia, ne era seguita una diatriba politica nel Municipio XX tra i consiglieri del centrosinistra che ritenevano opportuna la sistematica rimozione dei catenacci e dei lucchetti in nome del decoro urbano mentre il centrodestra aveva vivacemente difeso le ragioni del cuore opponendo un fiero "non possumus".

Già la sera del giovedì 12 aprile era caduto il fanale posto alla sommità e prontamente i vigili urbani avevano transennato il "decadente" simbolo dell'amore. Poi il giorno appresso, oppresso dal peso non solo simbolico di tante promese d'amore eterno, il metallico fusto del lampione si è piegato, mozzandosi a metà.
La notizia è balzata sui giornali e telegiornali divenendo evento di portata nazionale poichè grazie a «Ho voglia di te» secondo libercolo di Federico Moccia, cui ha dato maggior notorietà l'omonimo lungometraggio, non solo i teneri cuori degli adolescenti quiriti ma tutta la "meglio" gioventù italica ha patito e lagrimato al pensiero di tanta insospettata fragilità di fronte al peso dei propri impalpabili desiderii infiniti!


Il sindaco Veltroni, appresa la "ferale" notizia ha inviato sul posto tecnici del Decoro Urbano con l'incarico di conservare i lucchetti e le catene. Il buon Walter Veltroni -che sempre più spesso si preoccupa di consacrare monumenti aleatori- dato che i lucchetti "Sono un simbolo della città e dell'amore", come ha dichiarato alla stampa, ha disposto che i ferrei monili vengano devotamente custoditi in Campidoglio (la custodia dei lucchetti verrà affidata alle oche?).

2 commenti:

Pandreait ha detto...

Accidenti !!!!
Ah notizia triste...avendo prossimamente l'occasione di recarmi nella Tuscia, pensavo per domenica 22 di scendere la Valle del Tevere e di imbarcarmi a Ponte Milvio per scendere il fiume sino al Vaticano per l'Angelus Domenicale, e quindi ammirare anche l'originalissimo e ormai famosissimo lampione !
Sperando che il cuore della mia romantica consorte regga al duro colpo......
volendo poi fare un giro per Roma domenicale, non dovremmo mancare la visita alla Chiesa dei Cappuccini in Via VITTORIO Veneto..... ( come consigliato da Vostra Signoria ) e forse Palazzo Barberini, mentre nella Tuscia visitare l'antica abbazia di Sant'Andrea in Flumine, a Ponzano.


P.S. Se vostra Signoria fosse disponibile, potremmo anche avere l'ardire di invitarla a pranzo domenica 22........

Duca De Gandia ha detto...

Vividi rallegramenti per la vostro felice e fausto ungresso nell'Urbe!

Però mi corre lo sgradito compito di avvisare la Signoria Vostra ansiosa di giungere "ad limina apostolorum" che domenica 22 aprile il sedici volte benedetto sarà sì a San Pietro, ma a San Pietro in Ciel d'Oro dal "suo" sant'Agostino!
E quel che maggiormente Vi angustierà sapere è che non saprei proprio ragguagliarVi sulla celerità o meno con cui il"decoro urbano" abbia provveduto alla ricollocazione in sede del lampione de cuius!:)

A proposito di "de cuius" plaudo alla scelta di visitare il cimitero dei cappuccini...
Per quanto riguarda l'invito a pranzo mi sento asaissimo onorato anche se devo confessare che l'abito di velluto nero e la gorgiera li ho appena mandati in tintoria e non saranno, ahimè!,pronti per domenica:)

Umillimo Servitore della Signoria Vostra illustrissimo,
mentre devotamente mi accingo al canto del salmo dell'Invitatorio, protesto alla vosta illuminata attenzione che per le comunicazioni personali esiste la posta elettronica!:)