giovedì, aprile 19, 2007

panoramiche ratzingeriane /5

Ovvero: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di...
senatore a vita (eterna)!


La rivista internazionale "30 Giorni " diretta da Giulio Andreotti nel suo numero di "Marzo 2007" in occasione dell'ottantesimo genetliaco del sedici volte Benedetto è uscita in edizione monografica con i voti augurali di ventisette Cardinali

Scrive il cardinale Angelo Sodano subentrato a Joseph Ratzinger nella carica di Decano del Sacro Collegio: "Nel conclave del 2005 è toccato poi a me, come sottodecano del Collegio cardinalizio, di chiedere il consenso all’eletto. Ricordo bene la commozione con cui gli rivolsi, in latino, la domanda di rito: «Accetti la tua elezione, fatta canonicamente, a sommo pontefice?».
Un senso di gaudio interiore pervase tutti noi non appena il neoeletto pronunciò il suo “fiat”. Gli chiesi poi: «Con quale nome vuoi essere chiamato?». E chiara fu la sua risposta: «Vocabor Benedictus XVI», «Mi chiamerò Benedetto XVI»."

Il nuovo Segretario di Stato nonchè nuovo Camerlengo di Santa Romana Chiesa, il cardinal Tarcisio Bertone scrive:
"Sta scritto nella Bibbia che gli anni della vita dell’uomo «sono settanta, ottanta per i più robusti» (Salmo 89, 10). Sì, il santo padre Benedetto XVI i suoi ottant’anni li porta assai bene, ma nella categoria dei “più robusti” egli va annoverato per ben altri motivi. Il Signore, infatti, lo ha dotato di una “robustezza” davvero eccezionale in senso intellettuale e spirituale: non solo per la vasta e profonda cultura teologica, che tutti gli riconoscono, ma anche per quella sua squisita gentilezza che non ha nulla di formale, ma esprime una straordinaria attenzione alle singole persone."

Tra l'altro scrive il cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, il quale ha preso il posto di Joseph Ratzinger quale Cardinale Vescovo di Velletri-Segni che: "motivo di stima che mi è gradito esprimere al Santo Padre è per il modo bello con cui presiede le celebrazioni liturgiche, specialmente il sacrificio eucaristico, per la sua ars celebrandi, per lo spirito di preghiera e per il raccoglimento che caratterizza i suoi movimenti, per le sue profonde omelie: tutto ciò nutre la fede e aiuta a edificare la Chiesa."


Scrive il suo successore alla "Congregazione per la dottrina della fede", lo statunitense cardinal William Joseph Levada :"come tutti hanno potuto constatare, ad esempio nel discorso pronunciato nel 2006 nell’Accademia di Ratisbona sul rapporto della fede con la razionalità moderna, papa Benedetto cerca sempre il contatto con i problemi culturali e con le urgenze del momento storico presente, cosicché la sua parola risulta sempre “attuale”, anche se non si lascia mai catturare dall’attualità, perché gli occhi del cuore e dell’intelligenza sono sempre orientati e diretti al Logos eterno che, incarnandosi, ha divinizzato l’uomo, senza dissolvere il divino nelle ambiguità e nelle opacità della storia."

Benedetto XVI è rimasto molto piacevolmente colpito dall'omaggio di "30gioni" dato che ha citato la rivista durante l'"incontro conviviale" nella Sala Ducale con i cardinali presenti a Roma il 16 aprile ringraziando tutti gli eminentissimi che si sono presi il disturbo di scrivere i loro pensieri augurali.

Nell'editoriale il senatore Andreotti scrive:
"Noi di 30Giorni abbiamo goduto di molte attenzioni del cardinale Ratzinger che più volte ci riservò interviste, scrisse per noi il saggio Lo splendore della pace di Francesco (gennaio 2002) e venne anche a presentare per noi presso la Camera dei deputati il libro Il potere e la grazia. Attualità di sant’Agostino.
Siamo oggi attorno a lui con grande entusiasmo, impegno e una grande coerenza. E non è certo convenevole il forte augurio: ad multos annos."

