lunedì, giugno 11, 2007

Pacco, contropacco e contropaccotto /8

Ovvero: Autocefalia canaglia

L'Espresso in edicola venerdì 7 giugno 2007 pubblica un "Colloquio" tra il giornalista Gigi Riva con Sua Beatitudine Crisostomo II Arcivescovo della Chiesa Ortodossa autocefala di Cipro.

Classe 1941, Crisostomo è stato eletto "Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro" il 6 Novembre 2006 dopo aver a lungo ricoperto la carica di Presidente del Santo Sinodo della Chiesa di Cipro in seguito alla grave malattia del predecessore e in tal veste di "locum tenens" nel 2005 ha partecipato ai funerali di Giovanni Paolo II e all’inaugurazione del Pontificato di Benedetto XVI il quale, a sua volta, ha mandato una delegazione ufficiale della Chiesa cattolica alla intronizzazione di Crisostomos II a nuovo capo della Chiesa cipriota.

Arcivescovo Crisostomo II, circola voce che lei sarà il mediatore dell'incontro tra Roma e Mosca. E l'itinerario del suo viaggio del resto è eloquente.

"Una premessa. Ho chiesto io di poter vedere il papa e lo ringrazio per l'opportunità. Noi vogliamo aiutarlo in ogni modo per migliorare la relazione tra le due Chiese perché siamo figli dello stesso Padre. Sarei felice se accettasse l'offerta".

Ci sono, oggi, le condizioni per l'incontro con Alessio II?

"Ogni momento è un buon momento perché lo scopo è quello di fare ciò che è meglio per entrambe le Chiese. È chiaro che si tratta di un incontro che non si organizza in 24 ore. Prima bisogna scambiarsi i delegati, mettere al lavoro i teologi. Insomma, bisogna preparare l'evento perché sia un successo. Io sono pronto a fornire il mio contributo. Farò il possibile per farli incontrare. Loro e le Chiese".

Ha avuto modo di sondare l'opinione di Alessio II al riguardo?

"Gli sono molto vicino e sono suo buon amico. Penso di poter affermare che nemmeno per lui ci sono problemi. Quando si hanno buone intenzioni, gli ostacoli si superano".

Giovanni Paolo II ci provò a superarli, ma si trovò davanti difficoltà insormontabili. Oltretutto passava per essere più favorevole al dialogo interreligioso di papa Ratzinger. Fu lui a promuovere gli incontri di Assisi.

"Durante il pontificato di Giovanni Paolo II l'allora cardinale Ratzinger forse aveva un modo differente di vedere le questioni. Ma nella posizione attuale ha un'altra responsabilità. È il papa. E, non dimentichiamolo, è un papa teologo. Conosce bene la teologia greca e questo aiuta il dialogo tra le Chiese".[...]




Orbene, prendiamo atto e rallegriamoci tutti per l'intraprendenza ecumenica dell'Arcivescovo di Cipro e per la sua costatazione della presente concordia tra tutte le Chiese autocefale.
Nel frattempo Benedetto XVI ha anche nominato un nuovo prefetto della Congregazione delle Chiese orientali in sostituzione di Sua Beatitudine il patriarca siriaco di Antiochia, il siriano Ignace Moussa Daoud.
Recatosi il 9 giugno presso il palazzo della congregazione in via della conciliazione nella festa di sant'Efrem il siro per commemorare il novantesimo della fondazione (per volontà del predecessore Benedetto XV) della congregazione dei cattolici di rito orientale, il sedici volte Benedetto ha dato l' annuncio della nomina del nuovo prefetto nella persona del Sostituto della Segreteria di Stato l'argentino Leonardo Sandri.
Sarebbe malignità pensare che questo sia per Sandri un dorato pensionamento al pari della nomina del Sostituto agli affari esteri Jean-Lous Touran a Cardinale Bibliotecario.
D'altronde non è abituale (vedi Ratzinger e Sodano) che quando un capo dicastero presenti la domanda di dimissioni al compimento dei settantacinque anni, come prevede la legge canonica, queste vengano rapidamente accettate. Forse il cardinale Daoud soffre di problemi di salute, forse preferisce tornarsene in Siria (ma che compito pastorale può avere un Patriarca "emerito"?) o, forse, proprio per la presente accellerzione del dialogo con le Chiese ortodosse, la presenza ai vertici dell Curia Romana di uno di quelli che gli ortodossi chiamano spegiativamente un "uniate" può essere un ostacolo al dialogo, e non solo un ostacolo psicologico: si ricordi che per concedere il placet al viaggio di Giovanni Paolo II ad Atene la Chiesa autocefala ellenica pretese espressamente che il cardinale Ignazio Moussa Daoud non facesse parte del seguito papale!

Probabilmente il sedici volte Benedetto si augura che un monsignore rotto a tutte le sottigliezze della concertazione diplomatiche sia assai più adatto a trattare con le chiese ortodosse e con gli stati ortodossi poichè spesso nei paesi dell'est europeo lo sciovinismo nazionalistico rende i due elementi inseparabili.


A dispetto dell'ottimismo del buon Crisostomo di Cipro, dalla Russia ha cominciato a soffiare un vento gelido "preventivo" per bocca del solito Hilarion Alfeyev Vescovo ortodosso di Vienna e dell’Austria ( nonchè rappresentante del patriarcato di Mosca presso la Comunità Europea).

