sabato, giugno 30, 2007

Santa anche subito /9



In previsione dell'apertura del processo per l'omicidio di Hina Saleem; la ragazza pachistana accoltellata dai familiari (dal padre, due suoi cognati e uno zio che l’hanno seppellita nell’orto di casa dopo averla uccisa l’11 agosto 2006) a Saluzzo nel bresciano la cui colpa era d'aver assunto uno stile di vita all'occidentale; l'onorevole Daniela Santanchè decise di rappesentare davanti al giudice del tribunale di Brescia l'associazione l’Acmid-donna, l’associazione delle donne marocchine in Italia presieduta da Souad Sbai.

Una battaglia, quella della Santanchè, per la libertà della donna mussulmana in Italia ma ancor di più per l'integrazione della donna islamica spesso impedita dagli uomini della famiglia ad accostarsi ai valori e alla cultura occidentale.
Infatti nella vicenda di Hina ciò che colpisce, e rende tutto ancor più tragico, è che non si tratta solo della risoluzione tutta maschilista del "padre padrone" poichè anche la madre di Hina pensava che fosse giusto che la figlia dovesse morire come giusta punizione per non aver voluo sposare un cugino pachistano che neppure conosceva (andando invece a convivere con un ragazzo italiano).
E' stata la madre ad attirarla con l'inganno nella casa paterna da cui tempo prima era fuggita: anziché trovare in casa la madre ha trovato i suoi assassini.
Ecco perché al processo che l’associazione Acmid si è costituita parte civile come ha dichiarato Souad Sbai (presidente dell’Acmid e membro della consulta islamica del ministero dell’Interno): “Hina è divenuta un simbolo per tutte le donne musulmane immigrate in Italia per trovare la libertà, che spesso si ritrovano a vivere in condizioni peggiori di quelle lasciate nel proprio paese".

Daniela Santanchè è stata una dei pochi -e soprattutto delle poche- rappresentanti delle istituzioni che fattivamente si è presa a cuore la dignità delle donne immigrate. Assieme a Souad Sbai, infatti, Daniela Santanchè ha creato un centro di accoglienza per donne immigrate vittime di minacce, violenze o soprusi. Inoltre da quest'opera nel 2006 è nato un libro “La donna negata” a seguito della pubblicazione del quale è stata minacciata di morte e da allora, per decisione del Viminale, Daniela Santanchè vive sotto scorta.

Ha dichiarato la Santanchè: “In Parlamento si fatica a far passare il messaggio che anche in Italia esistono dei mini-califfati islamici dove la donna viene considerata merce, e la dignità della persona è continuamente calpestata”.
L’onorevole Santanchè, ricorda che al funerale di Hina c’era soltanto lei a rappresentare le istituzioni, anzi era l'unica tra gli italiani oltre al fidanzato, “assiemea i pochi familiari pachistani che dopo averla uccisa si sono presentati a piangere sulla sua tomba”.


Il processo si è aperto a Brescia giovedì 28 giugno 2007.
Già dal mattino presto fuori dal tribunale -dove dall'aula delle udienze preliminari il giudice Silvia Milesi stava decidendo se accogliere la costituzione in parte civile del fidanzato italiano di Hina e delle donne musulmane dell’Acmid- duecento donne mussulmani molte delle quali assieme ai propri mariti ( ma anche donne italiane e di associazioni ebraiche) manifestavano mostrando lo striscione su cui era scritto “Hina sono io”.
Spiegava ai giornalisti Souad Sbai: “In Marocco o in Tunisia, c’è molta più libertà per noi donne, qui invece è stato commesso un omicidio rituale, è questo che dovrebbe spaventare, e non si può permettere che ciò accada in Italia”.

C’era anche un l'imam Abdellah Mechnoune di Torino che (in abiti occidentali) ha affrontato le domande dei giornalisti (e le provocazioni di un gruppo di leghisti) per spiegare che il caso di Hina è un“problema di cultura” e non di fede: “Sono qui per dare una mano a tutte le donne musulmane che hanno genitori che cercano di imporre con la violenza certi stili culturali. Quel padre non aveva il diritto di uccidere”.

Daniela Santanchè ha fatto notare di essere, ancora una volta, l'unico esponente della classe politica ad interessarsi del problema (dato che a parte la parlamentare di An mancano totalmente i rappresentanti della politica italiana di ogni livello e di qualsivoglia parte politica). La Santanchè, infatti, ha avuto gioco facile nel denunciare alla stampa l'assenza delle "femministe" cioè delle la donne di sinistra e sbugiardando la ministra Barbara Pollastrini che aveva pubblicamente dichiarato: “C’è la volontà mia affinché il ministero dei Diritti e delle Pari opportunità si costituisca parte civile contro il padre che verrà processato per omicidio”.


La manifestazione è terminata poco dopo le ore tredici quando il giudice Silvia Milesi ha comunicato di aver accolto la richiesta di costituzione in parte civile del convivente di Hina Saleeem ma ha bocciato la richiesta dell'associazione delle donne musulmane con la motivazione che “il diritto all’integrazione delle donne musulmane non rientra nell’oggetto sociale dell’Acmid”. Prevedibile la delusione delle donne manifestanti che urlano “vergogna”.

I quattro imputati – padre e zio (gli unici presenti ieri) e due cognati di Hina Saleem (la madre no, è in aula ma solo come parte offesa)- hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato.
La data è fissata al 24 ottobre, la sentenza dovrebbe arrivare entro novembre.

