mercoledì, agosto 03, 2005

l'Amor che move il sole e l'altre stelle

Ovvero: Venne il giorno in cui mi spiegarono che ho Venere in Leone!



Il Sole di nascita in Leone ti rende una persona attiva, estremamente generosa e altruista, a volte un po' egocentrica. Sei un ottimo amico e un compagno affidabile.Ti piace essere al centro dell'attenzione, anche se a volte preferiresti essere invisibile per poter studiare meglio la situazione senza dover continuamente rimanere sulle difensive. L'apparente sicurezza, infatti, deve fare i conti con una sensibilità fortissima, che tenti di nascondere.

L'Ascendente in cuspide tra Gemelli e Cancro conferma questa tendenza: a una spiccata verve e senso dell'umorismo, nonchè a un' intelligenza vivissima e spietata, tipiche del Gemelli, fa da contrappeso una dolcezza insospettata, ben nascosta fra le pieghe del sarcasmo. E al lato cancerino si deve la tua personalissima e acuta visione del mondo.

La Luna in Scorpione accentua la sensibilità, che diventa quasi preveggenza: riesci a sentire le situazioni e le persone, anche se non sempre segui questi sottili canali di conoscenza, perchè l'aspetto razionale in te è molto forte. A volte ti incupisci all'improvviso, apparentemente senza motivo: sono i momenti in cui ti guardi dentro e tenti di fare un bilancio, cosa che ti risulta sgradita perchè preferisci sempre guardare avanti anzichè fermarti per tirare le somme.

Venere in Leone indica da un lato l'esigenza di un rapporto sentimentale esclusivo e totalizzante, di quelli che durano una vita, e dall'altro le caratteristiche della donna giusta: una leonessa che sappia difendere il vostro amore da tutti i pericoli, e che sappia cullare le tue malinconie con una buona dose di dolcezza. Ciò che cerchi in una relazione è essenzialmente stabilità: la tua quinta casa, quella che presiede alla famiglia, si trova infatti in Vergine, segno della razionalità e della concretezza. A conferma di tutto ciò, anche il Nodo Lunare e la Luna Nera si trovano in Vergine: non hai grilli per la testa, anche se a volte indugi troppo nella riflessione, cosa che ti risulta particolarmente congeniale. Sei una persona che pensa molto, che riflette su tutto, e questo è un punto di forza del tuo carattere, ma non devi eccedere.

martedì, agosto 02, 2005

sabato, luglio 09, 2005

Libri in valigia

Vita di Ipazio, Callinico, Città nuova

Bisanzio e la sua civiltà, Alexander Kazhdan Ed.Laterza

L’uomo bizantino a cura di G.Cavallo Ed Laterza

I Bizantini in Italia, Giorgio Ravegnati Il Mulino

La leggenda di Redenta Tiria, Salvatore Niffoi, Adelphi

Luglio, col bene che vi voglio...

Avevo tante cose su cui esprimere la mia inutile opinione, in quest'ultima settimana…

Volevo commentare la tristissima figura della premiata cantanteria italiana al Live 8 di sabato 2 luglio.
Per non parlare del dramma del pubblico presente al solo fine salutare la mamma e fregandosene del fatto che ogni volta che noi occidentali ricchi e superficialii schiocchiamo le dita ammazziamo sul colpo un bimbo povero e negro.

Io ho paura che un giorno non lontano anche un povero bimbo di colore - magari dopo che un missionario comboniano gli avrà servito spinaci in scatola - avrà l’energia per schioccare anche lui le dita, e mi fulmini sull’istante, mettendo fine alla mia vita prima ch’io abbia trovato un plausibile scopo.

Gli anglosassoni hanno un modo d’esprimere la loro dimensione pubblica inconcepibile per noi italioti.
Mettono nei pubblici proclami inneggianti alle virtù civiche, un patos ed una prosopopea che noi troveremmo solo ridicoli.
Esempio paradigmatico è Madonna che ad Hyde Park cantava “Like a prayer” tenendo per mano una donna africana “salvata” da LiveAid dell’ ’85. In versione quindi Madonna "delle grazie": era pur sempre il 2 luglio, no?
(Chi la capisce la battuta merita tutta la mia stima)


Meraviglioso il pubblico anglosassone: partecipe, sinergico, e soprattutto numeroso.

Oggi, dopo gli attentati terroristici a Londra vedo tutti i telegiornali che danno notizia delle italiche manifestazioni di solidarietà organizzate da sindaci ed associazioni religiose: come sempre quattro gatti che sembrano passare di lì per caso.

Avrei consigliato a Walter Veltroni di attendere alcuni giorni prima di pensare ad autocelebrare solenni esequie laiche. In una nazione dove in un giorno non è possibile nemmeno organizzare l’uscita di quattro amici per ritrovarsi intorno al tavolino di un Pub pseudo-scozzese, bisognerebbe spendere un po più di tempo per cercare di portare in piazza una “vera” manifestazione popolare di solidarietà ai sudditi di Sua Maestà britannica!

Avrei anche voluto fare un post che evidenziasse l’epurazione dell'espressione "anticristiano" del testo del telegramma di cordoglio che Benedetto XVI ha inviato al cardinale di Westminster…

Avrei voluto fare un post che commemorasse una di quelle ricorrenze che rammento solo io, come i 700 anni dalla morte del Beato Papa Benedetto XI (7 luglio 1305)

Avevo pensato di perdere tempo su un post che commentasse il nuovo stile dell’abbigliamento pontificio di Joseph Ratzinger, ed ho in serbo molte invettive sullo stile espressivo utilizzato da Vittorio Messori nel suo ultimo libro, che sono riuscito a terminare di leggere solo in virtù della mia devozione per Pio IX risalenti ai tempi non sospetti in cui si pensava lontana la sua beatificazione.
È inutile che Messori faccia l’introduzione di un testo di fine ottocento se poi il lettore non riesce a capire chi sia lo scrittore contemporaneo e chi no!

Ed a proposito di dibattiti sulle “capacità espressive”, sono stato privatamente interrogato se veramente io fossi un fan di Biagio Antonacci.

Avrei avuto voglia di spiegare la mia folgorazione sulla via di Antonacci.
Invero ho passato la mia adolescenza con Gianluca Grignani in qualità di demone tutelare.


Ma (forse) di tutto ciò scriverò al ritorno del mio lungo peregrinare verso la Figlia del Vento cinta dal mare.

Saluto con un ampio inchino i miei 4 lettori, di cui continuo a stupirmi della pazienza, e bacio devotamente la sacra pantofola di coloro che m’hanno temerariamente linkato.

Post Scriptum
Dato che starò lontano dal mio blog per tre settimane, vi dò il permesso di lasciare il vostro commento su tutti i post che vorrete "imbrattare", con la rassicurazione che i miei fulmini li vedrete scagliarsi solo ad agosto inoltrato...

mercoledì, luglio 06, 2005

IMPERA D'OCCIDENTE:

"Ecco come si presenta oggi l'Occidente: come una terra di penitenti che si battono il petto ogni volta che qualcuno gli sferra un colpo."

martedì, luglio 05, 2005

Il cappellone degli spagnoli/2


Zapaterolandia avanza!
Trasborda, come un rullo compressore travolge e stravolge il concetto di matrimonio.
La legge è stata approvata, già centinaia di coppie omosessuali son pronti a tirare fuori “le carte” necessarie per convolare a “giuste nozze” e poi “avere” tanti bebè che ancor più incrementino le gioie del focolare.
La legge è stata varata e la festa di battesimo è stata la sfilata dell’orgullo gay sabato 2 a Madrid.
“In testa al corteo la ministra della Cultura Carmen Calvo, gagliarda Andalusa poco meno che cinquantenne, è passata all’incasso. Se uno le chiede se teme il referendum che sembra volere l’opposizione, la signora, movendo appena la capigliatura e aggravando una ruga d’espressione nell’alzare le sopracciglia, replica con graziosa ironia: “Un referendum? Quale referendum? Guardi che il referendum l’ha già fatto il Parlamento”.
A un altro la ministra dice una cosa strana che intercetto ma credo di non capire: “Non si governa con la morale ma con la maggioranza, che è poi quel che ha deciso questa legge” (ma davvero morale e maggioranza sono concetti rivali?).
Poi, mirando dritta negli occhi dell’interlocutore, aggiunge quasi vendicativa: “Per la prima volta la Spagna non è arrivata in ritardo all’appuntamento con la storia”.
Come dire: tiè! Come dire: pensavate che eravamo un popolino di cafoni che mangiano jamòn serrano alle dieci di mattina e si sventolano con ventagli da quattro soldi? Di rozzi che si divertono con il sangue dei tori? Di buzzurre che danzano sevillanas al rumor di nacchere? Manco per niente. Abbiamo fatto una legge che voi ve la sognate, cari i miei europei della cippa, cari i miei compagni della Grande Sinistra europea sempre pronti a far lezione di politica a noi che siamo stati sotto la dittatura per quasi mezzo secolo e non smettete di ricordarcelo.
”
Così legge fra le righe degli eventi l’inviato del Foglio.

Questo stralcio di articolo mostra che è terribilmente cruda l’analisi di quel Joseph Ratzinger che, poco prima di diventare papa disse, e scrisse, che l’Europa odia se stessa. Gli europei occidentali non amano la propia storia. Non c’è orgoglio pèr la propria civiltà.
Se uno spagnolo – e se poi è il ministro della cultura!- è convinto che la Spagna sia sempre arrivata in ritardo nel consesso delle nazioni civilizzate... beh!, vuol dire che si vergona delle proprie radici ( che tra l’altro sono a doppio filo legate alla storia stessa della religione cattolica!).
Ma ci si immaginerebbe tanta sciatteria intellettuale da un ministro "europeo"- per quel che l'aggettivo possa, aimè, ancora significare!- della "cultura"? Per quel che il sostantivo "cultura"possa ancora significare.
E come se un italiano pensasse che le sue radici culturali siano: mafia, pizza e ‘manduline’: drammatico assai, io trovo. Drammatico assai.

lunedì, luglio 04, 2005

segni della fine del mondo/2

Dopo l'inabissarsi a Napoli del "Padre Pio", in Australia è crollato uno dei "Dodici Apostoli"

sabato, luglio 02, 2005

Breve compendio che spiega la necessità del Compendio

Ovvero :l’orrido Langone –sul Foglio del 30 giugno- si è prodigato in una divinamente ispirata
“Difesa delle formule della dottrina cattolica da imparare a memoria come si fa con le canzoni di Vasco Rossi”

1. Perché un compendio del catechismo?
*Perché il catechismo integrale pubblicato nel 1992 è un discreto macigno le cui dimensioni respingono i pigri e gli indaffarati.