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=172189

Ovvero: il Duca attesta e sottoscrive l'analisi dell'eminentissimo Bertone e di Andrea Tornielli:

"Ha ragione il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, nel dire, con quel suo stile diretto e così poco curiale, che «per i laicisti di oggi, ma ahimé anche per qualche cattolico, sembra che l’unico Papa buono sia quello che non c’è più». Il porporato piemontese aveva risposto così alla domanda di Avvenire sulla ricorrente contrapposizione tra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Ieri, giorno del secondo anniversario di pontificato, ci ha pensato il settimanale Newsweek a confezionare un’articolata critica a Ratzinger, accusandolo di essere un «Papa invisibile», assente da tutte le frontiere che ne richiederebbero la presenza. Il settimanale ricorda, con una punta di nostalgia, che Giovanni Paolo II già nei primi cento giorni di regno aveva mostrato la sua attitudine di globe-trotter visitando il Messico, mentre il suo successore «è raramente uscito di casa». Lasciamo stare la possibile obiezione, facile facile, sulla differenza di età (Wojtyla è stato eletto a 58 anni, Ratzinger a 78) e fingiamo di non sapere che nei primi due anni il nuovo Papa – oggi ottantenne – è andato due volte in Germania e una volta in Polonia, Spagna e in Turchia, e ora si appresta a visitare il Brasile.

È interessante, invece, discutere l’obiezione di fondo contenuta nell’articolo di Newsweek. Benedetto XVI sarebbe interessato soltanto a ravvivare il cattolicesimo europeo malato di secolarizzazione e relativismo, si batterebbe soltanto per combattere l’aborto, l’eutanasia, la legalizzazione delle unioni gay, etc. Non si interesserebbe per nulla, invece, di altre grandi emergenze che si trova ad affrontare la Chiesa mondiale, come l’espansione delle sette in America Latina che, secondo alcune stime, causerebbe un’emorragia di ottomila persone al giorno dal cattolicesimo: «Ci ignora completamente» ha detto al settimanale il sociologo messicano Roberto Blancarte specializzato in questioni religiose. La stoccata finale riguarda l’antica messa di San Pio V, che il Pontefice si appresta a liberalizzare (e un atto di liberalizzazione, in linea con quanto già stabilito da Wojtyla, in fondo dovrebbe piacere ai liberal): un provvedimento bollato da Newsweek
come «passo indietro» che tradisce la memoria di Paolo VI, il Papa delle riforme conciliari.

Sorprende, innanzitutto, la provenienza di queste critiche: Roberto Blancarte, ad esempio, sociologo anticlericale, è stato l’autore di attacchi violentissimi contro Giovanni Paolo II, contro il «romanocentrismo» del Papa polacco che sarebbe stato incapace di comprendere i fermenti dell’America Latina imponendo il suo medioevale progetto restauratore.

Il suo non è un caso isolato: molti di coloro che oggi a parole rimpiangono Giovanni Paolo II e ne esaltano la grandezza per contrapporla all’«invisibilità» o al conservatorismo del suo successore, hanno scritto alcune delle pagine più critiche contro Papa Wojtyla, contro il suo presenzialismo sulla scena internazionale, contro il suo protagonismo che avrebbe mortificato le chiese locali facendo coincidere la Chiesa con la figura del Pontefice, immobilizzando di fatto il dialogo ecumenico a causa della scomoda presenza mondiale del «supervescovo di Roma». Sono gli stessi autori che polemizzavano apertamente contro i troppo frequenti viaggi del «globetrotter di Dio», contro i grandi raduni-parata, contro uno stile così diverso da quello del rimpianto Paolo VI, vero Pontefice moderno e artefice di grandi aperture sociali.
Ma, se la memoria non ci inganna, erano poi sempre gli stessi critici a contrapporre proprio Papa Montini al suo beato predecessore, il «Papa buono» Giovanni XXIII. Ques’ultimo aveva aperto a tante speranze, alle quali, inspiegabilmente, Paolo VI (l’affossatore delle aperture conciliari, secondo una ben nota scuola storiografica abituata a leggere il Vaticano II come una rottura totale con il passato) non avrebbe dato seguito. Insomma, è proprio vero che per qualcuno l’unico Papa davvero buono è quello che non c’è più."