“Ha vinto chi ha sgozzato Hina. E’ un pessimo segnale alle donne, una brutta pagina della giustizia italiana”, ha dichiarato molto amareggiata la deputata di Alleanza Nazionale uscendo dal tribunale in cui il padre-assassino fissandola, e ridendo, ha puntato minaccioso il dito contro l'onorevole Santanchè.

1 commento:

Duca De Gandia ha detto...

Articolo di DOUNIA ETTAIB sulla prima pagina del FOGLIO di martedì 3 luglio 2007:
Parla Daniela Santanchè
Per le donne nell’Islam e i diritti dei cristiani in medio oriente
Cittadinanza italiana a Dounia, aggredita perché solidale con Hina.
Souad Sbai: “Maledetto multiculturalismo”

Roma. Quando la “cattiva musulmana” Hina Saleem fu sgozzata dal padre con la complicità della famiglia, fra le voci più alte si alzò quella di Lawrence John Saldanha, arcivescovo di Lahore e storico esponente di quella comunità cristiana martoriata dalla sollevazione islamista in Pakistan, la “terra dei puri”.
Monsignor Saldanha stabilì il nesso fra la sorte della ragazza e quella dei cristiani sotto l’incudine della sharia. Domani a Roma si svolgerà la manifestazione per i cristiani in medio oriente (piazza santi Apostoli ore 21). Il pensiero andrà anche a Hina, la cui colpa era di lavorare in un bar dove si vendevano alcolici e di convivere con un italiano. Andrà anche a lei perché fra le vittime di questa furia anticristiana e decollante ci sono molti musulmani, mezzo milione in vent’anni di massacri e pulizie religiose. La manifestazione di Roma è infatti “per la libertà religiosa nel mondo”.

Daniela Santanchè domani sera ci sarà, insieme con Magdi Allam che questa manifestazione l’ha pensata e organizzata, dopo che giovedì era stata al fianco delle tante marocchine accorse a Brescia per il processo su Hina. C’era anche Dounia Ettaib, la vicepresidente delle donne marocchine in Italia assalita il giorno dopo a Milano: “Smettila o sarà peggio per te. Puttana”.

Santanchè si è spesa perché con Hina non venisse meno anche la battaglia per i diritti delle donne musulmane in Italia. “Mi è appena stata data la felice notizia che Dounia ha ottenuto la cittadinanza.
La vicenda di Hina è stata una svolta per tutti. A pochi metri dalle nostre case una giovane donna venne sgozzata perché non considerata una buona musulmana. Hina doveva diventare il simbolo dell’integrazione, era completamente integrata e come ha detto Nicholas Sarkozy, ‘la patria deve essere di chi la ama’. Abbiamo invece assistito al montare dell’indifferenza, grandi annunci e proclami ministeriali”. Santanchè chiede di raccogliere la richiesta che giunge dalla piazza di Brescia: “Non ha precedenti in Europa.
Chi non mette al centro della politica la libertà delle donne musulmane, non potrà mai parlare di convivenza civile”. E’ stata attaccata sul Secolo d’Italia da alcune esponenti di An, dimesse e quietiste quanto a difesa della libertà, a loro avviso la vicenda di Hina non dovrebbe essere trasformata in una battaglia di diritto. “Le parole le lascio al Secolo d’Italia” replica Santanchè. “Non sanno quello che dicono, io rispondo con i fatti. In tre giorni abbiamo ottenuto la protezione di Dounia e le donne immigrate non si sono sentite sole. Sarò a Roma per i cristiani in medio oriente, spero che cada il muro di silenzio. E’ positivo che ci siano donne di sinistra in questa battaglia”.

Souad Sbai, presidentessa dell’Associazione delle donne marocchine in Italia, dice che “la battaglia per i cristiani in medio oriente e quella per le tante Hina non si separano, è una grande medesima battaglia per la persona umana. Il fondamentalismo che uccide e perseguita i cristiani nelle terre arabe, una volta importato in occidente, si rivolta contro i suoi figli. Dobbiamo battere questo maledetto multiculturalismo che massacra le donne.
Gli estremisti hanno trovato un vuoto in occidente, hanno costruito la loro fortezza fanatica che riempiono con il multiculturalismo costruito in buona fede dagli intellettuali occidentali”.

Il ricatto ai cristiani di Gaza

Dal fronte della persecuzione cristiana in terra araba arrivano nuovi proclami di sottomissione. “I cristiani potranno vivere sicuri a Gaza solo se accetteranno la legge islamica, compreso il no agli alcolici e alle donne che vanno in giro con il capo non appropriatamente coperto” ha detto lo sceicco Abu Saqer, leader di Jihadia Salafiya, movimento di beneficenza attivo nella Striscia. I suoi uomini sono sospettati d’aver attaccato il mese scorso una scuola dell’Onu a Gaza dove ragazzi e ragazze avevano partecipato insieme alla stessa manifestazione sportiva. Nell’attacco era stata uccisa una persona.
Abu Saqer ha detto che i cristiani che a Gaza si impegneranno in “attività missionarie” “verranno trattati duramente”. “La Jihadia Salafiya e altri movimenti islamici garantiranno che scuole e istituzioni cristiane mostrino pubblicamente che cosa insegnano per essere sicuri che non facciano attività missionarie. Basta alcool per le strade. E tutte le donne, comprese le non musulmane, le cristiane, dovranno capire che in pubblico devono sempre coprirsi. Dovranno cessare anche le attività di bar, internet cafè e sale da gioco. Se andranno avanti, li attaccheremo duramente”.
Islam Shahawan, portavoce dell’ala armata di Hamas, ha aggiunto che “l’era della legge islamica è arrivata”.