2. Essendo l’accidia un peccato capitale non era meglio che i poco volenterosi fossero lasciati al loro destino?
*No, perché la Chiesa è cattolica cioè universale. Imitando Cristo si rivolge a tutti.gli uomini senza distinzione di lingua, colore, presunta moralità. Siamo tutti peccatori e Cristo è morto per salvare tutti.

3. Come mai il testo è strutturato a domande e risposte?
*La superbia dell’uomo.contemporaneo è una patina superficiale sotto la quale brulicano le domande di sempre sulla vita, sulla morte, sulla verità. Le risposte a queste domande le conosce solo la Chiesa: se non le fornisse commetterebbe una imperdonabile omissione.

4. Perché nell’introduzione si parla di un’eventuale memorizzazione del testo?
*Non c’è scienza senza ritenere ciò che si è inteso, come dice quel grande catechista di nome Dante.

5. Ma non si può ritenere senza ricordarsi le parole precise?
*Si può ma è più difficile. Gli spettatori dei concerti di Vasco Rossi seguono in coro le loro canzoni preferiti, favoriti dalla metrica, dalla rima e appunto dalle parole precise. Se non ci si ricordano le parole o non ci di ricorda niente o si fa una fatica doppia per ricordare qualcosa.

6. Perché nel compendio ci sono molte immagini sacre?
*Le immagini sacre sono lo splendore del cristianesimo, piacciono agli stranieri, agli analfabeti, a chi si è stancato di leggere e a chi ama la bellezza.

7. Perché le immagini appartengono tutte a maestri del passato dal Beato Angelico a Jan van Eick?
*Perché gli artisti contemporanei sono in ritardo col loro tempo, sono ancora così impegnati a dissacrare che non si sono accorti che il modo è stato già abbondantemente dissacrato e che il loro apporto non è più determinante.

8. Perché l’unico artista presente con due opere è El Greco?
*Questa scelta forse inconsapevole ma certamente ispirata testimonia il nostro acceso desiderio di riunione con i greci e in generale con i fratelli ortodossi.

9. Qualora le chiese orientali riconoscessero il magistero petrino dovrebbero rinunciare ai loro splendidi riti?
*No di certo, Roma non intende assolutamente uniformare i riti perché sa che la ricchezza liturgica è anche una ricchezza spirituale.infatti nel Compendio sono presenti due bellissime preghiere della tradizione bizantina e siro-maronita.

10. Qualcosa nel Compendio poteva essere fatto meglio?
*Ogni opera umana è perfettibile e il Compendio non va confuso con la Bibbia, che è ispirata dallo Spirito Santo. Ad esempio i Dieci Comandamenti, citati in varie forme all’interno del testo, potevano essere riportati in appendice, a fianco delle altre formule di dottrina cattolica, per facilitarne la memorizzazione.

11. A proposito, c’è chi ha criticato la traduzione della fede in formule?
*È stato Massimo Cacciari che ha letto tanti libri ma forse non il più bel titolo di Raymond Cerver, “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Un cristianesimo ridotto a dichiarazione d’amore, con un amore la cui accezione è scritta da ognuno a modo suo, in breve tempo diventerebbe una babele di sentimenti diversi, in comunicanti e conflittuali. Quello che conta è l’acqua, certo, ma senza la bottiglia si spanderebbe in terra e non potrebbe dissetare.

12. Perché il Compendio è rilegato?
*Perché deve rimanere molto a lungo nelle nostre case e deve essere letto o anche solo consultato di frequente senza che si rovini.

13. Perché è disponibile in due formati?
*Come la Chiesa si rivolge ad ogni singolo uomo il Compendio si rivolge ad ogni singolo lettore, con le sue diverse esigenze. C’è chi preferisce i caratteri grandi, molto leggibile, chi invece dà la priorità alle piccole dimenzioni, magari per infilarlo in borsetta. L’edizione tascabile serve anche perché nessuno possa giustificare il mancato acquisto con l’alibi del prezzo inaccessibile: solo 9,50 euri.

14. Perché si trova in vendita anche negli autogrill e nei supermercati?
*Perché Cristo va portato ovunque ci siano uomini, anche se appaiono in altre faccende affaccendati. Il Compendio dovrebbe essere regalato ai detenuti nelle carceri e messo e messo a disposizione dei clienti negli alberghi, specie in questa stagione di vacua vacanza.

15. Perché le preghiere sono anche in latino?
*Perché il latino è la lingua universale del sacro così come l’inglese è la lingua universale del profano. Non è straniero il paese in cui si può entrare in una chiesa e recitare insieme a persone fino a quel momento sconosciute la stessa Ave Maria. Per gli italiani e in generale i popoli di lingua neolatina è anche un modo per annaffiare e rincalzare le proprie radici, linfa e speranza delle nostre foglioline.

Chiaro Conciso e Compendioso



Alla vigilia della festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo il sovrano pontefice “ccioiosamente” regnante ha approvato “motu proprio” il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Non è un nuovo catechismo, ma un mega riassunto del Grande Catechismo, pubblicato nel 1992, che fu elaborato da un comitato presieduto dall’allora cardinal Ratzinger il quale ha anche supervisionato la stesura di questo “Bignami”della dottrina cattolica. Infatti Joseph Ratzinger ben due volte compare nell’introduzione: come papa e come cardinale presidente della speciale commissione.
Sicuramente la promulgazione da parte di Benedetto XVI di questo “sacrosanto bignami” pone un eccelso sigillo sulle sue ultra decennali battaglie “per confermare i fratelli nella fede” e pone quest’atto solenne quasi aurora radiosa del suo prezioso ministero che ora ha da svolgere per chiarire a tutti -cattolici e no- ciò che è conforme con 2000anni di mentalità cristiana e ciò che le è estraneo nonostante gli strati di pennellate spiritualistiche di tanto attuale pensiero pseudocattolico.

Il Compendio è stato indirizzato “ai Cardinali, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi”,e per ciò simbolicamente donato papa ad alcuni prelati; in primis al suo braccio destro nella stesura del Catechismo (e del suo Compendio), ovvero l’arcivescovo di Vienna Cardinal Schoenborn di cui noi, -sine pudore- caldeggiammo l’elezione al Soglio.
Ma nella cerimonia tenutasi nella Sala Clementina il 28 giugno, Benedetto XVI ha consegnato il Compendio anche ad allegre famigliole con tanto di "gremlins" al seguito, proprio ad evidenziare visivamente che oltre che al clero questo catechismo è particolarmente indirizzato al popolo di Dio.
“Plebi Dei”: come si legge nella dedica di Sisto III alla sommità del mosaico dell’arco trionfale in Santa Maria Maggiore, anche quello sublime catechismo per il popolo.
Popolo che devesi intendere nel senso più sanguigno, e non nell’accezione colta dei teologi.
Popolo dei fedeli intesi come plebaglia anagraficamente cattolica ma tanto ignorante del cristianesimo ed irrazionalmente nemica dei “divini misteri”.
Per noi plebe cristiana scristianizzata è pensato il Compendio.
Proprio per chi comprerà il catechismo solo per posizionarlo in bella vista nella libreria accanto ai volumoni dei classici della letteratura che non si sono mai letti. O magari verrà sfogliato pruriginosamente per vedere che si dice riguardo al sesto comandamento, nella speranza che poi per sbaglio cada l’occhio sulle pagine che parlano della preghiera e del rapporto interiore con Dio.
E Amen.

venerdì, luglio 01, 2005

about a boy/7

Finalmente la figura genitoriale se ne è andata.
Non prima però di far scelta scorta di prodotti alimentari ad altissimo contenuto calorico non proprio adatti ad una dieta estiva, al fine di nutrire la propria prole.
Ho tentato di spiegare alla figura parentale che ormai la prole ha raggiunto una soddisfacente percezione del proprio “io e delle sue voglie” da renderlo abile a procacciarsi autonomamente il cibo in un qualunque supermercato; ma un tale linguaggio, aimè, non è intelleggibile per una figura parentale del meridione d’Italia.

giovedì, giugno 30, 2005

mercoledì, giugno 29, 2005

segni della fine del mondo



Nel buio delle prime ore del giorno, nel Golfo di Napoli, nel tratto di mare fra le isole di Ischia e di Procida, c’è stata una collisione fra la nave cisterna “Audace A”, che trasportava acqua potabile da Napoli all’isola di Ventotene, ed il peschereccio “Padre Pio” che è subito affondato trascinando nell’abisso i tre membri dell’equipaggio.

Forse che Dio ci ammonisca?
Ma noi non ce ne accorgeremmo.

Rido di me, di te, di tutto ciò che di mortale c'è e che mi piace Tanto tanto tanto

Che stai facendo? Come sai ti stavo aspettando adesso.... come sai non faccio altro da un po'

Che cosa cerchi? Iris tra le tue poesie ho trovato qualcosa che parla di me.

Hai uno scopo? Bisogna dire la verità! nessuno dice la verità ho una gran voglia di vivere desiderare, decidere.

Dove ti trovi? Mi hanno rubato la libertà,
è a pochi metri la libertà
sono innocente è un equivoco,
fatemi uscire da qui, fatemi uscire da qui!
liberatemi, liberatemi le mie mani devono applaudire liberatemi,
liberatemi qui c'è buio non so quando è domani
liberatemi (liberatelo!)
liberatemi (liberatelo!)
LIBERATEMI!!

E come vivi? sono piegato di fronte a questa vita
io sono, sono un prigioniero
e poi non vede, non vede la mia pena
non capisce i miei pensieri
non vede come viviamo non vede che non amiamo.
Signor Capitano dove sono le risposte alle tante lettere spedite
e poi mi dica, mi dica dove siamo e che stiamo ancora aspettando...
non vede come viviamo, non vede cosa facciamo non vede non crede...
Liberatemi, liberatemi
dalla noia e dalla confusione, liberatemi, liberatemi

Di dove sei? Certe volte guardo il mare, questo eterno movimento,
ma due occhi sono pochi per questo immenso
e capisco di esser solo
e passeggio dentro il mondo
ma mi accorgo che due gambe non bastano per girarlo e rigirarlo

Qual è il tuo aspetto? Vorrei pesare come Biagio Antonacci

A cosa pensi? Che differenza c’è… tra amare e farsi male … che differenza c’è?

Qual è il tuo impegno? Dicono che col tempo arriverò a far convivere io e te l’amore

Ed il tuo tempo? Questo sono io
eppure inizio bene ma non so finire
rifaccio cose che dovevano servire a non ricadere
per non pagare più lo stesso errore...

Che risultati hai? Non e' mai stato facile, non e' mai stato subito

Come va il mondo? Angela questo è un mondo di merda... Non per quello che fai! Non per quello che sei...