In un'intervista rilasciata venerdì 8 giugno sua eccellenza Hilarion paventa il "pericolo" di un accordo tra Cattolicesimo ed Ortodossia:

“La nostra affermazione principale è questa: il primato nella Chiesa è necessario, anche a livello universale, ma a livello della Chiesa universale non può essere primato di giurisdizione, ma solo primato d’onore”, ha detto in un’intervista all’agenzia “Interfax”.

“Storicamente, il primato del Vescovo di Roma nella Chiesa cristiana, dal nostro punto di vista, era quello dell’onore, non della giurisdizione – ha spiegato –. Ciò vuol dire che la giurisdizione del Papa di Roma non è mai stata applicata a tutte le Chiese”.

“Nel secondo millennio, il Papa di Roma è diventato de facto ‘il Patriarca d’Occidente’, con questo titolo riservatogli anche de jure fino ai tempi recenti, mentre nell’Est la Chiesa era guidata da quattro Patriarchi di Chiese ortodosse locali – quelli di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme”.

Dopo la rottura con Roma, il primato nella famiglia delle Chiese ortodosse si è spostato automaticamente a Costantinopoli, anche se i canoni delle origini ascrivono al Vescovo di Costantinopoli il secondo posto dopo il Vescovo di Roma.

A proposito del primato “non possono esserci compromessi di sorta”, ha affermato ancora il Vescovo Alfeyev.

“Lo scopo del dialogo teologico non è affatto raggiungere un compromesso – ha osservato –. Il suo obiettivo per noi è piuttosto identificare la visione originale della Chiesa del primato del Vescovo di Roma”.


Mi chiedo quando il vescovo Hilarion vorrà aprire un serio dibattito teologico per chiarire il ruolo del Patriarcato di Mosca durante il primo millennio dell'era cristiana!

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

12/06/2007 TURCHIA
Patriarca Bartolomeo: solo benefici si possono avere dall’unità e carità di Cristo

Istanbul (AsiaNews) – L’unità dei cristiani ed in particolare degli ortodossi è stata al centro dei pensieri del patriarca ecumenico Bartolomeo I anche nella cerimonia per la ricorrenza del suo onomastico (11 giugno), che ha visto accorrere ad Istanbul fedeli di tutto il mondo e varie autorità.

“Solo benefici si possono trarre dall’unità e carità di Cristo”, ha infatti risposto il Patriarca, rispondendo all’augurio indirizzatogli a nome del Sacro Sinodo dal metropolita Perghis Evanghelos, uno degli ultimi grandi intellettuali usciti dalla grande scuola teologica di Chalki, il quale ha sostenuto che grazie alla abnegazione di Bartolomeo “è stato di nuovo esaltato il ruolo ecumenico della Sede Patriarcale”. “Nostro primo dovere, al capo del Patriarcato Ecumenico – ha risposto Bartolomeo I - è l’unità di tutti i cristiani ortodossi. Per questa unità non ci stancheremo mai di lavorare giorno e notte con tutto il nostro sinodo”.
“Vogliamo assicurare a tutti – ha proseguito – che solo benefici si possono trarre dall’unità e la carità in Cristo. E benché si lavora in continuazione a favore dell’unità di tutti non dovremmo mai dimenticare che la nostra grande Santa madre Chiesa in Cristo rappresenta di per se stessa l’unità, l’unità in Cristo.
E se l’unità di tutto il mondo non si è ancora realizzata, ciò è dovuto soltanto alla resistenza degli uomini di accogliere l’amore di Cristo, nostro Signore, il quale ci ha dato tutto perché si realizzi l’unità e la salvezza degli uomini”.

“Certo – ha detto ancora - siete al corrente del travagliato cammino, un cammino sempre in salita e pieno di spine del nostro Patriarcato Ecumenico. Siamo però convinti che seguendo sempre le orme di Nostro Signore verso la croce, vedremo la nostra resurrezione, sia quella personale che quella della Santa Madre grande Chiesa di Cristo. E in questo cammino verso la croce non ci sentiamo soli . Sentiamo la presenza e il sostegno di tutti i nostri predecessori, quei grandi Padri della Chiesa e di tutti i Santi della grande terra della Cappadocia. E ci attrae per il suo amore in Cristo il martirio del Patriarca Gregorio V”. (Gregorio V è stato impiccato nel 1821 per rappresaglia contro la guerra di indipendenza dei greci. Riferimento abbastanza significativo di come in precedenza, durante l’ impero ottomano, malgrado le varie avverse congiunture politiche ci fosse una certa tolleranza verso le minoranze non musulmane, n.d.r.).

Il Patriarca ha infine rilevato che nella nostra epoca “mentre si osserva a livello mondiale una nostalgia verso la tradizione ortodossa e il suo messaggio di fede, noi siamo chiamati attraverso la responsabilità della Sede Patriarcale Ecumenica a mostrare che è la persona del Nostro Signore il filo conduttore di tutti i nostri pensieri e visioni. E cerchiamo di dimostrare questo in vario modo, non solo verso il mondo ortodosso, ma anche a tutte le Chiese sorelle e a tutte le varie organizzazioni internazionali, avendo come riferimento il faticoso modello apostolico. Perché così si venga a conoscere, anche a chi lo ignora, il vero volto del nostro Signore, senza pregiudizi di razza, lingua e origine nazionale”.