venerdì, giugno 01, 2007

A SECRETIS, III

ovvero: visioni private

La sera dell'ultimo giorno del mese mariano, mentre su Raidue si concludeva la tanto deprecata trasmissine Anno Zero di Michele Santoro intorno al famigerato "Sex crimens and the Vatican" su Raiuno invece il serafico Bruno Vespa appariva alla Madonna di Fatima, verrebbe da dire se non chè qualcuno non ritenesse l'espressione blasfema.

L'antico volpone di un conduttore di Porta a Porta, rivolto all'eminentissimo cardinal Tarcisio Bertone che gli appariva "come in uno specchio" chiede "la busta" e ci manca poco che Bertone replichi come un Mike Bongiorno d'antan : "vuole la uno, la due o la tre?"
Il cardinal Segretario di stato, infatti, prima mostra la busta con il testo della traduzione italina del terzo segreto di fatima, ma non la apre e non la mostra; Bruno vespa legge la data sulla busta: 1967.
Poi apre la grande busta in cui era conservato il segreto presso il vescovo di Leiria e che nel 1958 fu trasferito al Sant'Uffizio "per conservarlo meglio".
All'intero una busta su cui Suor Lucia scrisse che "per ordine di Nostra Signora" il segreto poteva essere rivelato dopo il 1960 dal vescovo di Leiria-Fatima o dal patriarca di Lisbona. All'interno un'altra busta su cui la medesima veggente aveva scritto il medesimo "ordine" di Nostra Signora e poi finalmente ecco spuntare tra le candide mani del porporato -in prima visione mondiale- le originali quattro paginette del racconto della visione del vescovo vestito di bianco colpito a mortre da arma da fuoco e frecce.

Una prima considerazione di chi vede Porta a Porta è quella di scoprire che il terzo segreto nei piani di Nostra Signora non doveva per forza essere rivelato solo al papa.
Sul perchè il cardinal Ottaviani "in illo temore" disse che il segreto era composto di un solo foglio di venticinque righe, Bertone non sà proprio come spiegare un lapsus del genere. Inoltre per avvalorare il fatto che quello da lui presentato nel 2000 è l'unico possibile terzo segreto di Fatima (e non vi è un "quarto segreto")sostiene che Ottaviani non era l'unico oltre al papa a conoscere il testo del segreto ma era stato letto e discusso da tutti i cardinali membri della plenaria del sant'Uffizio.
Saremo anche noi ignoranti delle procedure inquisitoriali del sant'uffizio al pari dei giornalisti della Bbc ma questa è la prima volta in cui Bertone fa emerge questo aspetto della procedura che precedette la decisione giovannea di non rivelare il Segreto nel 1960.
Di una cosa però il telespettatore "veggente" di Porte a Porta che ha letto il libro di Socci si è convinto: che cioè è umanamente impossibile poter intravedere in controluce il testo del segreto addirittura attraverso tre diverse buste e sostenere tranquillamente che all'interno vi era un unico foglio con un testo di circa venti righe come invece affermò di aver fatto nel 1958 il vescovo coadiutore di Leiria-Fatima.

Post Scriptum: Ovviamente c'è la possibilità che la busta fosse un'altra come argomenta beatamente il buon Antonio Socci che Vespa non ha opportunamente invitato in trasmissione (per evitargli la scomunica dato che di fronte agli incalzanti "Perchè? perchè? perchè!!!" di Socci sicuramente Bertone avrebbe reagito con meno carità cristiana di Giovanna Melandri).

BERTONE NEL “VESPAIO” : "...a un certo punto il prelato mostra le buste che sono state aperte nel 2000, quando fu svelata la parte del terzo segreto con la visione del “vescovo vestito di bianco”. Ebbene, su queste buste manca qualcosa che doveva assolutamente esserci: una frase di papa Giovanni. Infatti monsignor Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, riferì in due interviste a Orazio la Rocca (Repubblica, 26.6.2000) e a Marco Tosatti (nel libro “Il segreto non svelato”) che quando – nel 1959 – papa Roncalli lesse il Terzo segreto e decise di secretarlo, disse allo stesso Capovilla di “richiudere la busta” scrivendoci sopra “non dò nessun giudizio” perché il messaggio “può essere una manifestazione del divino e può non esserlo”.

Ebbene dov’è la scritta voluta da Giovanni XXIII ? Nelle buste mostrate da Bertone non c’è. Dunque sta altrove..."

E poi: "...Bertone a “Porta a porta” ha fornito involontariamente un’ altra prova, ancora più clamorosa, che il “quarto segreto” esiste. Infatti della busta contenente il testo della visione ha dato le misure: “9 centimetri per 14”. Il prelato evidentemente ignora che dal 1982 all’Archivio del Santuario di Fatima è conservato un documento di monsignor Venancio il quale portò materialmente la busta col “quarto segreto” alla nunziatura per inviarlo a Roma. Il monsignore trascrisse le esatte misure della busta di Lucia che era di 12 centimetri per 18. Dunque dagli atti ufficiali risulta che quella era un’altra busta".

3 commenti:

Pandreait ha detto...

Ho registrato tale la puntata di Porta a Porta, privilegio che solitamente riservo alle tappe di montagna del Giro d'Italia,
e sono curioso di vedere se Vespa, noto sediario pontificio onorario, ha avuto il coraggio di invitare anche il "collega" Socci....

Duca De Gandia ha detto...

Grazie, Messer Andrea colendissimo, della benignità con cui ossequiate le mie ducali e aracnidi bagatelle.

Facendo voti che si allarghi l'eletto corteggio dei Palafrenieri pontifici mi protesto e mi prosterno qual sempre Vostro sventolatore di flabello:)

Paride de Grassi ha detto...

Il Cardinal Padrone farebbe meglio a imparare a vestirsi (ha sempre l'aria di un manichino o di un "servo muto" cui sono stati buttati addosso i vestiti la sera) e a tacere: ormai l'unico segreto che il Segretario mantiene è proprio quello di Fatima...