Che cosa fai? PREGO,
e spunto un no
PREGO, e scelgo un si'
PREGO, dovresti farlo anche tu
Non e' mai stato subito

Quando sei in forma? Vorrei cantare come Biagio Antonacci.
Vorrei vestirmi come Biagio Antonacci.
Firmare autografi alle fan, riempire i palasport
E fare quel che fa Biagio Antonacci

Innamorato? Vorrei convivere con Biagio Antonacci

E lei ti ama? Noi non ci facciamo compagnia

Che dice il cielo? Certe volte guardo il cielo
i suoi misteri e le sue stelle ma sono troppe le mie notti passate senza di te per cercare di ricordare
ma se è vero che ci sei vado in cerca dei tuoi occhi io non ho mai cercato niente e forse niente ho avuto mai

E la chitarra? Se fossi la mia piccola chitarra se mi fai del male ti posso anche scordare
avrei sei corde da suonare un plettro per godere elettrica di notte e classica di giorno ma tutto questo non sei
ma tutto questo non sei peccato, peccato...

Sei felice? Sappi amore mio che un brutto tempo non è sempre un temporale

Hai distrazioni? Solita sera e la solita tribù. Tu che mi dici: stai sempre con i tuoi?

E la salute? Non c’è niente che scorre... senza mai devastare non c’è un cuore che non morirà

Cosa ti piace? Solo Biagio Antonacci.

Tra il dire e il fare? Purtroppo io non sono Biagio Antonacci!


ps: Simone Cristicchi, I'm crazy for you!

sabato, giugno 25, 2005

santo in anticipo

Il TG1 delle 13:30 ha dato notizia, con un puntuale servizio giornalistico, della solenne messa celebrata in "una parrocchia romana" (la basilica di sant'Eugenio) della memoria liturgica di san Josèmaria Escrivà de Balaguer da parte del "prelato" dell'Opus Dei, Javier Hechevarrìa.
Celebrazione dell'Apostolo della spiritualià del lavoro, invero in anticipo, poichè il fondatore dell'"Opera" moriva improvvisamente il 26 giugno 1975 proprio tra le braccia di don "Javi":l'attuale prelato dell'Opus Dei, ed esattamente il 26 giugno è stata fissata la festa liturgica.
Si ricordava infatti, da parte del devoto giornalista, che il giorno successivo la celebrazione sarebbe stata presieduta dal cardinale opusdeista Herranz mentre a Milano la commemorazione sarà tenuta dal cardinale Tettamanzi ed a Bologna dall'arcivescovo Caffarra.
Mi chiedo - seriamente - se telepace o radio vaticana abbiano dato spazio alla "notizia".
Io non capisco dove stia il rilievo giornalistico dell'evento.
Non ho mai sentito sui telegiornali nazionali dare rilievo alle celebrazioni anniversarie dei patroni d'Italia.
Non ho mai sentito al TG1 dare notizia della messa che ogni 31 luglio celebra "il generale" dei Gesuiti nella chiesa del Gesù, o delle messe celebrate dal Rettor Maggiore dei Salesiani sulla tomba di don Bosco.
Forse la notizia è che "el padre" ha commemorato "el Fundadòr" con un giorno d'anticipo?
Ma già che c'era il lodevole giornalista - numerario o soprannumerario che sia - poteva pure spiegarci che cosa aveva da fare monsignor Echevvarria il 26 da costringerlo ad anticipare la pia cerimonia!

Post scriptum: Sancte JosephMaria, Ora pro me
In concomitanza con le elezioni presidenziali in Iran, nel monastero presso cui svolgo il "volontariato in servizio civile" si è svolta l'elezione della madre badessa.
Mi chiedo:
"C'è forse un gemellaggio?"

venerdì, giugno 24, 2005

giovedì, giugno 23, 2005

SANTO SUBITO

Oggi la Chiesa commemora San Lanfranco; indomito vescovo difensore dei sacri diritti della Santa Chiesa.

Molti auguri di Buon Onomastico all'adamantino LaPalisse

Pera et impera

ovvero:
Discorso del cardinal Ruini per la presentazione de “L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture”:l'ultimo libro del cardinale Joseph Ratzinger prima di diventare Pontefice (e con un'introduzione vergata dal Presidente del Senato Marcello Pera).

Discorso tenuto a ROMA, il martedì 21 giugno 2005 presso il Palazzo Wedekind.



"Quello che presentiamo è l’ultimo libro del Cardinale, e teologo e uomo di pensiero, Joseph Ratzinger, libro che esce quando egli è già divenuto Papa Benedetto XVI: di qui la trepidazione con cui mi accingo al mio odierno compito. Il titolo del libro è davvero emblematico: “L’Europa di Benedetto”, che è proprio il nome che il nuovo Papa ha scelto per sé, con un sottotitolo che precisa trattarsi dell’Europa nell’attuale crisi delle culture.

In effetti Joseph Ratzinger dell’Europa si è occupato a fondo, non solo in questo libro, affrontando i nodi decisivi della cultura europea, in rapporto al cristianesimo che in Europa ha ricevuto la sua impronta culturale e intellettuale storicamente più efficace e resta pertanto intrecciato in modo speciale all’Europa stessa (cfr p.35).

Proprio questo legame è però oggi in discussione e rischia di esser tagliato, non per motivi accidentali ma per la logica interna della razionalità che sembra dominare in Europa: una razionalità che l’Autore definisce scientifica e funzionale. E’ questa la forma attuale e apparentemente compiuta dell’illuminismo moderno: per essa è razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre nella prassi questo illuminismo si definisce sostanzialmente attraverso i diritti di libertà, con la libertà individuale come valore fondamentale che misura tutti gli altri e con la conseguente esclusione di ogni possibile discriminazione ai danni di qualcuno.

Nel quadro di questa forma di razionalità Dio non esiste o quanto meno non può essere accertato e perciò ogni riferimento a Dio va escluso dalla vita pubblica. Analogamente vien meno la coscienza morale come categoria valida in se stessa: dato però che una morale è comunque indispensabile per vivere, essa viene in qualche modo recuperata, non facendo riferimento a ciò che è in se stesso bene o male, ma soltanto al calcolo delle conseguenze, utili o dannose, dei nostri comportamenti (cfr pp.35-37).

La vera contrapposizione, l’eventuale scontro delle culture, non è allora tra le grandi religioni, che alla fine hanno sempre saputo vivere le une con le altre, ma tra questa razionalità puramente scientifica e funzionale e le grandi culture storiche. In questa chiave l’Autore affronta anche la questione del rifiuto delle radici cristiane dell’Unione Europea: una tale razionalità pretende infatti di essere universale, cioè valida per tutti, e compiuta in se stessa, ossia autosufficiente, e come tale esclude che il cristianesimo possa essere a sua volta un elemento determinante nella costruzione dell’Europa di oggi.

Proprio questa pretesa nel libro che presentiamo viene discussa in profondità. Joseph Ratzinger riconosce volentieri i valori dell’attuale cultura, come la libertà religiosa, i diritti dell’uomo, la democrazia, ma, al di là delle difficoltà pratiche di realizzarla dappertutto, mette in evidenza i suoi limiti intrinseci: è una cultura positivistica e antimetafisica, basata su una limitazione della ragione che è utile e necessaria nelle scienze empiriche, ma che non può essere universalizzata né è in grado di proporsi come autosufficiente.

Essa taglia infatti le radici che ha nella memoria dell’umanità e alla fine fa a meno dell’uomo stesso, riducendolo a un prodotto della natura, come tale non libero e suscettibile di essere trattato come ogni altro animale: si ha così un totale capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione dell’uomo e della sua libertà. Anche sul piano pratico, la libertà individuale che non discrimina, per la quale tutto è soltanto relativo al soggetto, diventa facilmente un nuovo dogmatismo perché esclude ogni altra posizione, che può essere lecita soltanto finché rimane subordinata e non in contraddizione con questo criterio relativistico: in tal modo diventa inammissibile l’espressione pubblica di un giudizio morale.

Dopo l’analisi critica, l’Autore avanza la sua proposta positiva, che parte da una premessa cara al teologo Joseph Ratzinger fin dal suo libro giovanile Introduzione al cristianesimo. Il cristianesimo è cioè la religione del Logos, che fin dalle origini ha individuato i propri precursori non tanto nelle altre religioni quanto nell’antico illuminismo filosofico, nella verità piuttosto che nella tradizione, e si è posto non come religione di Stato bensì come religione della libertà della fede.

In seguito il cristianesimo è certamente diventato anche tradizione e religione di Stato ed è stato merito dell’illuminismo moderno aver riproposto, spesso in polemica con la Chiesa, i valori originari del cristianesimo ed aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il significato storico del Concilio Vaticano II sta nell’aver nuovamente evidenziato la profonda corrispondenza tra cristianesimo e illuminismo, cercando di arrivare a una riconciliazione tra Chiesa e modernità (cfr pp.57-59).

Proprio l’essere religione del Logos è però la forza attuale del cristianesimo, di fronte a una cultura che dà il primato a una natura irrazionale di cui l’uomo e la sua ragione sarebbero soltanto un sottoprodotto. Infatti la razionalità dell’universo non può essere spiegata ragionevolmente sulla base dell’irrazionale e perciò il Logos, l’Intelligenza creatrice, rimane l’ipotesi migliore (cfr pp.59-60 e 122-124).

Se mi è lecita una piccola riflessione, avevo anch’io sostenuto questa tesi in due articoli pubblicati su Repubblica nel 1993 e poi ripresi nel libretto Le ragioni della fede. Questo Logos in Cristo crocifisso si è manifestato come amore e solo come amore ci mostra in concreto la via, il cammino per la piena realizzazione della nostra esistenza, come il Cardinale Ratzinger aveva spiegato più ampiamente nel suo libro Fede Verità Tolleranza.

E tuttavia l’uomo con le sue sole forze non riesce a fare completamente propria questa “ipotesi migliore” del Logos creatore; anzi, nell’attuale clima culturale vi riesce meno che nel passato (sebbene anche nel passato già esistesse una tale difficoltà, come emerge dal primo capitolo della Lettera di San Paolo ai Romani: cfr pp.115-119). Egli rimane infatti prigioniero di una “strana penombra” e delle spinte a vivere secondo i propri interessi, prescindendo da Dio e dall’etica. Soltanto la rivelazione, cioè l’iniziativa di Dio che si manifesta all’uomo e lo chiama ad accostarsi a lui, ci rende pienamente capaci di superare questa penombra.

A questo punto Joseph Ratzinger avanza, come credente, la sua “proposta ai laici”, che è lo sbocco naturale di questo libro. Nell’epoca dell’illuminismo si è tentato di definire le norme morali essenziali, le regole del vivere insieme, “etsi Deus non daretur”, cioè anche nel caso che Dio non esistesse: era questa in qualche modo una necessità storica, al tempo delle guerre di religione che insanguinavano l’Europa.

Ma ciò ha funzionato finché le convinzioni fondamentali del cristianesimo sono rimaste chiare e condivise tra i nostri popoli. Oggi però non è più così e il tentativo di plasmare il mondo facendo a meno di Dio ci conduce ad accantonare l’uomo (logicamente, del resto, perché se Dio non c’è diventa difficile sostenere che l’uomo sia più di un pezzo della natura). Joseph Ratzinger propone allora di capovolgere l’assioma: anche chi non riesce a trovare la via razionale per accettare Dio, cerchi comunque di vivere, ossia indirizzi la sua vita, “veluti si Deus daretur”, come se Dio ci fosse (vedi la celebre scommessa di Pascal): “così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgente bisogno” (pp.61-63).

Ho presentato abbastanza organicamente il primo dei tre saggi di cui si compone il libro, quello pronunciato a Subiaco il 1° aprile scorso. Il terzo saggio è una lezione tenuta non molto prima a Bassano del Grappa, dal titolo “Che cosa significa credere”: esso completa il primo, mostrando come la scelta di credere, anche in se stessa, non sia certo meno plausibile della scelta opposta.

L’Autore fa questo partendo da una fenomenologia della fede reciproca tra gli uomini implicata nella vita quotidiana, per arrivare alla fede in Dio soprattutto attraverso l’analisi critica dell’atteggiamento contrario oggi prevalente, che non è l’ateismo (avvertito come qualcosa che supera i limiti della nostra ragione non meno della fede in Dio) ma è l’agnosticismo, che sospende il giudizio riguardo a Dio in quanto razionalmente non conoscibile.

Joseph Ratzinger critica questo atteggiamento non soltanto perché i limiti delle scienze empiriche non possono essere automaticamente considerati come limiti di tutto l’uomo e di tutta la sua intelligenza, ma specialmente perché l’agnosticismo non è concretamente vivibile, è un programma non realizzabile per la vita umana. Il motivo è che la questione di Dio non è soltanto teorica ma eminentemente pratica, ha conseguenze cioè in tutti gli ambiti della vita.

Nella pratica sono infatti costretto a scegliere tra due alternative: o vivere come se Dio non esistesse, oppure vivere come se Dio esistesse e fosse la realtà decisiva della mia esistenza (Dio infatti, se c’è, non può essere un’appendice, ma l’origine, il senso e il fine dell’universo, e dell’uomo in esso). Se agisco secondo la prima alternativa adotto di fatto una posizione atea e non soltanto agnostica; se mi decido invece per la seconda alternativa adotto una posizione credente: la questione di Dio è dunque ineludibile (cfr pp.103-114).

A conclusione, l’Autore presenta la fede “soprannaturale” nella rivelazione di Dio (in analogia alla fede naturale tra gli uomini) e il suo ancoraggio anzitutto a Gesù Cristo, alla conoscenza che egli ha del Padre, e quindi ai Santi, che hanno seguito Cristo in questa conoscenza di Dio, con la possibilità di seguirlo anche per noi, se il nostro cuore rimane sincero ed aperto. Il saggio centrale di questo libro è più breve e concretizza il discorso su un punto fondamentale, quello del diritto alla vita in Europa: affronta cioè il tema dell’aborto, spiegando perché non bisogna rassegnarsi, in quanto l’aborto rimane un “piccolo omicidio”, che come tale ci porta a smarrire l’identità umana e a far prevalere il diritto della forza sulla forza del diritto.

Più in profondità c’è un problema morale, prima che giuridico, quello della capacità di guardare all’altro, di accogliere l’altro, di trattare l’altro – ma alla fine anche noi stessi – come persona e non come cosa, così come Dio tratta e accoglie ciascuno di noi: non per caso queste pagine (81-91) si intitolano “Decisivo è lo sguardo”.

A questo punto dovrei esporre le mie valutazioni, ma rinuncio volentieri, perché mi identifico nelle riflessioni e proposte dell’Autore, che sono penetranti e chiare e quindi facili da comprendere, pur nel carattere impegnativo degli argomenti trattati. Mi identifico con esse non soltanto e nemmeno principalmente perché il Cardinale Ratzinger è ora diventato Papa Benedetto XVI (sebbene in tutta la mia vita abbia cercato di accogliere con apertura di spirito le parole dei Papi e abbia trovato in esse ricchezza e gioia), ma semplicemente perché, in quanto persona che si sforza di pensare, condivido la diagnosi che l’Autore propone e le indicazioni che offre per dare risposte valide agli interrogativi del nostro tempo.

Desidero ora ascoltare anch’io il Presidente Pera, di cui ho molto apprezzato l’Introduzione a questo libro"

lunedì, giugno 20, 2005

Arrivato a lavoro trovo abbandonata sul tavolino una copia di uno di quei giornali gratuiti che la mia collega avrà preso la mattina presto in metropolitana.
Lo sfoglio. Nell’ultima pagina, trovo una frase scritta di suo pugno da Virginia:

Extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia

La Sagrada Familia

“Tiengo gana de ablar” della “muy grande” manifestazione di ispirazione cattolica che ha solcato le strade di Madrid sabato 18 giugno 2005.
Vorrei plaudire alla volontà di fare una battaglia culturale a difesa del matrimonio naturale.Non crociate contro qualcuno, ma il dovere di difendere l’intangibilità del significato antropologico proprio della cellula base della società umana.

Se posso esprimere un parere, sul raduno di un milione e mezzo di spagnoli nelle piazze di Madrid, per me è stato un mezzo fallimento.
Non tanto perché è stata fatta passare come manifestazione omofoba. Non perché l’opposizione parlamentare ha appoggiato l’iniziativa del “forum spagnolo della famiglia” in ordine sparso.
Nemmeno perché il Partido Popular ha ormai misconosciuto l’originaria ispirazione cattolica per paura di non essere considerato “la casa dei moderati”.
Questo mio parere si fonda sul procedere in ordine sparso dell’episcopato cattolico, dando il fianco così a coloro che ridimensionano il tutto ad un gretto scontro (= giochetto) dell’opposizione in vista di prossime elezioni “regionali”, o di un capriccio irrazionale dei clericali bigotti e oscurantisi contro gli zapateriani illuministi!
La mancanza di unanimità della conferenza episcopale trasformerà una manifestazione a difesa dell’accezione tradizionale di famiglia, concezione non solo cattolica ma laicamente condivisibilissima, in un alterco da sacrestia. Cioè un evento senza alcun spessore culturale.

Uno sforzo per formare in un popolo di cattolici “per sentimento” una coscienza critica sul significato e sulle conseguenze del desarroyo culturale zapateriano, verrà definito: ingerenza clericale, ghettizzato come posizione, oscurantista, antistorica e nemmeno troppo “Katholica” nel senso letterale di “universale”, dato che molti insigni prelati non hanno benedetto tale manifestazione.
Si dirà, per bocca dei cattolici “democratici” che ci sono in Spagna dei vescovi “adulti” che non si sono schierati con quella piccola, minoritaria feccia oscurantista degli eredi di Torquemada.

Di questo “tiengo gana”, o meglio, ne avrei avuto “gana” di scrivere ma non posso, perché in questi giorni sono continuamente assillato dalla presenza in casa di una “figura parentale”: come asetticamente si deve dire nell’Era Zapatero.

sabato, giugno 18, 2005

Munificentissimus Deus

Quando il Sommo Pontefice “ccioiosamente” regnante ha saputo che i duemila dipendenti, ed i duemila pensionati, del Vaticano hanno ricevuto una elargizione ‘una tantum’ di 1000 euro in occasione della morte di papa Woytjla, ha decretato la concessione d’un emolumento della medesima somma per i medesimi dipendenti – e per gli ex dipendenti -, a ricordo della propria esaltazione alla suprema sede.

giovedì, giugno 16, 2005

La bedda Matri del quorum immacolato

Ovvero: stralci di iperdulia al tempo del referendum sulla legge 40

L’orrido Langone non pago della sua preghierina quotidiana, sul Foglio di martedì 14 giugno, ringrazia le Madonne di Calabria per "le rinfrescanti percentuali" referendarie con delle
“Litanie per quorum non ricevuto”


“Santa Maria della Catena, hai pregato per noi, tu che hai rotto la catena del peccato referendario, questo imbestialirsi che sembrava infinito: unità, repubblica, divorzio, aborto…
Madonna Greca, hai pregato per noi, tu che mille anni fa hai attraversato il mare per essere raccolta dalle mani di un pastore sulla spiaggia di Capo Rizzuto.
Quando sembrava che la traversata del deserto non dovesse avere più fine, se non con le nostre ossa calcinate al sole, ci hai fatto raggiungere un’oasi dove finalmente possiamo bere, riposare e fare scorta d’acqua, peperoncini, Cirò Rosso e soppressata. Quando ripartiremo sarai per noi la stella del mattino, l’unica sempre visibile a dispetto dell’inquinamento luminoso. Seguendoti non perderemo più la strada.

Santa Maria di Modena, hai pregato per noi, tu che con Modena intesa come città emiliana sazia, disperata e assenziente non centri nulla, tu che sei fuggita da Metone o Motone o Modena del Peloponneso al tempo delle lotte iconoclaste per rifugiarti in vista dello Stretto, tu che oggi ci ricambi per aver avuto cura della tua icona, per l’amore che ci hai fatto pregare infinite volte davanti alle sante e venerande immani di te e di tuo figlio, oggi ci premi per aver sempre detestato l’arte astratta, le idee astratte, le parole astratte. Noi dissenzienti che a costo di farci chiamare ostinati e retrivi abbiamo sempre detto religione e non religiosità, Spirito e non spiritualità, uomo e non umanità.

…Santa Maria Achiropita, hai pregato per noi, tu che non sei stata dipinta da mano umana ne concepita o concepente attraverso umano membro, Regina sine labe originali concepta, tu Madonna di Rossano,città che onora come poche il quarto comandamento con la liquirizia Amarelli che si tramanda di padre in figlio dal pre-borbonico 1731, turris eburnea che nemmeno i poverini che cercavano nella Bibbia un precedente eterologo sono riusciti a sporcare…

Madonna di Polsi, hai pregato per noi, tu che lassù sull’Aspromonte attiri vino, pane di grano, carne d’agnello e di capretto, sangue di maiale bevuto ancora caldo, acqua della montagna, preghiere, tarantelle.
Giù dall’Aspromonte, contro il quorum, hai mescolato accortezza e accidia, siccome le vie del Signore sono infinite e tutto fa brodo e c’è da dire che il brodo stavolta è venuto particolarmente bene.

Madonna del Soccorso, hai pregato per noi, auxilium cristianorum, tu che sei Signora del Marchesato di Crotone ti sei insignorita di tante teste vuote, penzolanti, pericolanti…
Santa Maria di Lauro, hai pregato per noi, da Sorrento a Scalea hai trasformato i seggi in quadri di De Chirico: piazze vuote. Che il tuo alloro non sia la nostra vittoria ma il profumo della salvezza per tutti, anche delle femmine pagane ignare del fatto che i sacrifici umani sono duemila anni che non servono più.”

Talebano, mio Talebano!

Ovvero: L'Araldo del sacro quorum

“… i referendum sono stati vinti dal peggiore egoismo…
Non dal cardinal Ruini o da “Scienza e vita”, ma dall’apatia, dal disimpegno politico e civile, dal menefreghismo; hanno contribuito a questa fasulla vittoria i bacchettoni e i talebani di casa nostra.

… in una democrazia vera, non possono essere i menefreghisti a decidere per tutti, non si può permettere a una maggioranza di disinteressati alla politica, che è la maggiore di coloro che non sono andati a votare, di decidere per tutti gli altri, altrimenti il “partito degli astensionisti” dovrebbe contare anche dell’assegnamento dei seggi parlamentari…
Se coloro che non votano “decidono” i referendum, dovrebbero “decidere” anche in materia di leggi, di programmazione e di bilancio dello Stato; ed un giorno potrebbero anche arrivare ad eleggere il “vuoto”, di uno dei seggi assegnati agli astensionisti, alla seconda o terza carica dello Stato che forse potrebbe risultare anche migliore di quelle attuali”
don Vitaliano Della Sala, “Noi sconfitti loro vincitori effimeri”, Liberazione, 14 giugno.

“Forse”? Forse il vuoto potrebbe risultare migliore al vertice dello Stato? Finalmente un dubbio, un giudizio “moderato”.
Però: che gran testa di minchia che è sto prete!
Ancora, senza vergogna, si continua a far finta che elezioni e referendum popolare siano la stessa cosa! A misconoscere la verità più palese! A travisare la lettera e lo spirito delle norme costituzionali.Ad indignarsi contro quel popolo bue di cui loro si sono fatti voce.
Infatti sanno solo muggire e sbuffare.

Stupisce ed addolora che chi lotta per il popolo, a nome del popolo, in realtà lo disprezza, lo consideri una massa informe, ebete, allo Stato di Natura.
Soprattutto un prete del meridione, dovrebbe cercare di capire le ragioni – o se preferite i sentimenti – di quelle masse meridionali che hanno disertato le urne. Avere simpatia e passione per la gente del sud invece di volerlo “civilizzare” ad immagine dei frequentatori dei salotti radical chic della sinistra cui don Vitaliano è ormai introdotto.
Don Vitaliano mi fa pena: mi dà l’idea di uno che vorrebbe togliere dalle pareti dei suoi “parrocchiani” il calendario di Frate Indovino,il quadro della Madonna di Pompei e di Padre Pio per installarvi quelle grandi, immense, bianche, asettiche librerie che arredano le case di "quei" borghesi di sinistra: i soli ad essere democratici; i soli - probabilmente per don Vitaliano - degni di rispetto e di stima.

martedì, giugno 14, 2005

umili di quorum

Certo è che noi del Sud abbiamo fatto proprio una bella figura come astensionisti! Penso che il merito sia da attribuire alla forma mentis del meridionale il quale più che "Persona" "fisica" o "giuridica", si considera ESSERE UMANO.

domenica, giugno 12, 2005

venerdì, giugno 10, 2005

Dillo con parole di Ruini!

Pongo qui per mia meditazione uno stralcio dell’intelligente epitome astensionista: “ABECEDARIO degli Astensionisti…” che ho trovato sulla prima pagina del Foglio, venerdì 10 giugno 2005.

“A come Astensionisti. “Il si è sbagliato, il no inadeguato. È un referendum dannoso e bisogna renderlo inutile, vanificarlo, sterilizzarlo. È una trappola. Il modo migliore di affrontare il referendum è quello di ridurre il danno che può comportare: la strategia passa attraverso la richiesta ai cittadini di non partecipare al voto. Non è lo strumento referendario, che si riduce ad un secco sì o no a consentire la realizzazione di una soluzione giusta ed equilibrata su questo tema”.
Piero Fassino, 3 maggio 2003, referendum sull’articolo 18

A come Astensionisti. “Il 15 maggio non andrò a votare per il referendum: la mia è una scelta personale, consapevole e attiva, e pienamente in linea con i diritti della Costituzione che non a caso individua un quorum. Il referendum è stato un grave errore, oltre che uno strumento inefficace e discorsivo. Agli italiani non dico niente, ma so che i cittadini sanno scegliere, come hanno dimostrato in precedenti consultazioni referendarie. (…) L’unico strumento efficace è la legge: non esistono alternative o scorciatoie”.
Sergio Cofferati, 12 maggio 2003, referendum sull’articolo 18

[…] A come Astensionisti. “Il referendum è dannoso e deve essere reso inutile, il non partecipare al voto è una delle possibilità. (…) Il referendum è una cosa demenziale, che non stà in piedi. Bisogna depotenziarlo: è negativo perché sia nel caso di vittoria del si che in quello di vittoria del no ne deriverebbero direttamente o indirettamente conseguenze non desiderabile. Nessuno obbliga ad accettare una domanda malposta (…) Il paese non può cadere in questa trappola del referendum”.
Pierluigi Bersani, a nome della segreteria dei DS, 29 aprile 2003, referendum sull’articolo 18
“Il non voto al referendum non è l’effetto di una crisi democratica o della pigrizia di cittadini accaldati. Gli elettori hanno compiuto una scelta largamente consapevole”.
Pierluigi Bersani, 17 giugno 2003, dopo il referendum sull’articolo 18
[…]
A come Astensionisti. “La Costituzione per questo tipo di consultazione ha esplicitamente previsto la possibilità di un rifiuto della maggioranza dei cittadini, stabilendo che se non si raggiunge il 50 per cento dei suffragi validi degli aventi diritto, il voto è nullo… Perché non vincano i si bisogna che tutti coloro e non solo una parte che sono ostili ad una richiesta referendaria, o la considerano non meritevole nemmeno del proprio interesse, siano computabili. Cioè facciano numero insieme”.
Marco Pannella, 12 aprile 1985, referendum sulla scala mobile
[…]”

mercoledì, giugno 08, 2005

Genetically correct...
ovvero: "Duca Graffiti"

Diceva Wittgestein (quello vero!): ‘Noi sentiamo che persino nell’ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto una risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati’

martedì, giugno 07, 2005

Il Cappellone degli spagnoli

OVVERO:
Perché la Chiesa spagnola si è condannata alla sterilità culturale
La dura autocritica di uno scrittore cattolico, Ullante Fabo



Madrid. “I cristiani oggi sono deboli nel ‘possesso’ della verità: crediamo debolmente in Dio, lo amiamo poco e speriamo poco. È da questa originale debolezza che nasce la nostra ‘ingenuità culturale’ che è anche ‘sterilità culturale’. Oggi non siamo più un popolo. Questo è il punto”.
A Josè Antonio Ullante Fabo non difetta certo il senso auto-critico, quando gli si chiede di descrivere il momento, sicuramente non facile, attraversato dalla Chiesa spagnola.

…opinionista noto nel suo paese, Ullante Fabo quando parla di “ingenuità” e “sterilità culturale” dei cristiani ha in mente un esempio negativo preciso, “Il Codice da Vinci”. Tanto che al bestseller anticattolico e specificamente anti Opus Dei – e in Spagna la cosa ha il suo peso – ha dedicato un puntiglioso libro di confutazioni storiche e teologiche…

“C’è tanta gente che si dice cattolica ma che non conosce più il senso della sua unità. Concretamente, davanti ad un attacco evidentemente blasfemo, come è nei suoi contenuti ‘Il Codice da Vinci’, tanti cristiani hanno inconsciamente giudicato che la letteratura sia un terreno eticamente ed intellettualmente neutro”.

Per lei, invece non è solo una questione letteraria.

“Questo è l’aspetto più interessante, e drammatico, da evidenziare: l’ingenuità di cristiani che non capiscono che la difesa della verità merita i nostri sforzi. Ma non mi interessa tanto confutare Dan Brown. Ciò che ho inteso fare è stato riflettere insieme ai lettori. Io non voglio dialogare solo con i lettori cristiani: non credo che la menzogna faccia del male soltanto a loro…”



Se usciamo dal terreno letterario, sembra che una stessa difficoltà a contrastare le scelte e le politiche “anticattoliche” del governo Zapatero stia investendo anche la Chiesa spagnola:

“Ci troviamo di fronte ad un dramma che noi cristiani postmoderni non vogliamo accettare: il fatto che dalla nostra fede sorge una visione del mondo non complementare ad altre, ma esclusiva. Siamo deboli perché invece vogliamo trovare un compromesso per sciogliere la radicale contrapposizione (scomoda) tra dogma e mondo”.

In Spagna la Chiesa cattolica è un’istituzione rispettata e ancora socialmente forte. Eppure, sembra che poi, nella vita pubblica, manchi la forza per incidere sulle cose importanti.

“Non più! La Chiesa in Spagna oggi non riesce a confrontarsi con il potere anticristiano. E allora, in che senso si può dire che è rispettata? Non si può rispettare la Chiesa e distruggere la legge naturale. Ed è questo che sta accadendo in Spagna. Ma la questione importante, nel nostro paese, non è soltanto reagire contro ogni atto contrario alla fede, ma fare esame di coscienza e vedere fino a che punto siano stati proprio i cristiani a propiziare questo stato di cose, con il loro ‘tradimento’ della verità. Certo, si trova ancora, ogni tanto, qualche vescovo che protesta contro le leggi contrarie alla morale cristiana, ma manca una vera riforma interiore”.

L’Opus Dei, così duramente attaccata da “Il Codice da Vinci”, ha in Spagna un ruolo importante nell’educazione dei giovani, così come gli istituti di insegnamento gestiti da religiosi sono molti. Come mai, allora, proprio le generazioni più giovani sembrano allontanarsi dalla Chiesa?

“Anche se non si vive della fede, si può avere una ammirazione grande per Gesù. Ma accontentarsi di un’educazione che propone solo una ‘ammirazione’ è il peggior crimine che possiamo commettere, e si traduce in una maledizione: la sterilità e l’inconsistenza intellettuale, cioè, l’irrilevanza sociale dei cristiani. In questo senso è vero che la Spagna ha molte istituzioni educative che portano l’etichetta cristiana, ma non producono negli alunni più che una simpatia cristiana. Ma Cristo non è venuto per guadagnarsi la simpatia degli uomini, ma la loro vita: la testa e il cuore”.


Il caso de “La mala educacion” di Pedro Almodovar, è un altro “segno dei tempi” piuttosto inquietante circa il rapporto tra Chiesa spagnola e società, non crede?

“È innegabile che oggi la cultura spagnola sia dominata da un laicismo a tratti feroce.
Io rifletto sul fatto che, forse, in paesi dove è assente la grande tradizione cattolica della Spagna è più facile che esista qualcosa di simile a una ‘morale laica’. Invece la Spagna è così legata alla sua fede che può essere soltanto una società cattolica, o una società apostata, cioè anticristiana”.

(Da p.2 de IL FOGLIO di Mercoledì 1 Giugno 2005)

lunedì, giugno 06, 2005

about a boy/6

Oggi sono andato alla posta per dettare il mio primo telegramma.

Come ognuno può immaginare nell’epoca dei telefonini e di internet c’è un motivo preponderante per cui si opta per spedire un telegramma...

Rassicurazioni generali

Roma è la citta dei continui restauri.
Passi davanti ad un palazzo, davanti ad una chiesa dove stanno allestendo i ponteggi e ti rendi conto che saranno passati non più di cinque anni da quando stavano smontando – in abbondante ritardo! – le impalcature dei restauri giubilari.
Comunque i grandi restauri di fine secolo hanno contribuito all’invenzione degli enormi teloni che imitano il prospetto dell’edificio sottratto alla visione. E credo sia assai deludente per uno che probabilmente ha la possibilità di porre piede nell’Urbe un’unica volta nella vita trovarsi trinità dei monti incelofanata con un’enorme immagine di Ghandi o di una golf in mezzo. Sì perché i restauri vanno pure finanziati, il problema è trovare una pubblicità appropriata e la cosa diventa assai ardua in contesti ecclesiastici.

Ma questa prima metà del 2005 è stato lo scenario di uno dei casi più clamorosi di ironia involontaria che la storia della cartellonistica possa vantare.
Non so se avete presente i “propilei piacentiniani”, cioè i due edifici gemelli che strozzano via della Conciliazione separandola dalla piazza Pio XII, che si dilata nell’abbraccio del colonnato berniniano.
Or dunque, l’edificio di sinistra – guardando verso la basilica di San Pietro – che stà perciò dal lato opposto al Palazzo Apostolico è da mesi imballato per restauro. Tre enormi cartelli pubblicitari dell’INA, Assitalia si parano proprio di fronte al palazzo papale, ed al centro ben visibile dalle finestre dell’appartamento pontificio si staglia l’enorme quesito:
AMMETTILO,
ALLA
PENSIONE
ALMENO
UNA VOLTA
L’ANNO
CI PENSI
ANCHE TU
.

Il povero debilitato Wojtila s’è affacciato… e c’è rimasto secco.

Nei giorni della sede vacante gli enormi cartelli pubblicitari sono stati coperti da bianchi teloni laici e da bianco-gialli teloni clericali. C’è chi sostiene perché avrebbe dato alle Assicurazioni Generali maggior pubblicità di quella per cui avevano pagato, ma io credo per paura che qualcuno scoprisse la causa scatenante del malessere del defunto pontefice.

Passati i festeggiamenti per l’elezione di Benedetto XVI le braghe d’occasione sono calate riproponendo la subdola pressione dimissionaria costantemente di fronte agli occhi dell’ultra settantottenne pontefice:
“Papa Ratzie, resisti!”

sabato, giugno 04, 2005

Cento colpi di Referendum prima di andare a dormire
Roberto Villetti: chi era costui?
Nessuno di importante: il vicepresidente dello SDI.
Di che cosa?
Di un partito, credo.Ma non è importante questo.
Egli è preso da me in considerazione solo come una manifestazione dell’italiano medio; una “signora mia” prestata alla politica che sul Giornale del 31 maggio 2005 bolla come “inopportuno” l’incoraggiamento del gioiosamente – anzi: Cciojosamente!- regnante Benedetto XVI alla posizione ufficiale della Conferenza episcopale italiana sui referendum abrogativi della legge 40 del 12-13 giugno successivo.

Se invece che in Italia il referendum si fosse svolto in un altro Paese, secondo lei il papa sarebbe intervenuto?
“Non credo. Penso che sia stato mal consigliato dal vescovo Ruini e magari da Marcello Pera. Doveva essere salvaguardato. In questo modo Benedetto XVI è diventato non solo un attore politico tra i vari leader che intervengono nello scontro politico, ma anche nella scena cattolica, che come sappiamo è divisa su questi referendum”
Cambierà qualcosa tra i cattolici?
“Non credo. Per fortuna l’invito del papa non è stato accompagnato da nessuna minaccia di scomunica. Saremmo tornati ai tempi oscuri della Chiesa. Gianfranco Fini colpito da scomunica, bè … non sarebbe stato opportuno”.


C’è grande confusione, su cosa sia “opportuno” nel pubblico e civile dibattito referendario.
Si ha poca conoscenza di cosa sia una “scomunica” e soprattutto – di conseguenza - si ignora cosa sia la “comunione ecclesiale”.
Si hanno idee personalissime di come si comporti la Chiesa, e ci si meraviglia – e a molti dispiace – che il Papa non lanci scomuniche e non proclami crociate.

La scomunica è cosa assai seria, drammatica, e direi tragica, per un credente. È l’attestazione ufficiale dell’aver abbandonato la fede professata dalla Chiesa.
Ma dato che la Chiesa cattolica non condivide la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, dato che la dottrina cattolica condanna qualsivoglia concepimento “in vitro”, sia esso compiuto in ossequio ai dettami della legge 40 sia a prescindere da essa, non vedo su che basi possano essere lanciate scomuniche, anatemi ed interdetti su chi andrà a votare pro o contro i quattro quesiti referendari!

C’è un’abissale differenza tra la posizione ufficiale della Chiesa cattolica, e della Chiesa cattolica italiana, nelle campagne referendarie su divorzio e aborto e la posizione attuale dell’episcopato italiano sul referendum sulla legge 40.



C’era una volta un parlamento della repubblica italiana che approvo il divorzio?
Allora prontamente degli agguerriti democristiani duri e puri raccolsero le firme per il referendum abrogativo.
E la CEI?
Ovviamente essendo il divorzio contrario alla fede cattolica, ed essendo all’epoca quasi tutti gli italiani coniugati col rito di santa romana Chiesa, la Conferenza episcopale cercò di aizzare i fedeli a difesa del sacro vincolo del matrimonio. Dunque i vescovi erano per il Si, Pannella per il No.

Il parlamento italiano permette l’aborto “terapeutico”?
I soliti cattolici duri e puri raccolsero le firme per abrogare la 194.
E la CEI? Essendo l’aborto contrario alla morale cattolica, i vescovi italiani scesero in campo, a difesa della sacralità della vita umana, con in testa un vigoroso papa Wojtyla non ancora impallinato.
Il Papa era per il Si, la Bonino per il No.

Il parlamento italiano approva una legge sulla procreazione assistita?
Sarà che non ci sono più i cattolici duri e puri ma stavolta a raccogliere le firme per abrogare una legge dello Stato in palese contrasto con il dogma cattolico ci pensano Pannella e la Bonino.



La Chiesa cattolica ha chiara la percezione di essere ormai “minoranza” in Italia, culturalmente ed eticamente: c’è ormai nella testa dei cattolici un pensiero che non è più conforme alla fede che si sostiene di professare.
Non è ragionevolmente possibile per i vescovi italiani lanciarsi in una contestazione della legge 40 perché una tale posizione non avrebbe alcun peso politico. Non si può bandire una crociata contro la procreazione in vitro facendosi carico della posizione politica di uno sparuto numero di anime pie che obbediscono alla “retta dottrina” di contro a oltre 50 milioni di cittadini italiani che sono sì cattolici ma a modo loro.

I cattolici avranno pure l’ideale del martirio ma non sono mai stati dei kamikaze. Nel medioevo i pontefici indicevano le crociate perché si pensava di poterle vincere e non per gusto masochistico! E poi, ripeto, i vescovi non possono fare crociate a difesa della legge 40 – come piacerebbe assalissimo ai radicali!- perché non è una legge cattolica! Nella nostra società attuale, di fronte ad una tematica di questo tipo l’unica posizione opportuna, conveniente, saggia, e mirante a “portare a casa il risultato” che la Chiesa cattolica che è in Italia può avere è quella astensionista!
Non c’è necessità di stracciarsi le vesti se il cardinal Ruini ha rivelato il segreto di Pulcinella: l’invalidità del referendum se manca il quorum del 50% degli aventi diritto al voto.

In realtà non ci voleva un grande intuito visto che nell’ultimo decennio tutti i partiti dell’arco costituzionale hanno più volte invitato ad astenersi dai vari referendum propinateci dai raccoglitori di firme. E se l’astensione caldeggiata da Ruini è una posizione immorale, come pontificano tanti leaders politici, mi chiedo come facciano loro a guardarsi ancora allo specchio senza avvampare di vergogna.

martedì, maggio 31, 2005

INGERENZA UMANITARIA

Cari fratelli, il nostro legame ha d'altronde una precisa radice, che è quella che unisce tutti i Vescovi del mondo al Successore di Pietro, ma che in questa nazione assume un vigore speciale perché il Papa è Vescovo di Roma e Primate d'Italia. …

Il rapporto dell'Italia con la fede cristiana infatti, non soltanto risale alla generazione apostolica, alla predicazione e al martirio di Pietro e di Paolo, ma anche attualmente è profondo e vivo.

Certo, quella forma di cultura, basata su una razionalità puramente funzionale, che contraddice e tende ad escludere il cristianesimo e in genere le tradizioni religiose e morali dell'umanità, è presente e operante in Italia come un po’ ovunque in Europa.
Qui però la sua egemonia non è affatto totale e tanto meno incontrastata: sono molti infatti, anche tra quanti non condividono o comunque non praticano la nostra fede, coloro che avvertono come una tale forma di cultura costituisca in realtà una funesta mutilazione dell'uomo e della sua stessa ragione. ...




Un terreno decisivo, per il futuro della fede e per l'orientamento complessivo della vita di una nazione, è certamente quello della cultura.
Vi chiedo dunque di proseguire nel lavoro che avete intrapreso perché la voce dei cattolici sia costantemente presente nel dibattito culturale italiano, e ancor prima perché si rafforzino le capacità di elaborare razionalmente, nella luce della fede, i molteplici interrogativi che si affacciano nei vari ambiti del sapere e nelle grandi scelte di vita. Oggi la cultura e i modelli di comportamento sono inoltre sempre più condizionati e caratterizzati dalle rappresentazioni che ne propongono i media…

Una questione nevralgica, che richiede la nostra più grande attenzione pastorale, è quella della famiglia.
In Italia, ancor più che in altri Paesi, la famiglia rappresenta davvero la cellula fondamentale della società... E tuttavia anche in Italia la famiglia è esposta, nell'attuale clima culturale, a molti rischi e minacce che tutti conosciamo.
...
Nel medesimo spirito siete attualmente impegnati a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine dei Pastori per ogni essere umano, che non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine, come ci insegna il nostro Signore Gesù Cristo nel suo Vangelo e come ci dice la stessa ragione umana.

lunedì, maggio 30, 2005


"ASTENDE" NOBIS!

domenica, maggio 29, 2005

L'allodola di Frisinga



"Che significa per me il Corpus Domini?
Anzitutto il ricordo di un giorno di festa, nel quale era presa assolutamente alla lettera l’espressione che Tommaso d’Aquino ha coniato in uno dei suoi inni per il Corpus Domini: «Quantum potes, tantum aude», devi osare tutto ciò che puoi per tributargli la lode dovuta... Questi versi richiamano d’altra parte alla memoria una frase che aveva formulato il martire Giustino già nel secondo secolo. Nella sua presentazione della liturgia cristiana egli scrive che chi la presiede, cioè il sacerdote, nella celebrazione eucaristica deve elevare al cielo preghiere e rendimenti di grazie «con tutta la forza di cui dispone».

Nel Corpus Domini tutta la comunità si sente chiamata a questo compito: si deve osare tutto ciò che si può.
Sento ancora il profumo che emanava dai tappeti di fiori e dalle betulle verdeggianti; appartengono a questi ricordi anche gli ornamenti presenti in tutte le case, le bandiere, i canti; sento ancora gli strumenti a fiato della banda locale, che in questo giorno osavano talvolta più di quanto potessero; sento lo scoppio dei mortaretti con cui i ragazzi esprimevano la loro prorompente gioia di vivere, ma con cui nelle vie del villaggio proprio in questo modo salutavano Cristo come un capo di Stato, anzi come il capo supremo, come il Signore del mondo. L’indefettibile presenza di Cristo veniva celebrata in questo giorno come una visita di Stato che non trascura, si potrebbe dire, nemmeno il più piccolo villaggio.

Il Corpus Domini ci rinvia anche alle questioni sollevate dal rinnovamento liturgico, con le sue prospettive teologiche.

È giusto – ci chiedevamo – celebrare una volta all’anno l’Eucaristia come una visita di Stato fatta dal Signore del mondo, con tutte le manifestazioni tipiche di una gioia trionfale?
Ci veniva poi ricordato che l’Eucaristia fu istituita nella sala dell’Ultima Cena e che è da lì che prende i connotati permanenti della sua celebrazione. I segni del pane e del vino, scelti dal Signore per questo mistero, richiamano l’attenzione sul gesto del ricevere.
Il modo corretto di ringraziare per l’istituzione dell’Eucaristia è perciò la stessa celebrazione eucaristica, nella quale celebriamo la sua morte e la sua resurrezione e da lui siamo edificati in Chiesa vivente. Tutto il resto sembrava un vero e proprio fraintendimento dell’Eucaristia.
Vi si aggiunse anche l’allarmata resistenza a tutto ciò che aveva sapore di trionfalismo, che non sembrava conciliabile con la coscienza cristiana del peccato e con la tragica situazione del mondo.
E così la celebrazione del Corpus Domini divenne imbarazzante." (...)

Joseph Ratzinger

venerdì, maggio 20, 2005

Santa anche subito!




Ieri sera ho avuto finalmente la gioia di ammirare in un dibattito politico televisivo: Daniela Santanchè.
Questa celeberrima deputata di Alleanza Nazionale, signora delle feste e dei salotti milanesi a me nota per la “Daniela Santanchè Story” che ha imperversato nei mesi estivi sulla “colonna ruffiana” del Foglio.
La signora ha difeso la legge 40, cui ha contribuito fattivamente alla stesura. Avendo a che fare con i “professionisti della politica”, lei “professionista dei salotti buoni”, lasciando da parte i massimi sistemi filosofici, ha cercato di mostrare il “buon senso” che presiede alla legge.
La deputata Santanchè capisce bene che su questi argomenti dovrebbe prevalere il “senso comune”: c’è un limite biologico per la donna, la medicina può dare una mano a rimanere incinta, e la legge consente di manipolare gli embrioni concepiti in provetta con i medesimi limiti stabiliti per gli embrioni concepiti alla vecchia maniera.
Che c’è di così tanto difficile da capire? Sembra dire la Onorevole Santanchè, gingillando le vistose gioie che ne adornano il bel personale.
Mi è sembrato che avrebbe avuto la voglia di dire: è abbastanza semplice capire come trattare un embrione, è molto più difficile e complicato sapersi muovere tra le posate ad un pranzo di gala!
Ed è tremendamente vero, io penso.

Gli Elfi alla Seconda Crociata



Sembra che Legolas abbia una specie di cugino non platinato, un certo Balian di Ibelin che se non avessi la certezza che realmente sia esistito un crociato con questo nome (imparentato per vie traverse con la famiglia reale di Gerusalemme), non avrei avuto dubbi che Ibelin potesse essere una località della “Terra di Mezzo” e che Balian fosse un buffo amico di padron Frodo.
Comunque il sapore epicheggiante non è dissimile ma trasportato in un ambientazione più “meridionale” dove si dissolvono i draghi ma al loro posto ci sono i sanguinari Templari, le città turrite su vette altissime si trasformano in basse cittadine polverose – ma per questo non meno turrite -, gli elfi diventano castani, gli orchi si umanizzano e si islamizzano.

Anche il Bene ed il Male si meridionalizzano, e quindi si relativizzano come concretamente accade in tutti i meridioni; poiché solo negli algidi regni dell’epopea il Bene ed il Male non si confondono.

Non so se Ridley Scott abbia mai sentito parlare di un vero meridionale d.o.c. come Sant’Agostino, ma vorrei vedere nella "politicamente corretta" morale di “Kingdom of Heven”, un pallido riflesso del pensiero del vescovo di Ippona che avvisava della tremenda fatica, ma della esistenziale necessità , di infondere nel regno terrestre l’immagine della “Gerusalemme Celeste”.

lunedì, maggio 16, 2005

about a boy /5

Sono riuscito a riportare al cinema Virginia de Leiva.
Andare al cinema con una persona che non sopporta lo stare fermi seduti in poltrona, e preferisce affittarsi i dvd, è un’impresa quasi impossibile.
Così dopo sei mesi ho avuto il piacere di condividere la visione di un altro film “strano” con la mia “collega” di monastero.

"La Caduta": un film imperdibile!

Ho insistito con Virginia sul fatto che era un film che da solo non sarei mai andato a vedere - figurarsi che io sobbalzo sulla sedia vedendo Harry Potter! - : avevo bisogno di avere accanto una persona dal carattere forte che ispirasse senso di protezione. L’argomentazione l’ha fatta molto sorridere.
- Ah si? Ti è andata bene allora: pensa se avessi dovuto lavorare con quelle nostre colleghe smorfiose!
- Per me non cambiava assolutamente nulla! Sarebbero state loro a non resistere: dopo un mese sarebbero corse da Gianluca ad implorare di essere spostate il più lontano possibile dalla mia persona.
- Hai ragione, ah! Ah!
Ridiamo insieme.
Ormai ci conosciamo abbastanza. E mi mancherà molto al termine di questi 12 mesi di lavoro. Stiamo bene insieme come tanti compagni di banco delle Medie che poi l’anno dopo cambiato corso di studi, o più banalmente si cambia banco, l’intensità della relazione interpersonale muta inesorabilmente.
Non credo proprio che avremmo occasione di risentirci dopo.
Ci saluteremo tra ampi sorrisi, una stretta di mano, ma anche da parte mia una stretta un po’ più avvolgente di una semplice stretta di mano.
Un bacio sulle sue diafane guanciotte, un suo arrivederci a presto a cui io farò finta di credere ingenuamente.

giovedì, maggio 12, 2005

"Diario" di un curato di campagna (referendaria)


Ovvero: La pietà per i cuori malvagi



Fecondazione eterologa?
Maria disse si.

Non ho resistito a dare un’occhiata al numero monografico di “Diario” che “laicamente” nelle intenzioni, ma laidamente nei fatti, tira in ballo la Madre di Dio ed il frutto benedetto del ventre suo.
Il concepimento “per virtù” dello Spirito Santo è la manifestazione stessa della divinità di Cristo e quindi fu oggetto di difesa ed esaltazione da parte dei Padri della Chiesa.
L’unicità della nascita di Gesù è sintomo dell’unicità della sua missione e di conseguenza ha da subito interrogato il cristianesimo primitivo sull’unicità fisica e spirituale della maternità di Maria. Dice infatti Sant’Agostino: “Virgo tua gloria parto!” La tua gloria, o Vergine, [scaturisce] da dal tuo parto, ti viene da Colui che hai partorito!

Il fatto che ci siano state nei primi secoli del cristianesimo dispute veementi sulla verginità di Maria - prima, dopo, e soprattutto durante il parto - non scaturirono solo dalla ginecofobia di un clero maschile e celibe ma dal fatto che il miracolo del parto della Vergine Maria e delle modalità miracolose di questo parto avevano molto da dire sull’identità del Partorito: “il frutto benedetto del tuo seno, Gesù”.

Nei racconti di come andarono i fatti, i cosiddetti “Vangeli dell’infanzia” - nei primi capitoli di Matteo e Luca - non c’è nulla che faccia riferimento a quella mitologia pagana che pullula di donne mortali ingravidate prodigiosamente da una divinità; per la verità più racconti boccacceschi e per nulla sacri misteri ispiranti devozione.
I racconti degli evangelisti sono modulati secondo la tradizione spirituale ebraica, e solo sotto questa modalità interpretativa acquistano profondità e senso.
Matteo “attacca” con una genealogia in cui si rincorrono una sfilza di nomi che a noi dicono ben poco ma che per la prima comunità di ebrei convertiti al cristianesimo, cui Matteo indirizza il suo vangelo, evocava l’Alleanza di Dio con il suo popolo, da Abramo, passando per Davide arrivando a Giuseppe di Nazaret.
Per la mentalità ebraica dell’epoca, il padre “genera” i figli, ma non certo per partenogenesi. È evidente che quando si dice che “Abramo generò Isacco, Isacco Generò Giacobbe, etc”, non si vuol dire che Abramo partorì Isacco ed Isacco partorì Giacobbe ma si vuol significare che la legislazione ebraica dell’epoca considerava il riconoscimento legale da parte del padre fondamentale per inserire il neonato a tutti gli effetti nella stirpe paterna, anche se geneticamente non era il figlio di quell’uomo.
Matteo scrivendo ai giudeo-cristiani non scrive che Giuseppe generò Gesù.
Perché no? Dato che all’epoca, per la cultura dei lettori di quel vangelo, il bambino riconosciuto legalmente come proprio, anche se si trattava di bambino “eterologo” - per così dire -, il fatto era considerato ininfluente sia dal punto di vista legale sia religioso?
“Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù”.
Con questa espressione apparentemente innocua si vuol chiaramente esprimere un evento completamente nuovo che travolge le leggi della natura del concepimento e della generazione umana.
Poi si può anche non avere alcuna fede nell’Incarnazione del Figlio di Dio ma, con l’occhio dell’esegeta, non si può negare che attraverso il suo linguaggio semitico era quello il nocciolo del messaggio che l’estensore del Vangelo secondo Matteo voleva bypassare.

Ma veniamo al non ebreo evangelista Luca: medico, di cultura greca, che scrive per una comunità cristiana greca; forse che nel suo racconto dell’incarnazione ci sono echi della mitologia greca?
Innanzi tutto il fatto che Luca non fosse israelita non vuol dire che fosse distante dalla mentalità e dalla cultura ebraica; parla greco come chiunque, nel mediterraneo orientale, avesse un’istruzione ma Luca è siriaco, cioè di una stirpe semitica che popolava suppergiù l’area dell’attuale Libano-Siria- Giordania. Parla quindi il siriaco che è una variante dell’aramaico, la lingua materna di Gesù e degli Apostoli.

Dietro al racconto di Luca c’è l’idea teologica che con Gesù inizia una nuova alleanza tra Dio e l’uomo, più perfetta della precedente. All’inizio del suo Vangelo Luca infatti pone due annunciazioni. L’annuncio della nascita di Giovanni il Battista al sacerdote Zaccaria, avviene all’interno del Tempio di Gerusalemme.
Zaccaria dubita delle parole dell’angelo Gabriele, immagine della “durezza di cuore”di Israele. Di contro c’è la fede perfetta di Maria che dicendo “si” diventa il tempio vivente della nuova alleanza all’interno del quale viene ad abitare Dio stesso. Le allusioni ai passi biblici che parlano della consacrazione del tempio di Salomone ed all’arca dell’alleanza sono evidenti – se si hanno minime conoscenze bibliche – sia nel racconto dell’Annunciazione, sia nella visita ad Elisabetta. Quindi nessuna influenza dei miti pagani ma pressanti allusioni ai “miti fondativi” del giudaismo!

In fondo l’idea di un’opera monografica e divulgativa sulla figura della Madonna non è per nulla malvagia, anzi! Come infatti dimostra l’interessantissimo brano tratto da un saggio dell’attuale rabbino capo di Roma: Riccardo Di Segni, per l’appunto testo non composto per l’occasione, che si interroga sulle possibilità di conciliare l’interpretazione del concepimento verginale di Maria alla luce del concetto rabbinico di verginità mestruale. Per il resto la rivista accoglie ben poco di culturalmente valido.

Lo scopo degli ideatori di “Diario” è parlare dei referendum sulla procreazione assistita. Ma non si vuole “dimostrare” che Maria si è sottoposta a procreazione assistita; assistita dallo Spirito Santo ma pur sempre procreazione assistita. Testuali parole!Infatti le argomentazioni sulla causa della gravidanza di Maria sono molto dissimili, vista la varietà dei punti di vista raccolti: lo scopo è più sottile. Si vuol far intendere al lettore/votante che su certi argomenti delicati come il concepimento, e sul concepimento stesso di Gesù Cristo, non c’è univocità di vedute! La posizione della Chiesa Cattolica sulla gravidanza della Madonna – e di conseguenza di ogni donna - è solo una possibile interpretazione, invero poco intellettualmente sensata perché “dogmatica”.
Bisogna evitare quindi, per il bene della stessa fede, che il credente accettando i dogmi della Chiesa, alimenti “un cieco fideismo che educa le persone a credere a qualsiasi cosa (e ad ubbidire a qualsiasi precetto)”.
Ma quali sono questi precetti la cui osservanza da parte dei cattolici angustia tanto per esempio chi scrive sotto lo pseudonimo Giuseppe di Spirito Santo?
Tiro ad indovinare: le indicazioni del Cardinal Ruini sull’astensione dal voto referendario?

Una cosa comunque i redattori di “Diario” l’hanno azzeccata: l’immagine di copertina! Hanno scelto il dipinto di una Madonna di un pittore dell’avanguardia russa, dal titolo quanto mai appropriato: “La Madre di Dio, pietà dei cuori malvagi”!

In linea con la bimillenaria tradizione della devozione mariana ognuno giustamente invoca l’intercessione della Santa Vergine in base alle proprie necessità.

martedì, maggio 10, 2005



Cosa ci vuol dire allora la Festa dell’Ascensione del Signore?

Non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo.
L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti; perché, in fondo, anche gli astri sono fatti di elementi fisici come la terra. L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio.
Egli – il Figlio Eterno – ha condotto il nostro essere umano al cospetto di Dio, ha portato con sé la carne e il sangue in una forma trasfigurata.
L’uomo trova spazio in Dio; attraverso Cristo, l’essere umano è stato portato fin dentro la vita stessa di Dio. E poiché Dio abbraccia e sostiene l’intero cosmo, l’Ascensione del Signore significa che Cristo non si è allontanato da noi, ma che adesso, grazie al Suo essere con il Padre, è vicino ad ognuno di noi, per sempre.
Ognuno di noi può darGli del tu; ognuno può chiamarLo. Il Signore si trova sempre a portata di voce.
Possiamo allontanarci da Lui interiormente. Possiamo vivere voltandoGli le spalle. Ma Egli ci aspetta sempre, ed è sempre vicino a noi.(...)

venerdì, maggio 06, 2005

la retta via

Ad un mese dalla morte, Sassari è la prima città italiana ad intitolare una strada a Giovanni Paolo II. Sbocca in piazza Luigi Giussani.

Amicus Plato sed magis amica Santippe

Vorrei qui cogliere l’occasione per plaudire all’autorevole guru informatico che rettamente gongola per essere stato, dal Sole 24ore, inserito nell’augusta triade dei “decani” della blogosfera:
Gianluca Neri Decano;
Mantellini Vice-Decano;
Luciano Giustini Camerlengo!


Caro Gran Camerlengo,
sono certo che questa cooptazione ti renderà ancora più simpatico a tanti famosi blogger… ;-)

Forse giustizia vorrebbe che, in questo momento di compartecipe allegrezza, ti ringraziassi per avermi recentemente “sdoganato”.
O meglio, forse dovrei ringraziare il tuo amore per il sano confronto dialettico che tanto bene fa alla blogosfera?
La tua pubblica confessione del fatto che era da tempo che speravi che il “perfido” Duca sbertucciasse Simplicissimus, se può farmi piacere poichè constato la fiducia che riponi nella mia perfidia, epperò la tua medesima dichiarazione non può certo gratificare Antonio Tombolini e spingelo ad un dialogo!

Caro Luciano, Tombolini è uomo intelligente e capisce che tipo di personalità “dialoganti” aveva di fronte; non è confuso, sa benissimo dove vuole parare e dove gli altri vogliono andare a parare: nel mio caso dargli una simpatica roncolata.

Ma non è certo "perfidia" che mi guida quando "colpisco" con i miei faceti anatemi; io, che sono un semplice, umile, lavoratore nella roncoleria del Signore.

Habitus mentale



Riguardo all’approvazione delle Cortes spagnole di una nuova e più ampia declinazione del concetto di famiglia, non voglio qui dire nulla visto che ci son stati coloro che hanno inveito magistralmente.

Mio enorme stupore e meraviglia è stato invece nel vedere all’interno dell’aula parlamentare, sui loggioni per il pubblico, i sostenitori della nuova legislazione che, al momento dell’approvazione della legge, applaudivano ed esultavano abbigliati in un modo assolutamente riprovevole rispetto alla normativa in vigore a Montecitorio, la quale impedisce di assistere al dibattito parlamentare a chi non è vestito con una certa sobria eleganza, che per gli uomini vuol dire tassativamente giacca e cravatta.

È avvilente il constatare che un popolo amante delle tradizioni, e fiero dei costumi folkloristici della Nazione quali corride, toreri, nacchere e mantiglie, poi abbia un parlamento che a differenza di quello italiano non esecri siffatti “facili costumi”.

mercoledì, maggio 04, 2005

simpatico umorista/ 6

3 Maggio: la Chiesa ricorda i Santi Apostoli Filippo e Giacomo Minore.

Suono, mi aprono, busso, entro. Tra i giovani simpaticamente ciarlieri che mi attendono, vedo con piacere spiccare la corvina e scompigliata capigliatura del “Nero d’Avola” che non vedevo da più di un mese, e che ritrovo, appena di ritorno dal sole della Trinachia, molto più abbronzato del solito.
Non ho nemmeno il tempo di alzare il palmo della mano per un saluto generale che le vocine delle femmine plaudenti il “testa di moro” mi incalzano: Francesco! Fagli gli auguri! Fagli gli auguri! Fagli gli auguri!
Io, fisso la sua esuberante criniera, corruccio la fronte e spremo le meningi per trovare una motivazione valida per congratularmi con “A A Bronzatissimo”.Eureka!
- Ah! Già, già. Vero è! Santi Filippo e Giacomo… Oggi è il tuo onomastico!
Distendo le sopracciglia, mi apro in un largo sorriso e stendo il braccio per una vibrata stretta di mano, e quasi a volermi scusare inconsciamente per quel micro secondo d’esitazione di troppo aggiungo
- Beh, però non tutti festeggiano l’onomastico a maggio:c’è chi festeggia l’onomastico a luglio per la festa dell’altro San Giacomo, Giacomo Maggiore.
- Si. Ma io mi chiamo Filippo.

lunedì, maggio 02, 2005

ADVERSUS HAERESES VI

Giocare a fare il Papa è antica usanza diffusissima un tempo nei Seminari Minori come oggidì negli ambienti laici digiuni di un minimo di cultura ( non dico fede!) religiosa.
Se lo studentino ginnasiale Eugenio Pacelli in una recita scolastica impersonò il Cardinale Rampolla, ciò non vuol dire che poi da grande si diventa Sommo Pontefice per davvero. Soprattutto se, dall'epoca in cui si era un simplicissimus papaboy dell'epoca di Paolo VI, negli ultimi tempi si ha tacitamente ABIURATO la Fede Cattolica!

Ribadisco:non ne faccio una questione di devozione, trovo meschino che un ex (lo spero!) dirigente dell'Azione Cattolica che ha mutato idee ed ideali, misconosca o faccia finta di misconoscere la coerenza intrinseca della dottrina della Chiesa Cattolica.

Tombolini non fà critiche costruttive o sferzante ironia: ha solo abbandonato "la sana dottrina" e non in campo morale ma spirituale! Dalla lettura del suddetto post desumo la cosa per me raccapricciante - ma per lui ideologicamente coerente - che egli fonda l'appoggio alla campagna referendaria per il diritto alla "libertà" di ognuno di gestirsi gli embrioni come più gli aggrada, sull'assunto metafisico che l'uomo non può distinguere tra il Bene ed il Male, ovvero non possiede il libero arbitrio

E comunque andare in giro a postare che papa Montini intellettualmente era un nano, più che eresia è insania mentale!